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HUFFINGTON POST

Huffington Post
03 05 2013

Le nozze gay? “Non sono una priorità per gli italiani”, rispose lo scorso gennaio ai microfoni di Klaus Davi. E sempre nella stessa intervista definì le persone transessuali “mix strani che mi lasciano perplessa”.

Parlando invece della probabile presenza di candidati omosessuali nelle liste del Pdl disse: “Purtroppo qualcuno nasce con una natura diversa, una natura che non ti fa vivere una vita facile”.

Quel “purtroppo” è soltanto uno dei tanti scivoloni di Micaela Biancofiore, appena nominata sottosegretaria alle Pari Opportunità ovvero al ministero che dovrebbe sulla carta garantire una lotta senza frontiere all'omofobia e promuovere l'uguaglianza degli orientamenti sessuali.
Le critiche alla nomina di Biancofiore sono bipartisan: arrivano da sinistra (ad esempio dal nostro blogger Ivan Scalfarotto) come da destra, tramite il sito GayLib che dà voce ai "gay di centrodestra". Su Gay.it - uno dei portali più seguiti dalla comunità lgbtq italiana - questa mattina è comparso l'elenco delle recenti dichiarazioni non proprio gay-friendly di Biancofiore:

    "Amara sorpresa per i gay italiani. All'amazzone di Silvio Berlusconi come si definì lei stessa, va la delega alle Pari Opportunità, un posto dal quale si dovrebbero elaborare politiche per la parità di genere, ma anche per la tutela della minoranza lgbt e azioni di contrasto all'omofobia. Difficile però immaginare la Biancofiore in quel ruolo visto le dichiarazioni improbabili alle quali ci ha abituato negli anni", si legge nell'articolo.

Le dichiarazioni di Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra), sono molto eloquenti. “È palese - ha dichiarato Oliari - che Letta con questa nomina ha toppato: sarebbe come dare il premio per l’emancipazione a Khamenei o il Nobel per la pace a Kim jong-un”.
E ancora:

    Trovo incredibile la nomina a sottosegretario alle Pari Opportunità di Micaela Biancofiore, forse a Enrico Letta sono sfuggite frasi come “Ribadisco il mio no ai matrimoni gay. Pur rispettando l'apertura del presidente Berlusconi, sono dell'opinione che le unioni gay non siano assolutamente una priorità per gli italiani”, “Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale”, “Gli italiani sono tendenzialmente contrari ai matrimoni gay perché noi restiamo un popolo profondamente cattolico”, “Per un etero anche un approccio affettivo di un gay crea imbarazzo”, “non c'è solo l'eterosessualità, ma anche una sessualità diversa, che oggi, purtroppo, è estremamente comune”: tali espressioni sono la prova provata di una persona del tutto inadatta a ricoprire il ruolo affidatole [...].

    Come si comporterebbe, ad esempio, Biancofiore di fronte ai rappresentanti delle associazioni gay che, grazie all’impegno di Mara Carfagna, si incontrano a Palazzo Chigi con l’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni? Per Biancofiore i diritti dei gay non sono una priorità: ma lo sa la pasionaria altoatesina che l’Italia in materia è fanalino di coda in Europa, superata persino da paesi del terzo mondo? Come si rapporta con le parole del Presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, che ha raccomandato nuovamente alla classe politica di dare una risposta alle migliaia di coppie gay italiane, de facto senza diritti?

Contattata telefonicamente dall'HuffPost, Biancofiore ha risposto con un sms: "Non ho nulla da controbattere a coloro che mi criticano. Le associazioni gay non mi conoscono e quindi prima vedano i fatti. Quanto a Oliari (presidente di GayLib ndr) è un ex Msi/An appartenente alla corrente del mio peggior avversario politico".

La rete, però, ha la memoria lunga. In molti, ad esempio, ricordano quando Biancofiore spiegò a Giuseppe Cruciani de La Zanzara la sua assoluta contrarietà alle adozioni da parte delle coppie omosessuali: “Non è una cosa normale, (questi bambini) cresceranno in maniera strana”. E inoltre: “Di solito come Elton John i padri gay sono persone eccentriche, i bambini non possono crescere bene”.

