Internazionale
29 06 2015

Le banche e la borsa di Atene oggi rimarranno chiuse, dopo il no dei creditori all’estensione del piano di aiuti alla Grecia oltre il 30 giugno e la fuga di liquidità che ne è conseguita. Lo ha annunciato il premier Alexis Tsipras alle 20 di ieri con un discorso di un minuto e mezzo trasmesso in tv. Da martedì sarà possibile ritirare dai bancomat al massimo 60 euro. Il 5 luglio in Grecia è stato convocato un referendum indetto dal governo in cui si chiederà il parere dei cittadini sulle riforme richieste dai creditori per concedere il piano di aiuti.

Nel suo discorso alla tv greca Tsipras ha attaccato la Banca centrale europea e ha chiesto ai greci di rimanere calmi: i depositi sono al sicuro, le pensioni e gli stipendi verranno pagate. Tsipras accusa la Bce di aver suggerito alla banca centrale greca di chiudere banche e borsa. Se i partner dell’Eurozona vogliono, ha detto Tsipras, “possono dare alla Bce la libertà di ripristinare la liquidità delle banche anche stanotte stessa”.

I mercati asiatici hanno risentito dell’annuncio di Tsipras e dei timori che la Grecia esca dalla zona euro. In apertura Tokyo ha perso il 2,25 per cento, Sydney l’1,62 per cento, Seoul l’1,17 per cento, Taipei l’1,70 per cento e Hong Kong l’1,46 per cento.

La Grecia deve ripagare al Fondo monetario internazionale un prestito da 1,6 miliardi di euro, se non otterrà un prestito entro quel giorno entrerà in default e potrebbe uscire dall’unione monetaria dei 19 paesi europei. La decisione dell’Eurogruppo e della Banca centrale di non concedere più liquidità alla Grecia, “sono un tentativo di influenzare il processo democratico in Grecia”, ha detto Tsipras che ha annunciato di aver chiesto di nuovo una proroga del piano di aiuti oltre il 30 giugno.

Grexit
"La scelta dell'Eurogruppo di non concedere un'estensione del piano di aiuti fino al voto del 5 luglio è un ricatto vergognoso - ha detto Alexis Tsipras in un tesissimo annuncio televisivo a reti unificate -. Bce ed Eurogruppo vogliono soffocare il popolo greco, è un insulto alla democrazia".
Ettore Livini, La Repubblica ...
I greci respingono anche l'ultima offerta dei loro creditori. Angela Merkel l'aveva definita "eccezionalmente generosa". Ma evidentemente ad Atene non basta. E Tsipras, riunito il governo in emergenza, annuncia a tarda notte un referendum per dire sì o no al programma di austerità proposto da Bruxelles: "Facciamo decidere al popolo".
Andrea Bonanni, La Repubblica ...

End austerity now

Dinamo Press
24 06 2015

Sabato scorso a Londra in 250.000 contro l'austerità, un passaggio importante per rilanciare le lotte contro la crisi economica. Un racconto della manifestazione con un'intervista a Craig McVegas di Plan C.

Già prima del secondo insediamento del governo Cameron, diverse università a Londra (Goldsmiths e LSE, UAL, KCL e la SOAS a intermittenza) erano occupate. Da almeno due anni il personale del NHS (il sistema sanitario nazionale), ma anche i cittadini stanno difendendo l’unico servizio pubblico rimasto tale in Uk. Da mesi sempre più forte è ripartita la lotta per il diritto alla casa che ha coinvolto diverse aree soprattutto al sud di Londra (per una sintesi delle azioni di Radical Housing Network clicca qui), e da alcune settimane, anche i lavoratori dei trasporti ferroviari hanno dichiarato scioperi a intermittenza contro la privatizzazione.

Siamo al sesto anno delle politiche di austerity in Uk, i cui effetti sono sempre più visibili nei tagli al welfare (sopratutto benefits a sostegno della disoccupazione e per l’inserimento al lavoro, oppure housing benefits per il sostegno agli affitti) e di privatizzazione ancora più selvaggia di scuole e università, sanità e servizi. Ma il movimento si è intensificato con la vittoria e l’insediamento del secondo governo Cameron, il quale ha vinto con il 37% dei voti ma –grazie al sistema uninominale vigente– ha conseguito la maggioranza assoluta dei seggi e non si regge dunque più su una coalizione come il precedente. Troppo lunga sarebbe ora un’analisi del voto, che risulta di certo più stratificato e complesso rispetto a quello che il risultato finale ci ha consegnato e a cui andrebbero aggiunti altri elementi importanti –dal livello di astensione alla divergenza fra voto popolare e distribuzione dei seggi, che ha svantaggiato i verdi e i populisti di Farage.

La prima mobilitazione espressiva, trasversale e radicale è stata quella del 27 Maggio durante il Queen’s Speech in cui la Regina ha ratificato non solo l’insediamento, ma anche l’interezza del programma di Cameron. Il punto centrale del Queen's speech, infatti, è stato la trasformazione del Regno Unito in una "one nation country", che richiama il progetto di "big society" del 2010: una nazione in cui a chiunque verrà garantita la piena libertà' di scelta in ambito scolastico e lavorativo. La realizzazione della retorica neo-liberale. I punti centrali del manifesto dei conservatori sono invece: realizzare un sistema economico stabile che garantisca una crescita rapida (la più prospera al mondo entro il 2030), più lavoro per tutti (cioè tutti devono lavorare!), meno tasse, lotta all'evasione fiscale, controllo dell'immigrazione, rinegoziazione dei rapporti con la UE, lotta e prevenzione del terrorismo, rendere il welfare più “equo”.

