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Botte, sputi, insulti. L'obbligo di mettersi in ginocchio e di chiedere scusa. Un'ora di umiliazioni, tra le persone che in un pomeriggio di fine settembre stavano entrando nel centro commerciale Le Befane di Rimini e hanno tirato dritto.
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29 11 2012

di Anna Costanza Baldry
 
Le ricerche indicano che oltre il 90% degli adolescenti in Italia sono utenti di internet, e il 98% di questi dichiara di avere un profilo su uno dei social network più conosciuti e usati (facebook, twitter); il 52% dei giovani utenti di internet si connette almeno una volta al giorno, inoltre, l’utilizzo dei nuovi cellulari o smartphone consente una connettività praticamente illimitata.
Internet rappresenta per gli adolescenti un contesto di esperienze e “social networkizzazione” irrinunciabile: si usa per mantenersi in contatto con amici e conoscenti, cercare informazioni, studiare, etc. Le nuove tecnologie, quindi, sono in grado di offrire a chi ne fa uso grandi opportunità, specialmente nel campo comunicativo-relazionale, ma nello stesso tempo espongono i giovani utenti a nuovi rischi, quale il loro uso distorto o improprio, per colpire intenzionalmente persone indifese e arrecare danno alla loro reputazione.
I ragazzi quando usano internet o i cellulari in maniera inadeguata sono a rischio di commettere azioni che sfiorano la legalità, se non veri e propri reati, ma anche essere oggetto di aggressioni, prevaricazioni dirette o indirette.
A oggi, non esiste una definizione operativa di bullismo elettronico, o ‘online’, universalmente condivisa tra i ricercatori, si fa riferimento all’”utilizzo di internet o delle altre tecnologie digitali come i cellulari e i personal computer come mezzo per molestare intenzionalmente altre persone” (Willard 2003).
Il progetto Tabby in Internet è stato co-finanziato dall’Unione Europea, Progetti Daphne.
Capofila del progetto il Dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, con i partner Chiamamilano, l’Università di Cipro, l’università ‘Aristotele’ di Salonicco, la Fondazione Ungherese Eszer, e il Centro per gli Studi sulla Democrazia della Bulgaria, con il coinvolgimento del Miur e dell’Ufficio ‘Più Scuola Meno Mafia’.
Il progetto ha prodotto un ‘tool-kit’ un insieme di strumenti intervento per gli stessi ragazzi e per gli insegnanti.
Andando sul sito si può compilare il questionario on line e ottenere un profilo di rischio: verde, tutto ok anche se mai abbassare la guardia, giallo, qualcosa del comportamento in rete può portare a un rischio di cyber bullismo, fare attenzione, arancione, sono già successe delle cose on line che sono indice di rischio medio, rosso la rete è fonte di cyber bullismo, chiedere aiuto.
Questo cosa significa?
    Quando il profilo che il ragazzo, la ragazza ottengono è Green Tabby, gli/le si dice:
Bullismo e cyber bullismo sono fenomeni a te estranei. E’ molto probabile che le tue relazioni nel mondo reale cosi come il tuo comportamento corretto online unito alle conoscenze delle strategie utili alla sicurezza in internet ti “PROTEGGANO” dallo sperimentare ed agire tali comportamenti. Continua così!!!
    Quando il profilo che il ragazzo, la ragazza ottengono è Yellow Tabby, gli/le si dice:
Pur non essendo molto coinvolto in questi fenomeni è probabile che tu li abbia sperimentati in veste di vittima o di autore, in forma lieve o come “SCHERZO” tra amici. Ricorda che entrambi i fenomeni causano dolore e sofferenza a chi li subisce e pongono a rischio di eventuali comportamenti devianti i cosiddetti bulli. Per cui stai attento, sei in una condizione di basso rischio, ma pur sempre a rischio!!!
    Quando il profilo che il ragazzo, la ragazza ottengono è Orange Tabby, gli/le si dice:
Bullismo e/o cyber bullismo sono fenomeni a te ben noti, molto probabilmente ti trovi ad agire o subire uno o entrambi di essi frequentemente. Ti trovi, dunque, in una condizione di elevato rischio per cui sarebbe utile che ne parlassi con un adulto di fiducia al fine di stabilire assieme il modo più opportuno di fronteggiare la situazione, ed evitare così il protrarsi nel tempo di una condizione che ti espone ad ulteriori conseguenze negative.
    Quando il profilo che il ragazzo, la ragazza ottengono è Red Tabby, gli/le si dice:
Bullismo e/o cyber bullismo sono il tuo pane quotidiano! Non importa che tu sia un Nelson o un Milhouse, ciò che conta e che hai bisogno urgentemente di aiuto perché ti trovi in una condizione che ti pone ad un livello elevatissimo di rischio. Non pensare di poter risolvere da solo i tuoi problemi, chiedi aiuto!!!
