La Repubblica
09 06 2015

C'è un paese in Italia abitato solo da richiedenti asilo. È il Cara di Mineo: un centro d'accoglienza che a marzo 2015 ospitava ben 3.219 persone, contro i 2.000 posti disponibili. A fotografarlo è un rapporto di Medici per i diritti umani (Medu), già presentato in forma riservata il 25 maggio scorso alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza. Da novembre 2014, infatti, un team di Medu è presente all'interno del centro: la struttura di accoglienza che ospita in assoluto il maggior numero di richiedenti asilo in Europa (dalle 3.200 alle 4.000 persone) e che è oggi al centro di indagini giudiziarie.

Le criticità. Sovraffollamento. Isolamento della struttura rispetto al territorio. Tempi medi di permanenza di 12 mesi in attesa del completamento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale (contri i 35 giorni previsti dalla legge). Mancata iscrizione dei richiedenti asilo al Servizio sanitario nazionale (in contrasto con la normativa vigente). Difficoltà di accesso ai servizi di supporto psicologico e legale. Fenomeni di degrado, illegalità e violenza difficilmente gestibili come riconosciuto dalle stesse forze di polizia. Questi alcuni dei problemi più gravi rilevati da Medu nel centro di Mineo.

Economia fai-da-te. "Il Cara è, di fatto, una città a sé stante, alimentata da un'economia sommersa fuori controllo. All'interno si è sviluppata infatti un'economia informale, costituita da negozi improvvisati e bancarelle abusive presenti lungo tutte le strade. I migranti, costretti a tempi di attesa lunghissimi, si sono ingegnati creando delle attività illegali (e tollerate dalla Guardia di finanza), dalla rivendita di alimentari, capi d'abbigliamento e altri oggetti recuperati dai cassonetti della spazzatura, a piccoli negozi di barbiere, internet caffè e ciclo-officine".

Rifugiati ridotti a numero. "L'insieme di tali criticità si ripercuote negativamente sul benessere degli ospiti, ridotti a un numero e costretti a lunghe file anche per mangiare e per ricevere cure mediche. La relazione che s'instaura tra operatori e migranti accolti non può che essere squilibrata, con il richiedente asilo costretto in una dimensione passiva di dipendenza dagli operatori. A maggior ragione, il modello di Mineo si conferma del tutto inadeguato ad accogliere i richiedenti asilo più vulnerabili. Le grandi dimensioni rendono particolarmente problematica l'individuazione e la presa in carico delle persone affette da severi disturbi psichici e delle vittime di trattamenti inumani, degradanti o torture".

Francia - immigrazione. L’accoglienza nelle bidonvilles

  • Martedì, 05 Maggio 2015 07:57 ,
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Meltingpot
05 05 2015

A Calais si applica la "politica del muro" decisa a Bruxelles, le condizioni di vita di migliaia di migranti che aspettano di passare clandestinamente in Inghilterra o l’asilo in Francia sono disumane


Tredici anni dopo la chiusura di Sangatte, il centro ’di accoglienza’ creato nel 1999, la situazione resta ingestibile.

Per anni gli immigrati hanno vissuto nella "Jungle", sparsi lungo le vie di circolazione dei camion verso il tunnel e nei parcheggi dei centri commerciali o degli hypermercati. Estrema povertà, precarietà, repressione, violenze, attacchi, abusi ed estorsioni della polizia. Oltre all’avvilimento causato da privazioni e miseria, i migranti che aspettano di passare in Inghilterra vivono nella paura e nell’ansia costante del rischio che comporta la traversata. La prospettiva dei controlli di polizia, la minaccia dell’espulsione, le pressioni dei trafficanti e gli inevitabili conflitti tra immigrati sono ulteriori traumi quotidiani dopo il tormentato passaggio del Mediterraneo o dell’Europa meridionale per decine di migliaia di sudanesi, eritrei, siriani, afgani, pakistani e irakeni ospiti "illegali" nelle bidonvilles del nord Europa. In Francia, abitano in stabili abbandonati o in accampamenti improvvisati che vengono sistematicamente evacuati con la forza, poi distrutti mentre nasce la geografia dei "nuovi" campi orchestrata dal governo e dai prefetti.

