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Vergogna razzista alla scuola di Casalbertone

  • Venerdì, 17 Ottobre 2014 10:20 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo press
17 10 2014

Lunedì 13 e martedì 14 ottobre Casalbertone ha conosciuto una vergognosa pagina di razzismo. Militanti di Casapound, sotto gli occhi della polizia, impediscono l’ingresso agli studenti stranieri.

Uno sparuto gruppo di sedicenti “genitori”, di esponenti di Casapound e della Lega Nord ha impedito l'ingresso di studenti stranieri e insegnanti del Quarto Centro territoriale permanente, bloccandone le attività. La sede del Ctp è situata all'interno della scuola media del quartiere, l’ex “Lucio Lombardo Radice”, ora succursale dell’Istituto Comprensivo “Luigi Di Liegro”.

A detta di questi provocatori a caccia di voti, l'azione intimidatoria avrebbe dovuto essere una protesta contro la compresenza di minori e adulti negli stessi spazi, cosa rivelatasi del tutto infondata. A spalleggiare gli autori dell'intimidazione dell'altro giorno c'è sempre lui: il leghista Mario Borghezio, lo stesso che venne cacciato da insegnati e genitori mentre faceva campagna elettorale davanti a una scuola di Torpignattara. Il parlamentare europeo, incurante che l’obbligatorietà per i migranti di sostenere i test di italiano è stata istituita nel 2010 dal ministro leghista Maroni, ha scritto su Facebook “Stop invasione! Prima la nostra gente!”. Ecco di cosa si tratta: una campagna razzista che da tempo avvelena i quartieri romani con notizie false portata avanti da un'alleanza senza scrupoli di seminatori d'odio. Un patto tra gli autoproclamatisi eredi del fascismo italico e i padani che sputano sui tricolori.

Nel corso delle due concitate mattine, i responsabili della scuola hanno chiamato le forze dell'ordine. Intervenuta sul posto, la polizia non ha fatto nulla per impedire l'azione dei razzisti. Al contrario, ha fatto un sopralluogo all'interno dei locali, accertandone la regolarità. Accesso alla struttura, aule e servizi igienici utilizzati dagli studenti adulti sono nettamente separati da quelli utilizzati dagli alunni delle medie, come prescrive la legge.

Ma cosa sono i Centri territoriali permanenti? E perché i razzisti li disprezzano? Molti forse ricorderanno il film “La mia classe” con Valerio Mastandrea nei panni dell’insegnante di italiano, che tanto successo ha avuto al Festival di Venezia. Ma non tutti sanno che la legge che istituisce servizi come quello di Casalbertone parla chiaro: i Ctp hanno lo scopo di svolgere attività di formazione permanente. Le attività si tengono da sempre all'interno degli istituti scolastici, rispettando le norme in materia di tutela dei minori e promuovendo la funzione inclusiva delle scuole. La scuola, da sempre, è e deve essere di tutti.

La sede distaccata del quarto Ctp di Casalbertone è attiva dal 2009. In questi anni non si è mai verificato nessun episodio spiacevole né è sorto alcun problema per la compresenza delle attività. Peraltro, la maggioranza degli studenti stranieri frequentano la scuola per adempiere a un obbligo imposto dalla legge: per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno è obbligatorio frequentare un corso di lingua italiana e di educazione civica. Altri si iscrivono al Ctp per prendere la licenza media.
Secondo i razzisti, la scuola sarebbe “invasa da centinaia di immigrati”. Ma il numero degli stranieri frequentanti è esiguo. Su un totale di circa 80 iscritti, la presenza contemporanea è in media di 15-20 persone. Il massimo delle presenze, che si raggiunge solo nei giorni degli esami, è di 40 studenti, a fronte di circa 190 alunni della scuola media.

È evidente l'intento pretestuoso dell'azione che cavalca il clima di xenofobia e razzismo, per fomentare odio e paura, creare divisioni e lacerazioni nei quartieri della nostra città. Come associazione Yo Migro, attiva da anni nel territorio, abbiamo costruito una relazione di collaborazione positiva con il Ctp di quartiere. Sappiamo bene che la sua presenza a Casalbertone costituisce una ricchezza per tutti. È un servizio utile a diffondere conoscenze reciproche: aiuta a superare diffidenze e incomprensioni. Un antidoto alla violenza e all'incomunicabilità tra i tanti che vivono i nostri territori.