Vi sono sul sito e postati anche su Youtube i Tabby Video che aiutano a capire le conseguenze di un uso inadeguato delle rete e in particolare dei social-networks e vengono dati tutta una serie di consigli su come stare fuori dai guai, e infine c’è un manuale per gli insegnanti ma che è utile anche per i genitori o gli adulti in generale per aiutare loro non solo a capire cosa è il cyber bullismo, ma anche come prevenirlo e contrastarlo e come non sottovalutare condotte che in alcuni casi sono veri e propri reati.
SCHERZI O VESSAZIONI?
Sono usciti i primi dati sulla ricerca fatta nei 5 paesi Europei, dove emerge che in Italia, su un campione di 905 ragazzi e ragazze di età media di 15 anni provenienti da varie parti di Italia, il 7,9% dei ragazzi ha detto di aver subito negli ultimo sei mesi almeno qualche forma di prevaricazione on line, e il 7,21% le ha fatte.
Semplici scherzi, forme distorte di comunicazione o vere e proprie vessazioni? Il confine fra scherzo e reato per alcuni ragazzi non è così evidente.
Di cosa stiamo parlando?
Il Cyberbullismo si manifesta in vari modi, per alcune cose è simile al bullismo tradizionale mentre per altre è differente:
• Flaming: un flame (termine inglese che significa “fiamma”) è un messaggio deliberatamente ostile e provocatorio inviato da un utente alla comunità o a un singolo individuo; il flaming avviene tramite l’invio di messaggi elettronici, violenti e volgari allo scopo di suscitare conflitti verbali all’interno della rete tra due o più utenti.
• Harassment: caratteristica di questa tipologia di cyberbullismo sono le molestie, ossia azioni, parole o comportamenti, persistenti e ripetuti, diretti verso una persona specifica, che possono causare disagio emotivo e psichico. Come nel bullismo tradizionale, si viene a creare una relazione sbilanciata, nella quale la vittima subisce passivamente le molestie, o al massimo tenta, generalmente senza successo, di convincere il persecutore a porre fine alle aggressioni.
• Cyberstalking: questo termine viene utilizzato per definire quei comportamenti che, attraverso l’uso delle nuove tecnologie, sono atti a perseguitare le vittime con diverse molestie, ed hanno lo scopo di infastidirle e molestarle sino a commettere atti di aggressione molto più violenti, anche di tipo fisico. Si tratta di un insieme di condotte persistenti e persecutorie messe in atto con la rete o i cellulari.
• Denigration: distribuzione, all’interno della rete o tramite SMS, di messaggi falsi o dispregiativi nei confronti delle vittime, con lo scopo “di danneggiare la reputazione o le amicizie di colui che viene preso di mira”.
• Impersonation: caratteristica di questo fenomeno è che il persecutore si crea una identità fittizia con il nome di un’altra persona nota, usando una sua foto, creando un nuovo profilo parallelo, fingendo di essere quella persona per poi parlare male di qualcuno, offendere, farsi raccontare cose. Può anche accadere che il soggetto intruso, se in possesso del nome utente e della password della vittima invii dei messaggi, a nome di questa, ad un’altra persona, che non saprà che i messaggi che gli sono arrivati non sono, in realtà, stati inviati dal proprio conoscente, ma da una terza persona che si è impossessata dell’identità. In certi casi, il bullo modifica la password della vittima, impedendogli così l’accesso alla propria mail o account. Questa forma di aggressione, può creare problemi o, addirittura mettere in pericolo il vero proprietario dell’account. Non di raro questi casi vedono coinvolti per lo più ex partner rancorosi.
• Tricky o outing: la peculiarità di questo fenomeno risiede nell’intento di ingannare la vittima: il bullo tramite questa strategia entra prima in confidenza con la vittima, scambiando con essa informazioni intime e/o private, e una volta ottenute le informazioni e la fiducia della vittima, le diffonde tramite mezzi elettronici come internet, sms, etc.
• Exclusion: consiste nell’escludere intenzionalmente un altro utente dal proprio gruppo di amici, dalla chat o da un gioco interattivo. L’esclusione dal gruppo di amici è percepita come una grave offesa, che è in grado di ridurre la popolarità tra il gruppo dei pari e quindi anche un eventuale “potere” ricoperto all’interno della cerchia di amici.
• Happy slapping: (tradotto in: schiaffo allegro) è un fenomeno giovanile osservato per la prima volta nel 2004 in Inghilterra. È una forma di bullismo elettronico piuttosto recente, legata al bullismo tradizionale, in cui un gruppo di ragazzi scopre di divertirsi tirando ceffoni a sconosciuti, riprendendo il tutto con i videofonini. Dai ceffoni si è passati anche ad atti di aggressione e teppismo. Oggi l’happy slapping consiste in una registrazione video durante la quale la vittima è ripresa mentre subisce diverse forme di violenza, sia psichiche che fisiche per “ridicolizzare, umiliare e svilire la vittima”. Le registrazioni vengono effettuate all’insaputa della vittima e le immagini vengono poi pubblicate su internet e visualizzate da altri utenti.
Corriere della Sera
29 11 2012