Le associazioni di aiuto e di solidarietà* agli immigrati segnalano e denunciano da anni, sia alle autorità pubbliche che a quelle politiche, le condizioni di vita inumane, l’insalubrità per mancanza di acqua, di servizi igienici e di eliminazione dei rifiuti, e l’assenza di servizi sanitari. Per alimentarsi non possono scaldare il cibo se non bruciando qualcosa, spesso materie tossiche.

A Calais, un unico punto di riferimento, il nuovo centro Jules-Ferry in periferia, dove ottenere un pasto al giorno, ricaricare le batterie del telefono e utilizzare le toilettes in prossimità della "zona protetta", terreno di 18 ettari concesso dalla municipalità ai bordi dell’autostrada per costruire ripari di fortuna ed allontanare dai residenti gli immigrati che occupavano immobili o fabbriche abbandonate. Messi di fronte alla minaccia di espulsione forzata e violenta hanno ’scelto’ la discarica. Un movimento imposto che in queste settimane sta svuotando il centro città. Questi sfollati vanno quasi tutti ad occupare le dune al bordo del mare seguendo l’ingiunzione prefettizia che impone l’allontanamento ai limiti dell’abitato cittadino, si installano grazie all’aiuto delle associazioni umanitarie e alla solidarietà di molti abitanti che mettono a disposizione i loro mezzi di trasporto. Si vedono arrivare anche a piedi con un sacco di plastica o con un carrello del supermercato stracarico.

L’area concessa è zona di caccia, a rischio di inondazione, paludosa, pista di moto-cross e luogo di raccolta rifiuti dei cantieri di costruzione. Li vivono circa duemila immigrati obbligati a coabitare in una ’città’ effimera con uno statuto aleatorio, che accoglie ’abitanti’ in transito, fermi per qualche settimana o qualche mese all’ultima frontiera dello spazio di Schengen prima del Regno Unito.

Cosa fa il governo francese? Il ministro degli interni, Bernard Cazeneuve, era andato in visita a Calais lo scorso novembre dicendo di essere intenzionato ad alleviare "la sofferenza dei migranti", considerando che è un "dovere della Stato" trovare una soluzione dignitosa alla permanenza degli immigrati sul territorio francese. Firmando un accordo con il prefetto per la creazione di un centro di accoglienza di 400 posti di alloggio diurno (solo pomeridiano) in pieno inverno, senza tenere conto che tra gli immigrati ci sono molti minorenni e donne con bambini.

Negli stessi giorni, il ministro francese otteneva dal suo omologo britannico, Theresa May, 15 milioni di Euro per installare controlli e barriere di sicurezza con lo scopo di impedire agli immigrati ogni accesso al porto. Per la Gran Bretagna, l’esternalizzazione delle frontiere avviene in Francia, non a caso la visita di Cazeneuve a Calais era finalizzata all’incontro (G6) dei ministri dell’interno convocati a Parigi tre giorni dopo sulla questione "terrorismo-immigrazione". Questa convocazione serviva ad attivare il passaggio dall’operazione "Mare Nostrum" all’operazione "Triton" alle frontiere meridionali dell’Unione europea.

La politica della Francia sull’immigrazione si può quindi riassumere in: intimidazione, maltrattamenti, segregazione, repressione ed espulsione.

*Informazioni su:
- https://calaismigrantsolidarity.wordpress.com
- https://passeursdhospitalites.wordpress.com

Frontiere migrantiIn piazza Italia, bella e grandissima, ci starebbero tutti, i 1.200 abitanti del paese. E anche quelli dei paesi vicini. "Però sai - dice Haamed, pachistano, occhi che cercano di guardarti dentro - fai il giro della piazza, torni in viale dei Tigli, arrivi all'argine del Po e torni sulle panchine della piazza. Non c'è nient'altro da fare. Qui il giorno non finisce mai. Aspetti e poi ti siedi sul tuo letto in hotel e torni ad aspettare. Io sono qui da un anno e 15 giorni".
Jenner Meletti, La Repubblica ...

