Assemblea cittadina. Decide Roma!

Assemblea cittadina. Decide RomaSabato 14 maggio, ore 11
Roma - Piazza dell'Immacolata

"Roma non si vende" è uno slogan che da tempo si scandisce nella nostra città: da quando la giunta Alemanno tentò, bloccata anche dalle mobilitazioni, di mettere in vendita i servizi pubblici.

Un tentativo ripreso dalla giunta Marino e poi reso programma - presente e futuro - nel Documento Unico di Programmazione del commissario straordinario Tronca.

E' una parola d'ordine coniata nelle piazze quando è divenuto chiaro il salto paradigmatico avvenuto nel governo della metropoli, nella gestione della sua ricchezza e nell'annullamento della volontà popolare.

Indipendentemente dall'alternarsi delle giunte, infatti, all'enorme debito, accumulato dalle diverse amministrazioni e dalla corruzione dilagante e strutturale, si risponde sempre con la stessa ricetta: tagliare e privatizzare i servizi, svendere il patrimonio pubblico, cancellare i diritti. Nessun riferimento, invece, alle cause di quel debito, ai vincoli imposti al bilancio comunale dal decreto governativo "SalvaRoma", alla trappola dell’obbedienza cieca al patto di stabilità, alla privatizzazione dei servizi pubblici locali come decretato dal nuovo Ddl Madia, ai favori di cui godono i poteri forti della città, a partire dai grandi costruttori.

Alla distruzione di ogni forma di garanzia e giustizia sociale nella città si accompagna il progressivo esaurimento di ogni forma di reale partecipazione democratica. In questo quadro si colloca il piano di riordino del patrimonio comunale che minaccia l'esistenza stessa di quel ricco tessuto di autogestione, autogoverno, associazionismo e mutualismo attivo nella città.

"Roma non si vende" è diventato un filo rosso che attraversa la città connettendo spazi sociali, occupazioni, associazioni, comitati territoriali, lavoratori dei servizi pubblici, cittadini e attivisti. Un’eterogeneità di soggetti sociali si è messa in rete, ha iniziato a confrontarsi a partire da un minimo comun denominatore, da un problema condiviso, per disegnare un nuovo modello per questa città.

Lo scorso 19 Marzo, con lo slogan “Roma Non Si Vende – Decide Roma, Decide la Città” più di ventimila persone, provenienti da ogni angolo della città, dalle periferie come dai quartieri gentrificati, dalle scuole, dalle università e dai luoghi di lavoro, sono scesi in piazza, invadendo le strade del centro fino a Piazza del Campidoglio. Non una semplice manifestazione di protesta, ma l’avvio di un percorso di riappropriazione della decisione politica sulla città e di controllo sull'amministrazione. Una manifestazione indipendente da ogni proposta politico-elettorale, che ha formulato un vero e proprio programma per la gestione futura della città. Con la consapevolezza che non c’è delega possibile di questo percorso. Ventimila persone che hanno affermato la volontà di riscrivere, dal basso, dei principi fondamentali, racchiusi in una Carta di Roma Comune.

Questo processo pubblico e aperto sta, da allora, continuando a discutere, elaborare e scrivere. Il nostro programma pretende che anche a Roma, come accaduto in altre città, vengano riconosciuti e tutelati i beni comuni urbani (materiali, immateriali e digitali), in quanto utilità sociali funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali delle persone. Chiede che si affermi un modello di gestione in grado di promuovere la valorizzazione sociale del patrimonio e dei servizi pubblici e non la sua alienazione.

Un modello che riconosca l’utilità sociale per le moltissime realtà associative e dell’autogestione e che riaffermi dei limiti oggettivi all’espansione della grande proprietà privata. Un modello che si opponga all’affidamento diretto dei servizi pubblici, vero canale di clientelismo, e che denunci l’uso da parte del ceto politico della proposta del bando pubblico come strumento che nei fatti favorisce la messa sul mercato delle politiche sociali. Un modello che non accetta che il taglio di un servizio pubblico, come nel caso dei canili comunali, porti al lavoro gratuito, senza provvedere a “internalizzare” i lavoratori stessi. Un modello che porta con sé una premessa: non riconoscere i 12 miliardi di euro di debito pubblico come un debito prodotto dai cittadini.

In questa ottica, invitare chi si candida a governare Roma a un confronto pubblico è per noi un ulteriore passaggio, una tappa di un persorso che punta oltre le elezioni e che non si risolve nel sostegno a uno o l'altro candidato. Un processo che non vuole scegliere chi governerà Roma, ma che ha scelto che sia la città a condizionare le scelte di chi andrà a governare Roma.
Per questo invitiamo il sindacalismo di base e conflittuale, le associazioni, le cooperative sociali, gli spazi sociali, le realtà dei lavoratori autorganizzati, i comitati di quartiere, i comitati contro le cementificazioni, ad un incontro pubblico Sabato 14 Maggio alle ore 11 a piazza dell’Immacolata a San Lorenzo.




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