Secondo un’indagine su 500 contatti solo il 10% sono riconducibili a persone note    

di Margherita De Bac
 
Uno studente su quattro, secondo una ricerca del ministero dell’Istruzione commissionata all’osservatorio Open Eyes, pratica il cyber bullismo. Un fenomeno in rapida espansione. Una forma più vigliacca del bullismo dove almeno ti confronti vis a vis con la vittima. Nella rete invece prevaricazioni e bravate sono protette dall’anonimato. Chi agisce si nasconde nelle rete, spesso senza immaginarne le conseguenze. Per non arrivare a gesti estremi (il suicidio del ragazzino del liceo romano Cavour deriso come gay il caso più recente), le vittime rischiano panico, incubi, insonnia, disaffezione verso la scuola e isolamento.

Secondo la psicologa Anna Baldry, dipartimento psicologia seconda università di Napoli è «il senso dell’impunità, l’assenza di filtro a rendere devastanti questi attacchi del gruppo cibernetico che attraverso i social network attua un vero e proprio stillicidio a spese di ragazzi generalmente introversi che dietro lo schermo dello screen denigrano e ridicolizzano senza pietà».

Il ministero ha avviato un progetto di prevenzione che rientra in un piano europeo. Tra l’altro verranno avviati corsi di formazione per i docenti non sempre capaci di utilizzare un linguaggio appropriato su questi temi. Ci sarà anche un test con 56 domande che aiuterà i ragazzi a fare autodiagnosi e capire per tempo se sono potenziali bersagli. Ai giovani la psicologa Baldry consiglia di non accettare contatti con gli sconosciuti. Secondo un’indagine su 500 contatti solo il 10% sono riconducibili a persone note.
   
Ho una figlia di 15 anni, le informazioni raccolte al convegno mi hanno molto scossa. Come tutti i coetanei passa ore al computer. I genitori come devono comportarsi per intervenire?
Vi è mai capitato? Forse scambiarsi le esperienze è un buon sistema.

Suicida a 15 anni, le accuse della madre

  • Martedì, 27 Novembre 2012 08:18 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
27 11 2012

'I docenti sapevano delle offese e hanno taciuto'
Il ragazzino che si è impiccato in casa, forse per le vessazioni di alcuni compagni che lo accusavano di essere gay. "Perchè la scuola dice solo ora che veniva deriso?" si chiede la mamma. A riferire le sue parole il legale di famiglia.

