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Anna Frank, l'oblio dalla parte del vincente

  • Mercoledì, 25 Ottobre 2017 07:28 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Salvador Dalì, La persistenza della memoriaEnzo Collotti, Il Manifesto
25 ottobre 2017

La vicenda che in questi giorni chiama in causa Anna Frank ha più risvolti.
Da una parte mira a banalizzare e a infrangere un simbolo, quello che al di là di ogni lettura critica, è diventato l'emblema della Shoah; dall'altra, impone una riflessione approfondita sulle radici di una incultura che consente di sfidare impunemente la sacralità di una memoria che sintetizza un mondo di valori che pensavamo fosse ormai diventato patrimonio dell'intera società.

Corriere della Sera
21 02 2014

È diventato uno dei simboli della Shoah. Anna Frank, ebrea morta a 15 anni a Bergen-Belsen, lo scrisse nei due anni trascorsi nell’«alloggio segreto» di Amsterdam, dove visse nascosta nel tentativo di sfuggire ai nazisti.

Adesso decine di copie del suo Diario - pubblicato in tutto il mondo e testo fondamentale attraverso cui i più giovani conoscono l’Olocausto - sono state danneggiate in Giappone.

IL CENTRO WIESENTHAL: "CHOC E PREOCCUPAZIONE" - Almeno 250 i volumi coinvolti. Esemplari del Diario o di opere che contenevano una biografia di Anna Frank, conservati in una trentina di biblioteche pubbliche di Tokyo.

«Tutti gli esemplari hanno dalle 10 alle 20 pagine strappate, sono da buttare» testimonia Kaori Shiba, direttore degli archivi nella Biblioteca municipale centrale del quartiere Shinjuku, una di quelle colpite. «Non abbiamo mai visto una cosa simile» aggiunge Toshihiro Obayashi, direttore di un’altra biblioteca nella zona di Suginami. Sul suo sito Internet il centro Simon Wiesenthal - organizzazione ebraica internazionale per i diritti umani - esprime «choc e preoccupazione». «Chiediamo alle autorità giapponesi di identificare gli autori di questa campagna d’odio» interviene dagli Stati Uniti, Abraham Cooper, un responsabile del Centro. La polizia di Tokyo ha aperto un’inchiesta.

Secondo gli osservatori internazionali, la distruzione del Diario di Anna Frank, arriva in un momento già delicato, quando numerose sono le critiche contro il Giappone per alcune posizioni giudicate «revisioniste» rispetto al ruolo del Paese nella Seconda guerra mondiale. Posizioni che avrebbero trovato un clima meno ostile dopo il ritorno come primo ministro, nel dicembre 2012, di Shinzo Abe, esponente della corrente più conservatrice e nazionalista del Partito liberal democratico.

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