Corpo in crisi – parte due

  • Mercoledì, 13 Febbraio 2013 09:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Femminile Plurale
13 02 2013

Sottotitolo: il corpo non mente

Il corpo rappresenta indubbiamente il grande rimosso dell’epoca moderna. Il corpo è qualcosa che c’è, ma che non si vede. Meglio, si vede, ma lo ignoriamo se non in certi contesti definiti e ritualizzati. A partire dall’età moderna si assiste all’affermazione di un nuovo paradigma antropologico-filosofico, consacrato poi dalla filosofia cartesiana e dalla medicina di Vesalio, in cui la distinzione mente/corpo si fa radicale, irriducibile (1). Negli ultimi secoli si è assistito da più parti alla costante ricerca di un collegamento efficace tra le due entità così separate tra loro, cercando argomentazioni valide per “rivalutare” il corpo, senza ricordare i motivi che l’avevano reso inferiore. Totalmente perduta nella società occidentale, una prospettiva diversa di unione di mente e corpo si ritrova solamente nelle culture/religioni/filosofie non occidentali o in quelle pratiche considerate “tradizionali”, frutto di saperi tramandati oralmente nel corso dei secoli. Alla base, la concezione dell’essere umano come un tutto, come una sorta di microcosmo.

Pruderie agostiniana, dualismo platonico o eccessivo intellettualismo…sono molti i fattori che hanno contribuito all’exploit cartesiano (2). L’elemento fondamentale di questa concezione è connesso alla definizione ontologica del corpo che viene inteso come una macchina. Per ovviare all’imperfezione strutturale del corpo, che invecchia, che si modifica, che peggiora, e affinché il divario con la mente (più nobile e perfetta in quanto spirituale) non sia troppo profondo, è emersa l’idea del corpo come macchina perfetta, marchingegno misterioso ma autonomo. La separazione era compiuta. Il corpo diviene il supporto senza il quale non si dà una mente e in senso più ampio non si dà l’essere umano, ma allo stesso tempo esso viene contemporaneamente relegato al ruolo di macchina misteriosa la cui “meccanica” è ignorata dai più.

L’attenzione morbosa per il corpo tipica della nostra società sembra conferire a questo paradigma all’interno del quale siamo ancora profondamente immerse, un’inaspettata sfumatura paradossale. In realtà è forse la rimozione e l’assenza del corpo che produce l’ossessione contemporanea per esso. Tale ossessione prende le mosse dalla concezione del corpo come macchina, perfetta anche perché costantemente modificabile, migliorabile e plasmabile secondo le esigenze, fisiche, estetiche, sociali di chi lo porta. A livello economico, il corpo perfetto, idealizzato, preferibilmente femminile serve per vendere, ma al tempo stesso viene venduto, poiché è possibile per chiunque ottenerne uno uguale.


Tavola proveniente da un’edizione del De umani corporis fabrica di Vesalio (1543)

Una parte molto consistente della nostra economia (cosmesi, i prodotti dietetici e sportivi, la chirurgia) è nutrita da questa illusione. A livello simbolico il corpo, in qualche modo separato da chi lo porta, non fa parte a tutti gli effetti del Sè, è qualcosa di posseduto dall’essere umano, ma non è l’essere umano. Il potere dell’immagine meccanica del corpo e della sua estraneità dal nucleo essenziale dell’essere umano accredita l’idea che esso o parti di esso possano diventare merci. Non sei tu, è il tuo corpo.

Qualche giorno fa, Michela Marzano ha accennato alla separazione mente-corpo, affrontando il tema del post-porno. La filosofa, criticando il post-porno come linguaggio a suo dire ancora maschile, afferma che alla liberazione dei propri corpi le donne dovrebbero sostituire l’assunzione di una prospettiva maschile, concentrata sulla mente e non sul corpo. Si propone di assumere un atteggiamento maschile (?) per sottrarci a quello che siamo state considerate da sempre, ovvero corpi. Magari piuttosto sarebbe auspicabile cercare sia con la teoria che con le pratiche di includere il corpo nella soggettività al fine di superare la separazione mente-corpo che il patriarcato ha assunto come discriminante tra i generi.

