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Casa delle Donne di Bologna
07 02 2014

Comunicato Stampa

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Casa delle donne di Bologna, rende pubblica l’8ª indagine sul femicidio in Italia, condotta per l’anno 2013, da un gruppo di volontarie mediante l’esame della stampa nazionale e locale.
Abbiamo iniziato a condurre queste indagini sin dal 2005, per colmare il vuoto di conoscenza sul fenomeno dei femicidi esistente nel nostro paese, che permane a tutt’oggi, seppure moltissime siano state quest’anno le iniziative intorno al tema femminicidio in Italia.

L’indagine del fenomeno infatti, in mancanza di statistiche e di raccolta dei dati nelle sedi ufficiali, resta per lo più un’iniziativa della società civile, come dimostra l’importante contributo di una Graphic Designer genovese, Sara Porco, che con le Girl Geer Dinners di Milano, che ha creato il sito “Stop al Femminicidio” e l’applicazione “La mappa dei Femicidi“, dove sono accessibili i nostri dati a partire dal 2005.

Anche con l’indagine 2013 intendiamo mettere in rilievo il legame tra femicidio e violenza di genere, di cui il primo rappresenta la forma estrema e sicuramente più visibile, e quanto il contrastare l’uno e l’altra richieda di mettere in campo politiche strutturali ed efficaci sia per la protezione delle singole vittime, che per il cambiamento della cultura patriarcale che li sostiene ed alimenta.

L’anno 2013 segna un incremento del dato rispetto agli anni precedenti, con 134 donne uccise.

La media annuale per i 9 anni in cui abbiamo condotto le indagini, segna 116 casi per anno.

Anche nel 2013 abbiamo rilevato il dato delle donne prostitute o prostituite uccise (13 in numero assoluto), ritenendo che il femicidio come estrema forma di violenza di genere comprenda le uccisioni per mano maschile di donne che esercitano, volontariamente o in maniera coatta, l’attività di prostituzione.

Come nell’indagine 2012 dedichiamo un approfondimento ai tentati femicidi da cui emerge un dato assoluto di 83 casi.
Esso va ritenuto totalmente sottostimato perché la stampa non riporta tutti i casi realmente accaduti e per avere la reale dimensione del fenomeno sarebbe necessario avere a disposizione i dati provenienti dalle Questure. L’elevato numero di casi di violenza gravissima ci porta a considerare quanto la violenza maschile contro le donne sia diffusa, e pericolosa per la vita delle donne, posto che come i Centri antiviolenza hanno da sempre denunciato, affermando nessun atto violento ai danni delle donne possa essere tollerato, la violenza tende ad aumentare di frequenza e di quantità, e può portare alla morte.

Nel 2013 restano confermati i dati dei femicidi risultanti dalle indagini degli anni precedenti: i femicidi riguardano per lo più donne italiane (70%), sono commessi da uomini italiani (70%), interessano tutte le fasce di età pur se si riporta quest’anno una incidenza maggiore nella fascia di età tra i 36 e i 45 anni, mentre l’anno scorso si registrava nella fascia 46-60.

Essi trovano origine nella relazione di genere, posto che nel 58% dei casi l’autore è stato il partner attuale o ex della donna.

Gli elementi di differenziazione rispetto alle risultanze delle indagini degli anni precedenti riguardano la distribuzione territoriale dei casi di femicidio, dato che dall’indagine 2013 la loro incidenza cala al Nord e aumenta al Sud e al Centro.

In Emilia-Romagna in particolare i casi diminuiscono della metà in valore assoluto (da 15 del 2012 a 8).

E’ un dato importante, che necessita sicuramente di ulteriori approfondimenti, esso innanzitutto dovrebbe essere messo in relazione con l’andamento complessivo della violenza contro le donne nella nostra regione. Esso ci porta ad affermare con forza l’esigenza di analisi costanti e basate su dati ufficiali, del fenomeno del femicidio e della violenza contro le donne, per comprendere in che modo questi fenomeni si modifichino e quanto questo cambiamento si leghi alle trasformazioni in corso nei rapporti sociali e nella crisi. Premesse necessarie per mettere in campo politiche efficaci di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne.

