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HUFFINGTON POST

10 12 2012

Un mega matrimonio: sono stati in 1.600 (800 coppie in tutto) a dire "sì" tutti insieme, grazie all'entrata in vigore della legge che legalizza il matrimonio gay nello stato di Washington. Un vero boom: nella sola città di Seattle, ad esempio, le autorità hanno celebrato 140 matrimoni.
Due neo-spose, Robin e Danielle, vestite in giacca bianca, e una rosa all'occhiello spiegano: "Il nostro rapporto è più forte che mai ora che è anche riconosciuto dallo Stato. E speriamo che un giorno questo succeda in tutto il Paese".

Oltre allo Stato di Washington, anche Maine e Maryland anche accettato i matrimoni gay durante il referendum che si è svolto lo scorso 6 novembre, insieme alle elezioni presidenziali. Il matrimonio gay è riconosciuto anche in altri stati degli Usa: Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, New York.
L'entrata in vigore di questa nuova misura nello stato di Washington arriva appena pochi giorni dopo la storica decisione della Corte Suprema di valutare il diritto ai matrimoni omosessuali ancora vietati a livello federale ma ora riconosciuti in molti Stati. I nove giudici della Corte si riuniranno per la prima volta in marzo per ascoltare le diverse ragioni pro e contro e prendere una decisione attesa prima della fine di giugno.
Huffington Post
4 dicembre 2012
    
Mi chiamo Christopher Chiesa, ma ormai lo sapete tutti, ho vent'anni e sono diventato "famoso". Sono uno degli otto studenti arrestati a Roma durante le violente cariche della polizia al corteo studentesco del 14 Novembre e sono indagato per resistenza. Ma non sono diventato "famoso" per questo.
Huffington Post
13 11 2012


E' stata accusata di aver "contribuito all'omosessualità di una sua studentessa" e per questo è stata indagata dalle autorità della Contea di Broward. L'indagine l'ha scagionata, ma ora vuole giustizia per aver subito "un'assurda persecuzione sul posto di lavoro". E' successo a Juliet Hibbs, insegnante 47enne in una High School di Deerfield Beach, in Florida. Eterosessuale, anche se non è questo il punto.

La Hibbs ora è in congedo per malattia: lo stress che le ha causato questa storia - dice - le rende impossibile il lavoro. Secondo quanto riferisce il quotidiano Sun Sentinel, tutto è cominciato lo scorso anno, quando una sua studentessa (a quel tempo già 18enne) iniziò a ricevere su Twitter una serie di messaggi incendiari da parte del patrigno: aveva scoperto che la ragazza era lesbica e aveva iniziato a insultarla sul social network.

"A ogni messaggio che le arrivava, vedevo che diventava più piccola... La osservavo distruggersi", ha raccontato la donna al giornale. Non si sa bene cosa sia accaduto, ma quel giorno la ragazza non tornò a casa e la famiglia diede la responsabilità all'insegnante, accusandola di averla incoraggiata a scappare. I genitori, inoltre, hanno detto agli inquirenti di essere rimasti "sconvolti" dal fatto che l'insegnante non li avesse informati circa l'orientamento sessuale di loro figlia, come se fosse un suo dovere farlo. Di più: secondo la famiglia, l'insegnante avrebbe anche "contribuito" in qualche modo all'essere gay della ragazza.

Ascoltata dalle autorità locali, però, la studentessa ha detto che ad averla incoraggiata a non tornare a casa (in quanto già maggiorenne) era stato uno psicoterapeuta esperto in abusi. Quanto all'insegnante, la giovane ha definito fantasiose le accuse, sostenendo che non si capisce come una donna eterosessuale possa aver convinto qualcuno a diventare omosessuale.

L'indagine l'ha prevedibilmente scagionata da ogni accusa, ma ora Juliet Hibbs vuole giustizia. C'è l'ha con il preside della scuola e con il modo in cui l'istituto ha gestito l'intera faccenda. E' convinta di aver subito una persecuzione - o comunque una forma di mobbing - come punizione per aver sollevato in passato altre questioni interne alla scuola. "La mia carriera - ha detto - è stata rovinata. Prima di venire a Deerfield, avevo un curriculum impeccabile", oltre 10 anni di esperienza senza mai una macchina. La donna ha raccontato di avere ora diversi problemi di salute causati dallo stress per questa situazione, disturbi che al momento le impediscono di insegnare.

