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HUFFINGTON POST

Huffington Post
17 01 2014

La libertà d'opinione può colpire la libertà e la dignità delle persone? Secondo alcuni sì. E per questo si organizzano in convegni, manifestazioni, libri e quant'altro per colpire i gay peggio quando questi ultimi sono coppie e famiglie.

Dietro questo universo di blog, siti e associazioni ci sono alcuni parlamentari e politici pronti per delle foto notizie a indossare magliette inneggianti alla famiglia con mamma e papà, o pronti in Parlamento a dare battaglia contro la legge antiomofobia e transfobia.

Si prepara intanto un convegno in Campidoglio a Roma da parte di un'associazione che fa rientrare nella "degradazione culturale e morale del nostro tempo" anche le unioni omosessuali e alcuni manifestano alla francese scoprendo anche in Italia il pericolo matrimoni gay. Alfano è pronto a darsela a gambe levate se Renzi pone la questione unioni civili come punto di governo, per carità senza adozioni e matrimoni, ma sul modello tedesco, altrimenti sarebbe troppo anche per il Pd - ma almeno è già qualcosa, direbbe qualcuno eppur si muove - e al Senato c'è una pioggia di emendamenti sulla pasticciata estensione della legge Reale Mancino uscita dalla Camera e ribattezzata legge Scalfarotto - Gitti.

Insomma, possiamo dire che nell'universo gay italiano la politica recita ancora il suo copione preferito, fare la parte di attore non protagonista sulla scena europea. L'unica che sembra aver rimesso il suo staff a monitorare le notizie dall'estero sui gay sembra essere il Ministro Bonino. Finalmente almeno sul dossier che riguarda la Nigeria e la legge che criminalizza i gay e che già ha portato a numerosi arresti, dice parole di condanna.

Nulla che riguardi ancora la Russia, ma aspettiamo fiduciosi. Anche se tra i Nobel che hanno indirizzato una lettera aperta a Putin contro le leggi anti gay non figura nessun italiano, non c'è Dario Fo, non c'è il neo senatore a vita Carlo Rubbia, ma speriamo che vorranno aderire e magari anche chiedere a Letta di disertare l'inaugurazione dei giochi olimpici invernali di Sochi come tra gli altri farà Obama.

Sarebbe tutto normale se non fosse che a questa normalità non ci si può rassegnare e che come gridano le violenze omofobe che si ripetono - l'ultima in ordine di tempo a Roma - i gay sono stanchi delle opinioni e vorrebbero più libertà.

Fabrizio Marrazzo

Huffingtonpost
16 01 2014

Scusate, ma che gente è questa?

Gente che lancia banane contro la ministra Kyenge, che le dà dell'orango. Gente che definisce Obama "abbronzato", Jole Santelli (ex sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) che dice "i neri sono fortunati, non si devono truccare".

Ma chi sono questi idioti? Da dove vengono? Cosa hanno nella testa?

E noi stiamo qui a fare dibattiti, a twittare, a discutere se sia razzismo o meno, se sia giusto o meno esprimere giudizi di questo tipo pubblicamente, se debbano chiedere scusa o meno. E ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione. Ma quale opinione? Queste non sono opinioni, questa è pura idiozia.

Via queste persone dalle istituzioni IMMEDIATAMENTE. Senza se, né ma, né però.

Decadenza immediata dalla carica elettiva. Si tratta di cose GRAVISSIME.

E non scriverò un articolo lungo e complesso interrogandomi sulle origini del razzismo in Italia, se siano storiche, politiche, culturali, o le tre cose insieme. Su quanto sia latente o manifesto, sul perché accada, su quanto siano folli ed anacronistiche, allucinanti e sconcertanti dichiarazioni del genere in un mondo sempre più globalizzato e multietnico.

Su quanto sia grave che episodi del genere accadano a livello di società civile, figuriamoci all'interno delle istituzioni. Non mi dilungherò in riflessioni di questo tipo perché voglio credere che tutto ciò sia talmente scontato ed auto-evidente da non aver bisogno di ulteriori spiegazioni. E non se ne può più di star qui a discutere dell'ovvio.

