L’Australia ha un problema con i rifugiati? A quanto pare sì

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Melting Pot
16 09 2015

L’isola di Nauru si trova nell’Oceano Pacifico, appena sotto l’equatore e l’isola più vicina, Ocean, si trova a circa trecento chilometri di distanza. Non ha una capitale amministrativa ma la città maggiormente abitata è Yaren. Si tratta della repubblica più piccola del mondo con un’estensione di circa 21 kmq e con una popolazione di circa 14.500 abitanti (di cui il 35% ha meno di quindici anni).
Dal 2001 un’altra importante caratteristica di Nauru è il campo di accoglienza che l’Australia ha installato secondo l’operazione Pacific Solution. Quest’ultima operazione messa in atto tra il 2001 e il 2007 prevede il respingimento dei barconi e la detenzione dei richiedenti asilo in centri offshore. La maggior parte dei barconi viene dirottata verso l’isola di Nauru o l’isola di Manu in Papua Nuova Guinea.
L’Australia ha infatti delle leggi molto severe riguardo ai richiedenti asilo, siano essi adulti o bambini. Attraverso l’operazione Pacific Solution i richiedenti asilo non vengono fatti entrare nella zona marittima sotto il controllo australiano, ma vengono direttamente rinviati verso nuovi centri di detenzione in isole vicine. Inizialmente il piano prevedeva l’installazione dei richiedenti asilo in case moderne, con l’aria condizionata che sarebbero state costruite per i campionati mondiali del sollevamento pesi (International Wighlifting Federation). La proposta iniziale non venne mai messa in pratica e vennero invece costruiti due campi: Topside e Campside entrambi nel distretto di Meneng.

Isola di Nauru
Nel 2001 l’Australia è stata messa in imbarazzo a livello internazionale dal caso Tampa da cui sono scaturite anche delle tensioni diplomatiche con la Norvegia. L’Australia era stata accusata di violare i diritti umani dopo aver vietato l’accesso alla zona marittima ad una nave norvegese che aveva soccorso circa 438 persone di nazionalità principalmente afghana. La maggior parte dei richiedenti asilo afghani venne poi dirottata verso il centro di detenzione di Nauru dove iniziarono numerose proteste tra cui uno sciopero della fame nel 2003.
Il modo in cui il governo australiano tratta i richiedenti asilo e i rifugiati politici è vergognoso. Secondo alcune statistiche effettuate il 30 giugno 2014, il numero dei richiedenti asilo presenti a Nauru risultava essere 1.169. Essendo Nauru un’isola molto piccola, è impossibile soddisfare i bisogni di tutti i richiedenti asilo presenti: un’abitazione dignitosa, accesso all’acqua potabile, educazione, salute...

Child asylum seekers on Nauru stage a protest (www.theguardian.com )
L’Australia ha cercato di ridurre al minimo l’accesso esterno al campo di detenzione: alcune agenzie dell’ONU e alcune ONG tra cui Amnesty International si sono visti rifiutare più volte il permesso di accedere al campo. Il rifiuto ad Amnesty è stato giustificato riferendosi alle “attuali difficili circostanze”. Difficile capire il significato di queste parole. A febbraio del 2014 il costo del permesso di entrata per i giornalisti è aumentato in maniera vertiginosa. Non vi è quindi nulla di più chiaro: il governo australiano vuole far dimenticare al pubblico il centro di detenzione di Nauru e tenere quindi alla larga giornalisti e ONG.
La domanda è spontanea: perché? Che cosa succede in questo campo di così segreto?
Una spiegazione è stata avanzata da un rapporto di Amnesty in cui vengono descritte le condizioni di vita dei richiedenti asilo. Il rapporto è agghiacciante.
Le persone vengono stipate in spazi ristretti, molti soffrono di problemi fisici e mentali dovuti alle condizioni di vita deplorevoli. Gli individui si trovano in una situazione di limbo, di completa incertezza riguardo al futuro: all’arrivo infatti non è stata fornita alcuna informazione né sostegno legale. Un aspetto preoccupante delle condizioni di vita dei richiedenti asilo a Nauru riguarda la salute. A questo proposito, quindici dottori dell’International Health and Management Services hanno redatto una relazione per denunciare lo stato fisico delle persone e il livello insufficiente di cure offerte dal centro. Si tratta di un report di circa 80 pagine, ma ciò che salta subito all’occhio è che i centri di accoglienza non sono in grado di assicurare le condizioni minime di salute e di sanità mentale. Dignità del paziente compromessa, cure mediche basilari negate, perdita di medicine e referti, ritardo nell’inizio delle cure, condizioni di lavoro non salubri, standard internazionali non rispettati… Secondo un rapporto dell’UNICEF del 2012 il tasso di mortalità infantile a Nauru era di 40 volte maggiore rispetto all’Australia.

Richiedenti asilo diretti in Australia in un centro di detenzione temporanea a Ladong, in Indonesia, il 20 agosto 2013. (Hotli Simanjuntak, Epa/Corbis)
L’Australia ha quindi un problema con i rifugiati? A quanto pare sì. L’ultima notizia che arriva da Canberra è che nel 2014 il governo ha stretto un accordo con la Cambogia per il trasferimento di alcuni profughi. L’accordo è costato l’equivalente di 34 milioni di euro, ma per ora solo alcune persone hanno scelto il trasferimento da Nauru.
Il primo ministro australiano, Tony Abbott, è stato il principale autore dell’attuale politica dell’immigrazione. Purtroppo, come spesso accade nel mondo della politica, Abbott è un esperto nel far buon viso a cattivo gioco. Di fronte alla foto del corpo di Aylan Kurdi sulla spiaggia della Turchia, Abbott, sulla scia del buonismo e dell’ipocrisia, ha commentato definendola “molto triste” e ribadendo la necessità di fermare l’arrivo dei barconi per fermare morti e annegamenti.
Il governo continua a dimostrare di essere irresponsabile, poco trasparente e incompetente nel tema dell’immigrazione, in particolare dei richiedenti asilo. Nonostante le ripetute richieste e denunce dalla comunità internazionale, da l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, da Amnesty e altre ONG internazionali, il governo continua a ripetere che il problema riguarda Nauru e Papua Nuova Guinea… Per quanto tempo ancora?

- Maggiori informazioni riguardanti la salute mentale dei richiedenti asilo sono disponibili al link: http://www.theguardian.com/world/video/2014/aug/04/peter-young-asylum-mental-health-video

* Foto di copertina: Una veglia per i migranti a Sydney, in Australia, il 7 settembre 2015. (Daniel Munoz, Getty Images)

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