Così ha deciso di portare il suo caso di fronte alla Equal Employment Opportunity Commission, l'organismo che si occupa delle pari opportunità nell'occupazione, denunciando sia il preside che il vicepreside. A sostenerla ci sono i membri delle comunità lgbt di tutta la Florida - e , via via che la notizia si diffonde, di tutto il Paese. Gli attivisti concordano nel ritenere "assurde" le accuse ricevute dalla Hibbs, una considerazione condivisa anche dal personale medico della Broadward County ("Un'insegnante non può determinare l'orientamento sessuale di uno studente", ha detto ad esempio Katharine Campbell, direttore dei servizi clinici a SunServe).

Huffingtonpost
09 11 2012


Otto ore dentro. "Disturbo all'ordine pubblico": è la motivazione fornita dalle autorità cubane per il fermo della blogger Yoani Sanchez all'Avana, dove è stato arrestato anche il dissidente Guillermo Farinas: lo hanno riferito fonti dell'opposizione anti-castrista, precisando che tra mercoledì e giovedì sono state detenute "per ragioni politiche" una ventina di persone.

La Sanchez è stata detenuta e interrogata per circa 8 ore, poi il tweet sulla liberazione. "Sto bene". Gli arresti sono avvenuti mentre la Sanchez e gli altri dissidenti si recavano ad un commissariato della polizia per avere informazioni su altri oppositori presi mercoledì.

A rendere noto le ragioni dell'arresto della Sanchez ("disturbo all'ordine pubblico" e "indisciplina sociale") è stato un altro blogger - Yohandry Fontana, vicino al governo - il quale ha a sua volta citato "fonti della polizia". Nel suo ultimo tweet prima di essere detenuta, la Sanchez aveva reso noto che voleva recarsi al commissariato del quartiere Diez de Octubre dove - aveva precisato - "è stato arrestato in modo arbitrario l'attivista Antonio Rodiles"

Il buon esempio francese sui pacs

02 11 2012 
 
Venerdì sera (26 ottobre) è successo un avvenimento in Francia che qualificherei di portata epocale.

La camera dei deputati francese ha esteso col suo voto il congedo di paternità a chiunque convive con la madre nell'ambito di un pacs (unione civile registrata) o di una semplice convivenza dichiarata. Il nome stesso del congedo cambierà e a "congedo di paternità" verrà aggiunto "congedo per l'accoglienza del minore".

Questo provvedimento verrà discusso al senato inizio novembre ma va nella direzione giusta per i francesi che si apprestano ad accogliere una legge a favore del matrimonio per tutti e l'adozione per le coppie omosessuali. In Francia è già possibile adottare per i single.

Questo provvedimento è doppiamente importante per me : lo è per la battaglia che porto avanti come madre lesbica ma soprattutto per l'interesse reale dei minori. Penso che, in quest'ottica, tutti dovrebbero appoggiare questo nuovo concetto dell'accoglienza del minore in seno a una famiglia. Permetterà in particolare alle compagne delle partorienti di usufruire di 11 giorni di congedo per appunto accogliere e sostenere madre e figlio durante i primi giorni in ospedale e a casa.

Chiunque ha avuto un figlio sa quanto è prezioso questo tempo (sempre troppo corto) che i genitori possono dedicare al nuovo nato e alla partoriente. Tutti e due nei primi giorni dopo il parto hanno bisogno di molte attenzioni, cure e sostegno. Il padre, l'altra madre, il compagno che non per forza è il padre legale potranno essere presenti per correre in farmacia o dal pediatra e cominciare a conoscere il bimbo e accoglierlo intimamente.

E' davvero un'avanzata bellissima, specie per il nuovo arrivato.

Già nelle imprese private francesi, diverse partners delle madri hanno potuto beneficiare di questo congedo grazie alla sensibilità dei loro datori di lavoro o per via di contratti d'impresa che estendono pari diritti anche alle copie non sposate. E' così in certe banche o ditte assicurative ma risultavava molto più raramente nel pubblico.

Succede spessissimo anche in Italia che datori di lavori sensibili diano alcuni giorni retribuiti ai compagni e compagne dei genitori legali. Quando è nata mia figlia, ad aprile, la mia compagna ha avuto il permesso di assentarsi dal lavoro per 10 giorni senza perdere soldi nella busta paga grazie alla sensibilità della sua responsabile. E' stato bello ma come sempre sentivamo di dovere questo "privilegio" alla buona volontà del singolo. Non è una bella sensazione.

