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domenica 18 novembre 2018



"Le azioni umane adombrano sempre un certo fine, che può diventare inevitabile, se in quelle ci si ostina. Ma se vengono a mutare, muterà anche il fine".
Charles Dickens



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Elettrochoc da strada

Piero Cipriano*, Il Manifesto
16 giugno 2018

Jefferson Garcia, ventunenne ecuadoriano, non era, come scrive Il Fatto Quotidiano, «in cura per problemi psichici». Lo confermano gli psichiatri del territorio genovese. Non era conosciuto ai servizi di salute mentale. La madre chiama il 112 per una lite domestica.

Jefferson, ebbro o forse sotto l’effetto di droghe, con un coltello minacciava di uccidersi, perché la moglie era andata via di casa. Di qui a parlare di Tso ce ne vuole. Ma, certo, soprattutto chi si occupa di informare, dovrebbe provare a non essere un portatore giornalistico di stigma, e sapere che il Trattamento sanitario obbligatorio è stabilito da due medici, il primo lo propone dopo aver visitato il paziente, il secondo lo convalida, poi il sindaco del luogo emette l’ordinanza (solo allora è Tso), infine un giudice tutelare stabilisce che il Tso è stato fatto a norma di legge, dunque convalida o rigetta.

Quattro attori che, nel caso del Tso millantato del ragazzo ucciso non sono mai intervenuti. Allora non si può gridare superficialmente sconsideratamente allarmisticamente all’ennesima morte da Tso. Questa è una morte da polizia. Ricapitolando: viene chiamato il 112 per un ragazzo che minaccia il suicidio se sua moglie non torna a casa. Un medico che stabilisse la natura (psichica o tossica) della crisi, non ha fatto in tempo a vederlo, perché il ragazzo viene ucciso prima.

Scrivere morto per Tso è una inferenza in malafede. I poliziotti intervenuti spruzzano sul suo viso del ragazzo uno spray urticante. Questo gesto invece di ridurlo a più miti consigli determina una escalation. Con il coltello da cucina che prima indirizzava a se stesso colpisce un poliziotto. Il collega più giovane, impaurito, spara cinque colpi. Deve essere talmente preso dal panico, per sparare cinque colpi, al corpo del ragazzo, colpendo perfino il suo collega. Il ragazzo muore.