Alessandro Zan dell'Arcigay, deputato di Sinistra ecologia e libertà, è stato uno dei primi a esprimere oggi il suo disappunto: scegliere per le Pari Opportunità una esponente apertamente contraria alle nozze gay, ha detto, significa “rimanere fedeli più alle politiche di Berlusconi che alle politiche europee sull'argomento”.

Molti utenti di Twitter hanno duramente criticato la nomina della Biancofiore alle Pari Opportunità. Con Twitter, d'altronde, la neo sottosegretaria non sembra avere un buon rapporto: basti guardare uno dei suoi ultimi "cinguettii", datato 14 aprile...

Laura Eduati

We want sex da Barletta al Bangladesh

Huffington Post
29 04 2013

Un palazzo fabbrica, Rana Plaza a Dacca o in via Roma a Barletta, nel centro o nella periferia di una capitale o una città, paese di provincia, in Occidente o ad Oriente, Nord o Sud, le coordinate, la toponomastica del lavoro può cambiare nome ma le macchine da cucire tessono i fili da una parte all'altra del mondo degli abiti in passerella per la sfilata di un gruppo sempre più ristretto di persone.

Un palazzo fabbrica che si sfarina su centinaia, migliaia di donne sedute davanti alle macchine di una catena di montaggio dell'abbigliamento che paga un salario di pochi dollari o pochi euro e veste tutto il mondo. Operaie che vestono, operai che montano auto, giovani operai e operaie che assemblano I phone o Pc, in una catena di montaggio globale invisibile fino al momento del crollo, del suicidio o dell'omicidio. Il lavoro compare sulla scena pubblica come necrologio, cronaca nera, proprio mentre mancano pochi giorni al primo maggio.

È giunto il momento di mettere in discussione noi stessi, le abitudini consolidate, le retoriche celebrative e ricominciare dalla polvere di quel crollo, dalla polverizzazione dei lavoratori, dalle macerie dell'aumento della disoccupazione, dai pilastri della produttività che aumenta i ritmi e l'orario di lavoro mentre rompe le persone. Il ricatto del lavoro a qualsiasi costo, anche quello della vita, è diventato un punto fermo dell'uso della crisi. Ci si sente dire: ma come ti lamenti pure? Tu almeno un lavoro lo hai. Per questa ragione la periferia di Dacca ha una via che conduce alle vetrine del centro di Roma, passa da Bruxelles, attraversa i sottoscala di Napoli e arriva fino a Wall Street.

Il 18 maggio alla manifestazione a Roma della Fiom Cgil portiamo con noi in piazza un pezzo di tessuto per prendere in mano anche noi il filo delle operaie di Dacca. We want sex come le operaie che vinsero contro la Ford.

Huffington Post
29 04 2013

È la prima campagna pubblicitaria contro la violenza domestica realizzata nel regno dell'Arabia Saudita. Il manifesto mostra una donna che indossa un hijab rivelando solo i suoi occhi, di cui uno nero.

La foto è accompagnata da uno slogan: "Alcune cose non possono essere coperte - Combattere ogni forma di violenza contro le donne." La campagna è stata finanziata dalla Fondazione Re Khalid e si propone di fornire una protezione legale per donne e bambini vittime di abusi in Arabia Saudita.

Durante la presentazione della campagna, le autorità hanno ammesso che "il fenomeno delle donne maltrattate in Arabia Saudita è più importante di quello che sembra", incoraggiando i sauditi a denunciare i casi di violenza nel regno e quelli di Madinah, Najran, Riyadh e Makkah.

Il World Economic Forum ha classificato l'Arabia Saudita 131° Stato su 134 per la parità tra uomini e donne. In questo Paese, dove vige la legge islamica della Sharia, ad esempio, le donne non hanno sempre avuto il diritto di guidare. È stata una conquista recente, quando la polizia religiosa ha tolto il divieto per le donne di salire in bici o moto (solo se indossavano il burqa e erano accompagnate da un uomo).

