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martedì 24 ottobre 2017



"Una nave baleniera fu la mia Yale e la mia Harvard".

Herman Melville


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È un premio al futuro. E l'Italia ci ripensi

Ban the bomb!Francesco Vignarca, Il Manifesto
7 ottobre 2017

Una piccola speranza, per la consapevolezza dell’ottimo lavoro fatto. E poi l’emozione e la soddisfazione nel sentire che proprio alla Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (Ican) era stato assegnato il Premio Nobel per la Pace 2017.

Un riconoscimento alla campagna, di cui in Italia fanno parte Rete Italiana per il Disarmo e Senzatomica, che onora soprattutto il lavoro di centinaia di associazioni piccole e grandi di tutto il mondo, e che quindi ripropone con forza l’importanza dell’impegno della società civile internazionale per il disarmo. Premio che ha soprattutto un grande significato politico, perché non celebra solamente un risultato già raggiunto ma imprime un segnale forte sui passi da seguire da ora in poi.

Se da un lato infatti è chiaro che lo storico voto a larga maggioranza dello scorso luglio all’Onu sul bando delle armi nucleari ha dato una motivazione concreta e forte al Comitato dei Nobel per questa assegnazione, dall’altro proprio la situazione politica internazionale ci dice che molto è ancora il lavoro da fare.

Il 2017 è stato un anno di turbolenze, dalla Corea del Nord alla volontà di Trump di cancellare l’accordo sul nucleare con l’Iran, tanto che anche Bullettin of Atomic Scientists ha deciso di avvicinare un po’ di più l’orologio dell’apocalisse (Doomsday Clock) alla mezzanotte. Una guerra nucleare non sarebbe sostenibile per nessuno e in nessun caso: da qui la grande inumanità e pericolo «umanitario» per tutto il mondo delle armi di questa natura.

Ed è quindi un po’ uno schiaffo alle potenze nucleari e ai paesi sotto l’ombrello delle stesse (tra cui anche l’Italia, che ospita tra le 40 e le 50 testate nucleari statunitensi) quello dato dal comitato Nobel di Oslo nel riconoscere alla Campagna Internazionale di messa al bando delle armi nucleari il premio per la Pace. Siamo di fronte a una autorevole certificazione, e a una indicazione altrettanto chiara, che se si vuole arrivare ad un disarmo nucleare vero e concreto bisogna decidersi a compiere passi di coraggio e non rimanere invischiati nelle mosse di piccolo respiro e dei veti incrociati della grande (e inconcludente) diplomazia.

Tanto meno bisogna sottostare ai diktat della Nato, che in maniera inaudita ha emesso una dura nota per esprimere evidente contrarietà a un Trattato che invece ha avuto il grande merito di rilanciare il disarmo nucleare da troppi decenni in fase di stallo.

E l’Italia, con il suo collateralismo atlantico e la presenza da decenni di ordigni sul proprio territorio? Certamente lo schiaffo arriva un po’ anche al nostro governo che non ha mai voluto, nonostante le sollecitazioni, considerare l’ipotesi di farsi coinvolgere in questo processo virtuoso. Non sarà più così facile adesso ignorare le richieste delle nostre associazioni come semplici e utopie e sogni: una medaglia Nobel testimonia la grande importanza del percorso e richiama ancora di più la responsabilità di governanti che dovrebbero pensare al futuro e alla sicurezza delle proprie popolazioni (impossibile con 15.000 testate nucleari nel mondo!) e a portare ad un livello internazionale quella che è sicuramente la volontà della maggioranza degli italiani.

Credere che con piccoli passi si possa giungere a un disarmo nucleare, solo per volontà delle grandi potenze, è la vera illusione non realistica. Tanto più con il nuovo corso di Trump che ha abbandonato anche le timide aperture, a parole, mostrate da Obama.

La strada più concreta per un reale disarmo nucleare è al contrario un percorso condiviso per una norma internazionale di messa al bando, quella che l’Italia dovrebbe assumere come prioritaria, anche magari in seno alla comunità europea, Se veramente il disarmo nucleare è un obiettivo della nostra politica e del nostro governo, come più volte dichiarato ma smentito poi dai fatti e dai voti in Parlamento. Sarebbe bello non fossero semplici parole perché le forze positive del mondo, come dimostra il Nobel di ieri si stanno muovendo in altra direzione che anche il nostro Paese dovrebbe seguire. Per questo Rete Disarmo e Senzatomica continueranno nella loro azione «Italia Ripensaci!».

La soddisfazione di questa giornata è poi doppia per le campagne italiane, perché la prima «uscita internazionale” di Ican dopo il Nobel sarà martedì 10 ottobre a Roma (vedi box, ndr) per l’assegnazione del Premio «Colombe d’Oro per la Pace». Un riconoscimento annunciato qualche settimana fa e che è stato davvero un buon viatico per la decisione presa ieri a Oslo. Quella di un Nobel per la Pace «ponte» verso il futuro grazie all’energia positiva della società civile internazionale che lavora per il disarmo umanitario.