Che questi siano gli obiettivi è stato ribadito anche il giorno dopo la manifestazione, quando George Osborne e Iain Duncan Smith hanno sancito che a partire da luglio i benefits verranno tagliati di 12 miliardi di sterline, giustificando la loro scelta con l’intento di fermare “the damaging culture of welfare dependency”. La frase che, secondo la buona educazione inglese, vorrebbe “liberare dalla dipendenza dagli aiuti statali”, tradotta in linguaggio concreto, significa ulteriore marginalizzazione di poveri, precari e disoccupati e aumento vertiginoso delle diseguaglianze. Contro tutto questo, con lo slogan #EndAusterityNow la manifestazione del 20 giugno indetta da The people's assembly a cui hanno aderito davvero la stragrande maggioranza delle realtà in lotta, movimenti, sindacati, gruppi di pressione locali (GBlobal justice, No ttip, Dave the nhs) si è mossa. 250.000 persone, secondo gli organizzatori, hanno attraversato la città da Bank of England a Parliament Square, in contemporanea a Glasgow, Liverpool e Bristol, ma anche al resto d’Europa: da Berlino a Dublino, da Atene a Francoforte… Non è che l’inizio per il movimento in Uk, così come già da mesi sta avvenendo a sciame in tutta Europa!

Abbiamo sentito direttamente la voce di Craig McVegas (@CraigMcVegas), attivista di Plan C e editor di NovaraWire a proposito della manifestazione e delle mobilitazioni inglesi:

D: What are your thoughts on today's demo?

Craig: It was fine for what it was. There's only so much you can hope for with an A to B march. But it was clearly a huge turnout with lots of young people too. From what I saw there were relatively few arrests and the police were less provocative than usual, which is a positive thing.

D: Do you think it has marked the beginning of a new phase for the Uk movements and unions?

It's hard to say. We're only at the beginning of a new parliamentary term, so it's hard to imagine that it would be a quiet few years. As austerity kills more people and tears apart more working class communities, it's likely that more people will want to fight back, but a 'new phase' would have to be defined by new tactics and new political articulations. I'm not sure the main unions are able to offer this. The truth is that for all the talk at the rally (and every rally previously) of using the march as the catalyst for taking the fight back to our communities, these big set-piece demonstrations are often actually more like a finish line in the annual activist calendar, until we do it all over again. Demonstrations are good at attracting large numbers of people, but it's not helpful to tell people to go and organise in their communities if we're not simultaneously doing it ourselves and showing people what community organising looks like.

di Alice Niffoi, Tania Rispoli

A seguire alcuni link dei quotidiani ufficiali sulla manifestazione:

http://www.theguardian.com/world/2015/jun/20/tens-thousands-rally-uk-protest-against-austerity

http://www.independent.co.uk/news/uk/antiausterity-protest-david-cameron-is-a-robot-made-of-ham-and-other-brilliant-banners-from-the-march-10333910.html


 

 

Internazionale
22 06 2015

Da sabato c’è un po’ più di serenità nella voce dei negoziatori. Durante il fine settimana i contatti politici e tecnici sono stati numerosi e soprattutto fruttuosi, e se anche la riunione dell’eurozona di lunedì a Bruxelles non dovesse sfociare nel compromesso tanto atteso, giovedì e venerdì ci sarebbe comunque la possibilità di arrestare la crisi greca in occasione del Consiglio europeo, il vertice dei 28 capi di stato e di governo.

In altre parole non siamo ancora al default di pagamento, a un’uscita della Grecia dalla moneta unica e alle crisi che ne seguirebbero. La Grexit resta una possibilità, ma perché la situazione è così difficile e incerta nonostante nessuno voglia l’uscita di Atene dall’euro?

Il primo motivo è che dietro un negoziato se ne può nascondere un altro. Per quanto riguarda l’iva, le pensioni e l’avanzo primario le divergenze sono minime. Siamo quasi arrivati all’intesa, ma affinché la volontà politica superi le ultime difficoltà i leader greci pretendo garanzie quanto meno su una ristrutturazione del debito.

Questo è il principale pomo della discordia, perché il debito greco è in gran parte nelle mani degli stati europei (i cui leader non vogliono chiedere ai loro contribuenti di pagare per Atene) e qualsiasi acrobazia finanziaria ha bisogno di molto tempo.

Il secondo motivo dell’incertezza attuale è che il Fondo monetario internazionale (Fmi), diventato un elemento fondamentale per la soluzione della crisi, deve rispettare regole meno flessibili di quelle degli europei, la cui unica regola è il compromesso permanente.

Il terzo motivo è che molti paesi europei sono meno inclini alle concessioni di quanto non siano il presidente della Commissione, la cancelliera tedesca e il presidente francese. Al nord sono ossessionati dall’equilibrio di bilancio, mentre al sud temono che la nuova sinistra greca possa indicare il cammino ad altri partiti simili ottenendo eccessive concessioni finanziarie e creando un precedente che, per esempio, potrebbe essere immediatamente sfruttato da Podemos a Madrid.

L’aspetto elettorale della vicenda è particolarmente delicato, come si capisce dalla quarta difficoltà che devono affrontare i negoziatori, di natura prettamente lessicale. Il primo ministro greco Alexis Tsipras deve infatti poter vendere il compromesso ai suoi elettori, ma la formula dev’essere accettabile anche per tutti quelli che temono eccessive concessioni. Il conto alla rovescia è cominciato.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

 

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