E qui non si tratta di lauree, master, dottorati. E' sufficiente quel briciolo di umanità e buonsenso che voglio credere appartenga a qualsiasi essere umano 'pensante'.

Ecco la mia proposta quindi: via queste persone dalle istituzioni, SUBITO. E non soltanto perché sono dei razzisti, ma perché sono degli idioti.

E non se ne può più di essere governati da idioti.

 

Un Job Act per le donne

Huffingtonpost
13 01 2014

Negli ultimi mesi di attivismo politico per il Partito Democratico a New York, ho capito tre cose.
 
La prima: l'unico modo per non sbagliare e non essere criticati è non fare nulla, possibilmente non uscendo di casa e sconnettendosi dal computer.

La seconda: la politica è una cosa meravigliosa perché ti permette di avvicinarti ai cuori delle persone, capire i loro sogni, ricaricarsi delle loro energie per tracciare la roadmap di come l'Italia potrebbe diventare non più solo il Paese più bello del mondo, ma anche il più vivibile.

La terza: le donne hanno moltissimo da apportare, ma per farlo devono saper puntare i piedi, sedersi al tavolo delle negoziazioni e pretendere di essere ascoltate, non solo in quanto brave e capaci, ma anche in quanto rappresentanti di interessi, necessità e risorse che non possono essere intesi come di nicchia, perché riguardano metà della popolazione.

Come donna e attivista politica di sinistra credo quindi che il Job Act di Matteo Renzi abbia un ottime potenzialità, perché punta su trasparenza, riduzione della burocrazia e rinnovamento e può far diventare l'Italia il Paese moderno, dinamico e giusto che meritiamo di essere. A una condizione importantissima, pero': che metà della popolazione (quella metà, oltretutto, con le migliori performance scolastiche e accademiche) inizi ad essere valorizzata.

Esistono quindi delle misure, perfettamente in tono con lo spirito innovatore del Job Act, che sono essenziali per fare davvero ripartire la nostra economia e devono essere incluse nelle politiche del lavoro del Partito Democratico.

1. Welfare: asili nido e congedo di paternità (vedi le nuove leggi tedesca e francese). Secondo uno studio della Fondazione Collegio Carlo Alberto, la provvisione capillare di strutture pubbliche gratuite per l'infanzia porterebbe al 75,5% l'impiego femminile. Non solo: la provvisione di servizi per l'infanzia ha un effetto positivo sulla fertilità (riducendo il costo opportunità dei figli) e migliora le capacità linguistiche dei bambini, soprattutto di quelli provenienti da settori socio-economici disagiati. Come sta facendo la Francia, poi, è importante prevedere un congedo di paternità obbligatorio non simbolico (per lo meno un mese, magari togliendo un po' di tempo al congedo materno). Secondo il Dipartimento di Politiche Economiche dell'Unione Europea, il paternity leave agisce non solo sull'occupazione femminile post-maternità (aumentando la probabilità che una donna torni al lavoro del 12%), ma anche su quelle pre- maternità (riducendo il fattore rischio rappresentato per un'impresa dall'assunzione di una donna piuttosto che di un uomo) e hanno un dimostrato effetto positivo sulla fertilità e la promozione dell'uguaglianza nella divisione del lavoro domestico all'interno della coppia.

