Croazia e Bosnia si preparano a una nuova “rotta balcanica”

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Osservatorio Balcani e Caucaso
31 08 2015

La Croazia e la Bosnia si preparano al possibile aumento degli arrivi di rifugiati una volta che l’Ungheria avrà completato la barriera sul confine con la Serbia, sconvolgendo così le rotte di migrazione.

Il Premier croato Zoran Milanović ha annunciato nei giorni scorsi che la Croazia “aspetta a braccia aperte i rifugiati”. Secondo la proposta presentata in maggio dalla Commissione Europea, la Croazia dovrebbe ospitare 747 richiedenti asilo da Siria ed Eritrea.

Emina Bužinkić del Centro per gli Studi sulla Pace in un’intervista rilasciata ad H-Alter, spiega che la strategia della Croazia per l’accoglienza dei rifugiati presenta però vari problemi. Se al momento i migranti non attraversano la Croazia nel loro viaggio per raggiungere l’Europa, non va escluso che il flusso aumenti dopo la chiusura del confine ungherese. Secondo la Bužinkić, la prima fase dell’accoglienza non dovrebbe creare problemi, ma è bene che il governo prepari una strategia anche nel caso arrivasse un numero massiccio di rifugiati, coinvolgendo anche la società civile, i cittadini e la comunità di stranieri che ha già ottenuto lo status di rifugiato abita in Croazia.

Anche la Bosnia prevede che nei prossimi mesi arrivino più rifugiati. Izet Nizam, del Servizio per gli Affari Esteri, ha dichiarato che sicuramente il paese non sarà immune al flusso migratorio e che le autorità si sono attivate per individuare i punti critici lungo i confini naturali segnati dai fiumi Sava e Drina.

Neven Crvenković, portavoce dell’UNHCR per il sud-est Europa, ha spiegato che nella regione le normative per l’accoglienza dei rifugiati sono vecchie e non adeguate ai numeri record di questo flusso migratorio.

La Bosnia non ha una grande capacità di accoglienza, potendo offrire soltanto circa 400 posti letto distribuiti tra Centro per l’Immigrazione e Centro per i Richiedenti Asilo. Nell’ultimo anno il numero dei migranti passati dalla Bosnia è aumentato circa del 12%, ma Nizam ha spiegato che, trattandosi principalmente di passaggi illegali, è difficile definirne il numero esatto.

Se il governo bosniaco resta latitante, i cittadini e la società civile stanno organizzando azioni di solidarietà mirate per il momento ad aiutare i paesi confinanti. Forte nell’opinione pubblica l’empatia nei confronti dei rifugiati, destino condiviso vent’anni fa da migliaia di persone nella regione.

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