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Amnesty International
03 09 2015

Conflitto in Yemen: l'Italia sospenda l'invio di bombe e sistemi militari alla coalizione guidata dall'Arabia Saudita

L'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Difesa e Sicurezza (OPAL) di Brescia, Amnesty International Italia e la Rete Italiana per il Disarmo (RID) chiedono al Governo Renzi di fermare l'invio di bombe e sistemi militari italiani ai paesi della coalizione guidata dall'Arabia Saudita (con l'appoggio di altri Paesi sunniti della regione) che, per contrastare l'avanzata del movimento sciita zaydita Houthi, sta bombardando lo Yemen da cinque mesi senza alcun mandato o giustificazione internazionale.

Il conflitto ha finora causato più di 4mila morti e 20mila feriti - di cui circa la metà tra la popolazione civile - provocando una "catastrofe umanitaria" con oltre un milione di sfollati e 21 milioni di persone che necessitano di urgenti aiuti. In tutto il Paese della Penisola araba la popolazione sta subendo una grave scarsità di cibo, che sta diventando sempre più raro, e questo minaccia la sopravvivenza dei più vulnerabili.

Come riportato nelle settimane scorse anche dalle nostre organizzazioni, tra gli ordigni utilizzati in questo conflitto è possibile che vi siano anche delle partite prodotte in Italia.

"Nonostante l'aggravarsi del conflitto non ci risulta che il governo italiano abbia sospeso l'invio di sistemi militari alla colazione saudita, anzi in questi mesi dal nostro Paese sono continuate ad essere inviate bombe e forniture militari per le forze armate dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti" - afferma Giorgio Beretta, analista dell'Osservatorio OPAL di Brescia che ha condotto una specifica ricerca sulle recenti spedizioni dall'Italia di bombe prodotte dalla RWM Italia alla coalizione saudita. "Ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall'Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città bombardate dalla coalizione saudita ed è quindi altamente probabile che la coalizione stia impiegando anche ordigni inviati dal nostro Paese" - conclude Beretta.

L'ipotesi concreta che ordigni forniti dall'Italia all'Arabia Saudita e utilizzati in attacchi aerei della coalizione guidata dalle forze armate di Riad causino perdite di vite umane tra la popolazione civile yemenita deve essere motivo di profonda preoccupazione e reazione da parte delle istituzioni italiane.

"Quello dello Yemen è un conflitto che si svolge nel completo disprezzo del diritto internazionale umanitario. Abbiamo denunciato a più riprese come gli attacchi da terra degli Houti e delle milizie loro alleate e, soprattutto, gli attacchi aerei della coalizione a guida saudita, spesso indiscriminati e diretti contro centri abitati e obiettivi privi d'interesse militare, costituiscano crimini di guerra su cui è necessario che le Nazioni Unite istituiscano al più presto una commissione internazionale d'inchiesta" - ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

A questi appelli si aggiunge anche la presa di posizione della Rete Italiana per il Disarmo che vuole far riecheggiare anche la voce di chi sta operando sul campo come Medici Senza Frontiere, organizzazione che ha recentemente sottolineato "Se continueranno i bombardamenti e gli attacchi aerei, sempre più persone moriranno. Chiediamo alle parti in conflitto di smettere di attaccare obiettivi civili, in particolare gli ospedali, le ambulanze e i quartieri densamente popolati, e di consentire al personale medico e alle organizzazioni umanitarie di fornire assistenza alle persone. L'Italia e tutti gli stati che sostengono la coalizione devono fare pressione sulle parti in guerra perché risparmino le vite dei civili".

Il Governo italiano dovrebbe occuparsi in prima persona di compiere e far compiere passi di distensione e di blocco dei bombardamenti, soprattutto considerando il già citato coinvolgimento di armamenti prodotti nel nostro Paese. "Armi che non avrebbero mai dovuto raggiungere quel teatro di conflitto - afferma Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo - in quanto la nostra legge sull'export di materiale militare (185/90) vieta espressamente forniture verso paesi in guerra".

Da qui la necessità di un blocco immediato ed esplicito di qualsiasi ulteriore consegna e di un'indagine chiarificatrice dei passaggi ed autorizzazioni che hanno permesso l'arrivo in Arabia Saudita di bombe a partire dai nostri porti. OPAL, Amnesty International Italia e Rete Disarmo auspicano una rapida presa di posizione in tal senso del nostro Governo e invitano il Parlamento a sostenere tale richiesta con tutti i mezzi necessari.

Louisiana, vestito da Rambo uccide due persone

  • Giovedì, 27 Agosto 2015 08:47 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
27 08 2015

Nel giorno dell’uccisione di due reporter in diretta tv, in Virginia, paura anche nella cittadina di Sunset, in Louisiana, dove un uomo ha seminato il panico accoltellando due donne e dando vita a una sparatoria con la polizia prima di barricarsi nel minimarket di una stazione di servizio. Alla fine l’arresto, grazie anche all’uso dei gas lacrimogeni. Ma il bilancio finale è pesante: due morti, tra cui un poliziotto, e due feriti.

I testimoni raccontano una scena da film, con il sospetto vestito da Rambo che per sfuggire agli agenti ha sfondato la vetrina del negozio con la sua auto. All’inizio si era parlato di otto ostaggi, ma le autorità hanno poi spiegato come all’interno dell’esercizio commerciale c’erano in tutto tre persone, tra cui il proprietario e un cliente.

Tutto è cominciato in un appartamento poco distante, dove il killer - per motivi ancora sconosciuti - ha fatto irruzione aggredendo con un coltello due donne, sorelle del sindaco di una cittadina vicina. Una delle due è morta, l’altra versa in gravi condizioni. L’uomo ha poi ingaggiato una sparatoria con gli agenti intervenuti: uno di questi è rimasto ucciso. Quindi la fuga finita nel minimarket. La seconda persona ferita sarebbe una donna che era col killer.