I rifugiati in lotta tra Salvini e Mafia capitale

  • Lunedì, 20 Aprile 2015 13:44 ,
  • Pubblicato in Flash news

Info aut
20 04 2015

Aprile 2015. Ieri a Favara un gruppo di richiedenti asilo inizia una battitura contro le inferriate della caserma dei carabinieri per chiedere il rilascio dei permessi di soggiorno bloccati da mesi o addirittura anni. Nel frattempo a Catania un'ottantina di ragazzi, in gran parte minori, cominciano un blocco del traffico per protestare contro ritardi e condizioni di vita degradanti. Il giorno prima a Gioiosa Ionica, in Calabria, "ospiti" del centro d'accoglienza locale improvvisano un corteo per il riconoscimento dei documenti. Martedì a Palmoli (Vasto) un blocco della statale dei ragazzi del centro costa l'espulsione a sei di loro. Nel mantovano proteste contro un'accoglienza inadeguata a Quingentole. In provincia di Vercelli migranti si barricano in un centro per protestare contro il fatto che non gli sono dati neanche i due euro e mezzo al giorno che spettano loro secondo il bando della prefettura. A Rivarolo, in provincia di Torino, proteste contro i ritardi da parte delle autorità nell'esaminare le domande d'asilo. A Lamezia i richiedenti asilo si accampano davanti al commissariato per sbloccare la propria situazione.

Insomma, mentre i vari Salvini usano strumentalmente gli scandali di mafia capitale contro gli stessi rifugiati che ne sono vittima, coloro che lottano a testa alta contro quel sistema di accoglienza marcio sono proprio i migranti che i fascioleghisti disprezzano. Non è una strana coincidenza.
È che le camice verdi e l'ex terrorista nero Carminati hanno in comune più che passioni nostalgiche: vivono tutti speculando sulla pelle dei migranti, chi per tornaconto politico chi per guadagno personale.
È che l'unico terreno politico che non è pura menzogna è quello delle lotte reali generate da processi di soggettivazione che partono dai propri bisogni materiali.

Rivolte. Rifiuti. Volontà di continuare a battersi. Sono momenti che s'intrecciano senza conoscersi. Resistenze contro un sistema d'accoglienza al collasso, colluso e corrotto, che intrattiene stati emergenziali per far lucrare i soliti noti. Soggetti che vivono spesso situazioni drammatiche, situazioni che diventano rabbia invece di trasformarsi in disperazione. Sono piccoli, preziosi, fuochi isolati che indicano terreni ricompositivi possibili tra migranti, richiedenti asilo e autoctoni. Anche fossero maldisposti da una propaganda televisiva che vomita razzismo a ciclo continuo. Perché subiamo tutti una burocrazia inefficiente, la corruzione dilagante di un paese dove i soldi non arrivano mai a chi dovrebbero. E c'è chi ha già capito che bisogna lottare per avere ciò che ci spetta…

Sulla pelle dei rifugiati bambini

  • Lunedì, 20 Aprile 2015 10:06 ,
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La Repubblica
20 04 2015

Garantire un alloggio ai minori che sbarcano in Italia senza genitori, così come a quelli che vengono sottratti alle famiglie, costa alle casse pubbliche oltre 30 milioni di euro l'anno. Una massa di denaro che ha messo in moto vasti appetiti criminali: dal giro delle solite coop legate ai boss di Mafia Capitale agli intermediari senza scrupoli che spacciano per ragazzini giovani di oltre 30 anni. E destano dubbi anche alcune sentenze di affidamento al centro di una guerra legale con il governo dell'Ecuador