2. Normatività e incentivi alle imprese women-friendly. Per quanto l'investimento pubblico sia assolutamente necessario, è importantissimo incentivare quelle imprese (grandi, ma anche PMI) che investono nelle donne. In Francia, Spagna e Inghilterra si prevede un labeling delle imprese women-friendly, riconosciuto a livello nazionale come strumento di marketing che talvolta può comportare anche agevolazioni fiscali e punti addizionali nelle gare pubbliche. In Svezia, Finlandia e Irlanda il governo promuove un incontro annuale con le parti sociali per fare il punto della situazione sulle pari opportunità e proporre degli obiettivi annuali. Nel campo delle pari opportunità di genere, come in altri, insomma, il futuro è nella condivisione delle responsabilità e dei costi tra settore privato e pubblico. In Italia, esistono varie imprese che stanno lavorando in modo innovativo in questo senso: Microsoft, Cisco, Luxottica e Nestlè sono quelle con programmi migliori per la conciliazione. Alcune delle best practices utilizzate sono: nidi aziendali, possibilità di lavorare in modo flessibile (con performance basata sui risultati, più che sul numero di ore spese in ufficio), attività nelle università e scuole dove si fomenta l'interesse di ragazzi e ragazze nei confronti delle imprese (e nel caso di CISCO, in particolare delle ragazze per il settore informatico), mentorship femminile.

3. Smart-Working. Applicare l'ottima proposta portata avanti da Alessia Mosca e altre su questo tema.

4. Basta discriminazione. Creare un Ombusdman sul modello scandinavo (come proposto dal comitato sui diritti delle donne del parlamento europeo) per le pari opportunità. Nei confronti dell'esecutivo e del legislativo, l'Ombudsman avrebbe capacita di suggerire politiche e realizzare un "gender mainstreaming" delle proposte di legge in parlamento qualora applicabile. Nei confronti dei cittadini, sarebbe garante della flex security per quanto concerne le discriminazioni di genere, monitorando l'applicazione delle politiche esistenti, ricevendo lamentele e fungendo da mediatore per le dispute. Rendere poi illegale la pratica del CV con foto, età e stato civile, che penalizza fortemente le donne in età riproduttiva. CV di questo tipo sarebbero inaccettabili negli Stati Uniti e in molti paesi europei. In Francia, per esempio, alcune imprese chiedono ai candidati che presentino CV anonimi per le prime fasi della selezione dei candidati, al fine di garantire equità.

Questa sarà davvero la volta buona per dare una svolta al Paese solo se la nostra economia smetterà di essere come una bicicletta che cerca di andare avanti, anche in salita, con una gomma (quella a più alto rendimento) sempre sgonfia.
Le donne devono poter salire a bordo e mettersi alla guida e per farlo hanno bisogno di politiche economiche e del lavoro che smettano di discriminarle, direttamente o indirettamente. La politica ha un ruolo essenziale in questo contesto perché, come sostenuto da Daniela Del Boca e altre economiste in Valorizzare Le Donne Conviene: "La causa della stasi, negli ultimi decenni, delle rivoluzioni delle donne italiane è forse dovuta al fatto che la rivoluzione nella politica non è ancora cominciata".

Chissà che finalmente non sia davvero cominciata, questa rivoluzione.

Huffingtonpost
08 01 2014

Perché credo sia importante mobilitarsi per il sistema carcerario russo? La risposta è semplice.

Perché le ragazze e le donne che si trovano dietro le sbarre mi dicono: "Sogno di prendere la tubercolosi solo per uscire dall'IK-2!" Queste donne hanno un posto dove andare quando saranno liberate, hanno genitori e figli. Ma sono talmente umiliate, represse e private della voglia di vivere che sono pronte a contrarre di proposito una grave malattia per un'unica ragione: finire in ospedale per uscire di prigione. Una prigione dove vengono percosse con mazze, spranghe e anfibi, dove dormono solo poche ore al giorno, dove trasportano blocchi di cemento, dove vengono torturate e uccise.

È per questo che stiamo creando "Justice Zone". È una piattaforma che sarà la base per l'azione collettiva di persone accomunate dall'interesse per il destino di quelle detenute le cui vite si stanno sgretolando sotto il sistema penale russo. Durante la nostra prigionia, l'amministrazione del carcere ha tentato di mettere a tacere me e Masha Aloykhina facendo pressione sulle detenute che ci erano più affezionate. Ora tenta anche di dare un giro di vite alle attività di "Justice Zone" prendendo in ostaggio l'amica di una persona che lavora insieme a noi in favore dei diritti umani.

