Le femministe contro le mutande sessiste di Victoria’s Secret

  • Mercoledì, 19 Dicembre 2012 11:41 ,
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Giornalettismo
19 12 2012

Victoria’s Secret, l’azienda famosa per l’intimo, si è infuriata con una campagna antistupro del gruppo femminista Force. Vi sveliamo il perché.

IL CASO – Victoria’s Secret ha lanciato una nuova linea di intimo, “Pink“, con frasi scritte sulle mutande del tipo “Sure Thing” che letteralmente significa “A colpo sicuro” e “Unwrap me” – “Scartami”. L’invito alla sessualità “troppo facile” non è piaciuto al gruppo femminista FORCE che ha letto tra le righe una mercificazione pari al servire lo stupro su un piatto d’argento. FORCE ha lanciato un’iniziativa con frasi, sempre stampate sull’intimo, ma inneggianti al rispetto della donna e al dialogo e Victoria’s Secret non l’ha presa bene.
DEMOCRATICAMENTE – L’azienda, per rimanere in tema di dialogo, ha democraticamente – si fa per dire – chiesto la chiusura del sito di FORCE e del profilo Twitter perché stava prendendo troppo piede e si sarebbe rivelato una cattiva pubblicità. FORCE ha utilizzato la popolarità del marchio per sensibilizzare l’attenzione pubblica sulla violenza sessuale, ottenendo un ampio consenso, come rivela Boing Boing.
IN DOWN - Victoria’s Secret ha ottenuto solo apparentemente il suo risultato quando sono caduti sia il sito di FORCE che il profilo Twitter e la discussione dai toni accesi si è bloccata ma solo momentaneamente. Il blocco del sito evidenzia la difficoltà di portare avanti un discorso sul web quando l’argomento è delicato. La campagna FORCE ha ottenuto una maggiore diffusione mentre Victoria’s Secret non ha fatto proprio una bella figura.onne dell'83,7%: due di queste alla data del censimento avevano compiuto 112 anni.

Albanese, le donne e i soliti cliché

  • Venerdì, 14 Dicembre 2012 09:57 ,
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Ci si prepara al Natale e per il cinema l'occasione è talmente ghiotta che neanche un fuoriclasse come Antonio Albanese ci ha voluto rinunciare. E così, a quasi due anni dall'uscita di Qualunquemente ed ancora per la regia di Giulio Manfredonia, arriva l'attesissimo Tutto tutto, niente niente che prova a raccontarci "l'osceno che ci circonda". Vale a dire i cambiamenti del nostro Paese attraverso le mutazioni antropologiche di alcuni personaggi, modello ed espressione di questa realtà, e ormai armamentario dell'ultra ventennale carriera del grande attore brianzolo di origini siciliane. Torna il rozzo politicante Cetto La Qualunque, dunque, e lo spinellaro hippy Frengo Stoppato mentre la new entry è affidata allo scafista veneto Rodolfo Favaretto che commercia in migranti e sogna la Secessione con annessione all'Austria.

Stavolta, però, a differenza di Qualunquemente che altro non era che la gag televisiva di Cetto La Qualunque sbrodolata per il grande schermo, l'attore sembra aver voluto puntare molto più in alto. Un'ambizione in parte realizzata grazie ad una maggiore unità di racconto e nonostante una trama esagerata e situazioni al limite del grottesco. Il tutto condito da una tale esplosione di scenografie, costumi e location che faranno di sicuro fruttare lustro e quattrini alla nuova pellicola, in uscita il 13 dicembre.

Peccato che il film riproduce - purtroppo - alcuni degli stereotipi più abusati da una certa filmografia quando deve rappresentare una donna. E lo standard è sempre lo stesso sia che si tratti dell'ultimo lavoro di un grandissimo artista come Antonio Albanese (autore del soggetto e della sceneggiatura) o del classico cinepanettone natalizio: una donna-merce, oggetto sessuale, corpo da macelleria. Una donna, come al solito, meglio definita - testuale dal film, in una scena con Cetto - troiona. E se per descrivere un certo mondo della politica il ricorso alle escort sembra quasi inevitabile (Berlusconi docet), appare meno congruo giocare ed insistere con il medesimo luogo comune anche nel caso della moglie del razzista Olfo, rigorosamente abbigliata con indumenti sud tirolesi o qualcosa del genere la quale, sola e stufa di guardare la tv, (finalmente) si porta a letto tre fustacci di colore, ovvero i migranti clandestini con cui il marito traffica - dice lui - per affrontare la crisi. O con quello della mamma e della sorella di Frengo, tutte chiesa e acquasantiere. Come a confermare un doppio, ulteriore cliché: le donne? Tutte sante o puttane, meno mia madre e mia sorella.