E questa morte viene narrata non come ennesimo caso di brutalità discrezionale della polizia. Non come conseguenza del cicalare razzista e xenofobo di questi giorni. Niente di tutto questo. È la morte di uno straniero matto, forse drogato. Morte di un reietto dal triplice stigma. Rispetto al quale cos’altro potevano fare i due fedeli servitori dello stato intervenuti con eroismo e coraggio? Il neo-ministro che gioca a fare il duce si dice vicino «come un papà» al poliziotto ferito che ha fatto il suo dovere. Questa madre che invoca giustizia non merita la sua vicinanza. Il ministro è papà solo per i poliziotti feriti. Lo straniero ucciso non merita parola. QUALE SARÀ LA CONSEGUENZA di questo evento? Il neo-ministro Salvini e il capo della Polizia Gabrielli sono già d’accordo nel dotare le forze dell’ordine di pistola elettrica. La cosiddetta Taser. Sostengono che se i poliziotti ne fossero stato provvisti, Jefferson non sarebbe morto e uno dei due poliziotti non si sarebbe ferito. Ma cos’è questa pistola elettrica? Jack Cover, scienziato aerospaziale, inventa il Taser negli anni 70. Avrebbe dovuto essere usata dalle forze di sicurezza in situazioni di emergenza, come i dirottamenti aerei, essendo un’alternativa non mortale alle pistole. Taser è acronimo di Thomas A. Swift’s Electronic Rifle (in italiano sarebbe: fucile elettronico di Tomas A. Swift). È una saga d’avventura, dove un personaggio, Tom Swift, inventa un’arma, che chiama fucile elettrico, per uccidere cannibali pigmei e animali selvatici africani. Potremmo dire che sembra l’arma ideale per gli inferiori, per gli anormali. Le Taser all’inizio vengono classificate come armi da fuoco, perché nella versione originale utilizzano polvere da sparo per sganciare dardi elettrificati. Nel 1993 la polvere da sparo viene sostituita con azoto compresso, e ciò rende la pistola conforme alle normative sulle armi da fuoco. Le Taser hanno due modalità: «dardo» e «drive stun». Il primo spara due dardi elettrificati, con forza tale da penetrare i vestiti e rilasciare una scarica elettrica di 50mila volt. La corrente scorre nel corpo della vittima finché l’agente tiene premuto il grilletto, con effetto neurolettico (ovvero di paralisi del sistema nervoso) potremmo dire, giacché impedisce qualsiasi movimento e causa spasmi muscolari. In modalità «drive stun», invece, la pistola viene premuta direttamente contro il corpo. Nel 2007, il Comitato delle Nazioni unite contro la tortura manifesta preoccupazione per l’utilizzo di queste armi, in grado di causare dolore estremo fino al decesso. Gli esperti però sostengono che a causare il decesso non siano gli effetti del Taser ma la «sindrome da delirio eccitato» (ricordo che quando morì Andrea Soldi nel 2015 si disse che era morto per questa sindrome, diagnosi di copertura con cui risolvere incidenti in cui sono coinvolte le forze dell’ordine; è stata tirata in ballo anche per la morte di Riccardo Magherini e molti altri), fantomatica sindrome non riconosciuta né dall’Associazione medica americana, né dall’Associazione americana di psichiatria, né dall’Organizzazione mondiale della sanità. Tuttavia citata come causa del decesso in 75 dei 330 casi collegati al Taser tra il 2001 e il 2008. Douglas Zipes, esperto di elettrofisiologia e dell’influenza degli impulsi elettrici sul cuore, ha analizzato il rapporto tra Taser e morti improvvise. I Taser, afferma, possano provocare l’arresto cardiaco, e tirare in ballo la sindrome da delirio eccitato in caso di decesso riconducibile a questa pistola è solo un modo per scagionare Taser International da azioni legali. IN ITALIA, DA ALCUNI MESI, a Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia la polizia e i carabinieri già stanno sperimentando la Taser al posto del (violento, primitivo, rozzo, scomodo) manganello. L’ipotesi di utilizzare la Taser era stata valutata già nel 2014 quando, con Angelino Alfano ministro dell’Interno, era stato approvato un emendamento nell’ambito del decreto-legge sulla sicurezza negli stadi, per avviarne la sperimentazione. Solo negli ultimi mesi, però, si è arrivati a una soluzione condivisa con i sindacati del settore, che ritengono che la pistola elettrica possa ridurre gli interventi corpo a corpo. IL FATTO DI GENOVA, A QUESTO punto, viene utilizzato per accelerare i tempi della sperimentazione, e poter finalmente usare questo manganello elettrico su migranti, tossicomani, persone con disturbi psichici, e altri «dannati della terra». Finché (mi porto avanti con le previsioni), vedrete che questo strumento potrebbe far parte anche della dotazione di noialtri psichiatri. Perché il Taser, pensateci, è l’arma di congiunzione tra i farmaci neurolettici (determina neurolepsia, ovvero paralisi del sistema nervoso), dunque contenzione chimica; le fasce per legare gli agitati, visto che elettrificando un corpo non c’è più bisogno di legarlo, dunque contenzione meccanica; e l’elettrochoc, dato lo stordimento e l’amnesia se non proprio perdita di coscienza che determina, dunque contenzione elettrica. * Vice Portavoce del Forum Salute Mentale, promotore della campagna «E tu slegalo subito», nonché autore de «La fabbrica della cura mentale», «l Manicomio chimico», «La società dei devianti», «Basaglia e le metamorfosi della psichiatria»