La minoranza di Syriza contro i tagli, mentre in piazza marcia il "popolo del no" Alexis Tsipras tira dritto: resteremo nell'euro. L'ex ministro Varoufakis non vota il piano.
Tonia Mastrobuoni, La Stampa ...

La politica di SYRIZA: neokeynesiana o anticapitalista?

  • Martedì, 21 Aprile 2015 10:00 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atene Calling
21 05 2015

In un contesto in cui la crisi capitalistica mondiale sembra intensificarsi e mentre la socialdemocrazia europea, guidata dallo strapazzato Hollande, organizza in comunione con la Destra la sottomissione dei lavoratori d’Europa alla regola dell’austerity, la Sinistra o sarà anticapitalista, o semplicemente ne uscirà a pezzi. Il caso francese mostra che il sostegno sociale della Sinistra oggi è rivendicato con successo dall’estrema Destra, in ascesa ovunque in Europa, dove sta venendo meno la distinzione tra Sinistra e Destra, parlando di fatto in modo “antisistemico” e convincendo milioni di lavoratori che il loro futuro contro il sistema è il nazionalsimo: la precedenza dei propri diritti su quelli degli stranieri e, in ogni caso, il sostegno dei “loro” capitali nazionali contro quelli degli altri paesi europei. Quanti hanno sentito la filellena Marin Le Pen durante la trasmissione televisiva del suo ammiratore I. K. Pretenderis, e chi ha visto chi ha votato il Fronte Nazionale la scorsa domenica, hanno avuto una buona occasione per verificare le cose sopra dette.

Dunque, nel contesto di una crisi capitalista che probabilmente è destinata ad acuirsi presto, e quindi partendo da un’urgente necessità di una politica anticapitalista (quando potrebbe essere più attuale una politica di questo tipo?), è necessario valutare il primo bimestre del governo guidato da SYRIZA – dalla trattativa e il fronte interno alla situazione del partito. Al punto in cui ci troviamo, non è utile approfittare di debolezze reali o drammatizzare i compromessi; tuttavia, non è utile nemmeno l’indifferenza verso il consenso nei sondaggi per i provvedimenti governativi, cioè il trasferimento della politica del partito al governo.

I primi due mesi del nuovo governo hanno costituito un difficile equilibrio, tra un doloroso compromesso in un’atmosfera di pressione asfissiante e un insieme di importanti iniziative sul fronte interno (crisi umanitaria, 100 rate, prima abitazione, nuova ERT, carceri, questione migratoria). Tuttavia, l’evidente importanza di queste iniziative, come anche la dichiarazione rincuorante che il governo preferisce pagare stipendi e pensioni invece del debito, non basta a cancellare l’assenza di politiche anticapitaliste di SYRIZA, e conseguentemente anche del governo. Lo abbiamo visto in vari casi: il coinvolgimento, nella squadra per la trattativa, di malfamati tecnocrati dell’antico regime; il rifiuto di una rottura dei “vincoli” per paura di un “Armageddon”; il rinvio del ritorno dello stipendio minimo a 751 euro e la mancata abolizione della legge sulle domeniche lavorative, per timore di uno shock dei mercati; l’indifferenza del “legislatore” rispetto all’esperienza di autogestione di ERT3; il silenzio, al nostro interno, tanto su come viene affrontata la costante fuga di depositi bancari, quanto sull’”insicurezza creativa” nelle questioni lavorali e nelle privatizzazioni. Lo stesso vale anche per altre questioni, assolutamente critiche, delle quali non ci si occupa: ad esempio la partecipazione dei lavoratori e il controllo sociale nel settore pubblico, che darebbero una fortissima spinta a una riforma fiscale progressiva; la riorganizzazione del sindacato e il controllo del lavoro nelle imprese; la lotta alla disoccupazione, l’assenza di investimenti privati, che, come il profitto capitalista durante una crisi, rimarranno bassi per molto tempo; infine, ovviamente, l’urgente internazionalizzazione della lotta contro l’austerity.

Non è una questione di cattive proposte o di una certa inclinazione verso il compromesso. La mancanza di una politica anticapitalista per SYRIZA costituisce un “pensiero”, che dice all’incirca così: il nuovo governo non è stato eletto per organizzare il passaggio al socialismo, e questa questione non si pone neppure nella difficile situazione presente, ma è stato eletto come governo di “salvezza sociale”, per uno scopo particolare, dunque è necessaria una politica “pragmatica”: lotta alla crisi umanitaria, riattivazione dell’economia per mezzo del rafforzamento della domanda, tassazione progressiva. Al di là delle analisi marxiste, dunque, la reale pratica politica – lo si sostenga esplicitamente o implicitamente – non è altro che la politica keynesiana.