Le poesie delle badanti

Miruna Cajvaneanu e Laura Eduati,Matrioske
20 aprile 2013

Le poesie di Rodica sono scritte con calligrafia precisa in piccoli fogli bianchi, spediti da Latina dove lavora come badante. "Per favore pubblicatele, mi fareste felice" scrive alla redazione romana della Gazeta Romaneasca.
I versi di Rodica sono dolentissimi:
"Quando penso alla mia casa laggiù/ le lacrime non si fermano/ mi guardo indietro/ e vengo investita dai rimpianti/ Signore, non essere triste perché non ti ho ascoltato/ Tu in sogno mi avevi fatto sapere/ che lontana dal mio paese/ non sarei stata bene". ...
12 04 2013

Al liceo i compagni di classe si stupivano che non portasse le gonne lunghe delle zingare e che vivesse in una casa con quattro mura e un bagno. D'altronde suo padre, operaio Fiat a Melfi, quando era piccola le ripeteva che avrebbe sempre incontrato persone ottuse e ignoranti. Glielo diceva in romanés, la lingua dei rom, la stessa con la quale ora Dolores Barbetta si rivolge alle nomadi che chiedono l'elemosina in metropolitana: lontane anni luce dalla sua esperienza di vita ma vicine nella tradizione culturale.

"Non sono mai entrata in un campo rom", confessa questa ragazza di 27 anni, laureata in lettere e residente a Roma, che lunedì varcherà il portone di Montecitorio per incontrare la presidente Laura Boldrini in occasione della Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. Con lei un gruppo di ragazzi rom dell'Associazione 21 luglio: una vittima degli sgomberi forzati, uno studente di Milano, una madre residente in un campo rom romano e un apolide. Dolores dice che in quel momento, mentre entrerà alla Camera, si sentirà «una mosca bianca»: «So che la mia vita, la mia realtà, le mie giornate sono completamente diverse e molto più fortunate della stragrande maggioranza dei rom che vivono in Italia». Dolores sta frequentando un corso di ripresa e montaggio: vorrebbe girare presto docu-film. Legge con passione i romanzi di Irène Némirovski e Haruki Murakami. Come moltissimi suoi coetanei, teme di dovere fare le valigie e andare all'estero per trovare un lavoro. E sulla crisi politica dice: «Grillo era una grande speranza e invece sta facendo il despota».

Cosa dirà a Laura Boldrini?
Dirò che i rom hanno bisogno di integrazione e gli apolidi, nati in Italia da profughi della ex Jugoslavia, hanno bisogno della cittadinanza italiana. I bambini che vivono segregati in questi ghetti vengono portati a scuola da autobus con una R sulla fiancata, vivono molto lontani dai centri abitati e non possono giocare e fare i compiti con i loro compagni come succedeva a me, a Melfi.

A Melfi esiste una nutrita comunità rom. La sua famiglia ha subito discriminazioni?
I rom vivono a Melfi dal 1600. Viviamo tutti negli appartamenti, siamo italiani e abbiamo naturalmente la cittadinanza. Eppure i gagé (i non-rom, ndr) ancora oggi ci guardano con diffidenza. Per esempio i miei nonni materni non volevano che mia madre sposasse “uno zingaro” ma poi il matrimonio si è celebrato ugualmente. E quando si gioca a calcio e arriva una squadra da un'altra città allora partono i cori dei tifosi contro gli zingari. Da piccola mi vergognavo di essere rom ma poco a poco ho capito che questa è la mia cultura di appartenenza e ne sono orgogliosa: i miei bisnonni erano realmente nomadi e giravano la Puglia in carovana, mio nonno lavorava con i cavalli, le mie zie hanno molti figli, una addirittura 13. Io invece sono figlia unica. Ma sogno di avere almeno tre o quattro bambini. Per noi la famiglia è importante, un rifugio che ripara anche dalla diffidenza ma che può ostacolare l'integrazione.

Fatica a dire che è rom agli estranei?
No. Lo dico con orgoglio, non mi nascondo. Per fortuna ho amici che mi vogliono bene e raramente ho incontrato persone razziste. L'episodio che mi ha fatto soffrire maggiormente è capitato a quattordici anni, quando un ragazzino che si era invaghito mi scrisse un messaggio per invitarmi a uscire. Gli risposi che non mi andava, e allora si sfogò: “Sei solo una brutta zingara, perché te la tiri tanto?”. I miei genitori mi hanno sempre parlato delle discriminazioni che avrei potuto subire.

Perché non ha mai visitato un campo rom?
Lo farò presto. Sto frequentando un corso di montaggio e regia, la mia passione, ma potrei cominciare a lavorare come mediatrice culturale perché conosco il romanés. E quando incontro una nomade che chiede l'elemosina non riesco a sopprimere la mia curiosità, mi avvicino e comincio a parlare con lei per sentire parlare la nostra lingua. È il legame che unisce le comunità rom, un'eredità che non riuscirò a trasmettere ai miei figli: la capisco bene ma la parlo male. E non c'è modo di recuperarla, perché è una lingua non scritta, non esiste una grammatica.