Il Ctp è determinato a non cedere a questa intimidazione e riprendere al più presto le attività nella sua sede istituzionale. Il quartiere di Casalbertone intende respingere a testa alta questo attacco violento di chiaro stampo fascista e razzista.
Riportiamo alcune testimonianze raccolte mercoledì 15 ottobre davanti alla scuola.

Associazione di promozione sociale Yo Migro
RM_ResistenzeMeticce

Huffington Post
05 09 2013

Con l'ennesima manifestazione di intolleranza e odio nei confronti della persona Cécile Kyenge e della politica che sta portando avanti come ministro dell'integrazione, si pone con serietà la questione se sia tollerabile, appellandosi all'ipocrita libertà di espressione, che gruppi dell'estrema destra, esponenti politici leghisti del Pdl e altri partitini, possano continuare a condurre una campagna che ogni giorni si fa più violenta.

Siamo di fronte a un chiaro disegno che vuole incitare l'odio nei confronti di un ministro diventato il simbolo di una battaglia di civiltà contro ogni forma di razzismo e di discriminazione.

È necessario, oltre una reazione ben più forte di tipo culturale e politico, anche un intervento repressivo, che attraverso accurate indagini, verifichi le responsabilità soprattutto dell'area neo nazista e neo fascista italiana, accertate le quali portino a un definitivo scioglimento di associazioni e gruppi, che com'è evidente incitano al razzismo, all'antisemitismo, alla xenofobia, all'omofobia.

Aurelio Mancuso



Corriere della Sera
25 01 2013

NAPOLI - Blitz dei Ros contro esponenti di estrema destra. Dieci persone destinatarie di altrettante ordinanze (2 arresti in carcere, 5 ai domiciliari, 3 obblighi di dimora) sono accusate di banda armata e di numerose aggressioni nei confronti di avversari politici. Tra di loro è finita agli arresti domiciliari anche Emmanuela Florino, la figlia dell'ex senatore di destra Michele Florino, che peraltro è candidata col movimento CasaPound alle politiche del 24 e 25 febbraio.

ATTACCO ALL'OREFICERIA - Dall'indagine napoletana è anche emerso che alcuni degli indagati progettavano di violentare una studentessa universitaria ebrea («Quella studentessa ebrea mi "stizza". Io a questa qua la devo vattere (picchiare) o la picchio o la stupro e le faccio uscire il sangue dal c...» si legge nelle intercettazioni). Nelle conversazioni si parlava anche della possibilità di dare fuoco a un'oreficeria di proprietà di un ebreo. Nel corso dell'operazione, i carabinieri hanno sequestrato la sede in cui gli indagati si riunivano, l'ex sezione «Berta» del Msi in via Foria, a Napoli.

OPERAZIONE DEI ROS - L'operazione del Ros - reparto antieversione - è scattata all'alba a Salerno, Napoli e Latina. Sette appartenenti a una organizzazione di estrema destra sono stati arrestati, per altri tre è scattato l'obbligo di dimora. Le accuse, nello specifico, sono di banda armata, associazione sovversiva, detenzione e porto illegale di armi e di materiale esplosivo, lesioni a pubblico ufficiale e attentati incendiari. Sono inoltre accusati dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dal sostituto Luigi Musto di aver organizzato e pianificato scontri di piazza nella primavera del 2011 a Napoli, progettato e realizzato attentati con lancio di bottiglie incendiarie contro un centro sociale di Napoli, indottrinato giovani militanti all'odio etnico e all'antisemitismo. A tal proposito val la pena di evidenziare il contenuto di una intercettazione in cui Giuseppe Savuto, uno degli arrestati, prova ad indottrinare un nuovo militante.

CASAPOUND - Le indagini dei carabinieri vertono in particolare sul movimento di estrema destra Casapound. Dalle intercettazioni è emerso che gli indagati, che hanno la loro sede nel centro storico di Napoli, pianificavano aggressioni e pestaggi ai danni di rivali politici.

IL MEIN KAMPF - Gli indagati - afferma il procuratore aggiunto di Napoli, Rosario Cantelmo, in una nota - erano dediti tra l'altro «alla sistematica attività di indottrinamento dei giovani militanti all'odio etnico e all'antisemitismo mediante riunioni in cui si discuteva, tra l'altro, anche dei contenuti del libro "Mein Kampf" di Adolf Hitler».

