Expo, parlare di cibo per mangiare male

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Hamburger No ExpoLuciano Del Sette, Il Manifesto
15 luglio 2015

Nes­suno è per­fetto. Verità che ben si addice anche a mani­fe­sta­zioni di por­tata inter­na­zio­nale qual è Expo 2015. Dun­que, pen­sando alla ciclo­pica mac­china orga­niz­za­tiva, si è dispo­sti a per­do­nare qual­che pecca, qual­che gra­nello di sab­bia nei motori.

Ecces­sivo sarebbe pro­te­stare per una toi­lette fuori uso, una scala mobile che non scorre, per qual­che tor­nello di accesso che non gira, per l’assalto delle zan­zare sul far della sera. Pazienza. Ma esi­ste, die­tro l’Expo, un «Nes­suno è per­fetto» inac­cet­ta­bile guar­dando al tema della ker­messe, «Nutrire il pia­neta, Ener­gia per la vita».


Comin­ciamo da die­tro l’Expo, cioè da chi ci ha messo una larga fetta di denaro, gli Offi­cial e Main Spon­sor in ambito ali­men­tare. Asso­dato che un arti­giano del cibo mai potrebbe, soprat­tutto di que­sti tempi, appog­giare denaro sul piatto, è chiaro che i con­tri­buti eco­no­mici sono arri­vati dai grandi dell’industria. Se nomi come Illy, Fer­rero e Lindt non pro­du­cono stri­dore troppo assor­dante, altri sono in palese con­trad­di­zione. Algida,ad esem­pio, di pro­prietà della mul­ti­na­zio­nale anglo — olan­dese Uni­le­ver che vanta tra i suoi mar­chi Fin­dus, Calvé, Knorr, e spa­zia tra i deter­sivi con Cif, Svelto, Lyso­form. La con­trad­di­zione cre­sce quando entra in campo lo spon­sor di ogni mani­fe­sta­zione, eterna pre­senza in ogni bar e chio­sco del pia­neta, la Coca Cola.

E rag­giunge il suo apice con Mac­Do­nald, dark lady del panino e della pata­tina fritta e rifritta, delle puzze feroci che escono dalle sue cucine, del lavoro usu­rante e sot­to­pa­gato. Il fatto che McDo­nald sia il punto ristoro più fre­quen­tato dell’Expo, ci porta a par­lare di chi pro­pone spun­tini, pranzi e cene ai visi­ta­tori. Il suc­cesso McDo­nald è dovuto soprat­tutto ai bassi prezzi. Se, infatti, si dà uno sguardo al menu dei bar, dei self ser­vice, delle tavole calde, si leg­gerà che un primo niente affatto spe­ciale arriva a 12/14 euro, che uno pseu­do­fi­letto ne costa 18, e un’insalatona (ter­mine pur­troppo mai caduto in disuso) 11.

Nel caso si decida per un «vero» risto­rante, con came­rieri e tova­glia, allora il bud­get lie­vita più del pane in forno. Né, citando il famoso rap­porto qualità/prezzo, le cose miglio­rano quando si opti per uno dei tanti punti ristoro «ambu­lanti», spac­ciati quali disce­poli del fin­ger food (leg­gasi «le posate non sono pre­vi­ste») o del finto buon man­giare all’italiana.


Quanto ai padi­glioni, anche lì non ce la si cava con poco, fatta ecce­zione per i Paesi del Medio ed Estremo Oriente, dove il cibo è buono e pre­pa­rato sul momento, e le posta­zioni esterne con le spe­cia­lità nazio­nali. La fila davanti al padi­glione del Bel­gio per patine fritte e birra non si esau­ri­sce mai.


L’esosità dei prezzi torna a pro­po­sito dei sou­ve­nir. Pro­vare per cre­dere, entrando in Fran­cia. Quel che costa poco, non merita atten­zione. E sem­pre restando in tema: che brutti e che cari i gad­get uffi­ciali Expo. Fuori dal set­tore ali­men­tare, che com­prende Fin­mec­ca­nica e la Man­po­wer dei con­tratti di lavoro a tempo più che deter­mi­nato, citiamo uno spon­sor non man­gia­bile, di cui non si capi­sce la pertinenza.

È la Thec­no­gym, pro­dut­trice di attrez­za­ture per pance piatte e muscoli d’acciaio. I suoi pal­loni, su cui ras­so­dare gli addo­mi­nali, ven­gono pro­po­sti a sconti spe­ciali. Pance piatte all’Expo ben nutrita, pance gon­fie nel Terzo Mondo denu­trito. Nes­suno è per­fetto. Ma c’è un limite a tutto.
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Ultima modifica il Giovedì, 16 Luglio 2015 11:54
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