×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Redattore Sociale
21 05 2015

Per l'accoglienza dei profughi la prefettura di Pisa ha creato un database in cui saranno inseriti gli appartamenti sfitti o inutilizzati messi a disposizione dai privati per i migranti appena sbarcati.

Particolare attenzione, precisa la prefettura, è stata rivolta anche alle realtà condominiali, prevedendo che nello stesso condominio non potranno essere utilizzati più di 3 appartamenti da destinarsi all’accoglienza dei richiedenti asilo. E nel frattempo, all’assessorato alle Politiche sociali della Regione Toscana, sono arrivate alcune telefonate proprio da cittadini privati che hanno manifestato la loro intenzione di mettere a disposizione i loro appartamenti.

Nel frattempo, il prefetto di Firenze Luigi Varratta, coordinatore delle prefetture della regione, ha suddiviso la Toscana in sette macro-aree, ognuna delle quali, in base alla popolazione residente, dovrà prendersi in carico una fetta di migranti in arrivo.

La percentuale più alta tocca alla zona di Firenze-Fiesole, a cui spetta il 38,5% dei profughi. Seguono l’area dell’Empolese con 17,5%, la Piana con l’11%, la zona della Sieve con l’8,%, l’area di Signa e Lastra a Signa con l’8,%, il Chianti con l’8,5% e il Mugello con il 6,9 per cento.

Saranno poi i sindaci dei Comuni dentro queste sette macro-aree ad auto-regolamentare l’ulteriore distribuzione dei migranti sul proprio territorio.

Da due anni Regina e Christopher Catambrone solcano il Mediterraneo con una nave comprata apposta per soccorrere gli immigrati."Siamo originari del Sud Italia: l'emigrazione e le sue tragedie fanno parte della nostra storia". [...] Chris e Regina Catambrone sono gli unici "privati" a dare assistenza in un mare sempre più segnato da tragici naufragi. [...] "Cosa significa casa mia? Casa mia, come la casa di questa gente che fugge per necessità, è il mondo".
Emanuele Lauria, La Repubblica ...

Migranti, all'Onu è stallo

Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è in calendario alcuna seduta sul tema dei migranti nel Mediterraneo. La proposta di risoluzione italiana, che dovrebbe essere presentata al Palazzo di Vetro attraverso la Gran Bretagna, dovrà prima superare una serie di scogli. Diversamente dalle impressioni iniziali, ci sono una serie di ostacoli da affrontare. La Francia ieri si è dichiarata "contraria" all'istituzione di quote di migranti da accogliere, ma è favorevole ad una redistribuzione "più equa" tra i paesi Ue di chi ha ottenuto il diritto d'asilo.
Nello Scavo, Avvenire ...

Blog Sciopero Sociale
11 05 2015

Appello per una giornata di mobilitazione dei migranti, lavoratori e precari sul tema della mobilità e della libertà di muoversi e di restare.

La crisi ha mutato profondamente il quadro politico e sociale. Mentre l’immigrazione entra nel dibattito pubblico come continua ‘emergenza’, solo a ridosso delle stragi che continuano a ripetersi nel Mediterraneo, una vera e propria guerra contro i migranti viene combattuta sui confini interni ed esterni dell’Europa e dell’Italia.

Il regime di Dublino impedisce a migliaia di uomini e donne di muoversi liberamente una volta arrivati in Europa e il razzismo istituzionale pesa su ormai quasi cinque milioni di uomini e donne che in Italia vivono, lavorano o transitano dipendendo da un permesso di soggiorno. A causa del legame tra permesso di soggiorno, lavoro e reddito sono migliaia i mancati rinnovi dei permessi, i ricongiungimenti familiari negati, i rigetti per le regolarizzazioni tramite sanatoria. A tutto questo si deve aggiungere un aumento silenziosamente pianificato del potere discrezionale di questure e prefetture e un’intensificazione dello sfruttamento nei posti di lavoro. La gestione delle cosiddette migrazioni umanitarie – che vede insieme logica dell’emergenza, business dell’accoglienza e ingresso nel mercato del lavoro in condizioni di ricattabilità – si colloca all’interno di questo contesto, come i tempi infiniti di convalida delle richieste di asilo e le vicende legate a Mafia Capitale confermano ogni giorno.