«LA DUCESSA» - Ai domiciliari è finita, tra gli altri, un volto molto noto della giovane destra napoletana: Emmanuela Florino, figlia dell'ex senatore di An, Michele, detta anche la «ducessa».
«MISTICA FASCISTA» - La Florino svela in rete la sua personalità, almeno quella virtuale e autocostruita. Di sé dice: sono «una ragazza tra la gente smagliante di libertà». Poi alza il tiro e cita Alda Merini: «Non sono una donna addomesticabile» e «L'inferno è la mia passione». La sua “regola precisa”? Questa: «Diffido delle persone che danno troppe spiegazioni senza che siano state richieste, mi danno sempre la sensazione che stiano nascondendo la verità». Subito dopo la sua passione politica: «Il fascismo è stata una rivoluzione, l'unica che abbia effettivamente avuto luogo in questo paese, e per come la vedo io ha rappresentato una visione sociale avanzata, un fiorire dell'arte, dell'onestà», e persino «dell'ironia». «Il fascismo costruiva, mentre quello che si definisce neofascismo ha sempre avuto come priorità quella di chiudersi in un ghetto e di difendersi. Noi vogliamo costruire». E poi sulla sua CasaPound: «CasaPound non è solo un luogo fisico, CasaPound è un'Idea. E certe Idee non muoiono. Mai!». L’orientamento religioso (una delle domande fisse di Fb): è la «Mistica fascista» cioè: «Nel fascismo tutto è mistica. Mistica e fascismo sono i termini di un binomio indissolubile. Tutto è inteso dal fascismo in senso mistico, perché mistico è il suo modo di concepire la vita».

PESTAGGI - Agli indagati sono contestati anche alcuni pestaggi ai danni di giovani di sinistra nonchè l'accoltellamento, avvenuto durante la campagna per le ultime amministrative, davanti alla facoltà di Lettere della Federico II. Secondo gli inquirenti, gli indagati - più numerosi dei dieci destinatari delle ordinanze - disponevano di coltelli e rudimentali ordigni esplosivi e alcuni di loro giravano armati durante le manifestazioni, quasi sempre non autorizzate. L'indagine è basata su intercettazioni e informative di Ros e Digos.

I NOMI -In carcere sono finiti Enrico Tarantino, ritenuto il leader dell'ala violenta del gruppo (sul suo profilo Facebook fece gli auguri ad Adolf Hitler) e Giuseppe Savuto. Ai domiciliari, oltre alla Florino, ci sono Giovanni Senatore, detto «senatore», Giuseppe Guida, Aniello Fiengo e Massimo Marchionne. Obbligo di dimora, infine, per Andrea Coppola, Raffaele Palladino, Alessandro Mennella.

LA REPLICA DI CASAPOUND: ARRESTI AD OROLOGERIA - «Sono arresti a orologeria quelli eseguiti questa mattina dai carabinieri del Ros nei confronti di alcuni esponenti di CasaPound Italia: lo dimostra il tempismo con il quale un’indagine avviata quasi due anni fa ha portato all’esecuzione di una serie di provvedimenti cautelari a poche ore dall’ammissione delle liste di Cpi alle elezioni politiche». A dirlo è il leader di CasaPound Italia Gianluca Iannone. «Naturalmente, per sostenere accuse di tale pesantezza, si è dovuto ricorrere all’infame stratagemma della contestazione dell’associazione a delinquere – aggiunge Iannone - Un’accusa palesemente assurda per chiunque conosca minimamente la nostra associazione, come peraltro si evince dall’esito negativo di tutte le perquisizioni effettuate oggi nei confronti di nostri militanti. Un’accusa, dunque, che sembra strumentale a giustificare l’adozione di misure chiaramente sproporzionate ma evidentemente necessarie a impedire a CasaPound Italia di affrontare la campagna elettorale con la dovuta serenità e in condizioni di parità rispetto agli altri partiti e movimenti. In ogni caso – conclude Iannone -, non ci riusciranno».