di DANIELE AUTIERI, MONICA D'AMBROSIO, ANNA DI RUSSO e ROBERTA REI


Decine di milioni che fanno gola a molti

di DANIELE AUTIERI e ROBERTA REI

ROMA - Al mercato delle anime battezzato da Mafia Capitale con i centri di accoglienza, c'è una merce che vale più delle altre: gli immigrati minorenni. Nel 2014 i comuni italiani hanno dato alloggio a 10.536 stranieri under 18, un esercito di solitudini accolto da poche centinaia di associazioni e cooperative e trasformato, in molti casi, in una cambiale da riscuotere. L'articolo 403 del codice civile prevede infatti che i Msna (minori stranieri non accompagnati) debbano essere accolti ed economicamente sostenuti dal sindaco del Comune in cui vengono identificati. Ed è nelle pieghe della legge che si addensano le vischiosità di un sistema che drena denari pubblici senza un reale controllo. Ad esclusivo vantaggio dei protagonisti delle inchieste giudiziarie degli ultimi mesi, dalle cooperative di Mafia Capitale alle associazioni vicine a Comunione&Liberazione. Tutti pronti a reclamare una fetta del ricco business dei minori.

Fare affari con i rifugiati bambini. Il sistema, prima di tutto. A spiegare come funziona è una qualificata fonte delle forze di polizia. "Quando i minori stranieri arrivano, i dirigenti del dipartimento politiche sociali di un qualsiasi comune italiano contattano le cooperative con cui collaborano. L'affare è grosso e queste si organizzano. Se non hanno alloggi li trovano in una notte: acquistano villette, affittano, chiedono palazzetti in prestito a costruttori amici. Pochi giorni dopo la macchina è pronta ad accogliere i ragazzi". Un banchetto ricco, distribuito lungo un tavolo dove c'è spazio per tutti. Nell'inchiesta Mafia Capitale le cimici del Ros dei carabinieri intercettano una conversazione tra Tiziano Zuccolo, consigliere e vice presidente della cooperativa Domus Caritatis, e Salvatore Buzzi, l'uomo della "29 Giugno" sodale di Massimo Carminati. "Eh bravo - dice Zuccolo - l'accordo è al cinquanta per cento, dividiamo da bravi fratelli". Lo spirito ecumenico è condensato in poche parole che spiegano come i protagonisti del sistema si preparino a spartirsi i rifugiati siriani in arrivo a Roma.

Intervenendo sulle generalità anagrafiche dei soggetti coinvolti, il palcoscenico cambia, ma gli attori restano gli stessi e il copione scritto per i rifugiati viene replicato tale e quale con i minorenni. La cooperativa Osa Mayor è sconosciuta ai più, eppure analizzando i suoi bilanci si scopre che la sede è nello stesso stabile della Domus Caritatis e che a dirigerla c'è ancora una volta lui, Tiziano Zuccolo. La Domus Caritatis non è roba da poco. Fattura 36 milioni di euro, ha 15 milioni di debiti accumulati verso i fornitori e al 31 dicembre del 2013 vantava partecipazioni nel Cara di Mineo e nella Cascina, il colosso della ristorazione vicino a Comunione&Liberazione. Dalle carte dell'inchiesta di Firenze sulle grandi opere che ha portato in cella Ercole Incalza, emergono alcuni pagamenti per prestazioni poco chiare fatti dalla Domus Caritatis alla Capa srl di Francesco Cavallo, il faccendiere legatissimo all'ex-ministro Maurizio Lupi.

Del resto, gli interessi del gruppo spaziano un po' dappertutto, e arrivano fino alla Osa Mayor, la piccola cooperativa che ottiene dal dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma il compito di accogliere circa 60 stranieri, tutte famiglie con minori al seguito. Gli ospiti vengono alloggiati in un villino alle porte di Roma, in via Casal Morena. Per loro il Campidoglio paga la retta completa, ma cosa offre in cambio la Osa Mayor? Una cucina di fortuna allestita nel garage con un forno a microonde, impianti non a norma, letti accatastati, mancato rispetto delle normative antincendio e soprattutto continua a dichiarare la presenza di tutti gli ospiti anche quando parte di loro ha lasciato la casa. Nessuno controlla. Il Comune paga. E la cooperativa si arricchisce.