In questa concezione, che separa il pratico e l’immediato (politca neokeynesiana) dal medio-lungo termine (politica anticapitalista), guardando il secondo come una costanza teoretica, sembra che si incontrino due “blocchi” contrastanti all’interno di SYRIZA. Schematizzando: da una parte quelli che ritengono che sia vietato un tentativo di spezzare i “vincoli”, per rimanere nell’Eurozona; dall’altra quelli che da tempo cercano un ritorno, anche in questo caso senza rotture, alla moneta nazionale. Paradossalmente, la seconda strategia è stata identificata come opposizione interna di sinistra al partito in SYRIZA – mentre la sua premessa, come afferma Kostas Lapavitsas, è una Nuova Politica Economica greca, basata sulle piccole e medie imprese. Il fatto che nell’ambito della crisi capitalista i margini di profitto (anche) di queste ultime passino da ulteriori reclami sul salario e sui diritti del lavoro – e mentre la realtà della povertà dei lavoratori costituisce il proemio di una nuova crisi umanitaria – sembra che non sia fonte di preoccupazione.

Giudicando in base alla decisione politica dell’ultima Commissione Centrale di SYRIZA e alla generale disposizione del partito fino ad ora, la maggior parte delle questioni prima esposte, mentre preoccupano tutti, non sono argomento di discussione tra i dirigenti, i membri e i corpi collettivi. Una questione è se (e dove altro) se ne dovrebbe discutere. Un’altra questione è che il nostro partito, cioè l’anima collettiva, deve impegnarsi – impegniamoci – a fare il possibile in breve tempo.

di Christos Laskos e Dimosthenis Papadatos-Anagnostopoulos

Fonte: rednotebook.gr

Traduzione di AteneCalling.org

 

Carceri, lo sciopero scuote Syriza

  • Martedì, 07 Aprile 2015 09:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atene Calling
07 04 2015

Ven­ti­due dete­nuti poli­tici che fanno lo scio­pero della fame – oggi è il 34 esimo giorno — per l’abolizione delle car­ceri spe­ciali e di un insieme di misure di emer­genza rischiano la morte, met­tendo a dura prova il governo di Ale­xis Tsi­pras. Sparsi in vari ospe­dali, cin­que di loro, secondo i medici, sono in fase di dere­go­la­riz­za­zione defi­ni­tiva delle loro fun­zioni orga­ni­che, uno ha già avuto due infarti, men­tre la vicenda, poco prima della pasqua orto­dossa, sta offu­scando la cro­naca sulle trat­ta­tive tra Atene e i cre­di­tori internazionali.

Tutto è comin­ciato il 2 marzo, quando una tren­tina di dete­nuti accu­sati o con­dan­nati per rapine, atten­tati ter­ro­ri­stici, tutti con­si­de­rati «peri­co­losi» dallo stato elle­nico, hanno deciso lo scio­pero della fame per pro­te­stare con­tro la «cro­ciata anti­ter­ro­ri­smo» degli ultimi anni, che pre­vede tra l’ altro la deten­zione dei fami­liari dei pre­sunti terroristi.

In un comu­ni­cato fir­mato da Dimi­tris Kou­fon­ti­nas, mem­bro dell’ orga­ni­zza­zione 17 novem­bre, e Kostas Gour­nas, mem­bro di Lotta Rivo­lu­zio­na­ria, ambe­due pri­gio­nieri nel car­cere spe­ciale di Domo­kos, si legge che i dete­nuti lot­tano per «l’abolizione di alcuni arti­coli del codice penale che si rife­ri­scono alle orga­niz­za­zioni cri­mi­nali e ter­ro­ri­sti­che, per la revoca della legge di emer­genza che pre­vede misure spe­ciali, l’abolizione dei tri­bu­nali spe­ciali e delle pri­gioni di tipo Gamma, sim­bolo dello stato d’eccezione dei pri­gio­neri politici».

La crea­zione delle car­ceri spe­ciali, da parte del vec­chio governo, fu la goc­cia che fece tra­boc­care il vaso della pro­te­sta con­tro un sistema peni­ten­zia­rio ana­cro­ni­stico e repressivo.

Mal­trat­ta­menti, pestaggi, tor­ture sono all’ordine del giorno nelle pri­gioni gre­che, tra le più sovraf­fol­lati d’Europa. Non solo: la man­canza del per­so­nale medico, la spor­ci­zia nelle celle e negli spazi comuni — non a caso epa­tite e altre malat­tie sono molto dif­fuse — ma soprat­tutto il rego­la­mento disci­pli­nare, che si fa sem­pre più rigido, danno l’immagine di un vero e pro­prio inferno, non degno né della sto­ria né della civiltà elle­nica. Non a caso ogni anno non sono pochi i dete­nuti che deci­dono di met­tere fine alla loro vita. L’ultimo è stato un paki­stano che si è impic­cato il 24 marzo pro­prio nello stesso car­cere dove sono rin­chiusi Kou­fon­ti­nas e Gournas.

Cen­ti­naia sono in attesa del pro­cesso, visto che secondo la legi­sla­tura greca, una per­sona può essere dete­nuta fino a 18 mesi prima di essere processata.