ITALIA-ISRAELE - «Solo una triste conferma» quella che «leggiamo dalle notizie relative ai verbali di intercettazione, così come emergono dagli atti d'inchiesta della Procura di Napoli, su una presunta organizzazione legata ad ambienti di estrema destra attiva in città». Parole di Giuseppe Crimaldi, presidente campano dell'associazione Italia-Israele. «Atti - aggiunge Crimaldi - che mettono in evidenza come l'odio razziale non sia affatto un vago spettro che popola gli incubi di pochi. Si tratta invece, purtroppo, di qualcosa di tragicamente possibile e molto vicino a noi tutti. Ma attenzione - avverte - le gravi affermazioni contenute in alcune intercettazioni contro "gli ebrei" non rappresentano un semplice rigurgito antisemita. Sono, piuttosto il segnale forte e drammaticamente tangibile che dimostra quanto realmente possibili e vicini siano certi propositi eversivi, oggi: persino in una città aperta e tollerante quale Napoli è sempre stata».

CONFEZIONARE MOLOTOV - Sempre nelle intercettazioni emerge anche la particolare attività «didattica» sul confezionamento di molotov. Enrico Tarantino, uno degli arrestati, istruiva i giovani frequentatori della sezione «Berta» su come realizzare le micidiali bottiglie incendiarie. Ragazzi, non è che scoppia. La molotov non è esplosiva, fa una fiamma che... Una volta in cui la benzina non entra in contatto con la fiamma... Non è che esplode la bottiglia in mano o ti saltano le dita, non succederà mai... è fuoco che non esplode, levatevelo dalla testa. Nel momento in cui tieni ancora la cosa in mano esce il fuoco da dentro». Anche Tarantino non è estraneo alla politica «reale» tanto che alle ultime elezioni amministrative si candidò alla terza municipalità nella lista «Liberi con Lettieri».

Tra i loro progetti ci sarebbe stato quello di stuprare una studentessa ebrea: "farlo davanti a tutta la facoltà". In una nota del Procuratore aggiunto di Napoli, Rosario Cantelmo, si legge che gli indagati "erano dediti tra l'altro alla sistematica attività di indottrinamento dei giovani militanti, all'odio etnico e all'antisemitismo mediante riunioni in cui si discuteva anche dei contenuti del libro Mein Kampf di Adolf Hitler". ...

Grillo a Casapound: «Sembrate grillini!»

  • Venerdì, 11 Gennaio 2013 10:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Popoff.globalist.it
11 01 2013

Il video è piuttosto eloquente, facilmente rintracciabile in rete (la nostra è una sintesi rapida) e si commenta da solo. Ne facciamo un riassunto sbrigativo.

Mentre i delegati di tutte le liste fanno la fila al Viminale per depositare il simbolo, quelli di Casapound scorgono il proprietario del marchio del movimento 5 stelle, l'ex comico Beppe Grillo. La telecamerina lo inquadra, una voce fuoricampo domanda: «Grillo, quelli di Casapound vogliono sapere se sei antifascista».

«Questo è un problema che non mi compete, questo movimento è ecumenico: io se un ragazzo di Casapound volesse entrare nel movimento 5 stelle e ha i requisiti non ci sono problemi oggettivi... più o meno avete delle idee che sono condivisibili... questa è democrazia». Segue un teatrino in cui i due amiconi sembrano trovarsi d'accordo sull'antiliberismo di Casapound (foraggiata e protetta da giunte e governi di destra) che contesta le delocalizzazioni e si vanta di avere occupato case per restituirle «agli italiani», di operare nella protezione civile. Grillo è felice: «Non possiamo non essere d'accordo sui concetti: una banca di Stato, il microcredito alla piccola impresa...». Ma il fascista del III millennio lo rimprovera: «Non dovresti dire che "o arriviamo noi in parlamento o arriva Alba dorata", dovresti dire: "O noi o Monti"». Manco a dirlo, Grillo è d'accordo anche stavolta e suggerisce agli "squadristi del cuore" (un celebre slogan degli albori del gruppo) temi come la nazionalizzazione di energia, sanità, scuola. «Noi - dice Grillo rivolto a Casapound - siamo la controparte... Sembri un delegato del movimento 5 stelle».