Teresa M., laureata in Giurisprudenza senza aver mai esercitato, mamma di un ragazzo di 15 anni suicida in casa, porta nuovi elementi alla tesi delle vessazioni bulliste subite da Andrea, il suo figlio estroso. Dice, dopo aver convocato una conferenza stampa una settimana dopo la tragedia: "L'ho saputo soltanto dopo la morte, ma qualcuno sui muri della sua scuola aveva scritto: "Non vi fidate del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio". Un docente fece cancellare la scritta e nessuno mi avvertì". Ancora: "Dell'esistenza di una pagina Facebook intitolata al "ragazzo con i pantaloni rosa" e destinata a schernire mio figlio non sapevo nulla, ma ho saputo, quando ancora Andrea era tra noi, che qualcuno gli aveva rubato la password per accedere alla sua pagina Facebook, quella personale, e che in un'occasione qualcuno è entrato direttamente in una sua conversazione. Mio figlio una volta mi raccontò che gli era stato rubato e restituito il suo computer personale". Per farne che? "Per sostituirsi a lui e inserire una frase sconcia sulla pagina della ragazza di cui era innamorato. Per creargli un problema con lei", e ora parla il padre di Andrea, Tiziano S., dipendente del Comune di Roma.

"Crocifisso come Gesù"
Il Gay Center: In classe lo prendevano in giro
L'indagine della Procura di Roma, si scopre conversando con l'avvocato Eugenio Pini, sta virando verso alcuni compagni della classe seconda A del liceo Cavour, quindicenni che, insieme ad altri ragazzi più grandi ma sempre minorenni, da due stagioni bullizzavano il ragazzino colto che suonava il pianoforte con le unghie smaltate e colorate, Andrea cresciuto in una scuola media tutta maschile e confessionale, Andrea voce del coro del Vaticano approdato alle superiori in una comunità scolastica dura. Il gruppo ostile ad Andrea e ai suoi modi, tratteggiano l'avvocato e il nonno, si può definire "qualunquisticamente di destra" all'interno di una scuola non di destra. "C'è qualcuno che ha usato le sue convinzioni sulla sfera sessuale di mio figlio per premere il grilletto contro di lui", dice la madre.

Il sostituto procuratore Pierfilippo Laviani, però, non ha ancora inserito nel fascicolo aperto contro ignoti il reato di istigazione al suicidio. "In quella scuola", sempre la madre, "molti ragazzi pensano così: non sei rozzo, non sei sboccato, non fumi, allora non sei figo. Anzi, sei frocio".

Teresa ribadisce: "Non avevo dubbi sull'identità sessuale di Andrea: gli piacevano le ragazze, e lui sapeva che a me poteva dire tutto. Era stato cresciuto nella libertà e nella tolleranza. Aveva un astuccio rosa, e allora? Era pieno di fantasia, aperto, a nove anni si era iscritto alla biblioteca comunale e da allora si era letto mille libri. Era un passo avanti gli altri, mi sembrava grande. I jeans rosa erano il frutto di una lavatrice sbagliata, non li usava da marzo. E lo smalto sulle mani fu una mia iniziativa: si mangiava le unghie e doveva riprendere ad esercitarsi al piano. Ho grandi sensi di colpa, adesso".

La famiglia di Andrea, tutta, ha un forte risentimento con il liceo Cavour, i suoi dirigenti. "Ero convinta fosse un ragazzo integrato", dice la madre, "e ad ogni colloquio gli insegnanti me lo facevano credere. Adesso devo leggere docenti dire che mio figlio aveva la forza per difendersi dalle violenze quotidiane. E perché non mi hanno mai detto nulla? Perché devo scoprire adesso che Andrea tre settimane fa aveva già tentato il suicidio? Un insegnante, voglio dirvelo, lo riprese durante un'interrogazione per quel benedetto smalto alle unghie: "Ma lo sa tua mamma che lo porti?". Andrea gli rispose, con la sua ironia acuta: "Mamma mi dice sempre: fa quello che vuoi, basta che mi dai dei nipotini. No, voglio che i responsabili del bullismo siano individuati, anche se fossero dei minorenni. E che siano riconosciute le responsabilità della scuola".

QUANDO IL BULLISMO E' ADULTO E FEMMINA

  • Domenica, 15 Aprile 2012 00:00 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
di Chiara Lalli, Corriere della Sera
15 aprile 2012

Sembra paradossale, ma riconoscere la violenza può essere difficile, sia la propria che quella di un collega o di un amante. Non è infrequente ascoltare testimonianze di persone che subiscono aggressioni fisiche o verbali non solo senza reagire, ma senza quasi riconoscerle come tali.
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