Il report Indagine sui femicidi in Italia realizzata sulla stampa nazionale e locale: anno 2013 è disponibile sul blog:

http://femicidiocasadonne.wordpress.com/

Per info e contatti:

Ufficio stampa Casa delle donne per non subire violenza ONLUS Bologna
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
051-6440163
Angela Romanin 340 1247013

 

Tanti nuovi progetti e già 555 socie a sostenerli

  • Lunedì, 20 Gennaio 2014 16:39 ,
  • Pubblicato in Flash news
Casa delle donne di Milano
20 01 2014

Tra sabato 18 e domenica 19 sono entrate dal portone di Via Marsala 8 centinaia di donne di tutte le età, tante giovanissime e anche qualche uomo tra cui, a sorpresa, il Sindaco Giuliano Pisapia. Alla fine si sono tesserate in 555 e la socia più giovane risulta nata nel 1998.

Sabato la sala della conferenza stampa – cui hanno partecipato anche le donne delle istituzioni che hanno collaborato con noi – era piena con gente nel corridoio che cercava di ascoltare. Poi la fila per tesserarsi fino all’ora di chiusura anche domenica.
Il passa parola ha portato nella Casa un flusso continuo di visitatrici per tutte e due i giorni e lo spazio ha cominciato a vivere nel modo più bello: corridoi pieni, chiacchiere, saluti, sorrisi, donne in ogni stanza, amiche e sconosciute, partecipazione, calore, sostegno, entusiasmo, emozione.

In molte si sono accomodate a fare due chiacchere con le donne del direttivo, condividendo prospettive, problemi, attese. In tante hanno chiesto quali attività sarebbero state fatte e quando. In molte hanno espresso la loro disponibilità a partecipare attivamente alle attività della casa, nei gruppi di lavoro di volontarie che si sono già formati.

In parallelo, nella casa virtuale che sono la pagina Facebook e il sito www.casadonnemilano.it nelle due giornate le visite hanno registrato un’impennata (+ 600 like su FB). A decine hanno postato complimenti, domande, commenti e proposte.

Il prossimo appuntamento è per lunedì 3 febbraio alle ore 18:00, per la prima Assemblea delle socie nella nuova sede. E per chi desidera iscriversi, dalle 17 si potrà ancora fare la tessera 2014 a partire da 10 euro, ma già con una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. è possibile fare l’iscrizione in ogni momento.

Presto si approverà il Regolamento della casa, grazie al quale si struttureranno le modalità di realizzazione delle attività al suo interno.

Intanto, le volontarie stanno già lavorando per accogliere il pubblico l’8 marzo: per una giornata intera sono previsti eventi, mostre e musica, con la presenza di attrici e artiste della nostra città.

L'Ufficio Stampa della Casa delle donne di Milano
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«Ora vi racconto come ci violenta il nostro uomo»

  • Giovedì, 12 Settembre 2013 09:25 ,
  • Pubblicato in Flash news

l'Unità
12 09 2013

«Fuggivo, con mia figlia accanto a me nell’auto, io appena patentata, fuggivo dall’uomo che stava per uccidermi e - insieme al terrore, all’angoscia, sentivo tanta sete, una sete indescrivibile -: chissà, forse ci si sente così sempre, quando si sta per morire».

Sara - la chiameremo così - compirà 33 anni tra qualche giorno e finalmente festeggerà. Per dare il via al terzo tempo della sua vita, che sembra davvero un film. Il «primo tempo», come lo chiama lei, è quello dell’incubo che ha scatenato poi anche il secondo: Sara non è “solo” una donna violentata nel corpo e nell’anima da un uomo che le stava a fianco e che diceva di amarla, ma è stata anche vittima di chi l’ha scelta e tradita per venderla sui viali di una città: lei che, fino a quel momento non aveva ancora mai avuto un fidanzato... «Una torta con le candeline non me la preparo da tanto...», racconta. Da quando a 20 anni partì con entusiasmo dalla Romania verso l’Italia, dove le avevano promesso un visto per lavoro.

L’INIZIO

Era la primavera del 2000, il 19 marzo. Proveniente da una «famiglia colta», Sara ha perso da piccola i genitori ed è rimasta a vivere con la nonna che presto ha avuto bisogno di lei. «Me la cavavo benissimo: studiavo, seguivo un corso di canto e facevo qualche lavoretto per integrare la pensione della nonna: questa era la mia vita».

Dopo il liceo, il sogno: «Volevo diventare medico». I soldi non bastavano. «Quando mi hanno offerto un lavoro per qualche mese in Italia mi è sembrato quello che faceva per me», prosegue, mentre i suoi occhi cercano, tra i ricordi, come è successo. «Mi sono fidata, e dire che non ero una sprovveduta; ma le persone che mi hanno offerto “il lavoro” mi hanno convinto: ho frequentato una scuola paritaria evangelica, forse sono vissuta in una campana di vetro perché nella mia mente non esistevano cose simili e i media non ne parlavano, allora».

