LA CRISI, LE CRISI. UNO SGUARDO SULL'AMBIENTE

di Roberto Cavallo
6 dicembre 2011

Crisi significa cambiamento. In nessun dizionario etimologico crisi è sinonimo di negatività, ma piuttosto è sinonimo di cambiamento “subitaneo cangiamento in bene o in male […] si decide la guarigione o la morte” (fonte: Etimo).
Dobbiamo dunque essere in grado di interpretare il presente come richiesta di cambiamento di un sistema che non è più in grado di reggere i modelli produttivi, distributivi e di consumo che si sono organizzati negli ultimi decenni.

Dobbiamo farci interpreti di questa richiesta di cambiamento consapevoli che a seconda di come sapremo recitare la nostra parte decreteremo la vita o la morte del sistema.

La prima consapevolezza che dobbiamo acquisire è che nel mondo odierno non c’è una crisi che può essere letta in modo unico ed univoco, ma essendo incapaci di leggere la crisi come globale siamo costretti a dire che ci sono più crisi: economica, sociale, climatica, finanziaria, ambientale.

Con questo quadro di riferimento è del tutto evidente che anche molti approcci economici vanno rivisti nella loro equazione di base.

La dicotomia valore e prezzo vista sotto una chiave sistemica è completamente stravolta.

È sempre più evidente che di fronte al crollo di interi pezzi di territorio inclusi nel patrimoni mondiali dell’Unesco come Pompei o le cinque terre, o le vite portate vie da un fiume che cerca di riprendersi un pezzo del territorio che gli competeva non può più essere il prezzo l’elemento di riferimento e che i valori sono altri.

È sufficiente allungare i tempi di osservazione di un fenomeno e molte delle isterie momentanee vengono meno e assumono importanza i valori veri, quelli delle leggi della Natura.

Spostando il tempo medio di osservazione di un fenomeno da poche ore, da poche settimane, da pochi anni, anche solo a qualche lustro diventa assolutamente evidente come investimenti in prevenzione siano estremamente più redditizi che interventi di riparazione: costano meno e rendono di più e soprattutto evitano la perdita di vite umane.

Passando al tema dei rifiuti urbani, dunque al tema del mio ultimo libro “Meno 100 chili – ricette per la dieta della nostra pattumiera” vorrei incominciare con due riflessioni economiche.

Se si osserva l’aumento medio del costo di smaltimento dei rifiuti negli ultimi 15 anni e lo si mette a confronto con il prezzo dell’oro ci si accorge come l’oro e i rifiuti abbiano molto in comune: l’oro è passato da 300 dollari a 1.100 dollari l’oncia (fonte: GCI Financial Ltd.), i rifiuti, nel mio Comune, (di cui ho avuto l’onore di essere assessore dal 1997 al 1999) sono passati da 56 euro a tonnellata per lo smaltimento in discarica nel 1999 a 153 euro a tonnellata del 2010.

Certo se si considerano i costi di investimento in personale o in comunicazione da sostenere in un anno o due per far decollare un sistema di raccolta differenziata performante fa apparire la raccolta differenziata onerosa, ma se si considerano le materie prime risparmiate, i trasporti evitati, il prezzo delle materie prime-seconde, i mancati costi, costantemente crescenti, per lo smaltimento in discarica o agli inceneritori diventa del tutto evidente come una sistema performante è economicamente vantaggioso.

A questo va aggiunta la quotazione delle emissioni intese come tonnellate di CO2 oggi quotata attorno ai 30 €/t con punte anche di 60 €/t. La prevenzione e il riciclo sono azioni che contribuiscono in modo determinante alla riduzione delle emissioni in atmosfera. Ogni cittadino riducendo il peso della propria pattumiera e avviando al riciclo i due terzi di ciò che resta può arrivare a risparmiare una tonnellata e mezza di CO2 all’anno. Il che significa che l’Italia con una buona gestione dei rifiuti potrebbe ridurre le proprie emissioni di quasi 100 milioni di tonnellate, che sul mercato dell’emission trading potrebbero valere fino a 3 miliardi di euro.

Se poi si monetizzassero i danni alla salute e i danni all’ambiente, capitalizzando le bonifiche evitate o i decessi evitati o i ricoveri e le degenze risparmiate il valore di prevenzione e di corretta gestione ambientale aumenta esponenzialmente.

Un paio di anni fa ebbi l’occasione di valutare come un miliardo di euro investiti nel far decollare una raccolta differenziata di qualità nel nostro Paese potrebbe contribuire alla creazione di oltre 100.000 posti di lavoro, fino ad arrivare a 200 mila posti di lavoro, tra raccolta, trasporti, pretrattamenti di valorizzazione delle materie prime e seconde, e lavorazione industriale di riciclo.

Venendo al livello domestico e guardando il bilancio famigliare dal sacchetto della spazzatura la prevenzione dei rifiuti è certamente una delle azioni più interessanti per risparmiare.

Riportando alcuni dati del mio libro è sufficiente mettere in evidenza come la spesa media degli italiani per la sola acqua in bottiglie di plastica è di oltre 350 € a famiglia all’anno, quando con poche decine di euro ce la si può anche fare gasata in casa con quella del rubinetto. Buttiamo nella spazzatura l’8% del nostro bilancio famigliare sottoforma di cibo per oltre 450 € all’anno.

La crisi non deve essere una scusa per dire che l’ambiente è una cosa per ricchi, al contrario è una delle vere chiavi di successo per far si che il cambiamento sia per dare una nuova vita, migliore, al nostro sistema.

 

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