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DazebaoNews
17 09 2015

"Vieni a letto con me od altrimenti non ti concedo il mutuo". Era in pratica questo il ricatto di un funzionario di banca di Reggio Calabria, S.D. di 43 anni, che è stato raggiunto da una misura interdittiva disposta dal tribunale ed eseguita dai militari della Guardia di finanza.

Secondo quanto ricostruito in una nota dei militari il bancario ha abusato della sua funzione e minacciando la mancata concessione di un mutuo, avrebbe preteso di avere rapporti personali ed intimi con una cliente. Dopo i gravi fatti la donna si è rivolta ai finanzieri che, dopo accurate indagini, hanno chiuso il cerchio attorno all'impiegato. Nei confronti dell'uomo il giudice ha disposto la misura interdittiva per due mesi, vietando temporaneamente ad esercitare le attività professionali connesse all'esercizio del credito ed alla sua posizione di direttore. Il provvedimento - si sottolinea - è stato anche notificato all'Istituto di credito interessato per i provvedimenti interni di sua spettanza.

Piantagioni di Crotone

  • Giovedì, 04 Giugno 2015 09:21 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
04 06 2015

L’Ottocento piomba in redazione con una notizia che sembra uscita da un romanzo di Dickens. I carabinieri di Petilia Policastro, provincia di Crotone, hanno denunciato venti genitori i cui figli non frequentano da mesi la scuola dell’obbligo. Altro che Europa a due velocità. In Italia le velocità, e le lentezze, risultano molte di più. I bambini calabresi che non perdono tempo con l’alfabeto sono figli di poveri agricoltori oppure di ricchi mafiosi. I primi sostituiscono i libri di scuola con il lavoro nei campi, i secondi bivaccano nei bar di paese per imparare l’arte dell’intimidazione e del ricatto.

Sui genitori mafiosi c’è poco da dire, anche se ci sarebbe molto da fare, per uno Stato degno di questo nome. Non me la sento invece di gettare la croce addosso ai genitori contadini, convinti in buona fede che lo sviluppo delle facoltà mentali dei figli non offra loro la minima possibilità di riuscita nella vita. Cos’altro potrebbero mai pensare, se le strade del Sud sono solcate da torme di giovani intellettuali disoccupati e frustrati, che nel migliore dei casi emigrano e nel peggiore intristiscono? Qualsiasi nobile discorso sul ruolo sociale della scuola, e sull’istruzione come strumento per trasformare un suddito in cittadino, collassa di fronte alla prosa della realtà quotidiana, rappresentata da una dura lotta contro l’appetito. Alla fine le due anomalie, dei contadini e dei mafiosi, si tengono insieme in un abbraccio mortale. Uno Stato che tollera al suo interno uno Stato parallelo non può dare altro lavoro che la miseria e altra istruzione che la distruzione.

Massimo Gramellini

Pagina 99
28 11 2014

1 maschio su 9 è eletto, 1 su 74 tra le donne. Alle Regionali in Calabria un abisso tra uomini e donne. Le leggi elettorali delle diverse regioni condizionano il risultato delle amministrative. "Ogni lista punta a vincere, tralasciando il valore della rappresentanza di genere" spiega Alisa Del Re dell'Università di Padova

La Calabria passa da zero a una consigliera, si arriva a quasi il 25% di elette in Emilia Romagna, ma tutte in due sole liste: Pd e M5S, che nel 2010 aveva eletto solo uomini. Nessuna donna con la Lega (una misoginia costante come vedremo), Forza Italia, Fratelli d’Italia, Sel e l’altra Emilia Romagna (ex Tsipras). Pochi elettori, pochissime elette. Così i consigli regionali “anatre zoppe” per via dell’astensione record non brillano neanche per parità dei sessi.

In Calabria forse ce la farà anche la candidata presidente del centrodestra, Wanda Ferro, ma dipenderà dall’interpretazione della legge elettorale regionale. Eletta invece Flora Sculco, figlia di quell’Enzo consigliere in maggioranze di centrosinistra e di centrodestra, candidatasi in una lista a sostegno di Mario Oliverio, “Calabria in rete”. Ha preso 9.000 preferenze e ha messo agli atti come sua prima dichiarazione un “grazie particolare: è dedicato al mio onorevole papà”. In nome del padre prima che di elettrici e elettori.

348 candidati in Calabria. Di cui solo 74 donne, quasi tutte confinate nella parte bassa delle liste. Il Pd in ogni provincia aveva solo una donna in lista, ma ha eletto 9 uomini. La cosentina Katia Barbiero è stata l'unica dem sotto i 2.500 voti nella sua circoscrizione, raccogliendone appena 49. Oltre alla Sculco una delle poche capolista, nella lista Oliverio, era Maria Francesca Corigliano. Arrivata terza è rimasta fuori anche lei. In Emilia Romagna su 507 candidati 242 erano donne. La Lega ha candidato 20 donne non eleggendone nessuna. Ogni provincia aveva liste corte con eccezione di Bologna, rispettando quasi sempre l'alternanza di genere.

