Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, ma non utilizza alcun cookie di profilazione. Per prestare il consenso all’uso dei cookies (leggi l'informativa) cliccare su "Accetta".
Zeroviolenza su Facebook 
Zeroviolenza su Twitter  
Canale Youtube di Zeroviolenza  
Zeroviolenza su Google PLus
sabato 18 agosto 2018



"Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo".
Socrate




Il tuo 5x1000 a Zeroviolenza! CF 97524750581

Sultan e Halima, costretti a fuggire dal giro di vite del Viminale

Frontiere MigrantiFrancesco Marchi, Il Manifesto
18 luglio 2018

Il biglietto era già pronto. Solo andata per due persone, destinazione Norvegia. Quando il 5 luglio scorso sono stati convocati in questura a Belluno dove gli hanno notificato l'ordine di espulsione nel Paese scandinavo, per Sultan, 35 anni, e sua moglie Halima, 23, si è improvvisamente infranto il sogno di poter vivere liberi in Italia ed è ricominciato l'incubo di una vita da profughi.

Sarà un caso, ma la notifica della loro imminente espulsione è arrivata lo stesso giorno in cui il ministro degli Interni Salvini ha inviato la circolare in cui si chiede ai prefetti di stringere tempi e maglie per il riconoscimento delle protezioni internazionali. «Da quel momento non sono più riuscito a dormire e Halima non fa che piangere», racconta Sultan. E’ allora che i due giovani afghani hanno deciso di ricominciare a fuggire. Anche dall’Italia.

In Afghanistan i talebani hanno ucciso la prima moglie di Sultan minacciando di uccidere anche lui. Così dopo aver sposato Halima, Sultan ha deciso di scappare. Prima in Russia, poi da lì in Norvegia dove la coppia si è vista respingere la richiesta di asilo. Decisione che li ha spinti a venire in Italia dove, a Santo Stefano (Belluno), Sultan e Halima hanno trovato un lavoro e sono riusciti a integrarsi. «Tornare in Norvegia significherebbe essere espulsi verso la Russia e da lì in Afghanistan», racconta.

Come vivevate a Santo Stefano?
Molto bene. Per noi è stata come una seconda famiglia, anche grazie al sindaco che è stato gentile e disponibile. Non abbiamo avuto problemi e abbiamo iniziato a lavorare. Io in un supermercato con un contratto regolare e mia moglie presso la cooperativa Cadore che ci ospitava. Stavo anche frequentando una scuola di italiano e pensavamo di avere trovato finalmente un posto sicuro nel quale ricostruirci una vita.

Tutto bene fino al 5 luglio.
Esatto. Siamo andati in questura accompagnati dai responsabili della cooperativa Cadore e lì ci hanno comunicato che il provvedimento di espulsione a carico mio e di mia moglie era pronto. Biglietto di sola andata per la Norvegia per domani.

Qual è stata la vostra reazione?
Non ho più dormito, e mia moglie da allora ha avuto momenti di sconforto profondo. Non vogliamo assolutamente tornare in Norvegia, è stata un’esperienza che non ci dimenticheremo mai. Siamo stati nel paese per circa 18 mesi, rimbalzati da un centro all’altro. All’inizio eravamo rinchiusi in un centro che era un ex carcere completamente isolati dalla comunità, il paese più vicino si trovava a 11 chilometri. La cosa peggiore è stato il rapporto con le autorità. Dopo aver fatto la domanda d’asilo non abbiamo mai incontrato gli enti preposti a valutare la nostra situazione. Tutti i colloqui sono avvenuti in maniera sbrigativa per telefono o via skype, così non siamo mai stati veramente ascoltati. Non potevamo uscire dai centri nei quali eravamo rinchiusi e abbiamo sofferto moltissimo.

Una volta negata la richiesta d’asilo siete arrivati in Italia.
Sì, siamo passati attraverso la Danimarca, le Germania, l’Austria e poi finalmente siamo arrivati a Udine. Poi Belluno e infine Santo Stefano, a inizio 2017. Inizialmente quando arrivammo in Norvegia nel 2015 tramite alcuni trafficanti l’idea era quella di andare in Inghilterra, anche perché parlo inglese, ma poi essendo stati intercettati abbiamo deciso di venire in Italia. Mio padre prima di lasciare l’Afghanistan mi aveva detto che il vostro paese sarebbe stato un buon approdo sia economico che sociale.

L’ultima possibilità per bloccare l’estradizione ha avuto esito negativo. Il vostro avvocato aveva presentato una diffida a procedere rivolta alla questura di Belluno.
Si, ma il questore ha risposto negativamente.

Quindi avete deciso di scappare?
Non possiamo e vogliamo assolutamente tornare indietro. Siamo fuggiti da una situazione disperata e qui avevamo finalmente trovato serenità. Tornare in Norvegia significherebbe quasi sicuramente ritornare in Afghanistan, e lì ci stanno ancora cercando. Io e mia moglie non possiamo andarci perché la nostra vita sarebbe in pericolo. Ora mi sento completamente perso, non so dove andremo e cosa ci aspetta. Mi sento soprattutto tradito da questa politica. La Norvegia ci ha negato in maniera impropria l’asilo politico. Ora stavamo aspettando il ricorso per poter fare un’ulteriore domanda d’asilo in Italia, che ci era stata inizialmente negata a causa delle regole previste dal trattato di Dublino. Nel frattempo mai ci saremo aspettati una cambiamento così inaspettato e tragico per noi. Dopo tutto quello che abbiamo passato mi sembra impossibile e non riesco a darmi pace. Ma non possiamo aspettare che la polizia venga a prenderci in cooperativa per l’espulsione.