In realtà a differenza di quanto dice Michela Marzano c’è bisogno eccome di una liberazione dei corpi, ma, a mio avviso, sociale prima che sessuale (3). Anzi più che una liberazione sessuale dei corpi auspicherei ad una de-sessualizzazione nella rappresentazione dei corpi, in particolare dei corpi femminili, che vengono percepiti in ogni contesto solo ed esclusivamente come oggetti sessuali. Più in generale poi è necessaria una liberazione sociale dei corpi: i corpi delle persone malate, degli anziani, corpi esteticamente non rispondenti ai modelli proposti, corpi che presentano disabilità (assieme all’ossessione del corpo la nostra epoca è ossessionata dall’utilizzo del corpo che si esprime semanticamente nei concetti di prestazione, di performance ecc). Questi corpi, paradossalmente avvertiti come anomali rispetto alla rappresentazione mediatica, sono sistematicamente cancellati dal discorso, emarginalizzati perché non più utili al capitalismo e al suo profitto. E con liberazione intendo visibilità, rappresentazione, narrazione.

Note

(1) Su questo aspetto il bellissimo libro di David Le Breton, Antropologia del corpo e modernità, Giuffrè Editore, Milano 2007, che nota come l’opposizione mente-corpo si sia specificata come opposizione tra essere umano e corpo, il quale entra nel registro simbolico dell’avere e non dell’essere (libro bellissimo, ma, ahimè, la cui lettura è rovinata da un’edizione scadente, mal revisionata e un testo zeppo di grossolani errori ortografici, banali sviste sintattiche e opinabili scelte di traduzione).

(2) Sarebbe molto divertente oltre che interessante se la storia della filosofia in collaborazione con le discipline psicologiche si dedicasse a tracciare dei profili psicologici dei filosofi. Sicuramente, i risultati comporterebbero un serio ridimensionamento del loro contributo teorico.

(3) Come ho già detto in precedenza, non c’è alcuna liberazione nel momento in cui si impiegano e ci si pone all’interno delle strutture patriarcali invece di decostruirle in maniera radicale dal di fuori.

Di qua l'attenzione ai "messaggi", di là la distrazione verso il mondo della famiglia, degli asili nido, delle materne, delle elementari, dei doposcuola, dei parchi giochi e insomma di tutto ciò che ha a che fare in concreto coi nostri figlioletti. ...

I quotidiani che rimuovono lo stupro e la condanna a Tuccia

  • Venerdì, 01 Febbraio 2013 12:24 ,
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Polvere da Sparo
01 02 2013

Sembro una pazza, sfoglio sfoglio questi due quotidiani che ho davanti e rimango basita.
Io trovo infinite difficoltà a scrivere dopo una sentenza di tribunale, avendo un rifiuto totale per l’impianto giudiziario e ancor di più per quello carcerario: non sono capace a commentare la galera altrui, soprattutto quando ad andarci sono stupratori, a maggior ragione se vestiti di qualche divisa di stato.
Per noi “contro il carcere” sempre e comunque non è mica facile da gestire una pagina di commento su otto anni di carcere ad un militare che ha lasciato una ragazza in fin di vita, sulla neve abruzzese, in piena notte, a morire là (cosa non avvenuta per un soffio)

La cosa che mi lascia sconvolta, e sfoglio sfoglio questi maledetti due giornali, è che a quanto pare anche il Corriere della Sera e Il Messaggero son così libertari e intrisi di pensieri abolizionisti che non reputano doveroso scriverne.
Ieri si è concluso il processo dello stupro di Pizzoli, processo discusso e da sempre presidiato da donne di tutta italia, ieri la colpevolezza del bravo soldatino dal faccino pulito è stata sancita dai loro tribunali eppure tutto tace.
Tutta questa carta e nessuno si è degnato di mettere nemmeno una breve.
Una breve che raccontasse cosa è accaduto, con quale forza e dignità quella ragazza ha deposto e vissuto tutto il processo, nessuno nella stampa nazionale (parlo di quel che ho davanti ovviamente) si è degnato di raccontarcelo, di mettere una foto dell’infinita solidarietà attiva fuori da quel tribunale aquilano. Nulla.