Kira Sagaydarova, nostra collega di Justice Zone, è stata liberata cinque mesi fa dalla prigione IK-2 e ora partecipa attivamente al nostro lavoro per cambiare la situazione nelle carceri. Di recente Kira ha rilasciato diverse interviste in cui ha parlato delle flagranti violazioni e delle sistematiche violenze che si verificano nell'IK-2. Questi sono solo alcuni degli episodi che Kira ha vissuto: "Per i primi sei mesi ti uccidono lentamente. Rizhov, direttore della zona industriale, vuole che i supervisori dei laboratori di cucito raggiungano una certa quota di produzione, ma i supervisori non raggiungono la quota finché le nuove ragazze non imparano a cucire. Perciò i supervisori le picchiano. Una volta ti picchiano, poi magari ti strappano i capelli, ti sbattono la testa contro la macchina per cucire o ti portano in una cella punitiva, dove ti prendono a botte e calci usando mani e piedi, oppure tolgono la cinghia dalla macchina per cucire e ti colpiscono con quella".

"I supervisori sono i responsabili della maggior parte delle violenze che avvengono nella colonia penale. Fanno quello che vogliono e dispongono a loro piacimento della vita delle persone. Mi hanno colpito sulla schiena con tutta la loro forza, o sulla testa, non fa differenza. Più volte sono crollata e ho pianto, e non riesco nemmeno a elencare tutte le cose che succedevano lì. A loro non importa nulla. C'è stato un periodo in cui ci versavano addosso acqua gelida in una cella punitiva ghiacciata in pieno inverno!"

Vika Dubrovina è un'amica di Kira ed è ancora in prigione. A metà novembre Kira ha smesso improvvisamente di ricevere lettere da Vika. Il 25 dicembre Vika è riuscita a chiamare sua mamma, e le ha detto di aver trascorso l'ultimo mese in una cella punitiva. Ecco le parole della madre di Vika: "Vika mi ha chiamato in lacrime e mi ha detto che, a causa di un'intervista rilasciata da Kira, l'hanno messa due volte per quindici giorni in una cella punitiva e le hanno detto di tenersi pronta a spostarsi nel SUS." Il SUS è una caserma in cui ti chiudono a chiave e ti proibiscono di vedere familiari o amici e di fare telefonate. I direttori della prigione IK-2 non nascondono il fatto che Vika subirà trattamenti punitivi finché Kira, che ora è libera, smetterà di parlare delle carceri della Mordovia.

La prima volta che Vika è stata messa in una cella punitiva è stato a causa di una targhetta. Le si è avvicinata una dipendente del carcere che le ha strappato la targhetta con il nome, poi le ha annunciato che stare in prigione senza la targhetta è una violazione, per la quale sarebbe stata punita con quindici giorni di reclusione nella cella d'isolamento ghiacciata. Dopo quindici giorni, Vika è uscita dalla cella punitiva. Ha trascorso la notte nella caserma principale con tutte le detenute. Il giorno seguente, è stata convocata dal direttore, il quale le ha detto che sarebbe stata nuovamente punita a causa dell'uniforme, per qualche irregolarità nella casacca, e che l'avrebbero mandata di nuovo in cella punitiva per altri quindici giorni.

Il 26 dicembre, il giorno successivo alla fine del secondo periodo in cella punitiva, Vika è stata rinchiusa in isolamento per un terzo periodo con un altro pretesto assurdo. Perciò Vika sta trascorrendo quarantacinque giorni in isolamento. Alla metà di gennaio, quando sarà portata di nuovo nel reparto principale, i dirigenti dell'IK-2 escogiteranno un altro piano per punirla di nuovo, solo per il fatto che la sua amica Kira sta rivelando cosa succede nella prigione. Insieme alla madre di Vika abbiamo già inoltrato una denuncia al Procuratore Generale e alla Procura di Moldavia, e abbiamo presentato un'istanza alla corte di Zubova Polyana Mordovia affinché i tre periodi trascorsi da Vika in cella punitiva siano dichiarati azioni illegali perpetrate dall'amministrazione dell'IK-2.