Intanto il presidente Barack Obama in un’intervista ha commentato la scioccante uccisione in diretta tv dei due reporter in Virginia, sottolineando come in America l’impressionante diffusione delle armi da fuoco, grazie alla facilità con cui possono essere acquistate da chiunque, fa più vittime del terrorismo. Da tempo la Casa Bianca pressa il Congresso perché vari una stretta sulla vendita delle armi, in particolare rendendo obbligatori i cosiddetti “background check”: i controlli su chi acquista un’arma, per verificare se abbia precedenti penali o soffra di disturbi mentali. L’ultimo appello poche ore fa da parte del portavoce del presidente.

Bridgewater Plaza, Virginia: un nuovo simbolo dell'orrore. L'assassinio in diretta tv, "live", poi amplificato e rivendicato su Twitter, Facebook dallo stesso omicida. 
Federico Rampini, la Repubblica ...

la Repubblica
24 07 2015

Ancora un cinema, ancora una strage: un uomo ha aperto il fuoco in una sala di Lafayette, in Louisiana, uccidendo due donne e ferendo sette persone, prima di suicidarsi. Un caso che ricorda la strage di Aurora, quando James Holmes - condannato nelle settimane scorse - aprì il fuoco alla prima del film Batman - Il ritorno, uccidendo 12 persone: ora rischia la pena di morte.

Una testimone ha riferito che il killer era "un uomo bianco" di 58 anni che "ha aperto il fuoco senza dire una parola". Il capo della polizia di Lafayette, Jim Craft, ha confermato che dopo aver sparato l'uomo ha usato l'arma per togliersi la vita. Craft ha anche confermato che gli agenti conoscono l'identità del responsabile, ma non ne hanno ancora diffuso il nome. Allo stesso modo, rimane ignoto al momento il motivo della strage, e se le due vittime sono casuali o se l'assalitore le conoscesse.

La sparatoria è avvenuta nel Grand Theatre quando lo spettacolo della sera del film 'Train Wreck' era iniziato da una ventina di minuti, verso le 19:20 locali. Nella sala c'erano circa 100 persone al momento degli spari.

Una donna che era nella sala, Katie Dominique, ha raccontato ad un giornale locale, The Advertiser, di aver udito "un forte 'pop' e abbiamo creduto che fosse un fuoco d'artificio". Poi ha detto di aver visto "un uomo bianco anziano" in piedi che sparava, non nella sua direzione, senza dire nulla. Ha aggiunto di aver udito circa sei spari e poi di essere fuggita.

Il mea culpa di Obama. Dopo il nuovo caso di violenza causata dalle armi da fuoco, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha manifestato la sua "estenuante frustrazione" per la mancanza di progressi in materia di controllo delle armi negli Stati Uniti. In un'intervista trasmessa dalla Bbc, Obama ha spiegato che la mancata approvazione di una legge in proposito rappresenta il suo "più grande insuccesso".

Obama ha detto che il suo paese rappresenta "l'unica nazione sviluppata sulla terra in cui non esiste un controllo sulle armi". "Se si guarda al numero di americani uccisi dal terrorismo dopo l'11 settembre, è inferiore a 100. Se si guarda al numero di persone uccise in violenze causate da armi da fuoco, sono decine di migliaia", ha sottolineato il presidente Usa. "E non essere in grado di risolvere questo problema è per noi qualcosa di doloroso. Ma io non conto di lasciar cadere la questione (insoluta) nei 18 mesi che rimangono" prima della fine del mandato presidenziale, ha aggiunto Obama.

La storia penosa dei blindati italiani regalati alla Libia

  • Giovedì, 16 Luglio 2015 09:30 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
16 07 2015

Solita figuraccia dell'Italia? Possiamo dire proprio di sì. E tutto per merito dell'ex premier Mario Monti, il quale - appare ovvio - ha sottovalutato ancora una volta il suo interlocutore. "Nel febbraio 2013, per contribuire alla rinascita di un apparato statale dopo la fine di Gheddafi, abbiamo regalato all'esercito libico venti autoblindo Puma. Mezzi moderni prodotti dall'Iveco e acquistati in grande quantità, ma che non si sono mostrati all'altezza delle trappole afghane e sono finiti in parte in magazzino", si legge su un articolo dell'Espresso.

I Puma, in realtà, non hanno un'utilità in questi teatri di guerra, visto che non sono mezzi blindati in grado di sostenere e resistere a combattimenti. I militari di Tripoli, però, hanno saputo sfruttare questo costoso regalo italiano usando un po' della loro fantasia e creatività, trasformandoli in porta missili micidiali.

Il giornalista dell'Espresso ha scritto: "Le Puma sono state fotografate durante gli scontri per il controllo dell'aeroporto principale del paese. E ora alcuni siti specializzati hanno mostrato questa metamorfosi sorprendente. Tecnici locali infatti hanno installato sui veicoli un lanciatore trinato per missili antiaerei russi Kub: gli stessi che un anno fa si ritiene abbiano abbattuto il Boeing malese sul cielo ucraino, uccidendo 298 persone. Negli arsenali di Gheddafi erano stati accumulati centinaia di questi ordigni, che adesso vengono usati dalle milizie come arma terra-terra, sparandoli a casaccio contro le città rivali".

Dalla foto si vede che le modifiche sono rudimentali, rustiche verrebbe da dire, ma efficaci e letali. "La testata contiene cinquanta chili di esplosivo e schegge, mentre è difficile ipotizzarne il raggio d'azione che forse è limitato a una decina di chilometri". Quante vittime dovremmo portare ancora sulla coscenza visto che questi mezzi sono di provenienza italiana?

 

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