“il colloquio con i prof. si fa da casa via Skype” una pagina di questo c’è sul Corriere della Sera.. di spazio da buttare o riempire un po’ a caso ce ne stava tanto quindi.. uno così inizia a pensare che sia proprio una scelta politica, o no?

Abbiamo dei quotidiani illeggibili perchè intrisi di una cronaca becera e poi certe cose si omettono.
Otto anni per uno stupro selvaggio e mostruoso, effettuato da un soldato dell’esercito italiano, vengono rimossi, almeno dal quotidiano più venduto d’Italia.
Vergognatevi

Pagine di questo blog che ne hanno parlato
Uomini in divisa, stupratori in divisa
Lo stupro di Pizzoli e le donne del PD di L’aquila
Ci riguarda tutte
Si apre il processo

Corpi senza desiderio

  • Venerdì, 01 Febbraio 2013 10:00 ,
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Un altro genere di comunicazione
01 02 2013

Oggi apro il gruppo “la pubblicità sessista offende tutti”, molto attivo nella denuncia delle pubblicità sessiste e trovo questo messaggio di un’utente:

c.a Messaggerie del Garda

Ieri mattina chiudendo la Gazzetta di Mantova non credevo ai miei occhi c’era nel fondo pagina una pubblicità di una donna seduta con una specie di sottoveste, sguardo languido e ammiccante che diceva “portami nel tuo magazzino, ti farò felice” inizialmente non capivo di cosa si trattasse e quale prodotto venisse pubblicizzato, a tutto avrei pensato, certo non alle Messaggerie del Garda!.La pubblicità che avete deciso di utilizzare è sessista e lesiva della dignità delle donne, come se poi tutte le donne aspettassero di essere portate in qualche squallido retrobottega per fare sesso.Vi ricordo che la violenza contro le donne si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso manifestato dal genere maschile. Le sue radici, dunque, sono culturali E si deve anche alla tolleranza e alla sottovalutazione di questa radice profonda se oggi, la violenza contro le donne è un fenomeno molto diffuso.L’aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo (dati ONU). In Italia ogni tre giorni muore una donna per mano maschile nel 2012 sono state uccise 120 donne nella maggior parte dei casi da partner o da ex partner.Per combattere la violenza dobbiamo disinnescare i meccanismi che l’attivano e per farlo è necessario fare una grande lavoro di prevenzione e sensibilizzazione, partendo anche dalle immagini dalle quali ogni giorno siamo bombardate/i, perché la violenza sulle donne passa anche attraverso la strumentalizzazione che viene fatta quotidianamente della loro immagine (come nel caso della vostra pubblicità). L’immagine di donna che avete proposto ne oggettiva il corpo, l’oggettivazione è una forma di deumanizzazione che riduce l’individuo a oggetto, strumento, merce. Si parla di oggettivazione sessuale o sessualizzazione per indicare le situazioni in cui il valore di una persona risiede nella sua capacità di attrazione sessuale, a esclusione di altre caratteristiche. Credo che nel 2013 le donne abbiano ormai dimostrato di essere ben altro che puro oggetto sessuale a disposizione degli uomini!Ricordo inoltre che In data 3 settembre 2008 è stata approvata dal Parlamento Europeo la risoluzione n. 2038 relativa all’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne euomini (2008/2038(INI)) e che la provincia di Mantova facendo proprie le argomentazioni della risoluzione Europea, ha approvato nella seduta del 30/04/2010 con delibera n.17. un ordine del giorno sul tema “dell’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini”. L’ODG è stato inoltre inviato a tutti i comuni della Provincia.Nella risoluzione di cui sopra si indica come le politiche per la parità di genere devono essere finalizzate ad evitare che le persone a qualunque età subiscano continuamente, ed anche involontariamente, l’esposizione continuata a messaggi oggettificanti, è inoltre particolarmente importante che la pubblicità sui media sia disciplinata da norme etiche e/o norme giuridiche vincolanti che proibiscano la pubblicità che presenti stereotipi di genere o che inciti al sessismo e alla violenza.Sarebbe ora di utilizzare pubblicità più creative e intelligenti e soprattutto non lesive della dignità delle donne!
C. F.