Anche se tentiamo di sensibilizzare i sindacati a considerare nei contratti di lavoro la famiglia anagrafica e non quella basata sul matrimonio, aprire un dibattito di questo tipo in Italia per estendere questo congedo anche ai genitori non riconosciuti appare oggi fantascienza.
Eppure in uno stato che pone l'uguaglianza dei cittadini di fronte al diritto, sarebbe una bel cambiamento non dipendere più dalla buona volontà dei singoli.

Eppure avremo centinaia di episodi da raccontare, migliaia forse, dove di fronte alla vita reale e ai problemi reali, il cuore e la mente delle persone si sono aperti, anche in ambito lavorativo.

La politica in queste e altre cose è talmente lontana dalla vita delle persone!

Non bisogna stupirsi tanto se la gente non si scomoda a votare.

Festival della Famiglia vietato alle Famiglie

25 10 2012 
 
Si apre il 25 ottobre per tre giorni a Riva del Garda il Festival della Famiglia organizzato dal governo, per la precisione da Andrea Riccardi, ministro con delega sul tema e come si sa, cattolico fedele alle posizioni della gerarchia. Di più, Riccardi è profondamente organico alla struttura ecclesiale, essendo il capo della comunità di Sant'Egidio braccio sociale e diplomatico della Curia. Non c'è, quindi, da stupirsi se come accaduto per i suoi predecessori Giovanardi e Bindi, questo Festival della Famiglia sia una manifestazione dell'orgoglio familista di stampo cattolico reazionario, dove le uniche voci che hanno diritto di parola sono le famiglie tradizionali (non si può dire pubblicamente, preferibilmente sposate in chiesa).

Nei giorni antecedenti l'inaugurazione si sono lette dichiarazioni entusiaste da organizzazioni tipo il Forum delle Famiglie e dall'associazione Famiglie numerose, tutte espressioni del mondo cattolico. Posto che è un dovere sostenere le famiglie tradizionali, soprattutto in presenza di figli, è demoralizzante che in Italia tutte le altre organizzazioni familiari siano ritenute clandestine, non degne nemmeno di essere invitate e di conseguenza di parlare.

Quest'ulteriore "fortino" difensivo della famiglia tradizionale costruito per escludere le altre forme familiari presenti nella società italiana (monoparentali, divorziate, separate, conviventi, ricostituite, omosessuali), oltre a essere un'offesa inferta a milioni di cittadine e cittadini italiani, è una sciocchezza rispetto agli strumenti concreti di sostegno e tutela che lo Stato italiano dovrebbe mettere in campo. A Riva del Garda non si parlerà della realtà, ma di un mondo che si vorrebbe e non c'è più, perché la famiglia non è in crisi, semplicemente si è trasformata, così com'è avvenuto lungo i secoli.

E' grave che un governo "tecnico" si sia prestato a dare ascolto e legittimità a una parte e non a tutti gli attori sociali, abdicando così al dovere costituzionale di non discriminazione. Come al solito, alla fine della fiera, le proposte di sostegno economico saranno molte, specchietti per le allodole per nascondere che da decenni i governi non approntano un serio piano di tutele, così come invece avviene nella gran parte dei Paesi europei, che tengono conto di tutte le forme di famiglie, agendo quindi sulla realtà, che è altra cosa rispetto ai sogni di restaurazione di modelli esclusivi.
Huffingtonpost
24 10 2012


VIDEO


Non voglio il costume di Spiderman, né quello di Hulk, voglio essere una principessa''. Comincia così il servizio realizzato con telecamere nascoste di What would you do? di Abc News. Il bambino e la madre, entrambi attori, creano 'scompiglio' tra le corsie di un negozio specializzato in vestiti di Halloween soprattutto tra le mamme di altri bambini che assistono alla scena.

"Anche mio figlio ha fatto le stesse richieste, ma poi ha smesso, è soltanto una fase'' sussurra una madre all'attrice. Più tranchante un'altra che cerca in tutti i modi di distogliere il piccolo dalla scelta di indossare un costume 'da femmina': ''Perché non ne vuoi uno da poliziotto, da pompiere, da soldato?".

