E Roma si scopre solidale (sul serio, non di facciata)

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L'Espresso
17 06 2015

La chiamano ancora emergenza. Ma questa volta non si tratti di affari e paure, di scandali e decreti d'imperio, ma di un'onda positiva d'urgenza. È l' “Emergenza solidarietà ”, il nome con cui i romani hanno ribattezzato la corsa agli aiuti nei confronti dei profughi accampati nella Capitale. Oltre ogni aspettativa, la coda di persone che portano cibo, lenzuola, vestiti, saponi e generi di prima necessità continua, non si è nascosta al passar di telecamere. Nei punti di raccolta arrivano pensionati e famiglie a dare il loro contributo. Roma, che pensava di essere tramontata nei presidi anti-immigrati e negli scandali di Mafia Capitale, si riscopre solidale e unita. Affronta il populismo a forza di sacchetti pieni di cibarie e magliette, di cappellini e bevande.

Mentre a Ventimiglia i poliziotti arrivano a mettere le mani in faccia ai migranti per sgomberare il confine, alla Stazione Tiburtina c'è chi arriva con un camper colorato e dozzine di giochi per permettere ai bambini migranti di giocare. Indifferenti alle nuvole, i volontari raccolgono scatoloni di aiuti al Nuovo Cinema Palazzo in Piazza dei Sanniti al 9, e continueranno a farlo nei prossimi pomeriggi, in questo principio d'estate che si preannuncia carica si sbarchi, disperati e lotte alle frontiera.
Mentre Beppe Grillo, dal suo blog-riferimento del Movimento 5 Stelle, rilancia le fotografie scandalistiche di “Romafaschifo” contro «i bivacchi» e il «degrado» portato dai migranti bloccati in Italia vicino alle stazioni, rilanciando l'odio di chi teme «l'invasione», le volontarie della Croce Rossa e del centro Baobab di via Cupa raccontano allibite «la risposta enorme dei cittadini» che arrivano anche in Taxi per portare biscotti, scarpe, latte e vestiti.

La scena si ripete da ore che si son fatti giorni. Non è più quindi così facile liquidare l'onda di solidarietà come retorica, guardarla come una risposta automatica alle molle di giornali e Tv. No, sta continuando. «È il momento di atti concreti», scrive in un comunicato la “Libera repubblica” del quartiere San Lorenzo, che sta raccogliendo amuchina, pomate, piatti, posate, acqua e succhi ma anche pennarelli e giochi per bambini: «Una iniziativa per rispondere all’emergenza di questi giorni, ma anche l’avvio di una rete permanente della solidarietà a San Lorenzo: perché l’accoglienza non sia più emergenza».

La pensionata che porta i panini comprati da Mac Donald's. I pendolari che dicono di non aver visto niente. Le turiste arrivate per l'Expo che li cercano perché «Alla tv sembrava ci fosse un allarme, invece...». Ma anche chi dice che così si rovina la stazione. Ecco come la città osserva i richiedenti asilo accampati

Da Roma a Milano, sono le “Maria”, i “Mario”, i “Giovanni” a farsi avanti per dare una piccola mano, per mettere una piccola pezza al volto dell'odio da una parte (frontiere chiuse, dibattito infuocato in Europa, picchetti di Lega Nord e Casa Pound anti-immigrati) e degli affari dall'altra (come insegna Mafia Capitale). «La coda di macchine che scarica ogni genere di prima necessità davanti al centro Baobab, le domande di chi arriva con figli al seguito ‘servono turni in cucina?’», ha detto Marta Bonafoni, consigliera di Sel alla Regione Lazio dopo una giornata passata con la Croce Rosse in stazione: «È una prova di solidarietà e di maturità enorme quella che i romani e le romane stanno dimostrando in queste ore di emergenza profughi nella nostra città».

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