La vicenda è un puntino rispetto al grande mare dei 10.536 minori stranieri che nel corso del 2014 sono arrivati in Italia. Il loro peso economico grava soprattutto sulle casse degli enti locali. Lo scorso anno il ministero del Lavoro ha stanziato appena 14,8 milioni di euro per sostenere i comuni, mentre la fetta più grossa esce direttamente dalle casse degli enti locali. I trasferimenti statali sono stati effettuati sui conti di Tesoreria comunale, ma solo 4 amministrazioni hanno presentato i certificati di corretto utilizzo del contributo pubblico, per un valore irrisorio di 21.240 euro. Al 31 dicembre del 2014 non vi era ancora traccia di come i restanti 313 comuni abbiano usato gli altri 14,7 milioni. E in questa confusione, non sempre casuale, i mercanti di bambini si sono organizzati e hanno messo in piedi il business più redditizio.

Non solo rifugiati. L'altra faccia del dramma minorile non riguarda ragazzi soli, ma famiglie comuni. Il tema è molto delicato ed è stato più volte denunciato perché tocca il sistema tradizionale degli affidamenti: un assistente sociale dichiara che il nucleo familiare non è sicuro per il bambino e questo viene immediatamente assegnato alle cure di una casa famiglia. A quel punto interviene il tribunale minorile che conferma l'affido e ne stabilisce la durata. Statistiche ufficiali non esistono, ma gli organi impegnati nel settore parlano di 30.000 minori in Italia. La macchina è complessa e, a fronte di tantissimi casi virtuosi, permangono alcuni elementi di criticità che arrivano a coinvolgere anche alcuni giudici onorari dei tribunali minorili. Secondo "Finalmente Liberi", l'associazione legata a Federcontribuenti che monitora il fenomeno, circa 200 sui 1.082 giudici onorari italiani avrebbero maturato conflitti d'interesse rispetto alla circolare del Csm che ne individua le incompatibilità, ottenendo incarichi personali dalle case famiglia mentre svolgono la loro attività all'interno dei tribunali minorili.
Minori sottratti alle famiglie, l'Ecuador fa causa all'Italia

 

Le inefficienze del sistema sono tali che alcuni Stati stranieri hanno avviato contenziosi legali per tutelare legalmente i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese. È quanto ha fatto la Repubblica dell'Ecuador. "L'indicazione di avviare cause contro il sistema italiano degli affidi - spiega l'ambasciatore dell'Ecuador a Roma, Juan F. Holguìn - arriva direttamente dal Presidente della Repubblica, che segue questa vicenda in prima persona. Sono moltissimi i bambini della nostra comunità presente in Italia che vengono tolti alle loro famiglie. E a nostro parere questo avviene ingiustamente. Abbiamo quindi costituito un'equipe legale e avviato una serie di cause. Ad oggi, grazie alla nostra assistenza legale, già 10 bambini sono tornati dalle loro madri".

Il muro del pianto dei ragazzi di Termini

di DANIELE AUTIERI e ROBERTA REI

ROMA - Stazione Termini: una ragnatela ferroviaria attraversata da 480.000 persone al giorno, 150 milioni l'anno. Molte di esse costeggiano via Giolitti, il bordo multietnico che confina con l'Esquilino. Passano e non si fermano. Sul muro di marmo che fa da argine alla scalinata del sottopassaggio un gruppo di ragazzi egiziani attende. Sono tutti minorenni. Passa qualche minuto, e un uomo di mezza età si avvicina. Ne abborda uno. Poche parole, una veloce trattativa e spariscono insieme sotto le scale. A volte il cliente arriva in macchina, carica il prescelto e lo riconsegna al "muro del pianto" solo di sera, dopo averlo portato a casa e avergli offerto un pasto caldo. Lui, come tutti gli altri, non è un clandestino. Anzi. Si prostituisce per mandare i soldi alla famiglia d'origine e quando arriva la sera torna alle cooperative dove il Comune di Roma lo ha alloggiato. Chi ha potuto parlare e passare del tempo con questi ragazzi racconta chi li ospita: "Sono sempre i soliti - confessa - Istituto Sacra Famiglia, Eriches (controllata dalla "29 Giugno" di Buzzi), Domus Caritatis, Riserva Nuova di Morena, Best House, Eta Beta. Alveari che in passato sono stati capaci di ammassare anche 100 ragazzi. E per ognuno di loro il Comune di Roma può arrivare a sborsare fino a 100 euro al giorno".
Dalle casa famiglia al marciapiede, il dramma dei minori di Termini