Si tratta di una lettera indirizzata a Messaggerie del Garda, azienda di trasporti e logistica, che si è pubblicizzata con l’immagine di una donna sexy che si rivolge al destinatario invitandolo a seguirlo per “farlo felice”. Corpi senza desiderio. Le donne nei media vengono rappresentate, o esplicitamente o implicitamente in questo modo. Corpi sessualizzati che devono stuzzicare gli appetiti maschili, in quanto si suppone che le donne siano prive di desideri sessuali.

Certo in una cultura dove una donna che ha dei desideri è una puttana è chiaro quanto è sottovalutata, o peggio percepita come negativa, la nostra sessualità. Un linguaggio del genere si accozza bene con , appunto, la dicotomia della santa e la puttana molto viva nel nostro paese, dove la donna può, e dev’essere, soltanto un oggetto di desiderio senza esprimere alcun desiderio, tanto temuto dagli uomini.
L’immaginario della donna-oggetto è rassicurante, rassicura gli uomini di avere accanto una donna obbediente, sottomessa, che si concede quando vogliono loro e che sopratutto non pretendano troppo o non si mostrino troppo “esperte” o “disinibite”. Attorno a quest’idea si è costruito l’obbligo di rispettare il valore della verginità prematrimoniale da cui solo recentemente ci siamo liberate. Quindi la donna doveva essere bella, seducente ma illibata, parole che ogni tanto tornano nella bocca degli italiani, quando qualcuno di questi vuole difendere l’onore della figlia coinvolta negli scandali del Rubygate.

Perché non c’è nessuna differenza dal valore della castità tanto difeso fino a tempi recenti e il modello della donna-oggetto sempre disponibile a cui i media fanno affidamento per vendere i loro prodotti, insegnando alle donne che devono essere così e agli uomini che le donne devono dire sempre di sì ma quando c’è da soddisfare loro.

Noi donne dovremmo urlarlo che quest’ennesima pubblicità ci ha offese e che NOI VOGLIAMO GODERE NEI MODI IN CUI VOGLIAMO NOI (QUINDI NON SOLO COL PENE), CHE NOI ABBIAMO DESIDERI SESSUALI, CHE NOI IL SESSO LO FACCIAMO PERCHE’ CI PIACE E CHE IL CORPO FEMMINILE NON E’ UN OGGETTO DA USARE PER VENDERE DEI PRODOTTI E CHE LE DONNE SONO SOPRATUTTO ACQUIRENTI E HANNO POTERE D’ACQUISTO, NON OGGETTI PASSIVI CHE NON SIAMO ESSERI INFERIORI PER ESSERE CONSIDERATE SOLO “DIVERTIMENTO DA MATERASSO”.

Vogliamo ribadire, ancora una volta, che abbiamo bisogno di femminismo, di rivendicare autodeterminazione sui nostri corpi, perchè non siamo corpi senza desiderio ma CORPI CON DESIDERIO.
La violenza sulle donne, come scrive Claudia nella lettera, centra eccome perché in un immaginario sessuale in cui la donna non possiede il suo corpo e non da nemmeno un consenso convincente è chiaro che si tratta di cultura dello stupro. Cultura dello stupro, perché un uomo che stupra non cerca di soddisfare una donna ma sé stesso, il confine tra il sesso consensuale senza orgasmo femminile e uno stupro è sottile. Desiderio di controllo e possesso, è quello che appunto sta alla base dello stupro e di tutte le violenze sulle donne. Il controllo della sessualità femminile e il possesso del proprio corpo. Inoltre, questo immaginario è la causa e l’effetto delle disparità (80esimo posto nel mondo) e discriminazioni che ancora oggi subiscono le donne in Italia, che considerate come oggetti, non vengono valorizzate come individui, considerate autorevoli o credibili nel mercato di lavoro e ai “vertici”.
Dicendo NO a queste pubblicità stiamo portando avanti una rivoluzione sessuale, dobbiamo riprenderci i nostri corpi e rivendicare la nostra sessualità oltre che la nostra soggettività (identità).