Alisa Del Re, direttrice del Centro Interdipartimentale di Ricerca di Studi sulle politiche di Genere dell’Università di Padova, legge il dato partendo dalla normativa: “Non tutte le regioni hanno gli stessi correttivi, in Calabria, a differenza che in Emilia Romagna, non è possibile votare con la doppia preferenza di genere, c’è solo una quota minima di donne nelle liste, che esclude dalla elezioni i trasgressori, così ogni lista punta più che altro a competere per vincere, tralasciando il valore della rappresentanza di genere. Il Pd talvolta ha fatto scelte opportunistiche e non ha eletto donne e forse la scarsissima partecipazione elettorale alle regionali va considerata assieme all’aumento di consensi di partiti come la Lega - che in Emilia passa da 5 a 9 uomini - perché nelle liste di destra è implicita la scarsa partecipazione femminile in quanto manca una visione di genere. Però nel sistema politico, maschilistico, non possono essere battaglie portate avanti da un solo partito”.

O la rappresentanza vive di stop and go. L'indice BES, "benessere equo e sostenibile" , calcolato dall’Istat, ha registrato l’incremento della presenza femminile in Parlamento tra le politiche del 2008 e del 2013, passata dal 20,3% al 30,7%, grazie anche all’Emilia Romagna (44,8% di donne tra i parlamentari eletti). Valanga rosa poi alle europee di maggio: raddoppiate, dal 20 al 40%, le eurodeputate italiane. Il Pd ha scelto solo capolista donne e M5S ha eletto 9 donne su 17 componenti della propria delegazione. Anche a Bruxelles i leghisti sono solo uomini.

Esistono ricerche che correlano il genere e l’astensione, non per le elezioni di domenica in quanto i dati sono diffusi dalla Prefetture in un secondo momento rispetto al totale di chi resta a casa, ma non si è dimostrata in passato una correlazione diretta tra la scarsa presenza femminile nelle liste e la maggiore astensione “rosa”.

La professoressa spiega che “spesso le donne votano per appartenenza più che per genere, per cambiare trend devono essere messe in condizione di poter scegliere in base alla qualità delle candidature. Non è facile, il PD ha nello statuto il 40% di donne nelle liste anche se non sempre riesce a rispettarlo, i Verdi arrivavano al 50%, i grillini, invece,pur avendo candidato una donna alla presidenza dell’Emilia Romagna, portano avanti un discorso acritico, che si basa sulla parità di genere matematica nelle liste, ma senza attribuzione di valore. Sia l'alternativa a 5 stelle, sia la rottamazione, rischiano di non portare ad una maggiore qualità neanche alle prossime regionali del 2015”.

Di certo esclude correlazioni tra le poche elette dem e le interviste, con annesse polemiche, di “ladylike” Alessandra Moretti: “Non bastano poche battute a orientare a un voto negativo verso altre donne candidate per il Pd. Piuttosto è la corsa sfrenata a qualsiasi poltrona a non incoraggiare le donne a votare per le donne, voterei la Moretti presidente del Veneto solo se si dimettesse prima delle regionali dall'europarlamento”. Il voto locale del 2015 potrebbe comportare un arretramento generale: “Ho una grande preoccupazione perché se l'unica alternativa forte al Pd è la Lega per le donne è dura, per reazione a Salvini tutti i competitor rischieranno di spostarsi su un asse verso destra”.

Un asse maggiormente maschile. In una ricerca dello scorso anno la Del Re ha calcolato che nei consigli eletti tra il 2010 e il 2013 le donne erano appena il 13%, maglie nere la Calabria a zero e la Basilicata con un’eletta, la Puglia (5% pari a 4 elette) dove la legge elettorale non prevede nessun correttivo di genere e il Veneto (6,6% pari sempre a 4 elette). Poco sopra la media la Lombardia (il 18% con 15 donne). La Lega ha una consigliera in Veneto, tre in Lombardia, e la presidenza di entrambe le giunte con Luca Zaia e Roberto Maroni. Insomma cambiano le assemblee elettive ma chi vota Lega preferisce sempre eleggere uomini. Un elemento di preoccupazione in più per il nostro sistema politico.

Marco Laudonio
@marcolaudonio

 

 

 

 

L'avvocato dei boss: "Così costringemmo Maria a ritrattare"

  • Giovedì, 13 Novembre 2014 09:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
13 11 2014

L'avvocato si pente e decide di raccontare il calvario di Maria Concetta Cacciola, trent'anni di Rosarno (Calabria), donna infelice di una famiglia di mafia che a un certo punti della sua vita decide di liberarsi e passare dalla parte dello Stato.

Una scelta che si scontra con l'aridità di sentimenti della famiglia, avvocati che le impongono di registrare false ritrattazioni del suo pentimento e che la offendono anche da morta, mandando in esclusiva ad alcuni giornali memoriali e denunce.

Non conoscono la parola amore i genitori di Maria Concetta. ...

A saldare i pavimenti di una nave. A scaricare antracite dai treni. A forgiare pezzi di alluminio. Tra fabbriche e cantieri, sono questi i mestieri che gli italiani si ritrovano a svolgere nel 1959. È l'altra faccia del boom economico, del progresso e del benessere che si diffondono nel Paese. È la faccia pulita, di milioni di persone oneste e generose che accettano la sfida di lavori estenuanti pur di garantire dignità sociale a se stessi e alla famiglia. Nessuno sa cosa produce, e per quale utilizzo. Si lavora, si aspetta la paga. E basta. ...

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