Come si sente quando i rom vengono definiti ladri e criminali?
È una strumentalizzazione politica. Lo so che i rom non sono tutti santi, ma è come se dicessimo che tutti gli ebrei sono ricchi. Penso che se i rom finalmente potessero vivere nelle case, se gli italiani capissero che un rom può laurearsi e vestirsi come tutti gli altri, allora le cose cambierebbero.

Vive a Roma da molti anni, sarà per sempre?
Roma è una grande città del Sud, una mamma che ti vizia troppo e ti culla. Questo mi fa felice. Ma è anche una città immobile, i romani stanno sempre in macchina, pigri e arrabbiati. Potrei andare a vivere a Milano oppure a Berlino. Se non troverò un lavoro dovrò andarmene, come tanti. Ho votato a sinistra e pensavo che Grillo fosse una speranza ma si sta rivelando un despota. L'Italia ha bisogno di cambiare in fretta.

(Claudio Stasolla, il presidente dell'associazione 21 luglio che ha organizzato l'incontro dei rom con Laura Boldrini, suggerisce a giornalisti e lettori di sostituire durante la lettura dell'articolo la parola “ebreo” alla parola “rom”. Soltanto così, dice, è possibile comprendere l'abisso di discriminazione subita dai cosiddetti nomadi).

Laura Eduati

Huffingtonpost
02 040 2013

È il luglio del 2006, il Parlamento vota il provvedimento sull'indulto, una misura ritenuta necessaria per provare a risolvere l'emergenza carceri che stava diventando insostenibile. Il risultato? In poco l'Italia passò dalla prima all'ultima posizione in Europa per livello di sovraffollamento carcerario. Ma durò ben poco, perché gli effetti positivi scemarono presto. Come spiega l'Istituto Cattaneo nella sua ultima analisi sulla situazione carceraria italiana: Nel 2009 la crescita del sovraffollamento riprese a ritmi vertiginosi riportando in breve l'Italia in testa alla graduatoria e allargando la forbice tra il nostro e gli altri quattro paesi europei presi in considerazione (Francia, Spagna, Regno Unito e Germania).
 
Dal 2009 a oggi dunque, la situazione non è certo migliorata, anzi. Il Cattaneo la definisce critica e snocciola numeri per nulla confortanti: nel complesso dei 209 istituti penitenziari presi in esame 23 registrano oltre 200 detenuti per 100 posti e ben 167 - quindi l'80 % del totale - ha più detenuti che posti a disposizione. Solo il 20 % delle carceri italiane ha posti a disposizione sufficienti rispetto al numero dei detenuti ospitati.

Il Cattaneo poi mostra come non esistano prove dell'esistenza della relazione tra sovraffollamento carcerario e crescita della popolazione penitenziaria. Spiega l'Istituto bolognese: "Paesi come Regno Unito e Spagna in cui il tasso di detenzione, ovvero il numero di detenuti rapportato alla popolazione, è aumentato, non hanno registrato alcuna crescita del sovraffollamento carcerario". E cita l'esempio spagnolo: "Dove i tassi di detenzione sono cresciuti sensibilmente all'inizio di questo secolo, ma il sovraffollamento carcerario, dopo un periodo di crescita, è oggi inferiore a quello del 2000".
Dati e numeri che confrontati con il resto d'Europa danno il senso di un problema che solo noi non sembriamo in grado di risolvere: sempre nella sua analisi l'Istituto Cattaneo spiega: "L'Italia ha, non da oggi, livelli di sovraffollamento carcerario comparativamente molto superiori a quelli che registrano nelle altre democrazie europee, comprese quelle mediterranee". E anche in questi casi i dati non sono per nulla confortanti: il tasso di densità carceraria nel 2012 in Spagna, Regno Unito e Germania è nettamente inferiore rispetto a quella del nostro paese.

