Royalties e petrolio: il quarto mondo siamo noi

Pubblicato in ZeroViolenza
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Petrolio e saluteEnrico Gagliano, Zeroviolenza
17 settembre 2016

Non è disfattismo. Non è neppure il solito gioco di quelli "che l'erba del vicino è sempre più verde". E neppure disquisire per l'ennesima volta della pur scarsa entità delle royalties petrolifere e sulla loro natura non tributaria: questi temi ormai appassionano solo i commentatori di formiche.net, di Nomisma Energia e gli amici di Chicco Testa o del Prof. Clò.

Per chi avesse voglia e tempo di cimentarsi con lo studio della materia, è sempre disponibile e consultabile il sacro testo di una memorabile deliberazione della Corte dei Conti Potenza, che in modo del tutto asettico disegna un quadro fedele quanto impietoso sull'impiego delle royalties in Basilicata.

Perché Italia Quarto Mondo? Perché in un Paese che si vanta di avere l'ottava economia mondiale e di essere tra i "grandi" del G8, esistono e si perpetuano i medesimi meccanismi di "compensazione" che le multinazionali hanno imposto, con la complicità dei governi e delle classi dirigenti locali corrotte, ai popoli di quei Paesi che un tempo si definivano, con infelice terminologia, del Terzo o Quarto Mondo, a fronte del saccheggio di materie prime ed energia, di 9 milioni di morti, soprattutto bambini, e della sistematica violazione dei più elementari diritti umani.

Fatte le dovute proporzioni, nel Paese con l'ottava economia mondiale non mancano vaste porzioni del territorio ad elevata intensità di saccheggio e devastazione, ed in cui non sia stato perpetrato o non si stia perpetrando, nel silenzio e nell'omertà, il biocidio: Campania e Basilicata su tutte. Senza dimenticare Gela, Priolo, Crotone, Taranto, Brindisi, Porto Torres, Macomer, ecc..

Saccheggio, devastazione e biocidio colpiscono le popolazioni maggiormente "schiacciate" dall'impossibilità di far fronte ai bisogni materiali e, quindi, più esposte alla sottrazione del diritto alla vita ed alla salute.

In Basilicata la "compensazione" ha assunto varie denominazioni: "social card", "reddito minimo di inserimento" e "misure di sviluppo economico in grado di creare nuovi posti di lavoro". Quaranta milioni di euro è il prezzo che Governo e Regione sono pronti a mettere sul piatto per zittire e ricattare i riottosi, soggiogare definitivamente i sindacati, narcotizzare l'opinione pubblica, comprare il consenso, far calare una cortina fumogena sui processi che si celebreranno a breve con Eni sul banco degli imputati.

In sintesi, prima il veleno e poi l'elemosina.

La "bestia" porta a profitto anche gli effetti drammatici e catastrofici del terremoto. Si aggira il confronto scientifico sulla micro sismicità indotta dalle attività di perforazione e da quelle di reiniezione in profondità delle acque di produzione; si svuota di contenuto la grande questione nazionale della messa in sicurezza del territorio per proporre un piano straordinario di opere da finanziare con le royalties del petrolio: secondo l'Università della Basilicata, 175 milioni di euro in 10 anni per migliorare la resistenza ai terremoti degli edifici presenti in Val d'Agri.

Parafrasando Total E&P, questo è il vero "valore aggiunto del petrolio": dare una casa sicura in cui morire avvelenati anche se con grande dignità.

Questo breve scritto termina qui, volutamente incompleto, monco, senza conclusioni finali. Ciascuno, leggendo, saprà farne di proprie meglio dell'autore.

Ultima modifica il Lunedì, 24 Ottobre 2016 09:23
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