Per ottenere la risposta delle procure e della corte bisognerà attendere un paio di settimane, ma dobbiamo iniziare ad agire subito, oggi stesso. Dobbiamo chiarire ai direttori dell'IK-2 e al sistema carcerario della Mordovia che non possono punire impunemente Vika Dubrovina per vendicarsi del fatto che la sua amica scrive della situazione nel carcere. Per questo motivo, incoraggiamo tutti voi che non restate indifferenti di fronte al male - che è quello che sta succedendo a Vika - a mostrare ai funzionari del carcere della Mordavia che le loro azioni saranno punite. Al momento sono già state inoltrare centinaia di proteste da persone che hanno risposto al nostro appello e non sono rimaste indifferenti. Speriamo che, grazie all'attenzione generale, le punizioni illegali cesseranno a non ne verranno imposte di nuove.

1) Chiama qui per porre fine alle torture di Vika.
Persona in servizio alla prigione IK-2 in Mordovia: 011-7-834-572-26-40

Persona in servizio al Sistema carcerario federale in Mordovia: 011-7-834-572-28-74, 011-7-834-575-02-57

Persona in servizio al FSIN di Russia: 011-7-495-982-19-00

2) Invia la segnalazione alle autorità di vigilanza con il modulo online che trovi qui in inglese e qui in russo

3) Divulga questo post sui tuoi social network e chiedi a qualche amico di telefonare e inviare la segnalazione.

Vika deve scontare ancora tre anni in quella prigione. Bastano dieci minuti per compiere i tre passi elencati qui sopra e incidere sul destino della ragazza che ora è reclusa in una cella d'isolamento ghiacciata perché la sua amica ha parlato, permettendo a tutti noi di sapere cosa accade nel carcere IK-2 della Mordovia.

Nadia Tolokonnikova è stata liberata di recente da un carcere siberiano in cui è rimasta reclusa - insieme alle altre componenti delle Pussy Riot - per più di ventun mesi per aver partecipato alla "preghiera punk" di protesta contro il presidente russo Vladimir Putin. Nadia divulga sull'Huffington Post le sue riflessioni sul periodo che ha trascorso in carcere. Tradotto in inglese da Natasha Fissiak, produttrice del documentario Free Pussy Riot! http://freepussyriotthemovie.com/

 

Huffingtonpost
03 01 2014

Ha ragione Matteo Renzi a porre tra le priorità anche la legge tra le unioni civili perché sarebbe bene evitare che su anche su questo terreno, come accaduto per quello elettorale, il Parlamento si trovi poi a dover rincorrere la Corte Costituzionale. Non ha alcun senso infatti parlare di moratoria dopo la sentenza 138 del 2010 della nostra Corte Costituzionale che ha autorevolmente sostenuto con un monito solenne al Parlamento che le stabili convivenze formate da coppie di persone omosessuali hanno diritto ad un pieno riconoscimento legislativo di un insieme di diritti e doveri, sulla base del valore che l'articolo 2 della Costituzione riconosce alle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalità.
 
Detto altrimenti: il Parlamento è inadempiente perché sulla base dell'articolo 2 della Costituzione ha il dovere di approvare una legge organica. La Corte segnala infatti che la tutela diretta che essa può fornire può essere solo di natura frammentaria, sulla base dei casi che le vengono concretamente all'esame, mentre una tutela organica può e deve essere perseguita in modo razionale solo dal legislatore.
Ovviamente il Parlamento ha un'ampia possibilità di scelta su quale legge approvare, ma non può esimersi dall'intervenire. Questo il passaggio chiave della sentenza:
"8. - L'art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.
Si deve escludere, tuttavia, che l'aspirazione a tale riconoscimento - che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia - possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. È sufficiente l'esame, anche non esaustivo, delle legislazioni dei Paesi che finora hanno riconosciuto le unioni suddette per verificare la diversità delle scelte operate.
Ne deriva, dunque, che, nell'ambito applicativo dell'art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d'intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza."
 
