Xylella, sostenere la ricerca

Comune - info
03 06 2015

di Antonia Battaglia

Un gruppo di professori dell’Università della Basilicata, tra i quali il Cristos Xyloyannis, ha pubblicato di recente un articolo al fine di fare chiarezza, in termini scientifici, sulla questione Xylella fastidiosa e sul come combattere il batterio in maniera efficace utilizzando pratiche di coltivazione sostenibile, già sperimentate con successo da oltre quindici anni.

Secondo quanto riportato dagli studiosi, per combattere il batterio della Xylella sono infatti necessarie una serie di misure da utilizzare nella coltivazione dell’ulivo, in modo da migliorarne il sistema immunitario e di aumentarne le capacità di resistenza agli stress biotici e abiotici che lo indeboliscono. L’articolo, pubblicato su l’Informatore Agrario, dà grande importanza alla gestione del suolo, che ha un impatto fondamentale sulla proliferazione dei batteri e sulla produzione di enzimi per la resistenza delle piante ai diversi agenti patogeni.

Nell’articolo viene esaminata la realtà contraddittoria presente nel Salento: oliveti gestiti con cura e con la consapevolezza dell’importanza rivestita dalla gestione del terreno, e oliveti abbandonati, in attesa degli indennizzi europei e della prospettiva di avviare su quelle terre nuove e più redditizie attività.

Le raccomandazioni scientifiche sono ben precise e specifiche e possono costituire un punto di riferimento cruciale per l’elaborazione delle strategie più efficaci per la cura del disseccamento. I ricercatori puntualizzano in maniera precisa che per combattere la Xylella non è necessario eradicare gli alberi, ma procedere con le pratiche già sperimentate e ben descritte.

Da queste raccomandazioni scientifiche, tuttavia, le Istituzioni sembrano distanti anni luce.

La Regione Puglia, in particolare, non ha trovato di meglio che mettere in campo un “fantasmagorico” progetto dotato di un budget di due milioni di euro, per la realizzazione di una “mega-sperimentazione” con tanto di “linee guida” finalizzate alla “ricerca di soluzioni integrate e diversificate, l’acquisizione e applicazione di nuove e più ampie conoscenze scientifiche”.

Siamo a giugno 2015. Sono passati ben otto anni dalle prime avvisaglie del disseccamento degli ulivi. Una velocità e un tempismo incredibili, da parte della Regione, in coincidenza con le elezioni regionali e soprattutto a poche settimane dalla seconda decisione della Commissione Europea, che dovrà essere messa in opera con un nuovo piano o con lo stesso “Piano Silletti” modificato.

Ma qual è la risposta dell’Italia alle sollecitazioni del Parlamento Europeo e alle deliberazioni della Commissione Europea in materia di ricerca scientifica e di urgente sperimentazione sul campo?

Ci si augurerebbe che la risposta non sia questo altisonante “Parco della Ricerca e della Sperimentazione”, il cui fine niente meno che promuovere “forme di aggregazione e di sinergia che consentano di accumulare ‘massa critica’ per una risoluzione strutturale della specifica problematica fitosanitaria e che siano basate su uno stretto legame con il territorio”.

Ma in cosa consiste in realtà questo Parco?

La Regione Puglia risponde a un problema d’importanza capitale per l’economia e l’ecosistema della Regione con un piano fumoso, che sembra già canalizzato verso precisi beneficiari e che esclude gli agricoltori salentini che hanno già sperimentato con successo le indicazioni consolidate dall’attività scientifica del professor Xyloyannis e degli altri studiosi.

Nei confronti di un’economia che ha qualche miliardo di euro di valore di produzione annua, il Parco della Sperimentazione, chiuso agli agricoltori, e dotato di soli due milioni di euro, appare un misero tentativo propagandistico.

La ricerca dovrebbe essere allargata, con urgenza, ad altre università, centri, istituti, in Italia e all’estero, destinando ben altre risorse per sostenere i risultati dello studio realizzato dall’Università della Basilicata e finanziare altri centri già operativi sulla materia!

Il prossimo governo Regionale proseguirà su questa linea di chiusura e di provincialismo o si aprirà, con l’urgenza necessaria, alla scienza nonché all’evidenza della realtà degli uliveti salentini curati e guariti?

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