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lunedì 23 luglio 2018



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"Spostano le frontiere a sud e ci colpiscono in quanto testimoni scomodi"

Razzismo MigrantiAdriana Pollice, Il Manifesto
30 giugno 2018

"I governi europei devono mettere fine alle politiche che costringono le persone a rimanere intrappolate in Libia o a morire in mare" è il commento di Claudia Lodesani, presidente di Medici senza frontiere Italia, in merito alle risoluzioni adottate dal Consiglio d’Europa durante il vertice che si è concluso ieri.

Come valuta il compromesso raggiunto dai 28 stati?
Sono due i punti rilevanti: spostare le frontiere europee a sud della Libia per tenere i migranti in Africa. Ma i flussi non si arrestano perché così viene deciso a Bruxelles. L’altro punto è tenere le Ong al di fuori della zona di ricerca e soccorso della Libia. Siamo dei testimoni scomodi e non dobbiamo documentare cosa avviene nell’area delle operazioni. Msf salva vite in molte parti del mondo, abbiamo problemi solo in Europa. Siamo accusati di favorire i trafficanti eppure non c’è lo stesso accanimento contro i trafficanti veri. Se ci spingiamo a ridosso delle acque libiche è perché i naufragi avvengono nelle prime 24 ore dalla partenza.

È ancora possibile per le Ong operare nel Mediterraneo?
Msf fornisce assistenza dal 2002. I nostri team medici, in accordo con il ministero, erano a terra, a Lampedusa e Pozzallo. Poi nel 2014 è iniziato un flusso altissimo di migranti dalla Libia, a occuparsene era la missione Mare nostrum. Nel 2015 venne sospesa e in dieci giorni ci furono 1.200 morti in mare. Sono numeri più alti di quelli che si registrano in zone di guerra. Così decidemmo di fare soccorso nel Mediterraneo. L’anno scorso il ministro Minniti siglò l’accordo con la Libia e le Ong diventarono scomode. Da allora i flussi sono diminuiti dell’80%, va però anche detto che sono drasticamente diminuite le navi delle Ong e sono aumentati i morti in mare. La settimana scorsa sono stati 220 gli annegati. Ieri in 100 sono stati inghiottiti dalle acque a largo della Libia.

Se ne occuperà la Guardia costiera libica.
La Marina di Tripoli non è attrezzata per sostenere il compito da sola. Abbiamo sempre operato in accordo con il Centro di coordinamento di Roma fino a che il clima politico non è cambiato. Le ong hanno anche una funzione di controllo e denuncia su quanto accade ai migranti, non dimentichiamo che la Libia non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra. E comunque le nostre operazioni sono legali e rientrano nelle norme internazionali.

Salvini ha annunciato che alle Ong sarà vietato sbarcare in Italia anche per i rifornimenti. Vi accusa di venire finanziati da Soros per cancellare le identità nazionali.
Sono provocazioni faziose e poco serie. Sul sito internet c’è il nostro bilancio, è tutto alla luce del sole. Questi attacchi continui posso far calare le donazioni (e forse è proprio questo lo scopo) ma possono anche produrre l’effetto opposto. La gente è scesa in piazza per chiedere di aprire i porti, si sono fatti sentire i sindaci, ci arrivano molti messaggi di sostegno. Chiudere i porti per i rifornimenti è l’ennesimo atto di questa guerra alle ong. All’Aquarius di Sos Méditerranée (su cui opera un team di Msf) è stato negato l’approdo a Malta, all’Italia non è stato neppure chiesto, hanno preferito fare rotta su Marsiglia, dove la Ong ha la sede. Giorni e denaro sprecato. Ne stiamo discutendo per trovare contromisure ma l’intenzione è ritornare a operare perché, fino a che la gente rischia la vita, non possiamo non farlo.

I naufraghi riportati in Libia in che condizioni vivono?
Nell’ultimo mese Msf è stata in quattro centri di detenzione, le torture e i maltrattamenti sono descritti nei referti medici. È indegno sminuire le sofferenze di queste persone, le cui condizioni sono documentate dall’Onu. Msf ha un team di psicologi agli sbarchi per i sopravvissuti ai naufragi: bambini che hanno visto morire i genitori, adulti che hanno perso i familiari. Quasi tutti soffrono per le conseguenze delle torture, traumi psicologici o fisici come gli effetti della falaka: la pianta del piede viene colpita ripetutamente fino a ledere i nervi, col tempo si ha difficoltà a camminare perché alle gambe arrivano scosse elettriche. L’Europa dovrebbe farsi carico della cura e del reinserimento di queste persone, soprattutto farle arrivare attraverso vie legali, che oggi non esistono più.