I partiti e i sindacati, il governo e il suo primo ministro, abituati a cinguettare su tutto, sembrano uniti nello sforzo di alzare un muro di silenzio sulla condizione dei migranti in un paese che è terra di arrivo e di transito dei percorsi migratori globali. Pensano che i migranti possano dimenticare la Bossi/Fini. Tuttavia, di fronte alle sfide poste dal governo della mobilità oggi pienamente dispiegato dentro e attraverso i confini dell’Europa, le lotte dei migranti di questi ultimi anni indicano a tutti la possibilità e la necessità di pensare nuovi processi di organizzazione che sappiano tenere insieme i temi della precarietà, dello sfruttamento, del razzismo e della libertà di movimento.

Si tratta di fare un salto in avanti per connettere le tante esperienze e vertenze esistenti e allargarle all’insieme di figure che lottano dentro e contro la precarietà, traducendo il rifiuto del razzismo in una forza politica di connessione tra le diverse figure del lavoro. Si tratta di costruire le condizioni per una presa di parola comune di migranti e precari, donne e uomini, contro un regime di sfruttamento che si fonda su gerarchie definite da confini giuridici e salariali. Si tratta di superare la divisione tra migranti e rifugiati, una divisione funzionale per l’intero assetto del razzismo istituzionale, per affermare il diritto di attraversare un confine senza morire, di muoversi liberamente e di restare all’interno dello spazio europeo per chi arriva e per chi è già arrivato, a prescindere dal suo status.

La rivendicazione di un permesso di soggiorno minimo di due anni, valido a livello europeo e incondizionato rispetto al lavoro e al reddito, rappresenta una cornice comune per attaccare il principio costitutivo delle politiche migratorie italiane ed europee – il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro – la discrezionalità di prefetture, questure e commissioni territoriali e la distinzione tra migranti economici e richiedenti asilo.

Per queste ragioni chiamiamo una settimana di lotta e mobilitazione in più città che culmini nella giornata di sabato 13 giugno, in cui la rivendicazione di un permesso di soggiorno minimo di due anni, europeo e incondizionato, sarà avanzata a partire dalle seguenti richieste:

· L’introduzione del principio silenzio/assenso per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno dopo i tempi stabiliti per legge;

· La rottura del legame tra soggiorno, lavoro e reddito nei processi di rinnovo e rilascio dei permessi di soggiorno;

· L’annullamento dei regolamenti di Dublino che impongono di chiedere asilo nel primo paese di arrivo;

· Una gestione partecipata da parte dei migranti dei fondi destinati all’accoglienza;

· La chiusura di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione.

Primi firmatari:

Cross-Point (Brescia)

Coordinamento Migranti (Bologna)

Resistenze Meticce (Roma)

Rivoltiamo la precarietà (Bari)

Patrizia si sente colpevole. Ha portato "gli africani dei barconi" nel centro storico di Padova, dove la città non li vuole vedere. È stata la prima a farlo, e per giunta gratis. Non ha chiesto nemmeno un euro di affitto. E poco importa che siano solo sei, i profughi che da diciotto giorni ospita nel suo appartamento a due passi da Piazza dei Signori. Lì non ce li vogliono. Sono, tra gli invisibili, i più invisibili: escono solo la mattina per andare a scuola, parlano sottovoce, sono educati. Ma non conta. Lì non ce li vogliono. È ancora una storia di neri e di bianchi, questa. Di diffidenza. E pregiudizio. 
Fabio Tonacci, la Repubblica ...

facebook