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domenica 18 novembre 2018



"Le azioni umane adombrano sempre un certo fine, che può diventare inevitabile, se in quelle ci si ostina. Ma se vengono a mutare, muterà anche il fine".
Charles Dickens



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Gioco d'azzardo e Legge di Stabilità, un'altra occasione mancata

Gioco azzardoDaniele Poto, Zeroviolenza
14 dicembre 2015

Non c’era da farsi illusioni su un deciso passo indietro dell’azzardo nel puzzle della Legge di Stabilità. La legittima diffidenza verso lo Stato biscazziere con il provvedimento legislativo ancora in fase di rifinitura ha fatto i conti con la politica del "un colpo al cerchio e uno alla botte",
un passo avanti come cenno di solidarietà al fronte anti-azzardo e due passi indietro per l’influsso delle lobby dei concessionari.

Uno zoccolo duro, potente, determinato e cinico che mette in campo annunci pubblicitari a tutta pagina, solidi capitali d’investimento e non intende perdere posizioni. Del resto non c’era da illudersi considerando che nel corso del proprio premierato Renzi si è espresso solo una volta sull’azzardo e in funzione puramente tattica, se non proprio elettoralistica.

Così mentre la proposta legislativa della Binetti, stoppata da esigenze di bilancio, ristagna in un cassetto a tre anni dal suo concepimento, non passerà neanche il semplice combinato disposto di tre articoli (firmatari Endrizzi per il Movimento 5 Stelle e Basso per il Pd) che vietava la pubblicità, architrave di sistema. Smontare l’induzione pubblicitaria vuol evitare l’accrescimento di quella tribù di giocatori che ora assomma 23 milioni di italiani a fronte di una popolazione che, secondo l’ultimo censimento, ne raggruppa 61 milioni.

Elidere questa forte induzione vorrebbe dire evidentemente incidere sul fatturato del gioco e diminuire le malattia patologiche in circolazione evitando quella che si configura come un’autentica pandemia. Si sta pensando al massimo a qualche limatura sul confinamento della pubblicità in orari più restrittivi, una gocciolina nel mare, una strizzatina d’occhio moderata a chi chiedere provvedimenti seri e radicali. 



Nel gioco degli emendamenti ogni tanto si è presentato qualche trappolone. Come quello, prontamente respinto, di incentivare l’azzardo tramite premi concessi ai Comuni, tanto per smontare la loro carica contestativa e il loro potere di regolamentazione locale. L’aumento delle tasse non è politicamente certo dovuto alla volontà di scoraggiare l’alea, ma semmai quello di impinguare le tasse dello Stato. Una voracità senza precedenti omologa alla mancanza di fantasia e al peso del debito pubblico oltre che agli obblighi assunti passivamente con l’Europa.

Di fronte a questa cocciutaggine, a questo mainstream permissivista perché non accedere a un sillogismo? I perbenisti che dichiarano che l’azzardo legale ha respinto l’azzardo illegale perché non accedono, in visione anti-proibizionista alla possibilità che le droghe leggere legali scaccino l’illegalità diffusa nella vendita illegale? Due pesi e due misure? Tra l’altro, per chi vuole un metro di paragone nella metafora, le proiezioni dicono che lo Stato potrebbe incassare dall’operazione 8 miliardi, cioè esattamente quanto introita  con l’azzardo con esiti altrimenti distruttivi (due milioni di azzardopati borderline, 600.000 “dentro” la malattia). Inoltre con le novità dell’attualità il payout del giocatori (cioè la restituzione in premi del giocato) è destinato a scendere dall’attuale 74% al 71% del 2016.

Dunque con un ragguardevole 29% trattenuto alla fonte, più di quanto incida l’attuale Iva. Di converso, stante l’immobilismo burocratico, non sono ancora stanziati i 50 milioni previsti come destinazione finanziaria per la prevenzione della malattia. Ed è decisamente in alto mare il disarmo ovvero la riduzione delle attuali 420.000 “macchinette” di varia generazione industrialmente disponibile alle cifra solo per ora evocata di 350.000 mentre non è ancora pacificamente a regime l’inserimento del Gap (gioco d’azzardo patologico) nei Livelli Essenziali d’Assistenza (Lea) in faticosa revisione dopo l’ultimo screening del 2007.

Insomma non si ha intenzione di recedere dall’incasso e da una forte sollecitazione al rischio in un paese che avrebbe bisogno di certezze e non di “disperati rilanci sull’azzardo”. Una situazione italiana del tutto atipica in Europa. Le proiezioni assicurano che alla fine del 2015 si tornerà al record di giocato superando i 90 miliardi, primato continentale, terza piazza al mondo. L’Italia primeggia nelle graduatorie in cui nessun paese vorrebbe figurare: evasione fiscale, corruzione, incidenza delle mafie.

E l’azzardo, giustamente, accampa, un ruolo in questa brutta compagnia. Al contrario l’Italia latita negli investimenti per la cultura, le spese per la ricerca, gli investimenti sulla banda larga, la sanità, l’ormai demolito welfare. Il Governo (ma sarebbe meglio dire i Governi degli ultimi 12 anni, includendo le esperienza di Prodi, Veltroni, Berlusconi, Letta, Monti) hanno sempre incentivato l’azzardo creando un sistema perverso che a 360 gradi racchiude tutte le possibilità e i miraggi.

Una gigantesca bolla economica che non accenna a sgonfiarsi. E che costa indebitamento ai concessionari (per essere competitivi sul mercato), danni morali e patrimoniali agli azzardopati. Una ricerca sul territorio svolta dalle 28 sedi locali della Fondazione anti-usura ha permesso di appurare che nel 46,8 % dei casi i prestiti a strozzo sono dovuti all’influsso dell’azzardo, all’esasperata ricerca di denaro del giocatore malato.