Stessa scena si ripete quando è una bambina a rifiutare il vestito da principessa e a volere a tutti i costi quello da Spiderman. La reazione di una delle mamme è cercare subito un'alternativa: ''Perché non vuoi il vestito da ballerina da discoteca?". Davanti al rifiuto della ragazzina, la madre si rivolge all'attrice con un'espressione preoccupata: "Fa sempre così? Perché se continua sarà molto difficile farla smettere. Devi imporglierlo, falle indossare cose più da femmina. Fermala ora". Infine soltanto una madre sembra 'open minded'. Quando la bimba le confessa di stare meglio con i vestiti 'da maschio' la donna la rassicura dicendole: "Sarà difficile, molte persone non lo accetteranno, ma se sei forte e sai cosa vuoi, gli altri ti rispetteranno".

Quando si parla di stereotipi di genere e infanzia si rischia sempre di cadere nella polemica, così come era successo a Nils Pickert che lo scorso agosto aveva pubblicato una foto sul suo blog con il figlio. "Mio figlio preferisce abiti femminili, e allora ho deciso di indossarli anche io, per solidarietà. Il nostro obiettivo come genitori è di educarli al rispetto delle diversità, e crediamo nell'uguaglianza di genere".

Huffingtonpost
27 09 2012


Allarme, Bambini, Cardiologia, Cronaca, Cuore, Donne, Medicina, Salute, Notizie

Quattro milioni e trecentomila morti ogni anno nella sola Europa. Il killer sono le patologie cardiovascolari, ed è 'allarme rosso' soprattutto per il cuore delle donne (il 54% dei decessi femminili nel mondo ha all'origine malattie cardiache e ictus) e dei bambini a causa di stili di vita errati come la cattiva alimentazione (quelli in sovrappeso prima dei 5 anni sono 43 milioni a livello mondiale).
Fondamentale resta dunque la prevenzione. E' il messaggio lanciato dai cardiologi alla vigilia della 'Giornata Mondiale del Cuore', che si celebra sabato 29 settembre.
La giornata, promossa dalla World Heart Federation, è organizzata in Italia dalla Fondazione Italiana per il Cuore, in collaborazione con Conacuore e Federazione Italiana di Cardiologia (Fic) http://www.federcardio.it/ Donne e bambini, spiega il presidente Fic Franco Romeo, rappresentano due categorie "poco tutelate, perchè si pensa erroneamente che nelle donne il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare sia più basso che negli uomini, e che nei bambini sia troppo presto per iniziare una campagna di prevenzione". Le evidenze scientifiche mostrano il contrario. Secondo l'Oms, l'obesità infantile, primo step verso le malattie cardiovascolari, ha raggiunto livelli preoccupanti.
In Italia, il 22.9% dei bambini è in sovrappeso, e l'11.7% in condizioni di obesità. Se la condotta errata, segnata da inattività fisica e sovrappeso, inizia precocemente, i rischi aumentano in maniera esponenziale. E' dunque "buona norma - afferma Romeo, in occasione di un convegno a Roma per celebrare la Giornata - ribadire i consigli per un corretto stile di vita: stop al fumo, riduzione del peso, alimentazione sana, attività fisica e controllo della pressione sanguigna".
Le malattie cardiovascolari uccidono, nel mondo, oltre 17 milioni di persone l'anno e si stima possano raggiungere i 23 mln nel 2030. Solo nell'Unione Europea, il carico economico stimato per queste patologie è superiore ai 200 mld di euro l'anno. Una prevenzione messa in atto fin dalla giovane età, affermano gli esperti, può però ridurre anche del 50% le morti.
Tante le iniziative e gli incontri in programma per la Giornata mondiale del cuore, ed a Roma, venerdì 28 e sabato 29 settembre, parte il progetto 'Cardiologie Aperte', con l'apertura al pubblico delle strutture cardiologiche universitarie dalle ore 9.00 alle 19.00 di sabato.
Huffingtonpost
12 10 2012


Si chiama Sindrome da Alienazione Parentale (Pas) e secondo gli psichiatri non esiste. Eppure viene invocata in una legge in discussione al Senato (s.957) e voluta fortemente dalle combattive associazioni dei padri separati che chiedono la modifica della normativa sull'affido condiviso approvata nel 2006. Secondo queste associazioni, sono troppe le madri che dopo la separazione impediscono ai figli di passare del tempo con il padre - come nel caso del bambino di Cittadella finito nel video di Chi l'ha visto? - oppure che, in barba alle decisioni dei giudici, riducono le ore nelle quali dovrebbero affidare i bambini all'ex coniuge. Questo provocherebbe nei minori un trauma fortissimo, denominato appunto Sindrome da Alienazione Parentale.