Che la situa­zione sia disu­mana lo dimo­strano i fre­quenti scio­peri della fame, le rivolte, le fughe, ma pure le sta­ti­sti­che e le con­danne della Gre­cia da parte della Corte euro­pea dei diritti umani. Nel 2014 i reclusi nelle pri­gioni gre­che, che al mas­simo pos­sono ospi­tare 9 mila per­sone, erano 12.700. Più della metà sono extra­co­mu­ni­tari e la mag­gio­ranza è arre­stata per­ché ha ten­tato di entrare clan­de­sti­na­mente in ter­ri­to­rio elle­nico oppure per delitti legati all’uso di droga. In con­di­zioni di lusso, invece, vivono i dete­nuti neo­na­zi­sti di Alba Dorata e per­so­naggi poli­tici con­dan­nati per corruzione.

Il governo di Anto­nis Sama­ras non solo non ha fatto nulla per miglio­rare la situa­zione, ma ha creato le car­ceri spe­ciali. Il pre­te­sto è stato l’evasione, nel 2014, di Chri­sto­dou­los Xiros, mem­bro del 17 novem­bre, con­dan­nato a sei erga­stoli e in car­cere dal 2003. La sua scom­parsa dopo un per­messo pre­mio per le feste di Natale (Xiros è stato arre­stato di nuovo pochi mesi fa) aveva pro­vo­cato dure rea­zioni tra i con­ser­va­tori e i socia­li­sti, fin­ché Sama­ras aveva deciso di costruire il primo car­cere spe­ciale, detto Gamma, a Domo­kos, una cit­ta­dina a una tren­tina di chi­lo­me­tri a nord di Lamia.

I dete­nuti sor­ve­gliati dai reparti delle forze spe­ciali della poli­zia e da mili­tari armati fino al collo, senza per­messi di libertà, con ore d’ aria quasi ine­si­stenti, senza la pos­si­bi­lità di comu­ni­care con il mondo esterno, con video­ca­mere, porte blin­date e fine­stre anti­pro­iet­tile, vivono iso­lati in un car­cere tutto nuovo ma medioe­vale, diven­tato il sim­bolo della repres­sione. Erano seguite pro­te­ste con­tro la riforma del sistema peni­ten­zia­rio da parte di migliaia di dete­nuti, mobi­li­ta­zioni orga­niz­zate da gruppi anar­chici e atti­vi­sti della sini­stra, ma Sama­ras era rima­sto fermo. Nel ten­ta­tivo di rac­co­gliere voti, poco prima delle ele­zioni del gen­naio scorso, il suo governo aveva pun­tato sulla sicu­rezza, men­tre Syriza aveva pro­messo la chiu­sura imme­diata del car­cere di tipo Gamma.

Ieri il mini­stro della Giu­sti­zia Nikos Para­ske­vo­pou­los ha pre­sen­tato un pro­getto di legge che pre­vede, tra l’altro, l’abolizione delle car­ceri spe­ciali. Per alcuni dete­nuti poli­tici e sim­pa­tiz­zanti della lotta armata non è suf­fi­ciente. Lo stesso pen­sano alcuni gruppi anar­chici — che ieri hanno rischiato di scon­trarsi con la poli­zia nel quar­tiere ate­niese di Exar­chia — per i quali Syriza «è sem­pre espres­sione del potere» e «nemico di classe».

Poche set­ti­mane fa gli anar­chici, in segno di soli­da­rietà ai dete­nuti in scio­pero della fame, hanno occu­pato per alcune ore la sede cen­trale di Syriza ad Atene. Mer­co­ledì scorso una ven­tina di atti­vi­sti, sono entrati nel “sagrato” del Par­la­mento, dove non ci sono più le bar­riere metal­li­che, per espri­mere la loro soli­da­rietà ai «com­pa­gni incar­ce­rati in lotta».

Una pro­te­sta del tutto paci­fica che ha pro­vo­cato una marea di rea­zioni. Per Nd e Pasok «lo Stato è stato tra­volto», men­tre nel governo ci sono due linee di pen­siero: c’è chi, come il por­ta­voce e il rap­pre­sen­tante par­la­men­tare di Syriza, con­si­dera l’atto «pro­vo­ca­to­rio e incom­pren­si­bile», men­tre per la Pre­si­dente del Par­la­mento Zoi Kon­stan­to­pou­lou «non c’è stata alcuna invasione».

di Pavlos Nerantzis

"Una Syriza europea per fermare l'austerity"

È grazie al fatto che abbiamo deciso che la sinistra dovesse assumersi la responsabilità di governare anche nella crisi che abbiamo potuto costruire un progetto antagonista. [...] Ma in ogni paese le condizioni sono diverse e spetta alle forze che ci sono decidere come muoversi. [...] La miglior solidarietà che possiamo ricevere in Grecia è che in ogni Paese cambino gli equilibri, e su questo siamo disponibili a fornire il nostro aiuto. Sappiamo molto bene che i poteri forti ci attaccano per distruggere la possibilità di un cambiamento in Europa.
Angelo Mastrandrea, Il Manifesto ...

atene3Il Manifesto
20 febbraio 2015

La richie­sta dell’Unione euro­pea alla Gre­cia di pro­se­guire con le cata­stro­fi­che poli­ti­che di auste­rity degli ultimi cin­que anni, è uno schiaffo alla demo­cra­zia e ai sani cri­teri economici. 

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