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sabato 18 novembre 2017



«Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita».
Il dottor Živago, Boris Pasternak


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Così piccoli, così impegnati: il successo dei corsi per under 6

BambiniMaria Novella De Luca, La Repubblica
23 ottobre 2017

I più precoci iniziano a 9 mesi, gli altri appena varcata la soglia della scuola materna. Un business tra musica, inglese e baby yoga in rapida crescita per colpa (o merito) di genitori pronti a tutto per sviluppare i talenti dei figli. Ma il rischio boomerang è dietro l'angolo.

Alcuni, i più precoci, iniziano già a un anno, la maggioranza invece si ritrova l'agenda piena appena varca la soglia della scuola materna. Inglese, danza, teatro, nuoto, yoga, tennis, arte-terapia, letture di gruppo. E quando il super-bambino torna a casa, dopo il nido bilingue e il corso di espressività corporea, ecco che gli implacabili genitori, invece di cedere a Peppa Pig o all'amatissimo SpongeBob, lanciano con il telecomando i tutorial di Baby Einstein o i safari del National Geographic.

Perché nemmeno un attimo di quei primi mille giorni di vita, in cui l'intelligenza è al massimo della sua plasticità, vada sprecato, in un futuro dove si sa vinceranno soltanto i ragazzi migliori, i più preparati, multilingue, multitasking, multitutto.

Ritratto ironico dell'angoscia contemporanea di avere figli campioni. Sono almeno vent'anni che in Italia e nel mondo si discute sui vantaggi-svantaggi dell'iperstimolazione dei più piccoli, delle loro vite affollate di gare e competizioni. La differenza è che oggi l'età si è abbassata, l'offerta si rivolge non più soltanto all'età scolare, ma addirittura ai primi nove mesi di vita, nell'ansia che il tempo vuoto diventi perduto.

L'inglese, in testa alle attività extrascolastiche, ormai viene proposto a un anno, la musica è "in fasce", il nuoto a tre mesi per non far dimenticare al bebè la sensazione del liquido amniotico. Con il metodo Kids&Us ad esempio, lanciato nel 2003 da una linguista spagnola, l'inglese inizia a nove mesi.

"Di anno in anno l'età si abbassa, ogni stagione cresce il numero dei piccolissimi iscritti da noi - spiega Claudia Torrisi che ha importato in Italia il metodo - il 20% dei bambini nelle nostre scuole ha meno di tre anni, il 39% va dai quattro ai sette anni. Nel nostro approccio, ossia l'apprendimento naturale della lingua attraverso l'ascolto, prima si inizia meglio è. Perché la mente è plastica e il percorso lento, ma i nostri allievi si ritrovano a 18 anni con una conoscenza reale e profonda dell'inglese".

Le lingue dunque. Ma anche la musica in culla per sensibilizzare l'orecchio, la danza classica per bambine dai 3 anni, i corsi di cucina, i gruppi di ascolto delle fiabe, il boom dello yoga. "L'offerta è enorme, ma dietro c'è un business spregiudicato, molti di questi corsi costano tanto e valgono poco. Per quanto mi riguarda - racconta Raffaella, due figlie di 3 e 5 anni e la voce esausta delle mamme che corrono tutto il giorno - quando esco dal lavoro e riprendo le bambine alla materna, torniamo a casa o andiamo al parco.

Prima facevano entrambe un sacco di attività, ma non ci vedevamo mai ed eravamo tutti stressati. Adesso la maggiore fa solo danza il sabato mattina, la piccola va semplicemente all'asilo per otto ore. Per l'inglese o la scherma c'è tempo, questi anni di gioco invece non glieli restituirà nessuno".

Raffaella insomma, nell'ormai antropologica divisione tra le mamme-tigri e le più rilassate mamme-panda, ha scelto di appartenere alle seconde. Ma il punto è chiedersi quale ansia degli adulti ci sia dietro alle giornate "inscatolate" dei bambini di oggi. E quanto davvero studiare cinese all'asilo faccia diventare adulti di successo, o al contrario adolescenti schiacciati dalle aspettative dei genitori.

Lorena Milano, che coordina "Il Melograno", famoso centro romano di informazione su nascita e maternità, spiega che è vero, la richiesta di "tempo organizzato" c'è, in un ritmo di vita che spesso stressa i bambini, ma dove è anche necessario riempire assenze che altrimenti sarebbero colmate da tablet e televisione.

"Per questo abbiano strutturato i nostri corsi come momenti di pausa nella rincorsa quotidiana, un luogo di contatto tra mamme, papà e bambini, ma anche tra gli adulti stessi. Sempre di più infatti ci rendiamo conto di quanto le famiglie si sentano isolate in casa". Al Melograno, aggiunge, "la prestazione resta fuori. Da noi non ci sono diplomi o attestati, i laboratori sviluppano sicuramente delle capacità ma ancor di più la relazione, genitori e figli partecipano insieme e ogni caso suggeriamo di non fare più di un'attività a settimana, soprattutto per i piccolissimi". Non è sempre così però. E basta affacciarsi alle prime gare di nuoto o nei campetti del calcio-baby per piombare in piena competizione.

Il rischio infatti è che l'iperstimolazione si trasformi in un boomerang per i bambini. Che finiscono per aver bisogno di essere calmati con altre attività, ad esempio lo yoga: un vero boom tra i corsi extrascolastici. Gianni Zollo, barese, è uno dei creatori del metodo "Balyayoga", meditazione e movimento per i piccoli. "Lavoriamo da oltre 15 anni, ma le richieste aumentano. Sempre più genitori ci chiedono di tranquillizzare i loro figli con lo yoga, sempre più scuole ci chiamano quando hanno classi difficili. Ma il paradosso è che i bambini sono stressati proprio perché sottoposti a richieste continue.

Catturare la loro attenzione, portarli a meditare anche per pochi minuti è difficilissimo, ci si può arrivare soltanto con il gioco e tanta pazienza. Ma le soddisfazioni ci sono. Ad esempio un allievo molto ansioso e iperattivo mi ha confidato: "Maestro, ero sul campo di basket e avevo paura, ma prima di lanciare mi sono concentrato, ho preso un lungo respiro come ho imparato a yoga e ho fatto canestro".