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Hanno distrutto tutto e ci stanno negando il futuro, si sente ripetere come una litania, come un rosario di misteri che portano solo all'Inferno. ...

L'infanzia rapita, I bambini armati di Napoli

Corriere della Sera
05 09 2013

Il calcio di un fucile il grilletto ben visibile e poi una parte in ferro che sembrava il carrello privo di caricatore. Era un fucile. Lo imbracciava un ragazzino di una decina di anni che appena si è accorto di essere visto ha cominciato a correre. Tutto si è consumato in pochi secondi, la strada era sconnessa e per questo le immagini non sono chiarissime.

Il ragazzino si è rifugiato in un varco di fronte a quella specie di favelas/discarica a cielo aperto di via delle Brecce a Napoli che chiamano campo rom. Pochi minuti dopo è uscito in bici. Senza perdere tempo è corso in un bar ad avvisare alcuni uomini che si sono precipitati fuori per cercare di rintracciare chi aveva fatto le riprese.

LA BIDONVILLE DI NAPOLI - E' accaduto durante uno dei giri a Gianturco, periferia est di Napoli: giri necessari per documentare il fenomeno della prostituzione minorile. Si dice che molti ragazzini e ragazzine avviate alla prostituzione provengano da lì. Un luogo spettrale che potrebbe sembrare Korogocho o Dandora a Nairobi o una bidonville di Rio de Janeiro. Un luogo sopraffatto da rifiuti e topi dove i bambini fanno lo slalom con le biciclette tra fusti, rottami ed escrementi. Un luogo nel quale però spesso si vedono entrare ed uscire auto di grossa cilindrata.

Che ci faceva un ragazzino con un fucile smontato? Lo aveva trovato nei rifiuti? Lo stava portando a qualcuno? Perché quando ha visto che c'era una telecamera è scappato via? Chi è andato ad avvisare e perché?

I MINORI USATI DALLA CAMORRA - I bambini a Napoli spesso vengono utilizzati nelle operazioni militari dei clan o comunque nel «sistema camorra». Emerge da molte indagini della Dda, di carabinieri, polizia e guardia di Finanza che spesso hanno documentato l'impiego di minorenni come vedette o trasportatori di armi. Sono i nuovi «muschilli» e il principio è sempre lo stesso di trent'anni fa: le conseguenze giudiziarie per un minorenne sono molto meno gravi qualora venga trovato in possesso di armi o droga e quindi i camorristi preferiscono trasferire i rischi sui ragazzini.

«COSI' ARRUOLANO NOI RAGAZZINI» - Il meccanismo lo spiega bene una ragazza di diciassette anni della zona tra Miano e Secondigliano che ha visto tanti amici arruolati dai clan e perfino i suoi fratelli. E' stata intervistata di spalle e in maniera anonima non solo perché è minorenne ma soprattutto per proteggerla, perché il suo modo di parlare «anticonformista» rispetto all'ambiente che è costretta a frequentare già più di una volta l'ha messa nei guai.

Il quadro che descrive è agghiacciante: i clan utilizzano i ragazzini per trasportare le armi, nasconderle e anche usarle, senza alcuno scrupolo. Una delle mansioni sempre più affidate ai minori è proprio quella di occuparsi delle armerie: puliscono i “ferri” (in gergo sono le pistole) li portano in posti impensabili e poi li vanno a prendere quando servono. «Dipende dalle cosiddette capacità... se sono di fiducia possono anche tenere il ricavato delle piazze di spaccio; ma se c'è un conto sbagliato, anche se loro non c'entrano niente vengono picchiati come se fossero adulti».

UN PREZZARIO (ANCHE PER UCCIDERE) - Poi elenca un prezzario che resiste e si adegua a qualsiasi crisi: «I guadagni dipendono dall'andamento delle piazze di spaccio. Il budget settimanale può andare dai 1500 euro, 2mila e a volte anche 3mila per uno spacciatore, mentre un palo guadagna circa 150 euro al giorno. Chi detiene le armi guadagna di più perché è richiesta responsabilità, chi fa il cassiere 5/600 euro alla settimana ma comunque dipende da quanta droga si vende«.

E per uccidere? «Beh.. quello dipende dalla persona che stai andando ad uccidere. E' chiaro che il prezzo è diverso se devi uccidere un ragazzo di una piazza di spaccio o un boss avversario».

Pensi davvero che possano mandare a fare questo genere di cose a dei ragazzini? «Si. Sicuramente». Con lo stesso distacco imposto dalla precoce esperienza e da un vissuto troppo denso per la sua età aggiunge che i ragazzini che diventano killer di solito si drogano: «Una persona con un minimo di cervello, non dico di intelligenza, non ha la forza di togliere la vita ad uno che nemmeno conosce, di cui non sa niente e che gli hanno fatto vedere solo in fotografia. Sono quelli che non hanno niente da perdere ma non hanno capito niente. Quelli più grandi fanno rischiare la vita e la galera ai più piccoli».

I RAGAZZINI ARMATI - Intanto scorrono le immagini girate dai carabinieri per conto dei pm della dda di Napoli durante l'ultima guerra di camorra tra i cosiddetti «girati» e gli «scissionisti», bande di camorra che gestiscono profitti milionari. Le figure con il volto oscurato sono tutti minorenni. Come soldati si passano le armi, le puliscono, controllano, stanno in trincea. Le famiglie spesso se non sono complici sono silenti. Un silenzio assenso che suona come una condanna.

