Otto minuti di pura violenza. Calci allo stomaco, alla gola, capelli tirati, pugni in faccia. Morsi alla mano, sputi. Un video choc fatto girare su WhatsApp in cui una bambina di 12 anni viene massacrata di botte da una di 17 anni, ingaggiata da un'amica di un anno più giovane per vendicarsi di un affronto. Una banale frase detta però davanti agli amici: "Tu non conti niente". Le due cyberbulle sono state indagate dalla procura dei minori dopo un'indagine condotta dalla polizia per lesioni e diffamazione.
Stefano Origone, La Repubblica ...

L'Italia bulla e misogina

  • Mercoledì, 18 Febbraio 2015 14:04 ,
  • Pubblicato in Dossier
Occhio EscherAlessandra Magliaro, Ansa
12 febbraio 2015

Un milione di insulti contro le donne, 150 mila frasi razziste, oltre 100 mila omofobe. E poi ci sono quelle intolleranti nei confronti dei disabili. C'è un'Italia bulla e misogina scolpita a 140 caratteri, il linguaggio tutto speciale di Twitter, un mezzo che avrebbe dovuto velocizzare i messaggi in poche battute e che invece è diventato anche un canale naturale per urlare odio e intolleranza. ...

A scuola, tra punizioni ai gay e piani contro il bullismo

  • Lunedì, 16 Febbraio 2015 15:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Grande Colibrì
16 02 2015

In Malesia non bastavano i manuali e i corsi per evitare che i bambini crescano gay, con consigli allucinanti come il dito puntato sulle magliette con il collo a V (ilgrandecolibri.com). Non bastava neppure il ritiro di un libro che, per un errore di stampa, raffigurava la famiglia ideale con due papà (ilgrandecolibri.com). Ora il ministero dell'educazione vuole passare alle maniere forti e in una circolare propone che i bambini effeminati, oltre che gli adolescenti che si prostituiscono, siano puniti con tre bacchettate sul sedere. Ma, come sempre, questi atteggiamenti trovano per fortuna la ferma opposizione di una parte della popolazione. Ecco allora l'importante organizzazione delle Sorelle nell'islam (SIS) che ricorda come non solo la violenza non è uno strumento educativo, ma anche che riferirsi all'effeminatezza come a un comportamento negativo "è degradante" (therakyatpost.com).

Per fortuna altrove qualcuno immagina nuove strade per includere meglio, e non per escludere, gli studenti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender): in un Regno Unito che ancora dibatte sulla bufala, ripresa da innumerevoli giornali e media anche gay in tutto il mondo, della creazione di una scuola aperta esclusivamente alle minoranze sessuali (in realtà è stata finanziata una indagine per capire quali azioni si potrebbero intraprendere per aiutare gli studenti LGBT; lgbtyouthnorthwest.org.uk), il ministro ombra dell'educazione dell'opposizione laburista, Tristram Hunt, ha promesso che un eventuale governo di centro-sinistra renderà obbligatori dei corsi contro il bullismo omofobico per tutti gli insegnanti e dei corsi di educazione sessuale e affettiva per tutti gli studenti.

Di fronte ai numeri clamorosi di una recente ricerca dell'associazione LGBT Stonewall (il bullismo anti-gay causerebbe la bocciatura di 52mila studenti e cattivi risultati scolastici per 70mila, mentre in 37mila rinunciano ai propri progetti per il futuro), Hunt promette un "approccio da tolleranza zero" contro l'omofobia nelle scuole. Il governo attuale, guidato da conservatori e liberal-democratici, risponde ricordando di aver approvato recentemente un piano anti-bullismo da 2 milioni di sterline (più di 2,6 milioni di euro) e sottolineando i risultati ottenuti negli ultimi anni ("Gli insegnanti ora riportano tassi di bullismo omofobico più bassi rispetto a cinque anni fa e una maggiore fiducia in sé stessi nell'affrontare questo tipo di bullismo"; theguardian.com).

Le associazioni LGBT riconoscono che ci sono stati progressi, ma ricordano che non sono ancora sufficienti. E a confermarlo ci pensa il desolante quadro che emerge da una ricerca dell'Unione nazionale degli studenti: le lezioni di educazione sessuale non solo non sono obbligatorie in tutte le scuole, ma sono troppo spesso inutili e deludenti. Nella maggior parte dei casi ci si limita a dare nozioni sull'anatomia, sulla salute sessuale e sulla contraccezione, mentre le relazioni e il tema del consenso sono affrontati raramente. In meno di un caso su cinque, inoltre, si parla di orientamento sessuale e identità di genere. Due terzi degli studenti ritengono che queste lezioni siano completamente slegate dalla loro vita concreta - e anche così si spiega come mai la pornografia sia il principale strumento usato dai giovani per capire qualcosa sulla sessualità (news.tes.co.uk).