Ruby: stop al processo in attesa della Cassazione

25 03 2013

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I giudici del tribunale di Milano hanno dichiarato la sospensione del processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi e lo hanno rinviato al prossimo 22 aprile. Lo stop è stato motivato con l'attesa della decisione della Cassazione sull'istanza di remissione presentata dall'ex premier che verrà trattata il prossimo 18 aprile.
Questa decisione arriva dopo che i giudici d'appello hanno scelto di rinviare anche il procedimento sui diritti tv al 20 aprile. Un doppio stop, nel giro di 48 ore, che consente a Berlusconi di 'svestire' i panni dell'imputato per circa tre settimane in attesa della decisione della sesta sezione della Suprema Corte sulla rimessione.

Accogliendo l'invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano i processi sono stati 'congelati', così come la relativa prescrizione, consentendo così al Cavaliere di concentrarsi sull'attività politica in vista della formazione del nuovo governo e della nomina del prossimo capo dello Stato.
In aula si torna dunque sabato 20 aprile con le ultime arringhe dei legali di Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto, entrambi imputati nel processo in cui Berlusconi è stato condannato in primo grado a 4 anni di carcere per frode fiscale e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Lunedì 22 aprile invece riparte il processo Ruby dove l'ex premier è imputato di concussione e prostituzione minorile. In quella data potrebbe terminare la requisitoria (iniziata il 4 marzo, ndr) e potrebbe arrivare la richiesta di condanna del leader del Pdl.
Huffington Post
13 03 2013

La pace è 2.0 nella foto del bacio che sta spopolando il web. Lui stringe lei, la bacia e sono avvolti nelle bandiere dei rispettivi paesi. La fotografia, scattata a Mostar durante una parata organizzata dallo United World College, città bosniaca simbolo della divisione e dell'odio etnico nella ex Jugoslavia, è stata caricata ieri sera su un sito di condivisione di immagini e ha subito fatto il giro del mondo, eletta a simbolo della "nuova era" possibile per i balcani.

La notizia è stata pubblicata sul Balkan Insight, il bacio è stata la risposta ad un'anziana che ha chiesto al ragazzo, serbo, come potesse passeggiare mano nella mano con una croata. I due ragazzi hanno allora deciso di abbracciarsi e rispondere con un appassionato bacio, "il gesto più coraggioso del mondo", secondo i colleghi di HuffPostUsa.

"Non è niente di speciale - racconta un passante a Balkan Insight - una coppia che mostra affetto reciproco, ma per noi qui a Mostar, è la prova che le nuove generazioni non sono disposte a continuare con la guerra nelle loro menti". "Puoi raccontare una storia con più di mille parole, ma a volte una immagine riassume tutto splendidamente", racconta un utente sul Social Reddit.

Mostar è stata devastata durante la guerra in Bosnia e soffre ancora di divisioni etniche nonostante siano trascorsi due decenni. Un caso simile, e raro, di promozione pubblica della tolleranza interetnica risale gennaio, quando graffiti "serbi e croati sono fratelli!" sono comparsi sui muri dell'Università di Belgrado, nel centro della capitale serba. Il 9 novembre 1993 a Mostar una raffica di granate dell'esercito croato-bosniaco distruggeva il ponte vecchio costruito dai turchi nel XVI secolo: lo Stari Most diventava così il simbolo per l'eccellenza dell'odio e la divisione nei balcani.
 
Huffington Post
11 03 2013

Il presidente Giovannini: "Un punto di partenza per realizzare un cambiamento culturale"

"Quello di oggi è solo il punto di partenza per realizzare un cambiamento culturale che, mi auguro, aiuterà a migliorare in concreto il benessere della generazione attuale e di quelle future". Il presidente dell'Istat Enrico Giovannini presenta così il primo rapporto sul Benessere eco-sostenìbile in Italia.

A fianco del Pil, arriva così il Bes, il nuovo indice di 'benessere equo e sostenibile' coniato dall'istituto di statistica. Non un singolo indicatore ma un complesso, e pressoché unico al mondo, insieme di 134 parametri che descrivono i 12 ambiti - dall'istruzione, al lavoro, passando per le relazioni sociali e il paesaggio.

Secondo il presidente dell'Istat Giovannini, "per ciò che concerne la politica, le esperienze internazionali, quelle australiana e neozelandese, offrono importanti spunti per l'utilizzo del Bes". E fa un esempio che è anche una proposta: " Le relazioni tecniche di accompagnamento e le nuove leggi descrivano l'effetto atteso sulle diverse dimensioni del benessere e non solo sulle variabili finanziarie".
Il rapporto Istat Cnel ha poi anche fatto una fotografia sul crescente disagio degli italiani, alle prese con un peggioramento delle condizioni economiche e sociali: in estrema sintesi gli italiani sono sempre meno felici.