Alla presentazione del suo lavoro, una conferenza stampa allestita al Nuovo Sacher con il folto cast - tra cui Fabrizio Bentivoglio e Lunetta Savino - e gremita di giornaliste e giornalisti, abbiamo posto la domanda ad Antonio Albanese. Alla quale l'attore ha così risposto: "Sono molto legato a questi temi ed è proprio per il grande rispetto che ho per le donne che io denuncio tutto questo. I tre sono personaggi negativi, ridicoli, non sono dei gladiatori. Per me, anzi sono l'opposto. Io la penso come lei, assolutamente, ma forse di più. Proprio per questo mi sono impegnato a rappresentare queste mostruosità. E l'idea di un uomo capace di queste azioni purtroppo esiste. Forse io sono aggressivo, lo so, ma è un mio modo di denunciare questi comportamenti che trovo inauditi. Le assicuro che io non amo Cetto, Cetto è una rappresentazione completamente diversa da me, completamente negativa come lo sono Frengo, e Favaretto che rappresenta una fauna che io odio totalmente. Per me è sottinteso che l'idea che una donna non possa attraversare una piazza perché viene anche solo derisa, è una cosa che mi fa impazzire, mi manda in tilt".
Il punto però è che, secondo noi, riproducendo senza contrapposizioni sempre lo stesso stereotipo, si rischia di perpetuarlo. Che è ciò che è successo e succede alla nostra Cultura. Vi risulta che in una qualunque commedia non si faccia ricorso sempre, ineluttabilmente, alle strafigone sculettanti senza testa né pensieri? A noi pare che da quel modello lì, in Italia, non si esce. Ed è un peccato perché anche stavolta, una delle migliori teste pensanti della nostra cultura - l'artista/operaio, regista di tre film con una regia pure alla Scala, autore di decine di testi teatrali, scrittore di sei libri - si è persa un'occasione. Un'attenzione di genere che, forse, avrebbe anche giovato al suo film.
Ci duole, infine, riportare per dovere di cronaca che Lunetta Savino - nel film madre di Frengo ossessionata dal miraggio di far diventare suo figlio beato - alla nostra richiesta e alla risposta di Albanese, non ha battuto ciglio. Rispondendo, più tardi, amabilmente, ad una domanda sul suo personaggio ed a quanto sia stato piacevole lavorare con Albanese. Lunetta è tra le fondatrici di Snoq, Se non ora quando, insieme alle sorelle Comencini. Ci dispiace che sia andata così.

Pinkstinks…ma non per Repub(bl)ica!

  • Mercoledì, 12 Dicembre 2012 09:30 ,
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Tempo fa avevamo parlato di una bella campagna britannica dal nome evocativo di Pinkstinks, il cui claim suona più o meno così ‘c’è più di un modo di essere ragazze…’ . Pinkstinks, secondo le intenzioni dei promotori, ha come obbiettivo tutti quei prodotti, media e marketing che stabiliscono ruoli fortemente limitanti e stereotipati alle bambine (e di conseguenza anche ai bambini). Per fare questo la campagna denuncia la ‘pinkificazione’ delle ragazzine e promuove invece valori positivi – quali nuovi e più stimolanti modelli femminili, un approccio positivo alle questioni relative all’immagine corporea, un accento a tutti quegli stimoli culturali necessari che vanno oltre a ‘moda e trucchi’.