 

Molti dei giovani di Termini vengono dal Car, il Centro agrolimentare di Guidonia dove hanno lavorato per mesi con paghe da fame. In quell'occasione il giro d'affari venne svelato da un'indagine del Corpo di Polizia di Roma Capitale guidato dal vice comandante Antonio Di Maggio (e rivelata da "REInchieste"). Anche allora, quando gli agenti della Polizia Municipale si imbatterono nel fenomeno, scoprirono che molti giovani egiziani impegnati nel lavoro nero erano affidati a case famiglia. All'interno di un'informativa riservata depositata in Procura si legge che le associazioni dove i ragazzi del Car alloggiavano erano l'Istituto Sacra Famiglia, la Eriches, la Domus Caritatis e la Virtus Italia.


Barba e capelli per sembrare più giovani

di DANIELE AUTIERI e ROBERTA REI

ROMA - La storia di Ullah è molto simile a quella delle centinaia dei falsi minorenni alloggiati in case famiglia che, nel corso del 2013, sono stati smascherati dagli uomini della Polizia di Roma Capitale. Una volta arrivati in città i ragazzi finivano in una rete criminale che prima interveniva sul look (barbe tagliate, capelli tinti, ecc.), poi li indirizzava ad alcuni uffici comunali o ai commissariati del centro storico spiegandogli come denunciare la minore età e assicurarsi così l'alloggio nelle comunità pagate dal Campidoglio.
Business minori, il racconto di Ullah: "Così mi hanno dato documenti falsi"

 Ullah, a differenza di molti altri, ha deciso di collaborare con la giustizia e testimoniare contro i criminali che lo avevano inserito nel giro. "Mi hanno abbordato sulla linea A della metropolitana - ricorda - e mi hanno portato a casa loro. Ho dormito lì per 8 giorni, poi mi hanno spiegato come avrei potuto ottenere il permesso di soggiorno". I trafficanti gli tolgono il passaporto e in cambio gli danno un falso certificato, rilasciato da un ospedale romano, che indica la minore età. "Mi hanno accompagnato fino alla questura - prosegue Ullah - dicendomi come avrei dovuto fare. Lì sono stato riconosciuto minorenne e spedito in una casa famiglia a Morena". Un mese dopo, quando i Vigili fanno irruzione nella casa del trafficante, scoprono decine di documenti falsi che dimostrano l'esistenza di un vero e proprio business dei falsi minorenni.

Da quel momento Ullah collabora con la giustizia, ma due anni dopo attende ancora che la procura di Civitavecchia e l'ufficio immigrazione del ministero gli rinnovino il permesso di soggiorno. Come lui, tanti altri immigrati sono finiti nel giro. E oggi sono diverse le inchieste aperte su un fenomeno tutt'altro che superato. La novità è che, per la prima volta, al centro di alcune indagini è finito il presunto scambio affaristico tra le organizzazioni che garantiscono la "materia prima" e alcune cooperative conniventi. Un patto criminale, siglato in nome del denaro.