Dopo quella sentenza, che ha fugato ogni ragionevole dubbio di legittimità e che ha anzi denunziato l'omissione del legislatore per un compito che discende dalla Costituzione, nulla si è mosso a livello nazionale, se non l'iter parlamentare del progetto di legge sull'omofobia: quest'ultimo è certo importante per perseguire le discriminazioni più odiose, ma la sua importanza e urgenza è obiettivamente minore rispetto alle attese delle persone omosessuali di disporre in positivo di un insieme certo di diritti e doveri.

In tempi di evidente crisi dei legami sociali tutto ciò che contribuisce, anche con riconoscimenti giuridici, a rafforzare la tenuta complessiva della società deve essere valorizzato in modo coerente e tempestivo. Non si tratta infatti di meri diritti individuali, ma di un riconoscimento del valore delle formazioni sociali sia per le persone che le compongono sia per la tenuta complessiva della società, in una moderna declinazione della solidarietà sociale. La moratoria sarebbe solo la prosecuzione di un'omissione rispetto all'articolo 2 della Costituzione.

Questa priorità si può far valere dentro la maggioranza di Governo come sembrava sperare ieri Matteo Renzi? Non mi pare visto che in tutto l'arco parlamentare le obiezioni maggiori si concentrano nel partito di Alfano, mentre più disponibili sembrano i 5 stelle e una parte di Forza Italia. Allora si approvino subito con chi ci sta: in materie come queste se non ci si può accordare dentro la maggioranza nessun partner di Governo può certo porre veti a maggioranze diverse minacciando ritorsioni sull'esecutivo. Accadeva così persino nella cosiddetta Prima Repubblica.
Huffingtonpost
31 12 2013
 
Tra poche ore inizierà il rito della celebrazione del nuovo anno e dei propositi che in gran parte rimarranno disattesi. Tra questi, nelle prime posizioni, si assesterà il tema dell'immigrazione e della revisione della Bossi - Fini.
Il perché di tale pessimistica aspettativa è presto detto. Quanti di voi sanno che a Lampedusa, continuano gli sbarchi e che nell'ultimo si è sfiorata una nuova tragedia che non è diventata di dominio pubblico perché di morti, su 110 migranti, i soccorritori ne hanno contati 'solo' due? Pochi, pochissimi!
Nonostante l'attività di monitoraggio della Cassiopea, la nave della Marina Italiana impegnata nelle operazioni di soccorso al Largo di Lampedusa, prosegua ininterrotta da settimane e quotidianamente registri interventi di varia entità la questione non è più all'ordine del giorno dell'agenda del Governo.

Eppure ogni volta è una corsa contro il tempo: un elicottero che avvista un gommone sovraccarico di persone, uomini, donne e bambini in balia delle onde e senza alcuna dotazioni di sicurezza. La settimana scorsa il 'carico' più consistente. Variegata la nazionalità dei naufraghi recuperati, per lo più provenienti da Ghana, Mali, Togo, Gambia e Pakistan.

A loro, tranne alle due vittime, è andata bene. Meno ad altri disperati che, hanno raccontato i sopravvissuti, erano su un'altra imbarcazione molto più malandata partita dalla Libia nelle stesse ore in cui prendevano il largo. L'hanno vista affondare, inghiottita dai flutti di una tempesta che, invece, ha risparmiato loro. Li hanno visti morire come topi sorpresi dall'acqua. Senza possibilità di scampo. Quella che doveva essere la 'nave della speranza', una piccola barca in legno con a bordo almeno 30 persone, si è trasformata in una trappola mortale. La barca naufragata, sempre secondo il racconto dei superstiti, era salpata da Tripoli diretta verso la Sicilia.

