Alzati che sta arrivando lo sport popolare

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Dinamo Press
03 06 2015

Occupata dai movimenti l'area incompiuta delle piscine dei mondiali di nuoto. Una domenica all'insegna dello sport popolare e del diritto alla città

Roma Domenica 31 maggio. Sono ripresi i lavori nella piscina di San Paolo. Quella dei “mondiali” , quella che ha visto la propria copertura cedere quando ancora non era stata terminata di costruire, quella che quando si è andato a misurare la lunghezza della vasca ci si è accorti che mancavano 5 centimetri a raggiungere i 50 metri canonici, quella, soprattutto, della “cricca” la metastasi affaristica clientelare innestata sul corpaccione rappresentato dal Provveditorato delle Opere Pubbliche del Lazio. Ora la medesima “struttura di missione” che fa capo alla Presidenza del Consiglio, che tanto spreco aveva permesso e tollerato, non dicendo una parola sui costi che, lievitando del 60% , hanno raggiunto i 16 milioni di euro per produrre una non piscina, ha dato un nuovo appalto per, almeno, sistemare la copertura collassata.

La nuova impresa ha redatto una radiografia precisa. Quel tetto non poteva stare in piedi perché era stato male progettato e ancor peggio realizzato. Ora ci sta mettendo le mani. Per la vasca non c’è nulla da fare. Un errore di posa del fondo ha prodotto un handicap nelle misure complessive che rende ormai impossibile il suo utilizzo agonistico. Tutto questo sta avvenendo senza nessuna informazione verso chi la città abita, ne nessuno si è mai chiesto quanto costerà gestire questo mostro anche se è facile prevedere che lieviteranno anche questi costi e poi sarà assegnato al privato di turno che ne farà un centro sportivo aperto ai …portafogli del’utenza,non certo al quartiere.

Così ieri chi a Roma fa sport popolare nei centri sociali, nei luoghi di aggregazione sociale, chi la città abita guardando a chi lo fa senza pensare al proprio tornaconto personale, chi combatte chi sparge odio e discriminazioni, chi giorno dopo giorno si batte contro chi, volendo trasformare tutto in merce, costruisce , come è avvenuto nella piscina di san Paolo, queste vere e proprie armi edilizie di distruzione dell’abitare di massa, ha risposto con partecipazione ed entusiasmo alla proposta della Rete Diritto alla città Zona Sud.

Una lunga passeggiata che, snodatasi nel quartiere, ha toccato uno ad uno i luoghi sportivi dove a farla da padrone sono le pratiche a pagamento, per poi approdare sulle rive di quest’impianto per dire che chi la città abita vuole decidere che farne. Al sindaco Marino che minaccia sgomberi a go-go contro gli spazi sociali liberati proprio con le occupazioni è stata dedicata questa giornata di lotta . Nell’impianto così per molte ore le realtà sportive che aderiscono alla rete Diritto alla città Roma Sud hanno dato vita ad incontri e dimostrazioni delle pratiche sportive che svolgono nei propri spazi, raccogliendo una continua affluenza dei cittadini del quartiere, che su come utilizzare questo spazio hanno dimostrato di avere le idee chiare. Sottrarlo al profitto selvaggio riconoscendosi nello striscione issato sul tetto della piscina “Alla FIFA e alle sue marchette preferiamo lo sport popolare senza mazzette”.

Per oggi è Taz (Temporary Autonomous Zone). Domani (e nei giorni seguenti) è un altro giorno.

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