All’ospedale di Kobane: «Ho visto le scene più strazianti della mia vita»

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Il Manifesto
23 06 2015

Abbiamo incon­trato Moha­med Arif all’ospedale Amal di Kobane. Solo tre cen­tri medici sono attivi nel cen­tro urbano: un ospe­dale mili­tare e il poli­cli­nico di Medici senza fron­tiere. Prima di lasciare Kobane i jiha­di­sti hanno fatto sal­tare in aria anche il grande ospe­dale cittadino.

Moha­med Arif è stato uno dei pochi medici a non aver mai lasciato la città durante l’assedio di Isis. Ci accom­pa­gna nelle povere sale dell’ospedale dove opera un’equipe medica dav­vero motivata.

In quali con­di­zioni operate?

Ci sono appena 22 posti letto per 41 pazienti al giorno. 110 sono i feriti e i pazienti trat­tati ogni giorno dal pronto soc­corso. Pur­troppo eccetto le fami­glie dei mar­tiri o altre asso­cia­zioni legate ai com­bat­tenti Ypg gli altri devono pagare, anche se la metà del prezzo stabilito.

Quando è arri­vato a Kobane?

Dopo gli scon­tri tra Els e mili­tari dell’esercito ho deciso di lasciare Aleppo. Mi sono sta­bi­lito qui defi­ni­ti­va­mente quando Kobane era cir­con­data da tre lati dallo Stato isla­mico. Fin­ché nel set­tem­bre 2014 Isis ha avviato la grande ope­ra­zione di asse­dio della città.

Quante per­sone sono state uccise in quei giorni?

Non so di pre­ciso. Erano tutti civili. L’Is col­piva i civili sti­pati alle fron­tiere. In un solo colpo hanno ucciso 23 per­sone. A quel punto non pote­vamo più con­tare i numeri di morti e feriti. Per 25 giorni nes­suno ha spa­rato un colpo con­tro l’Isis. È stato incre­di­bile vedere la fron­tiera turca chiusa per noi è aperta per Isis.

Come pas­sa­vano le gior­nate in ospe­dale con lo Stato isla­mico in città?

Ho assi­stito alle scene più stra­zianti della mia vita. Alcuni volon­tari ci por­ta­vano i feriti dal fronte. Tra loro un gio­vane di 23 anni al terzo anno di Uni­ver­sità. Ha ini­ziato quando uno dei suoi com­pa­gni è stato ucciso e ha preso il fucile del suo amico. Dopo una set­ti­mana è stato ucciso. Molte gio­vani donne hanno ini­ziato a com­bat­tere. Tante hanno smesso di stu­diare per com­bat­tere. Abbiamo curato una ragazza ferita. Dopo due ore ha lasciato l’ospedale per tor­nare in battaglia.

Ma ora le cose vanno meglio?

L’approdo del par­tito di sini­stra filo-kurdo (Hdp) in par­la­mento in Tur­chia è un suc­cesso impor­tante. Hdp ora deve fare un primo passo per gli abi­tanti di Kobane e per i kurdi: aprire i con­fini per­ché possa con­ti­nuare la resi­stenza con­tro Isis, per miglio­rare la vita dei civili, per­ché dalla Tur­chia rien­trino nella loro città.

E poi i com­bat­tenti di Ypg e Ypj ina­nel­lano vit­to­rie su vittorie?

I Ypg hanno molta popo­la­rità qui a Kobane per­ché hanno pro­tetto i civili che si sono rifiu­tati di rima­nere sotto il con­trollo di Daesh. E per que­sto hanno pagato con un numero altis­simo di vit­time. Alcuni giorni arri­va­vano anche fino a 30 cada­veri. In un solo giorno ci sono stati 65 feriti. Fino alla libe­ra­zione di Kobane abbiamo con­tato 480 Ypg morti e 800 feriti.

Vivere in un con­te­sto di guerra civile deve averla segnata come medico?

Mi sono indu­rito nei sen­ti­menti. Però sono felice di essere un medico di guerra. Da ragazzo avevo il sogno di ser­vire all’umanità ma non era mai stato così nella pra­tica. Ora vivo que­sta con­di­zione quotidianamente

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