Ma al momento di questa ennesima tragedia della disperazione non si hanno riscontri perché non sono, ancora, riemersi i corpi. E dunque, come nel caso dei 'soli' due morti dell'ultimo naufragio 'accertato', non fa notizia. E' però lampante che, pur se il mare non si punteggi di cadaveri, gli sbarchi dei clandestini continui nell'indifferenza di tutti. Continua il dramma di una immigrazione senza controllo che mette a rischio i migranti che fuggono dai luoghi di origine dove magari è in corso una guerra, una carestia o viene perpetrata costantemente la violazione dei diritti umani. Ma il dramma degli immigrati è anche il 'nostro' dramma?
Siamo tutti consapevoli che le 'implicazioni' dell'immigrazione clandestina tocchino poco gli italiani, o comunque la maggior parte. Una soluzione 'umana' al problema non è una priorità del nostro Paese.
Non è nemmeno la prima questione che arrovelli la mente di chi ci governa. È e resta 'semplicemente' il dramma dei disperati che tentano invano di sbarcare sulle nostre spiagge in cerca di salvezza e di un tozzo di pane. E invece dovrebbe essere un 'dramma' per ognuno di noi che, incapace di spezzare quel pane con chi è affamato, si affanna a cercare magiche soluzioni che tengano lontani gli 'indesiderati' o, peggio ancora, vorrebbe chiudere le frontiere per difendere il proprio posto di lavoro, il proprio spazio vitale, la propria casa, chiudendo gli occhi per non vedere, per non sapere che mentre in occidente mangiamo pandori e panettoni, altrove c'è chi muore di fame o di guerra.

Il dramma dei clandestini, con l'inevitabile e oggettivo problema dell'accoglienza, ci piaccia o meno, è la tragedia di un mondo diviso tra chi ha tutto e chi non ha niente. È il dramma di questo mondo che ha globalizzato il miraggio del benessere senza fare i conti con le risorse della terra, perché il benessere può sussistere in una parte del globo solo a discapito dell'altra metà del pianeta. Per questo, non è chiudendo le frontiere che si può pensare di risolvere il dilemma, né chiudendo il finestrino dell'auto ogni volta che si accosta un extracomunitario. Prima o poi 'dobbiamo' una risposta alla nostra coscienza.

Come ricordava a ogni occasione il compianto Nelson Mandela, solo aprendo la mente e il cuore all'impegno per un'equa distribuzione dei beni della terra, lottando per l'azzeramento del debito pubblico dei paesi poveri, investendo maggiori risorse nelle strutture pubbliche di accoglienza e facendo proprio il vero significato della parola solidarietà, eviteremo il collasso delle politiche nazionali e internazionali dell'accoglienza. La globalizzazione non è in grado di risolvere le emergenze e i conflitti che affliggono il mondo. Dobbiamo esserne coscienti e ognuno di noi deve fare la propria parte.

 

Huffingotn Post
27 12 2013

Femen interrompe la messa natalizia a Colonia: "Io sono Dio". Ma il cardinale la benedice lo stesso.

Ancora le Femen. Stavolta un'attivista del gruppo femminista ucraino è salita sull'altare di un duomo di Colonia, rigorosamente a seno scoperto sopra cui era visibile la scritta: "Io sono Dio", bloccando la messa natalizia nella cattedrale principale della città tedesca. 

La Femen è stata portata via ma a fine messa il cardinale Meisner, 80 anni, le ha comunque dato la propria benedizione.

Qualche giorno fa le Femen avevano protestato in Spagna contro la legge sull'aborto che lo renderebbe illegale ad eccezione dei casi di stupro e serie complicazione di salute.

Mentre qualche tempo prima Inna Shevchenko, la leader del movimento femminista ucraino, era comparsa a Piazza San Pietro a Roma con una scritta sul braccio: "Abortion".

 

Huffington Post
24 12 2013


Le Femen protestano contro il progetto di legge spagnolo sull'aborto che lo permette solamente in caso di stupro e in caso di salute a rischio per la madre. Le attiviste si sono inginocchiate a seno nudo di fronte ad una Chiesa di Madrid mentre si celebrava la messa.