Non sicuramente una tendenza italian questa, dove lo stereotipo va fortissimo e la genderizzazione mette al sicuro il ‘vero’ maschio e la vera ‘femmina’ da tutte quelle identità fluttuanti e in trasformazione che assediano il fortino della ‘normalità’. E così, anche la sezione di Torino di Repub(bl)ica ha deciso fosse tempo di scendere in campo con l’innovativa rubrica PinkTurin, descritta in questi termini: “Una nuova sezione dell’edizione torinese di repubblica.it, tutta in rosa. Si chiama Pink Turin ed è online da oggi: quattro parole-chiave (people, lifestyle, spazi liberi, noi&loro), un ventaglio di temi che spazierà dalla moda alla vita con i figli, dai personaggi ai consumi, dal fitness alla bellezza, il tutto in chiave torinese.”

Wow, proprio quello che mancava! A proposito di stereotipi ecco il piatto ricco di tutto ciò che una donna trova imperdibile nella vita: moda, fitness e bellezza, perché la prima (e spesso unica) qualità intrinseca di una donna è l’apparenza, la vita coi figli, per l’equivalenza donna=madre (odierna o futura, non c’è scampo) e perché il ruolo di cura ce lo siamo vinte all’enalotto qualche migliaio di anni fa e ce lo teniamo, personaggi, perché si sa la donna è pettegola e smania di sapere tutto dei divi e delle dive che popolano il suo immaginario e per finire l’immancabile consumi, dal momento che prima che persone siamo consumatrici, ed è perciò bene tenerci ferrate sul tema.
 
E per chiudere in bellezza, poteva mancare una rubrica dal titolo Visto da lui, corredata da una immagine niente affatto casuale (Humphrey Bogart circondato da due bellissime donne, una Lauren Bacall che resta sullo sfondo e una Marilyn Monroe tutta sorrisi, nel cui decolletè Bogart tuffa gli occhi in maniera totalmente esplicita), nella quale troviamo una sorta di ‘pagella maschile’ sulle armi di seduzione utilizzate dalle donne – nel primo numero pollice verso per i push up e plauso per gli smalti neri, che oggi la femmina ci piace trasgressiva – Lisbeth Salander style viene suggerito…(non troppo, però! Non si sa mai che una oltre che l’aspetto venga ispirata anche dal carattere della suddetta! No, per carità, deve essere solo una somiglianza epidermica… buona solo per portare un pò di brio alle fantasie rachitiche dell’autore dell’articolo!)
Niente di nuovo sotto al sole, su questo non v’è dubbio! A quando una bella rubrica dal nome, che so, PurpleTurin, con i seguenti temi: Bondage, questo sconosciuto, riflessioni su testo yonqui di B.Preciado, autocostruzione di dildi (nella sezione fai da te & bricolage)… e poi critica al consumismo, politiche dei corpi, teorie e pratiche ecofemministe, vegan lifestyle, ritratti di donne che si sono mosse al di fuori degli stereotipi (e nella storia ce ne sono veramente tantissime, ma non se ne parla mai), artiste, attiviste, donne che non vogliono essere madri, donne che amano le donne, ecc.ecc.ecc.
I temi non mancano, manca tutto il resto: la fantasia, il coraggio, la volontà.
Fantascienza. Ebbene, continuate pure a tingere di rosa inutili rubrichette che non leggeremo mai, noi continueremo a spingere la nostra curiosità fuori dagli angusti limiti imposti dal vostro conformismo e dalla vostra paura. Pinkstinks!

 

Per i giovani, tutto

  • Giovedì, 06 Dicembre 2012 15:04 ,
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Per il suo documentario “Il corpo delle donne” (5 milioni di contatti online), la mia amica Lorella Zanardo è stata amata, odiata, celebrata, detestata, perfino un po’ perseguitata. Lì si vedeva semplicemente quello che ogni giorno vedevamo in tv: non c’era niente di diverso, se non lo sguardo. In questo caso, lo sguardo di un’italiana poco italiana e non assuefatta, grazie alla frequentazione assidua con altri Paesi. Prova del fatto che il cambio di sguardo sulle cose è tanto, è quasi tutto, e quindi che molto dipende da noi, dalla nostra volontà e dal nostro desiderio.