 E per chi fa qualcosa arriva il taglio dei soldi

di MONICA D'AMBROSIO e ANNA DI RUSSO

ROMA - Il Sacrai è uno di quei posti dove ogni giorno neuropsichiatri e psicologi infantili seguono minori abusatori e abusati per sottrarli al carcere o alle case famiglia. Eppure le attività del centro, che opera all’interno dell’Università la Sapienza di Roma, hanno rischiato di concludersi insieme ai fondi governativi stanziati a favore di progetti pilota per minori svantaggiati. Con la grave conseguenza che l’interruzione della terapia vanificasse il lavoro fatto fin lì e aggravasse le condizioni dei minori presi in cura. Ora, dopo mesi d’incertezza, proprio il Sacrai è l’unico centro ad aver ottenuto un rifinanziamento (100mila euro) grazie ad un emendamento all’articolo 7 del Milleproproghe firmato dall’ex ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna.


Ma il principio al momento sembra valere solo per il centro universitario. Non per le altre 26 strutture, anch’esse finanziate dalle Pari Opportunità, che a ottobre 2014 hanno esaurito la copertura economica. Eppure tutti i 27 destinatari dei fondi hanno fornito con il loro lavoro la risposta italiana alla convenzione di Lanzarote e al richiamo dell’Europa che sollecitava gli Stati membri a fare di più per l’infanzia e l’adolescenza. “L’Europa - precisa Vincenzo Spadafora, Garante per l’infanzia - ha fissato degli obiettivi economici che dobbiamo perseguire: l’Italia ha precisi obblighi anche riguardo ai piani per l’infanzia e l’adolescenza”. “Sottovalutare i traumi subiti dai minori – aggiunge – è un grave errore anche in termini di spesa pubblica. In Italia il costo sociale complessivo del maltrattamento è di circa 13 miliardi di euro, con un’incidenza annuale in incremento di nuovi casi pari a 910 milioni”. Eppure quanto un servizio psicologico integrato e multidisciplinare può fare per enti locali e aziende sanitarie lo ha dimostrato il centro Vatma in Molise, che non solo ha limitato l’ingresso di alcuni minori in case famiglie o in altre strutture ad hoc, con un risparmio di oltre 30mila euro all’anno a bambino (circa 85 euro al giorno), ma ha anche tagliato tutti quei costi

Pochi, confusi e spesi male. I finanziamenti per l’infanzia e l’adolescenza esistono, ma per capirci qualcosa bisogna districarsi tra una serie di fondi statali, regionali ed europei che non sempre vengono destinati davvero ai minori. Perché oltre a non esserci un monitoraggio a livello istituzionale, non esiste neanche una programmazione chiara e una visione di lungo periodo sull’utilizzo di queste risorse. Così, oltre ai tagli – il Fondo nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza dal 2001 al 2015 ha perso oltre il 43% dei finanziamenti, mentre non si riesce a quantificare quanto del Fondo per le politiche sociali sia stato dedicato ai minori – molte regioni, in particolare al sud, hanno difficoltà a programmare e spendere i soldi disponibili.

COSTI DIRETTI costo in euro

Ospedalizzazione 49.665.000

Cura della salute mentale 21.048.510

Welfare 214.520.508

Interventi diretti per il rispetto dela legge 3.166.545
Giustizia (minorile) 50.215.731

TOTALE COSTI DIRETTI 338.616.294

COSTI INDIRETTI costo in euro

Educazione speciale 209.879.705

Cura della salute da adulti 326.166.471

Criminalità adulta 5.380.733.621

Delinquenza giovanile 152.390.733.621

Perdita di produttività per la società 6.648.577.345

TOTALE COSTI INDIRETTI 12.717.747.513

La Campania, ad esempio, non ha ancora programmato, richiesto e utilizzato le risorse statali del 2009, 2010 e 2011, per un totale di oltre 34 milioni di euro. Eppure oggi la copertura dei suoi servizi regionali non raggiunge il 3%. Va meglio invece con i fondi europei con 227 milioni di euro (Fondo di aiuti agli indigenti 2014-2020) che nei prossimi anni saranno utilizzati per assicurare materiale scolastico e accesso gratuito alla mensa a bambini e adolescenti in condizioni di povertà e all’apertura pomeridiana delle scuole in contesti deprivati.

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