Intanto anche l'Irlanda deve affrontare il problema del bullismo omofobico: l'Organizzazione nazionale irlandese degli insegnanti (INTO) e la Rete per l'uguaglianza di gay e lesbiche (GLEN), con l'appoggio del ministero dell'educazione, hanno appena presentato una guida (glen.ie) per fronteggiare il pregiudizio anti-omosessuale nelle scuole primarie. A questi temi doveva essere dedicata anche la terza edizione di un workshop in una scuola cattolica di Dublino, ma all'ultimo momento il preside ha annullato l'iniziativa a causa delle lamentele di alcuni genitori, preoccupati che non fosse previsto il contraddittorio con "l'altro lato" (sic!), in pratica con chi ritiene che sia giusto discriminare, maltrattare e opprimere dei ragazzini (bbc.com). Semplicemente assurdo.

E che dire allora dell'istituto superiore in Canada che prima ha autorizzato una propria studentessa a realizzare un murale che rappresenta un bacio tra due ragazzi maschi e poi, una settimana dopo, ha scoperto che la sua pittura era stata nascosta da un tabellone? "Mi sono sentita tradita" ammette la ragazza, anche se è orgogliosa di avere avviato un grande dibattito sull'uguaglianza e sulla censura nella sua scuola e in tutto il paese (globalnews.ca). In fondo nelle scuole non c'è solo bullismo: c'è anche tanta voglia di migliorare il mondo. Ed è questa voglia che dovrebbe essere coltivata...

L’Italia bulla e misogina

  • Lunedì, 16 Febbraio 2015 13:19 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune-info
16 02 2015

Più di un anno di lavoro, otto mesi di monitoraggio su Twitter, quasi 2 milioni di tweet estratti e studiati. È la Mappa dell’Intolleranza, un progetto voluto da Vox – Osservatorio italiano sui diritti, che ha coinvolto le università di Milano, Roma e Bari. Alessandra Magliaro, Caposervizio della redazione Spettacoli Cultura e Media dell’Ansa, ha inviato a Comune questo servizio che raccoglie i risultati di una ricerca imponente quanto importante. Un’analisi con cinque mappe – pensate come parte di un progetto di prevenzione e per questo messe a disposizioni in particolare di scuole e amministrazioni comunali – che mostrano il livello d’intolleranza nei confronti di donne, omosessuali e migranti. Una geografia sconfortante. L’Italia è un paese che odia?

Minorities Online

di Alessandra Magliaro*

Un milione di insulti contro le donne, 150 mila frasi razziste, oltre 100 mila omofobe. E poi ci sono quelle intolleranti nei confronti dei disabili. C’è un’Italia bulla e misogina scolpita a 140 caratteri, il linguaggio tutto speciale di Twitter, un mezzo che avrebbe dovuto velocizzare i messaggi in poche battute e che invece è diventato anche un canale naturale per urlare odio e intolleranza. Un mezzo fallimento come ha ammesso il ceo di Twitter Dick Costolo in una lettera ai dipendenti rilanciata dal Corriere della Sera. Stesse conclusioni cui è giunto dopo un anno di lavoro e un monumentale screening il gruppo di lavoro riunito attorno al progetto di Vox – l’Osservatorio italiano sui diritti. È la Mappa dell’Intolleranza: un panorama sconsolante, di cui ogni giorno abbiamo conferma dai fatti di cronaca.

L’idea di questo gruppo, un team universitario che ha monitorato, estratto e studiato, circa due milioni di tweet – la giornalista Silvia Brena, Marilisa D’Amico, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Milano, co-fondatrici di Vox; Maurizio Binetti, Cecilia Siccardi, Maura Pelizzari, Roberto Reduzzi del dipartimento di psicologia dinamica e clinica della Sapienza Università di Roma; il Prof. Vittorio Lingiardi e Nicola Carone; Prof. Giovanni Semeraro e Cataldo Musto dell’ Università Aldo Moro di Bari e Cecilia Siccardi del Dipartimento di diritto pubblico italiano e sovranazionale all’Università di Milano – è di fare prevenzione sul territorio, mettendo il risultato di questo lavoro a disposizione di chiunque, comuni e scuole, per supportare interventi mirati sul territorio. Un progetto ispirato ad esempi stranieri, come la Hate Map della americana Humboldt State University.