Sempre più poveri. In Italia, tra il 2010 e il 2011, l'indicatore della 'grave deprivazione' sale dal 6,9% all'11,1%, ciò significa che 6,7 milioni di persone sono in difficoltà economiche, con un rialzo di 2,5 milioni in un anno.

Occupazione, peggio di noi solo Ungheria e Grecia. Nel 2011 il tasso d'occupazione per la classe 20-64enni è sceso al 61,2%, dal 63% del 2008. Nell'Ue a 27 presentano un tasso ancora più basso dell'Italia solo l'Ungheria e la Grecia.

Potere d'acquisto delle famiglie. Cinque punti percentuali: di tanto si è ridotto, dal 2007 al 2011, il potere d'acquisto delle famiglie italiane. Una contrazione che, tuttavia, si è riflessa solo in parte sui consumi che in termini reali sono diminuiti solo dell'1,1%. Questo perchè, nei primi anni della crisi, le famiglie hanno intaccato il patrimonio e risparmiato meno nel tentativo di mantenere il proprio standard di vita.

Giovani: emergenza lavoro. L'italia è il paese europeo che, dopo la Spagna, presenta la più forte esclusione dal lavoro dei giovani e l'unico con bassissime opportunità di occupazione regolare. Solo poco più di tre giovani su dieci lavorano con un tasso di occupazione del 33,8% tra i 20-24enni. La quota dei Neet, ovvero dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che nè studiano nè lavorano, tra il 2009 e il 2011 è balzata dal 19,5% al 22,7%. Quasi un giovane su 4 dunque non è impegnato in percorsi formativi e non ha un posto.

Sfiducia nelle istituzioni. Sfiducia nei partiti, nel parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali, nel sistema giudiziario. Una sentimento trasversale che attraversa tutti i segmenti della popolazione, tutte le zone del paese. Il dato peggiore sul fronte della fiducia dei cittadini verso le istituzioni riguarda, infatti, i partiti politici: la fiducia media verso i partiti politici, su una scala da 0 a 10, è pari a 2,3; seguono parlamento (3,6), amministrazioni locali (4) e la giustizia (4,4).

Huffingtonpost
01 03 2013

Il numero di disoccupati a gennaio sfiora i 3 milioni. Lo rileva l'Istat, precisando che con un aumento di 110 mila unità (+3,8%) su dicembre si è arrivati 2 milioni 999 mila. Su base annua la crescita è di oltre mezzo milione di disoccupati (+22,7%, +554 mila unità).

A gennaio - secondo i dati Istat - gli occupati sono 22 milioni 688 mila, in calo dello 0,4% (-97 mila unità) rispetto a dicembre 2012. Su base annua si registra una diminuzione dell'1,3% (-310 mila unità). Il calo dell'occupazione riguarda sia gli uomini sia le donne. Il tasso di occupazione è pari al 56,3%, in calo di 0,3 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,7 punti rispetto a dodici mesi prima.

Il numero di disoccupati, pari a 2 milioni 999 mila, aumenta del 3,8% rispetto a dicembre (+110 mila unità). Su base annua si registra una crescita del 22,7% (+554 mila unità). La crescita della disoccupazione riguarda sia la componente maschile sia quella femminile. Il tasso di disoccupazione si attesta all'11,7%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto a dicembre e di 2,1 punti nei dodici mesi.

Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 655 mila e rappresentano il 10,9% della popolazione in questa fascia d'età. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l'incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 38,7%, in aumento di 1,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 6,4 punti nel confronto tendenziale. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,1% rispetto al mese precedente (-10 mila unità). Il tasso di inattività si attesta al 36,2%, stabile nel confronto congiunturale e in calo di 0,7 punti percentuali su base annua.

Nel 2012 l numero dei precari ha toccato i massimi, con 2 milioni e 375.000 contratti a termine e 433.000 collaboratori: si tratta di 2,8 milioni di lavoratori senza posto fisso. Il livello di dipendenti a termine è il più alto dal 1993 e quello dei collaboratori dal 2004, cioè dall'inizio delle serie storiche relative.

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