«A volte è la famiglia che li avvia o che li sfrutta, in altri casi sono i ragazzini che vivendo in famiglie molto povere e contesti degradati, subiscono il fascino di questi personaggi della criminalità organizzata», spiega Gina Bonsangue, una delle operatrici sociali più qualificate e attive a Napoli.

La sua esperienza è quella formata nei quartieri cosiddetti difficili, come la Sanità, dove i bambini sono tanti, la criminalità pervasiva e la rassegnazione della gente perbene tenace. «I bambini vengono pagati profumatamente e i soldi li portano in casa contribuendo al bilancio familiare. - conclude Gina - Sono infanzie rubate, anzi io parlo di abusi sui minori anche in questi casi perché lasciare che un minore lavori, per giunta ai limiti della legalità, è un abuso e una violenza».

Amalia De Simone


Corriere della Sera
23 08 2013

Sul marciapiede si raccontano tante storie per impietosire i clienti. Qualsiasi cosa va bene pur di strappare una 5 euro in più. La mamma malata, il padre in carcere, il fratello drogato. Nessuna però dice «aiutami perché devo pagare la camorra». Il cliente non va spaventato. È la prima regola che i boss della prostituzione hanno inculcato nelle menti di queste ragazze che comprano dalla Nigeria, dal Senegal, dal Sudafrica. Al mercato degli esseri umani hanno un valore di 10 - 15 mila euro. Per arrivare a battere sulle strade italiane contraggono un debito con il «magnaccia» che si aggira sempre intorno ai 50 mila euro. Poi va pagata la mafia locale. Per occupare il marciapiede: 200 o 300 euro al mese. Sulla Domitiana funziona così. Non sfugge nessuna.

RACKET DELLA PROSTITUZIONE - Prima erano solo africane. Ora la camorra casalese ha ampliato l'offerta: ucraine, bulgare, lituane, polacche. La pelle bianca costa un poco di più e frutta il triplo delle africane. Trenta euro per fare sesso in auto invece di 10 euro. Cinquanta euro per entrare nelle villette che la camorra mette loro a disposizione. Si trovano nei meandri di vicoli della litoranea domitia. Strade desolate dove non arriva nemmeno il postino. Così evitano i controlli dei carabinieri. I clienti pare siano raddoppiati. Sono scantinati pieni di muffa. D'inverno si gela, d'estate si muore dal caldo. Molte volte manca anche la luce, ti fanno strada con le candele. Vivono in tuguri. In cinque o sei per appartamento, se così si può chiamare. Non c'è luce ma spesso non c'è nemmeno l'acqua. Al catasto risultano abitazioni disabitate, inesistenti, abusive. Ma per loro sono tutto. Le arredano con un letto un frigo e un water. Il resto è superfluo. Chi è fortunata trova nelle discariche sulla strada scaldabagni arrugginiti, pezzi di arredi o qualche sedia. Li mettono in casa. Le spese vanno ottimizzate. A metà mese arrivano due emissari a riscuotere. Qualcuna prova a ribellarsi, a protestare. «La strada è di Dio» dicono. Le picchiano, le violentano, le sfregiano con il coltello. Quasi tutte hanno cicatrici sulla faccia e sulle gambe. È il primo avvertimento. Poi vengono gambizzate. Uno o due colpi di pistola mentre stanno in strada. Devono capire che se non pagano la camorra, su quel marciapiede non possono stare. Almeno non in piedi.

VIOLENZE E MINACCE - È capitato ancora una volta giovedì scorso. Sempre sulla Domitiana. Stavolta è toccato a una bulgara di 32 anni. Da queste parti il casco è un tabù. Lo vedi indossato principalmente dagli emissari della camorra. Casco integrale e moto. Così si è avvicinato alla donna l'ennesimo ras locale. Due proiettili nelle gambe ed è andato via. Incontriamo Faith. È una ragazza senegalese di 22 anni. In Italia da due anni. Sulla strada, la Domitiana, si fa chiamare Naomi per la somiglianza con il suo idolo: la Campbell. All'inizio aveva provato anche lei a sfuggire al racket del marciapiede. La camorra in questi casi si appoggia alla mafia nigeriana. Oltre a minacciarle sul posto hanno collegamenti con la criminalità dei Paesi di origine. Lì usano metodi ancora più sbrigativi. A Faith mandarono una foto sul cellulare con un machete sotto la gola della mamma. Da allora è precisa nei pagamenti. Ci mostra ventimila euro versati su un conto tramite money transfert. Le mancano altri 30 mila euro. In un paio d'anni conta di finire. Le hanno promesso di darle i documenti. Da poco è riuscita ad ottenere la tessera sanitaria. Lei, come tutte le altre africane, si rivolgono allo stesso avvocato. È un legale di Napoli. Ogni tanto le ragguaglia sullo stato dei loro documenti. E le ricorda quanto devono pagare ancora.

Il profilo delle Vele si riflette nelle pozzanghere circondate dal fango. È una delle tante fotografie scattate dagli studenti delle classi quinte del liceo Elsa Morante, chiamati a descrivere con le immagini Scampia, il loro quartiere, il più problematico e citato di Napoli. ...

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