Dalla Mappa esce fuori per la prima volta la diffusione in Italia dei tweet razzisti, omofobi, misogini, antisemiti e intolleranti nei confronti dei disabili. Una geografia sconfortante, con una diffusione a macchia di leopardo su tutta la penisola delle diverse forme di intolleranza. “Nei 140 caratteri di twitter comprimiamo i nostri sentimenti – spiega Silvia Brena, giornalista e co- fondatrice di Vox – 140 caratteri con cui ci alleniamo a urlare emozioni, rabbie, frustrazioni che spesso non riusciamo a elaborare in altro modo“.

Due, gli elementi emersi in modo più rilevante. Il primo. Complessivamente la distribuzione dell’intolleranza, considerati i 5 gruppi, è polarizzata soprattutto al Nord e al Sud, poco riscontro invece nelle zone del Centro come Toscana, Umbria, Emilia Romagna. Una situazione, che si capovolge per quanto riguarda l’antisemitismo, fenomeno in evidenza soprattutto nel Lazio e nel Centro Italia. Va segnalato un picco significativo in Abruzzo, nell’area tra L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo. Presente anche in alcune zone del Nord e del Sud Italia.

Il secondo dato riguarda la misoginia, sulla quale si concentra la maggiore proliferazione di tweet intolleranti. Il numero di tweet contro le donne, infatti, in 8 mesi è arrivato a 1.102.494, con 28.886 tweet geolocalizzati.

“Hate speech è parola dell’odio, parola che attacca e offende una persona o un gruppo sociale”, dice Vittorio Lingiardi, docente di Psicologia Dinamica presso La Sapienza- università di Roma. “Favorite dalla velocità e custodite dallo spazio cibernetico, le parole possono diventare pietre, incitamento all’odio e, a volte, crimine“.


LA GEOGRAFIA

La geolocalizzazione è la vera novità di questo progetto, perché consente di evidenziare le zone maggiormente a rischio di intolleranza e odio. Geolocalizzazione, resa possibile grazie all’ausilio di Open StreetMap, che ha consentito di estrarre dalla massa dei tweet, solo quelli che presentavano le coordinate geografiche, elemento che Twitter consente di indicare.

Per ciascun gruppo esaminato, sono poi state messe a punto delle mappe termografiche, in grado di evidenziare diffusione e concentrazione del fenomeno. Quanto più “caldo”, cioè vicino al rosso, è il colore della mappa termografica rilevata, tanto più alto è il livello di intolleranza rispetto a una particolare dimensione in quella zona. Aree prive di intensità termografiche non indicano assenza di tweet discriminatori, ma luoghi che mostrano una percentuale più bassa di tweet negativi rispetto alla media nazionale.

LA SEMANTICA

L’offesa verso donne, omosessuali, immigrati, ebrei e disabili passa (quasi) sempre per la dimensione corporea e l’atto fisico: corpi sessualizzati, deformati, mutilati, mortificati, fino a essere picchiati o violentati. Si scaraventano fuori insulti, quasi assolvendo ad un bisogno primitivo, non elaborato, di difesa nell’attaccare aspetti fondamentali dell’umanità altrui. “Un’avversione profonda – direbbe la filosofa Martha Nussbaum – simile a quella ispirata dagli escrementi, dagli insetti viscidi e dal cibo avariato”. “Frocio di merda”, “negro di merda”, “ebreo di merda”, “handicappato di merda”, “troia di merda”, una ripetizione quasi ossessiva del termine escrementizio che non si limita a reinterpretare l’altro manipolando segni e parole. È in atto un vero e proprio processo di disumanizzazione, per tenere l’altro il più lontano possibile da sé. Come se fosse impossibile anche solo pensarlo degno di occupare lo spazio vitale condiviso.

MISOGINIA

La misoginia in Italia appare il vero fenomeno esplosivo. Una situazione drammatica, quella della violenza contro le donne, che la cronaca purtroppo riporta con cadenza inquietante. E che i social network rilanciano in termini di insulti, volgarità, vere e proprie aggressioni verbali. Un’impressione, che purtroppo la Mappa dell’Intolleranza conferma. Le offese contro le donne, infatti, hanno registrato una distribuzione nazionale piuttosto uniforme con picchi in Lombardia, Campania, confine tra il sud dell’Abruzzo e il nord della Puglia. Un dato inquietante, purtroppo in linea con le rilevazioni del Pew Research Center, secondo il quale negli Stati Uniti il 25% delle donne sono state molestate online e il 26% ha subito stalking online.

