Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, ma non utilizza alcun cookie di profilazione. Per prestare il consenso all’uso dei cookies (leggi l'informativa) cliccare su "Accetta".
Zeroviolenza su Facebook 
Zeroviolenza su Twitter  
Canale Youtube di Zeroviolenza  
Zeroviolenza su Google PLus
sabato 21 aprile 2018



"La letteratura non permette di camminare ma permette di respirare".

Roland Barthes



Il tuo 5x1000 a Zeroviolenza! CF 97524750581

È stata un’inutile messinscena. Ma ora si passa alle cose serie

Joan MiróFabio Mini, Il Fatto Quotidiano
15 aprile 2018

I bombardamenti sulla Siria sono finiti e i partecipanti festeggiano, si vantano del successo e lo ritengono un monito ad altri che volessero intraprendere o continuare sulla strada delle armi chimiche. In realtà l’azione alleata è stata possibile grazie al regalo di Putin che l’ha permessa per consentire a Trump di salvare la faccia in un momento di grande crisi personale e interna. Si può scommettere che Putin abbia anche indicato gli obiettivi e stabilito i limiti dell’azione.

Tali limiti sono stati enunciati molto chiaramente dalla britannica May e dal francese Macron. Hanno promesso di colpire solo la linea di produzione e stoccaggio delle armi chimiche siriane, hanno giurato che l’azione non fa parte di un processo di “cambio di regime” o di eliminazione di Assad, hanno evitato ogni rischio per i russi e hanno impiegato un numero di missili proporzionale all’efficacia ottenuta durante l’attacco del 2017. Vale a dire quasi zero.

L’attacco con una sessantina di missili danneggiò un aeroporto militare ripristinato immediatamente dai contractor russi e non fece cambiare idea né ad Assad né ai russi. Ieri, grazie alla migliorata difesa aerea siriana e a causa dell’accertato tasso di fallimenti dei missili il risultato pari a zero è stato ottenuto con il doppio dei missili di allora.

Macron ha lanciato l’attacco promettendo di non farlo più e di voler riprendere la strada diplomatica. Anche la retorica di guerra dei tre protagonisti è stata remissiva e troppo lunga nelle giustificazioni umanitarie. La May ha dato la sensazione di avere la coda di paglia nella stessa orchestrazione del presunto attacco chimico a Douma.

I russi hanno le prove del coinvolgimento britannico e se la May dichiara che Assad è storicamente aduso all’impiego di armi chimiche, quest’ultimo può benissimo ricordare la storica abitudine britannica e americana di organizzare falsi pretesti di guerra.

La scelta degli obiettivi è infine la prova che Putin anche stavolta ha giocato d’astuzia e ironia: non solo sono insignificanti dal punto di vista militare ma sono sottilmente ridicoli. Colpire un centro di ricerca di armi chimiche significa che i siriani starebbero ancora “ricercando” su nuove armi chimiche? Non regge. I siriani sanno produrre aggressivi chimici e se non possono se li fanno dare da altri.

Non devono ricercare niente. Internet è pieno di istruzioni su come produrre nervini in casa. Colpire depositi di “precursori” di armi chimiche significa colpire depositi di fertilizzanti, reagenti per materie plastiche, polveri ritardanti antincendio e persino componenti farmaceutici. Tali sono infatti alcuni dei “precursori” e non sono banditi dal diritto internazionale.

I tre protagonisti possono vantarsi e confidano nella complicità di Putin per tirare un sospiro di sollievo. Anche Assad è sollevato e tutto sommato si è divertito. Ma ci sono interlocutori che non hanno affatto gradito lo spettacolo. In America i falchi e i pacifisti reclamano. In Europa la Nato scricchiola sinistramente e l’Ue brilla per inutilità nella sicurezza comune. L’Onu conta sempre di meno e l’Italia tira a campare di chiacchiere.

Nel Mediterraneo Israeliani, Iraniani, Hezbollah, Palestinesi e Turchi meditano vendetta e Putin stesso, vinta la partita, si prepara alle mosse successive. Ora nel mirino c’è la Gran Bretagna e la sua base di Cipro, c’è la May e chiunque in Europa le va dietro, ma l’obiettivo strategico è sottrarre agli americani il controllo dell’intero Medio Oriente: una cosa seria.