Spezzeremo le reni all'India

Ma chi è l'interlocutore che delizia Grillo nel video? E' Simone, aspirante presidente della Regione Lazio, figlio di Luigi Di Stefano, smascherato dal sito di Wu Ming per una pseudoperizia (presa per oro colato dai media per otto mesi) che dimostrerebbe l'innocenza dei due marò che hanno ammazzato due pescatori poveri in India mentre scortavano una petroliera privata. Di Stefano però ha ammesso di non avere avuto accesso a dati di prima mano e di non essere iscritto ad alcun Albo provinciale di ingegneri e di avere conseguito la laurea, che dichiara "un semplice vezzo", alla Adam Smith University: ente para-universitario per l'apprendimento a distanza e non accreditato. Il suo titolo vero è quello di responsabile energetico di Casapound. Un altro vezzo di questa lista è quello di chiedere la dichiarazione di guerra all'India se non dovessero liberare i due militari italiani.

Non è la prima volta che M5s strizza l'occhio a determinati settori (spesso votando nei consigli comunali la solidarietà a Casapound o Forza nuova), però un'occhiata rapida a certi certificati penali e alle rassegne stampa potrebbe tornare molto utile all'ex comico ligure: attivisti di Casapound sono ripetutamente coinvolti in episodi di violenza politica. Quando non possono negare minimizzano e parlano di «virili scazzottate» come nel caso dell'aggressione al giornalista finiano Filippo Rossi. Casseri, il killer di Firenze che a dicembre del 2011 compì una strage di senegalesi, era un frequentatore di alcune sedi toscane del movimento e protagonista in diversi dibattiti ospitati. L'organizzazione, è vero, ne ha preso, subito dopo l'eccidio le distanze, ma attira sempre quel tipo di "intellettuali" coinvolti nelle pagine oscure dell'estrema destra di questo paese.

Due dei suoi dirigenti sono stati rinviati a giudizio per aver aiutato nel luglio 2008 tale Mario Santafede, uno dei cento latitanti più pericolosi d'Italia, legato alla camorra, latitante dal 2004 e con una condanna a 12 anni per traffico internazionale di stupefacenti. Santafede si era presentato agli sportelli di uno dei municipi di Roma per avere una carta d'identità avendo come garanti proprio i due fascisti del III millennio che dicono di essere parte lesa e vittime di un raggiro e, come al solito, diffidano i giornalisti «dall'accostare in modo improprio» il loro nome e quello di Casapound alla vicenda. Ma Santafede è un pezzo da 90 dell'estrema destra romana e alla fine degli anni '70 fu condannato a otto anni per droga nel processo contro la Banda della Magliana insieme ad ex esponenti dei Nar come Cristiano Fioravanti, Massimo Carminati o Maurizio Lattarulo, nei mesi scorsi salito agli onori della cronaca per la sua consulenza con il Campidoglio. Uno dei capitoli della parentopoli nera di Alemanno che ha tentato di regalare alla tartaruga il palazzo dell'Esquilino "restituito agli italiani" (ovvero blindato e impermeabile al quartiere) che ha scelto come sede quando regnava Storace alla pisana. Per ora la delibera è saltata ma sono a rischio quasi 12 milioni di euro dei romani.

Spezzeremo le reni alla Birmania

In queste settimane Casapound e in particolare il suo presunto braccio umanitario, la onlus La salamandra, è stata indicata da un noto newsmagazine per lo strano aiuto a favore della popolazione Karen in Birmania, una minoranza etnica dal 1948 in lotta armata per l'indipendenza. «Una battaglia, quella del Knla (Karen Nation Liberation Army) che da tempo vede "aiuti" stranieri, spesso non disinteressati visto che la zona è al centro della produzione di anfetamine e del traffico di eroina», recita L'Espresso. Da quelle parti Casapound lavorerebbe in tandem con la onlus Popoli, fondata dal veronese Franco Nerozzi che, secondo la Procura di Verona ha addestrato in Birmania un gruppo di volontari reclutati dallo stesso Nerozzi per realizzare un golpe nelle Isole Comore, vicino al Madagascar. Nerozzi, arrestato con l'accusa di terrorismo internazionale, si è sempre proclamato vittima di un equivoco ma alla fine ha patteggiato una condanna a un anno e dieci mesi. Poi, appena terminato di scontare la pena, ha ripreso l'attività in Birmania. Da qualche anno, come detto, anche col supporto di Casapound. Quattro le missioni svolte da Casapound fra i guerriglieri karen. Uno dei filantropi più assidui è lo stesso dirigente del movimento coinvolto negli scontri di piazza Navona (l'aggressione a studenti di sinistra), arrestato a fine 2011 per un'aggressione ad alcuni militanti del Pd proprio di rientro dalla Birmania e poi condannato a due anni e otto mesi.

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