La maggior parte dei tweet si riferisce a parti del corpo, a indicare necessità di degradazione o di punizione machista. Altri invece indicano personaggi pubblici, a denotare l’esistenza di vere e proprie forme di misoginia. Le evidenze emerse dalla Mappa dell’Intolleranza a proposito della misoginia, purtroppo, non sorprendono.

Ecco alcuni dati dalle ricerche più note: 6.743.000 donne italiane tra i 16 e i 70 anni sono state vittime di violenza fisica e sessuale nel corso della vita. In Italia sono state uccise 179 donne nel 2013, rispetto alle 157 del 2012, con un aumento quindi del 27,1%. Ogni 12 secondi una donna è oggetto di violenza fisica, verbale o psicologica. E complessivamente il 70% delle donne subisce violenza nella sua vita. Il 66,4% sono vittime del coniuge. Il Sud Italia risulta la zona a più alto rischio con aumento del numero di vittime del 27,1% rispetto al 2012.

ANTISEMITISMO

I tweet antisemiti sono in assoluto i più geolocalizzati: dei 6.000 tweet raccolti in poco meno di tre mesi, infatti, ben 1.150 sono stati geolocalizzati (18,03%). Il picco significativo è in Abruzzo, come già evidenziato. Al Nord le zone più calde sono Milano, Bergamo, Brescia, Varese e Como. In Centro Italia i picchi sono stati riscontrati in Toscana, nella zona centrale della regione, e nel Lazio, in particolare nella provincia di Latina. Mentre al Sud le zone a più alto tasso di antisemitismo sono l’area di Napoli e Caserta, la zona compresa tra Bari e Taranto, il Salento e Catania.

L’insulto più utilizzato è “rabbino”, spesso abbinato a “trans”, chiaro dunque il doppio pregiudizio. Seguono “usuraio” e “giudeo”: quest’ultimo termine ha come co-occorrenze più rilevanti “negro” e “israeliano”.

In Italia ci sono 30.000 ebrei, pari allo 0,6% della popolazione. Il 24% degli italiani ha un pregiudizio antiebraico. Tra luglio e agosto del 2014 in Italia sono stati registrati 21 episodi di antisemitismo, quasi il triplo rispetto all’anno precedente.

I social, in particolare Facebook e Twitter, sono i luoghi dove prendono vita le maggiori ingiurie antisemite, come confermano i nostri dati, che hanno registrato oltre 1.000 messaggi discriminatori. Inoltre sui circa 1.200 siti antisemiti in Europa, 100 sono quelli italiani, con un aumento del 40% rispetto al 2009. (Fonti: Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC)

OMOSESSUALITÀ

Sono stati raccolti oltre 110.774 messaggi discriminatori e geolocalizzati il 7,66%. L’omofobia parrebbe concentrarsi soprattutto in Lombardia, con una presenza significativa anche in Campania e Friuli-Venezia Giulia. L’associazione frequente è con le parti anatomiche, come a rinforzare l’insulto omofobico evocando disgusto per la dimensione corporea direttamente coinvolta. Interessante è l’associazione con le figure della famiglia come padre e sorella. Rilevati anche insulti con riferimento alla pedofilia. Gli omosessuali vengono infatti spesso descritti quali turpi e rivoltanti, in grado di “contaminare e corrompere la società”. Il disgusto viene così “proiettato” su un gruppo di individui che vengono di conseguenza stigmatizzati, considerati inferiori e privati di diritti.

Secondo un’indagine realizzata nel 2013 dal Gay Center nell’ambito di un progetto europeo che ha coinvolto oltre mille studenti italiani, quasi 3 persone LGBT su 4 dichiarano di aver subito forme di discriminazione o di pregiudizio nel corso della loro vita. Il contesto è la scuola (49%), seguito dalla famiglia (42%), da bar e locali (33%) e dai media e internet (30%). Secondo il Gay Center, che denuncia 20.000 richieste di aiuto pervenute, nel 2013 un gay su 4 è stato vittima di violenza. E ancora. Il 91% degli omosessuali italiani ritiene che i nostri politici usino un linguaggio discriminatorio. Mentre è la scuola, il luogo dove la maggior parte degli omosessuali nasconde la propria identità: 76% contro il 36% che si cela sul posto di lavoro. (Fonti: Gay Center 2013; FRA European union agency for fundamental rights 2014).