Tale sindrome, però, non entrerà nell'elenco dei disturbi mentali contenuti nel nuovo Dsm-5, il volume di riferimento per gli psichiatri di tutto il mondo compilato dalla American Psychiatric Association e che verrà pubblicato nella versione aggiornata nel 2013. Secondo la Psychiatric Association, in un parere espresso alla fine di settembre, il fenomeno dei bambini sottratti ad uno dei genitori non è un disturbo mentale bensì un problema relazionale. Un grave smacco per i gruppi statunitensi, ma anche italiani, che vorrebbero utilizzare la Pas nei tribunali per inchiodare l'ex coniuge nel caso abbia opposto forti resistenze nel concedere la visita ai figli.

Dall'approvazione della legge sull'affido condiviso, nel 2006, i giudici hanno deciso per la bigenitorialità nell'86% dei casi. Tuttavia, protestano i padri separati, nonostante sia stato deciso un affido condiviso i figli finiscono per vivere nell'88% dei casi a casa della madre (domicilio prevalente) con la possibilità di passare soltanto qualche giorno anche nella casa del padre. Briciole di tempo che ai genitori di sesso maschile non bastano. Soprattutto quando, in un caso su quattro, devono continuare a versare un assegno di mantenimento alla madre quando la legge presupporrebbe invece il mantenimento diretto del figlio, abolendo i cosiddetti alimenti.

Per tutto questo la legge in discussione al Senato tenta di controbilanciare ancora una volta quello che viene chiamato "lo strapotere delle madri", inserendo anche obbligatoriamente la mediazione famigliare nelle vicende di separazione difficile e litigiosa, e cancellando il domicilio prevalente in favore del doppio domicilio, cosicché il bambino possa passare la metà del proprio tempo prima con la madre e poi col padre. Ancora non basta: i padri separati vorrebbero sanzioni molto dure nei confronti dei genitori che per qualsiasi ragione vietino all'ex coniuge di vedere i figli. Su questo punto, nell'autunno del 2010 la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo condannò l'Italia poiché la magistratura non era intervenuta a dovere per risolvere il dramma di un uomo di Rimini che da anni non poteva vedere la figlia.
Huffingtonpost
21 11 2012


Shampoo e sigarette in cambio di sesso: il caso di Milano che ha portato all'arresto di don Alberto Barin, cappellano del carcere milanese di San Vittore per presunta violenza sessuale e concussione nei confronti di sei detenuti stranieri, mi fa pensare a tanti altri episodi di violenza che accadono in carcere. Ad esempio al sesso al quale sono costretti detenuti per opera di altri detenuti e che finiscono spesso, una volta scoperti dalle guardie, con trasferimenti e punizioni severe (isolamento).

Ma molti sono anche i casi che restano oscuri, comprese le morti spesso liquidate con "malore, arresto cardiocircolatorio, overdose... ". E poi ci sono i casi Cucchi, Aldrovandi, Uva. In realtà uomini, persone finiti in un ingranaggio che non va. Morti per botte, in alcuni casi...E a me ne basta uno per dire che così non va.

E così vado indietro nei ricordi e nell'archivio e riscopro ad esempio il caso di Marcello Lonzi, morto giovanissimo nel 2003 nel carcere Le Sughere a Livorno, dopo aver scontato appena quattro dei nove mesi di reclusione per una condanna per tentato furto. Le cause del decesso furono attribuite ad una "aritmia cardiaca", insomma un infarto. Ma, dopo tre anni, nel 2006 venne riesumata la salma e dagli ulteriori accertamenti si scoprì che Marcello aveva 8 costole rotte, 2 buchi in testa e un polso fratturato. Volete sapere come è finita? E' presto detto: con l'archiviazione. O il caso di Carlo Saturno, 22 anni di Manduria (Taranto) morto al policlinico di Bari dopo otto giorni di agonia. Il giovane era in carcere per furto ed era stato trovato appeso a un lenzuolo in una cella di isolamento. Le sue condizioni erano disperate. Suicidio con qualche dubbio perché Carlo Saturno era testimone nell'ambito del processo, in corso a Lecce, a carico di nove agenti di polizia penitenziaria dell'istituto minorile, accusati di presunte violenze avvenute nel 2006.