Dai gradini della chiesa di San Manuel y San Benito, le Femen hanno gridato slogan come "il natale è annullato" e "aborto libero". Alcune di loro hanno versato del liquido color sangue all'esterno della chiesa gridando: "Stiamo tornando alla dittatura". Venerdì scorso l'esecutivo del premier Rajoi ha dato il via libera alla nuova legge che ora dovrà passare dal parlamento (dove la maggioranza è del partito popolare).L'aborto sarebbe legale solamente in caso di stupro (denunciato) e di "rischio per la salute fisica o psichica della donna".

La legge riporta di fatto la Spagna alla condizione di 30 anni fa, prima che l'ex-Premier Josè Luis Zapatero introducesse l'attuale norma che consente l'aborto entro 14 settimane (o 22 se il feto è malformato). Secondo un sondaggio riportato da El Pais, il 46% è contro la nuova norma mentre il 41% sarebbe a favore.

Huffingtonpost
23 12 2013

Il Comitato 3 Ottobre chiede nuovamente con forza l'immediato trasferimento dei 246 migranti trattenuti ben oltre il limite concesso dalla legge ed esprime il proprio apprezzamento per la decisione dell'on. Chaouki - coordinatore dell'intergruppo parlamentare sull'immigrazione - di rimanere all'interno del Centro di soccorso e prima accoglienza (CSPA) di Lampedusa fino a quando non verrà trovata una soluzione. Nonostante il decongestionamento del centro, che attualmente ospita 246 persone, nel corso di una visita congiunta, il Comitato 3 ottobre ha rilevato una permanente situazione di illegalità nel CSPA di Lampedusa relativa ai migranti eritrei e siriani, alcuni privati della loro libertà personale senza alcun provvedimento formale da 79 giorni, per il solo motivo di aver reso testimonianza alle forze di polizia in merito ai presunti scafisti.

La Costituzione Italiana, all'art. 13, stabilisce che "La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge".

La situazione assume aspetti di vera e propria crudeltà quando a essere vittime di tale trattenimento sono i superstiti di una tragedia, come si verifica in questo momento per i sette eritrei (6 uomini e 1 donna), sopravvissuti al terribile naufragio del 3 ottobre. Da giorni ormai alcuni dei migranti, incluso il giovane avvocato siriano autore del video trasmesso dalla RAI che ha fatto indignare il mondo intero, hanno iniziato uno sciopero della fame al fine di chiedere il loro trasferimento.

Il Comitato 3 ottobre pertanto chiede alle autorità italiane ed europee di ristabilire lo stato di diritto a Lampedusa affinché il CSPA torni a essere un luogo di accoglienza temporanea dove vengano efficacemente tutelate la dignità ed i diritti delle persone che arrivano sulle nostre coste.
Huffingtonpost
23 12 2013

Le Femen protestano contro il progetto di legge spagnolo sull'aborto che lo permette solamente in caso di stupro e in caso di salute a rischio per la madre. Le attiviste si sono inginocchiate a seno nudo di fronte ad una Chiesa di Madrid mentre si celebrava la messa.

Dai gradini della chiesa di San Manuel y San Benito, le Femen hanno gridato slogan come "il natale è annullato" e "aborto libero". Alcune di loro hanno versato del liquido color sangue all'esterno della chiesa gridando: "Stiamo tornando alla dittatura". Venerdì scorso l'esecutivo del premier Rajoi ha dato il via libera alla nuova legge che ora dovrà passare dal parlamento (dove la maggioranza è del partito popolare).L'aborto sarebbe legale solamente in caso di stupro (denunciato) e di "rischio per la salute fisica o psichica della donna".

La legge riporta di fatto la Spagna alla condizione di 30 anni fa, prima che l'ex-Premier Josè Luis Zapatero introducesse l'attuale norma che consente l'aborto entro 14 settimane (o 22 se il feto è malformato). Secondo un sondaggio riportato da El Pais, il 46% è contro la nuova norma mentre il 41% sarebbe a favore.

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