Un pezzo di paradiso per chi vive in basso

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Comune - info
01 06 2015

Ruspe e sgomberi su spazi sociali recuperati o tetti di rifugiati, ma anche processi, campagne mediatiche e, naturalmente, mafia capitale. Eppure, a Roma e dintorni c’è chi non si rassegna, non resta a guardare, non aspetta che i cambiamenti cadano dal cielo: convinti che “su questa Terra nessuno è straniero”, quelli di Action, con duecentocinquanta persone tra cui molti bambini, venerdì 29 mattina hanno sorpreso tutti, occupando una bellissima villa non utilizzata a Castel Gandolfo (e due palazzine storiche abbandonate in via Albalonga, con il benestare dei proprietari), prima di chiedere un incontro con papa Francesco.

“Questa mattina, venerdì 29 maggio, prendiamo in Affidamento e in gestione diretta una piccola parte del patrimonio, inutilizzato, del più grande proprietario terriero, il conte Romolo Vaselli, La tenuta Vaselli a Castel Gandolfo, proprio difronte alla residenza estiva del papa – si legge in un messaggio diffuso da Action -, in uno dei contesti più suggestivi dei Colli Romani. Luogo, fino ad ora, ad appannaggio esclusivo di nobili e alte gerarchie vaticane“.


A pochi mesi dall’apertura dell’anno giubilare – hanno spiegato, dopo aver pulito il parco, in una conferenza stampa gli occupanti -, gli ultimi della città, ai quali l’evento sarebbe rivolto, vogliono avere voce in capitolo, vogliono sperimentare un modello d’accoglienza interculturale, “utilizzando patrimonio pubblico e privato, a fini comuni”. Deboli, dunque, ma protagonisti del proprio futuro, non solo in periferia e luoghi degradati ma anche in un pezzo di “paradiso” come questa villa con vista lago.

Per Action comincia così un nuovo percorso con cui invertire “l’egemonia del profitto economico, dei soliti e pochi mercanti del Tempio…”.


“Vogliamo proporre una gestione dell’Anno della Misericordia, nella Roma dei senza casa e della mala-accoglienza, che parta dalle necessità reali e dai bisogni dei diretti interessati – continua il messaggio di Action – e costruisca le basi di soluzioni concrete per gli anni a venire, a partire dalla conversione delle strutture, immaginate per l’accoglienza dei numerosi pellegrini in arrivo, in abitazioni e centri d’accoglienza solidali e mutualistici”.

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