E la storia di Carmelo Castro, morto in carcere il 28 marzo del 2009, a soli 19 anni. Era stato arrestato per aver fatto il palo in una rapina. Tre giorni dopo aver varcato il portone del carcere di Piazza Lanza si è suicidato legando un lenzuolo allo spigolo della sua branda. "Suicidio" cosi è stato scritto nella relazione di servizio e questo ha confermato anche il gip Alfredo Gari che ha già respinto una prima richiesta di riapertura delle indagini presentata dalla famiglia del ragazzo. Ma è una verità, dall'altra parte, l'altra verità è quella della madre che non si dà pace, che chiede giustizia e vuole la riapertura delle indagini.

E poi ci sono anche casi che tranquillamente possono essere chiamati casi di tortura. E che sono accertati. Come è successo lo scorso 30 gennaio quando cinque agenti di polizia penitenziaria (le mele marce) sono stati riconosciuti colpevoli di violenze commesse contro detenuti nel carcere di Asti (la Abu Ghraib italiana, secondo un' espressione emersa nel corso del dibattimento). Basta leggere le motivazioni depositate a febbraio di quest'anno dal giudice Riccardo Crucioli: "E' provato al di là di ogni ragionevole dubbio che ad Asti vigevano misure eccezionali volte a intimidire e (...) punire i detenuti aggressivi (...) e a "dimostrare" a tutti gli altri carcerati che chi non rispettava le regole era destinato a pesanti ripercussioni». Nelle 81 pagine della sentenza si parla di «violenze fisiche: i detenuti venivano malmenati da più persone che entravano nelle celle soprattutto di notte», a cui si aggiungevano «privazioni del sonno (i detenuti venivano picchiati soprattutto di notte), del cibo, dell' acqua e dei servizi», e «l' uso del tutto scorretto e disumano di celle "lisce" prive di materassi, di vetri e di caloriferi nel mese di dicembre».

E chi non ricorda il caso accaduto a Teramo: "Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Ricordate? Queste erano alcune delle frasi registrate in una cassetta audio inviata in forma anonima alla redazione del quotidiano La Città di Teramo. Protagonisti della conversazione due guardie penitenziarie che discutono sul pestaggio di un detenuto nel carcere abruzzese di Castrogno al quale avrebbe assistito un altro carcerato di colore.

Brutte storie come altrettanto è brutta la storia che avvenne a Sassari nel 2007, una storia che dimostra come il carcere non è altro che un pezzo della società di fuori, spesso in tutto e per tutto uguale. E' il caso di Marco Erittu, trovato morto la sera del 18 novembre 2007 in una cella del carcere di San Sebastiano in Sardegna. Sembrava suicidio, la verità sta venendo a galla in questi ultimi mesi al processo in assise a Sassari: la sua morte sarebbe legata al sequestro del farmacista di Orune Paolo Ruiu (1992) e alla scomparsa di un muratore di Ossi, Giuseppe Sechi (1993), il cui orecchio fu inviato ai familiari del rapito. Nemmeno i loro corpi sono tornati a casa. Storie di criminalità barbaricina intrecciate con quelle della criminalità "metropolitana" dello spaccio.

Episodi. Pochi, eccezioni certo, ma ugualmente la spia di qualcosa che non va, che il carcere così com'è non funziona, colpa del sovraffollamento, delle leggi inutili che lo hanno riempito di malati, tossicodipendenti, stranieri.

Al 31 ottobre 2011 i detenuti erano 67.428, al 31 ottobre 2012 sono 66.811. Altro che i 6 mila detenuti in meno annunciati dal ministero un anno fa. Al 31 ottobre 2011 i posti disponibili nelle carceri erano 45.572, al 31 ottobre 2012 sono 46.795. Mille posti in più, altro che i 4 mila anche questi annunciati dal ministero della Giustizia all'inizio del nuovo governo.

E nelle carceri si continua a fare i salti mortali, in molti manca il detersivo, in altri l'acqua, in altri il riscaldamento. Gli agenti sono costretti a turni impossibili. Il Piano carceri varato il 24 giugno 2010 prevedeva risorse pari a 675 milioni di euro, ma è stato ridimensionato all'inizio del 2012, quando il Cipe ha deliberato uno stanziamento complessivo di 122 milioni. Ulteriori tagli sono previsti poi per il 2013 e intanto è stato chiuso il carcere di Marsala e quello a Custodia Attenuata (Icatt) di Laureana di Borrello.

Questo è il carcere; qualcuno lo chiama Pianeta, qualcuno si ribella e giustamente perché non è nell'altro mondo, ma vicino a noi...eppure...

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