“Il corpo delle donne” è stato anche un libro, edito da Feltrinelli. Recentemente per lo stesso editore Lorella ha pubblicato “Senza chiedere il permesso-Come cambiamo la tv e l’Italia”, dedicato ai ragazzi. L’intento è l’educazione alla cittadinanza attiva, attraverso un uso consapevole dei media. Le chiedo di raccontarmi il cambio d’oggetto.

“Semplice” dice. “Quando uscì il documentario centinaia di docenti di tutta Italia ci chiamarono per presentarlo e commentarlo nelle scuole. Insegnanti appassionati e responsabili, ma in qualche modo “vinti” dalla concorrenza imbattibile della tv. Ci siamo andati: qui è l’embrione di questo progetto di educazione ai media, che in altri Paesi è materia obbligatoria. Se non conosci il linguaggio dei media, a cominciare dalla tv, hai scarse possibilità di essere un cittadino attivo e consapevole.
La gente guarda moltissima tv, che resta in assoluto il primo mezzo di accesso alle informazioni. Secondo l’Istat la penetrazione è del 98 per cento. In gran parte delle case ci sono 2 o 3 apparecchi televisivi, e i programmi più guardati in assoluto sono quelli della tv generalista. Questo dà un’idea della potenza del mezzo e del livello di responsabilità. Altro dato da smentire è che i ragazzi guardino poco la tv: i bambini la guardano tantissimo, adolescenti e giovani vanno a cercarsi i programmi online. Anche la rete è invasa dalla tv.
A questi dati ne vanno intrecciati altri: il più alto tasso di abbandono scolastico in Europa, il più alto tasso di analfabetismo di ritorno -intendo gente che ormai fa fatica a leggere-, la più bassa percentuale di iscritti all’università (quest’anno c’è stato un crollo).
L’audience di tutti i quotidiani messi insieme probabilmente non raggiunge quella di una puntata di “Striscia la notizia”, 8 milioni di persone. Questo è il Paese con cui abbiamo a che fare. Questo significa non avere avuto, tra le tante altre cose, la legge sul conflitto di interessi. E nel frattempo la scuola viene messa in ginocchio.
Quando giriamo le scuole per portare il nostro corso di alfabetizzazione all’immagine, “Nuovi occhi per i media”, il cui schema è riprodotto nel manuale della seconda parte del libro, partiamo proprio dagli stereotipi di genere: qui sta l’anello di congiunzione con “Il corpo delle donne”. Questi stereotipi producono ancora disastri, in particolare sulle ragazze. In questi giorni ci tocca ancora subire lo spettacolo della valletta muta e seminuda, mi riferisco a una trasmissione di Paolo Bonolis. Fanno come se niente fosse.
Il modello è sempre quello, il vecchio maschio 50-60 enne e la ragazzina passivizzata, presentata come un oggetto, muta e senza cervello. E’ lo stesso vecchio maschio che detta legge dappertutto, in tv, in politica, nei consigli di amministrazione. Tutto il Paese, in ogni settore, è bloccato da questa figura.
Toccherebbe al Ministero della Pubblica Istruzione occuparsi di alfabetizzazione all’immagine, oltre che alla parola. C’è una grandissima domanda, a cui non corrisponde alcuna offerta. Noi riempiamo questo vuoto con i nostri mezzi. Particolarmente interessanti le esperienze che abbiamo realizzato in Toscana e in Trentino, dove abbiamo lavorato sui formatori”.
Il libro è un’ottima guida per gli educatori che vogliano acquisire consapevolezza e metodo per lavorare con i ragazzi sul linguaggio mediatico e la cittadinanza attiva. Un efficace corso di “educazione civica”, che veicola tra gli altri due importanti messaggi: il cambiamento di sguardo è un passaggio decisivo per cambiare ciò che guardi -o sei costretto a guardare-; ogni nostro atto politico oggi deve mettere al centro i piccoli -bambini e giovani, animali e piante- in una chiave di restituzione almeno parziale di ciò che la “generazione perduta” -la nostra- ha loro violentemente sottratto.
Danilo Chirico, Paese Sera
5 dicembre 2012

Fase di grande difficoltà per l'emittente nata grazie all'accordo tra l'ex centro sociale Brancaleone e il network milanese: cassa integrazione per i lavoratori, tagli di tutti i contratti precari.

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