NON ABBIAMO PAURA!

nè di essere considerate moraliste; i moralisti siete voi che ancora, nel 2013, credete che noi donne non abbiamo ( o non debbano aver) voglia di scopare;

nè di essere considerate invidiose; come se le donne desiderino avere un bel corpo piuttosto che avere una sessualità soddisfacente. NON SIAMO CORPI SENZA DESIDERIO!

né di essere considerate puttane; perché non è possibile, anzi è inammissibile che una donna desiderosa di sesso sia considerata una puttana. Il piacere è legittimo è un diritto è una cosa naturale e se fatto col consenso non c’è nessun male (e’ vergognoso ripetere queste cose nel 2013, cose che dovrebbero essere già accettate ed essere parte della “fiera dell’ovvio”).

BASTA!

Comune di Milano
31 01 2013

DONNE. MILANO ADERISCE A CAMPAGNA “CITTÀ LIBERE DALLA PUBBLICITÀ OFFENSIVA” (Milano, 25 gennaio 2013)

Il Comune di Milano ha aderito alla campagna “Città libere dalla pubblicità offensiva” promossa dall’Unione Donne in Italia (Udi) a favore della moratoria delle pubblicità lesive della dignità della donna. La campagna prende impulso dal Parlamento europeo che, tramite la risoluzione n. 2038 del 3 settembre 2008, ha evidenziato come la pubblicità contribuisca ad alimentare e a consolidare gli stereotipi di genere, determinando un impatto negativo sulla parità tra i sessi e come la percezione del corpo femminile in quanto oggetto da “possedere” possa incentivare i comportamenti violenti.

“Sono molto contenta di questo risultato – dichiara la delegata del Sindaco alle Pari Opportunità Francesca Zajczyk – altamente simbolico e denso di significato. Un traguardo importante, frutto anche delle competenze e delle professionalità espresse dal gruppo di lavoro creato da questa Amministrazione che, da tempo, lavora per un corretto uso dell’immagine delle donne nella pubblicità”.

Il Comune di Milano, aderendo a questa campagna, si impegna a chiedere agli organi di Governo nazionale e regionale l’attuazione della risoluzione comunitaria, che indica come inammissibile il modello pubblicitario lesivo verso il genere femminile, invitando gli Stati membri ad adeguare le norme in tal senso.

Inoltre, l’Amministrazione comunale continuerà ad impegnarsi affinché la comunicazione istituzionale, la valutazione delle proposte di patrocinio e, più in generale, tutte le iniziative che coinvolgono il Comune siano sempre ispirate ai criteri di rispetto delle Pari Opportunità tra donne e uomini e di corretta rappresentazione dell’identità di genere, lontano da stereotipi avvilenti per la dignità delle donne.

Le questioni di genere e l’adeguato riconoscimento delle donne negli incarichi di responsabilità sono stati uno dei tratti più importanti e innovativi dell’attuale Amministrazione comunale. Palazzo Marino ha messo in pratica la legge n. 120/2011 ancora prima della sua applicazione, e ha modificato il Regolamento comunale applicando anche nelle società partecipate il criterio sul rispetto della parità di genere. Il risultato è che oggi la presenza femminile al vertice del Comune è in aumento, con 6 ruoli apicali su 10 affidati alle donne. Accanto a questo dato, che pone l’Amministrazione milanese all’avanguardia tra gli enti pubblici italiani, è sempre stata alta l’attenzione per l’uso non sessista del corpo femminile, per restituire un’immagine della donna che metta in risalto i tanti talenti spesso dimenticati o ignorati.

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