Lettera, non restiamo indifferenti

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05 05 2015

di Una mamma tra le mamme

Cari genitori,

molti si stanno chiedendo cosa accadrà il 5, 6, 7 maggio. Pensiamo che questa volta più che mai ci sia in gioco tanto e che sarebbe giusto che anche noi genitori, cittadini facessimo la nostra parte. La scuola riguarda tutti.

Proviamo per una volta a pensare che uno sciopero non si fa giusto per fare, scioperare significa esprimere un disaccordo e chi lo fa paga di tasca sua, rinunciando allo stipendio di una giornata. Chi sciopera il 5 maggio lo fa perché ritiene che sia in gioco il presente e il futuro della scuola pubblica, per intenderci quella che Piero Calamandrei definiva “un organo costituzionale” che ha il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, di far crescere e formare cittadini valorizzando la loro persona nel rispetto delle differenze e delle identità di ciascuno e di ciascuna.

Se la scuola che desiderate per i vostri figli e per le vostre figlie è quella modello azienda, dove si cerca di “risparmiare” razionalizzando, quella che cerca gli sponsor perché lo Stato non la sostiene, dove i responsabili sono i “dirigenti” che sulla base di criteri arbitrari, potranno decidere di distribuire gli insegnanti come e dove gli pare, dove i “profitti” degli alunni sono valutati con i test, dove il profitto va a braccetto con la “competizione”, dove chi è già bravo va avanti e chi ha più difficoltà resta indietro, beh allora restate a guardare, indifferenti, perché la cosa non vi riguarda.

Se invece pensate che la scuola sia importante, che sia in pericolo l’idea di scuola pubblica, per tutte e per tutti, inclusiva e democratica, allora continuate a leggere questa lettera. Noi pensiamo che una buona scuola sia quella dove ci sono edifici sicuri, dove le classi siano composte da un massimo di 22 alunni, dove si impara insieme sentendosi attivamente parte di una comunità, dove si lavora in modo cooperativo, dove si sperimentano concretamente forme di democrazia. Se pensiamo che la “vera buona scuola” sia quella che rispetta i tempi dei bambini e delle bambine, che si preoccupa di come stanno e di cosa pensano, che crede più nell’apprendimento di gruppo che nella competizione individuale e che le conoscenze e le competenze non si possano ridurre a delle crocette in un quiz, allora abbiamo la possibilità di fare qualcosa.

Non restiamo indifferenti, il 6 e 7 maggio mandiamo un segnale forte al Governo che ha spostato le prove Invalsi per paura che lo sciopero le vanificasse. Il 5 maggio scioperano gli insegnanti, il 6 e 7 maggio “scioperiamo” noi genitori e figli e disertiamo le prove Invalsi.
Spieghiamo anche a loro che la scuola non serve per imparare a “superare” dei quiz, aggirando i tranelli e leggendo con il cronometro ma serve per imparare a studiare, per diventare cittadini.

Come disse Luciano Canfora, tra i più autorevoli classicisti in Italia, “Le prove Invalsi sono una mostruosità, una cosa senza alcun senso, che può servire se mai a premiare chi è dotato di un po’ di memoria più degli altri, non chi ha spirito critico. […] la scuola dovrebbe essenzialmente far nascere lo spirito critico […]

Siamo ben consapevoli che è un disagio per tutti noi genitori lavoratori organizzare i bambini e le bambine se non vanno a scuola, ma siamo altrettanto convinti che valga la pena provare a fare sentire anche il nostro disagio, la nostra preoccupazione perché quando c’è in gioco la scuola, c’è in gioco il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie.

Informiamoci, le prove Invalsi nella scuola primaria durano 75 minuti, è possibile sapere a che ora le “somministrano” (che parola orribile!), facciamo in modo che i nostri figli e le nostre figlie non siano presenti.

Abbiamo la possibilità di affermare che la buona scuola non è questa, che un’altra scuola è possibile e necessaria, non restiamo indifferenti.

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