RAZZISMO

L’intolleranza verso gli immigrati o le persone di altre etnie riguarda soprattutto Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata con 154.170 tweet rilevati in 8 mesi, di cui 1.940 geolocalizzati (1,24%).

Un dato curioso, riscontrato durante la rilevazione dei tweet, è la netta crescita dei post a sfondo razzista in corrispondenza dei Mondiali e delle partite di calcio del Campionato, ma anche dopo i talk show con personaggi politici o i programmi con la presenza di soubrette. “Terrone” è l’insulto più utilizzato (3.690 occorrenze), seguito da “zingaro” (3.226) e “negro” (2.482), a indicare un’intolleranza interna, ancora prima che esterna, all’Italia stessa, emblema della frattura fra Nord e Sud. Le parole che vengono spesso associate ai termini sensibili si riferiscono a personaggi noti nel mondo del calcio, di origine straniera, spesso nel mirino della rete.

In Italia l’8% della popolazione è costituita da stranieri (4.922.085 persone). Il 45% dei giovani tra i 18 e i 29 anni si definisce xenofobo o diffida degli stranieri. Due italiani su tre pensano che la quantità di immigrati in Italia sia eccessiva: in particolare il 60,1% mostra diffidenza, il 6,9% è proprio ostile e il 15,8% è indifferente. Un dato interessante riguarda il web-racism: su Facebook, sono più di 350 i gruppi dichiaratamente anti-immigrati, con alcuni che arrivano anche a 5.000-7.000 iscritti; oltre 400, i gruppi “anti-meridionali”, e circa 100 i gruppi “anti-musulmani”, mentre sono più di 300 quelli contro gli zingari.
(Fonti: Istat 2014; Censis 2013; Assemblea Camera dei Deputati 2013)

DIVERSAMENTE ABILI

Seconda per numero di tweet rilevati (479.654), l’intolleranza verso i diversamente abili conferma l’andamento del numero di messaggi discriminatori dal generale – donne e disabilità – al più specifico – omofobia, antisemitismo. L’intolleranza è distribuita sul territorio nazionale con maggiore concentrazione in Lombardia, Campania e le zone a Sud dell’Abruzzo e a Nord della Puglia. I tweet geolocalizzati sono stati 3.410 (0,75%). Impressionante la co-occorrenza del termine “vergogna”, a indicare un senso di rifiuto. Quando la parola sensibile è “storpio”, le associazioni più rilevanti sono “odio” e “elemosina”, che fanno intravedere anche una sorta di pregiudizio. Alta, anche la co-occorrenza con il termine “cazzo” (“mongoloide del cazzo”, “cerebroleso del cazzo”), quasi a invocare, di fronte all’altro degradato, la necessità di una punizione machista.

In Italia i disabili sono 4,1 milioni, ossia il 6,7% della popolazione. L’Italia è al 13° posto per il rischio di povertà ed esclusione sociale delle persone disabili. Uno dei dati più interessanti, infatti, è che la disabilità assume un ruolo significativo tra i fattori discriminanti nell’ambiente di lavoro: infatti solo il 6% dei disabili che ha partecipato a concorsi o a colloqui di lavoro è riuscito a ottenere un impiego. Il 70% dei disabili che lavorano percepisce un compenso minimo o addirittura non viene retribuito del tutto.
(Fonti: Censis 2014; UNAR Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali 2013; Condicio 2014)

 

Il servizio completo, arricchito da mappe e fotografie, è in questa pagina di ansa.it, dove è stato pubblicato con il titolo La mappa dell’intolleranza. Noi lo pubblichiamo con il consenso dell’autrice, che si dice felice di appartenere a Comune-info.

Lame e social, in manette la baby gang

Adolescenti eppure già criminali. Autori di rapine messe a segno con comportamenti smaliziati, da banditi consumati. Su Facebook si vantavano dei colpi come piccoli boss. E anche quando si sono aperte le porte del carcere, qualcuno ha fatto il duro fino in fondo, accomodandosi in cella senza battere ciglio. E` stata la polizia a smascherare una "baby gang" che aveva il quartier generale a piazza di Spagna e che era composta da quattro ragazzini fra i 15 e i 17 anni più un diciottenne che molto probabilmente era il capo del "branco".
Marco De Risi, Il Messaggero ...

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