Arrivata a Bologna, i trafficanti le hanno requisito i documenti, consegnato una nuova identità e comunicato qual era il “lavoro”. «Cosa credevi di fare? - mi ha detto quell’uomo, perfido». Poi il gelo: «Ero stata venduta ad un albanese». Segregata di giorno, all’imbrunire veniva portata in strada. «Uscivamo vestite normali, ci cambiavamo in macchina o nel parco e conciate così ci sbattevano in strada non prima di averci fatto il lavaggio del cervello: minacce di morte, di botte, “non provare a scappare, ti facciamo a pezzetti..». «Con la mente ho cercato subito appigli: a volte mi nascondevo nel parco per non farmi vedere dalle auto, oppure mi intrattenevo a chiacchierare con un cliente, per perdere tempo. Il fatto che non portassi abbastanza denaro li faceva infuriare». Per il resto era il buio.

LA SPERANZA TRADITA

Un’unica speranza ha sostenuto Sara, mai concretizzata: «Quando passavano le forze dell’ordine speravo sempre che mi fermassero, mi chiedessero i documenti; lì avrei potuto spiegare e l’incubo sarebbe finito». Invece niente. «Io non ho il potere di cambiare le leggi - scandisce - ma non si può fare finta che questo mondo parallelo non esista: vorrei dire a tutti e soprattutto agli uomini che cercano donne in strada che è come se togliessero loro la vita perché la maggior parte è costretta». Denunciare era impossibile: «Quando non ero in strada, ero sempre sorvegliata. Poi questa gente ti mette in testa è che tu sei perseguibile, per me non avere documenti veri era gravissimo: vivevo con un senso di colpa enorme, assurdo a pensarci adesso, ma per tutte è così, quando si è segregate e violentate».

IL “SECONDO TEMPO”

L’identità. Ecco ciò che Sara ha sentito di aver perso per tanti anni, anche quando è iniziato il secondo tempo. Perché ad un certo punto una falla nell’organizzazione dei trafficanti c’è stata. E lei, in modo rocambolesco e con l’aiuto di un cliente, è riuscita a scappare. «Quell’uomo mi ha portata in un posto, un’azienda agricola ho scoperto che cercavano una segretaria: potevo solo fidarmi a quel punto. Non avevo altre chances». L’azienda era reale e reale anche il posto di lavoro: «Ma quando il proprietario ha capito che non avevo documenti non se ne è fatto nulla». Il seguito si è concretizzato in un uomo, più vecchio di 25 anni, che si approfittava di lei in cambio di promesse di aiuto. Sara presto ha capito cosa lui avesse in testa, il «suo business»: «Farmi lavorare solo per lui». La «fortuna» ha voluto che lo stress le procurasse una psoriasi impressionante: «Ero inguardabile, come potevo andare in strada?».

Intanto però Sara è rimasta incinta. «Abbiamo girovagato, poi lui ha deciso di andare al sud, da dove proveniva». «Non mi ha fatto abortire: quando ho partorito e mi hanno detto che avrei potuto consegnare la mia bambina ai medici, non me la sono sentita..», ricorda commossa pensando alla figlia che oggi ha con sé. «Durante la gravidanza e l’accudimento leggevo, guardavo la tv: ho capito che potevo denunciare almeno il primo tempo della vicenda». L’uomo - «che aveva pianto alla nascita della bimba, chissà se aveva un’umanità...» - sembrava essere d’accordo. Poi «tra burocrazia e negligenza» per riavere i documenti ci sono voluti due anni. Ero “quasi” libera, riflette Sara. Troppo per il compagno che non aveva scelto: «È divento sempre più irascibile, possessivo: mi violentava mentre la bimba era nell’altra stanza».

LA FUGA

Un giorno il culmine: «Stava per uccidermi, mi ha salvato una telefonata che lo ha costretto a uscire di casa». Sara ricorda: «Ho preso le prime cose che ho trovato, i documenti e sono scappata, via, con l’auto che guidavo da pochissimo». Prima la chiamata al centro antiviolenza napoletano che non poteva aiutarla, poi la fuga verso Mestre dove si trovava un cugino. «Ad Anzio era buio, non avevo un centesimo in tasca. Alla stazione dei carabinieri più vicina ho raccontato che stavo scappando, hanno fatto una colletta per la benzina». Sulla Firenze-Bologna, la sorte ancora una volta ci si mette di mezzo: un incidente bruttissimo, la figlia in coma, con il viso rotto. Insieme l’incontro con la salvezza: «La Casa delle donne per non subire violenza di Bologna». Immediati i colloqui e il regime di protezione ristretto: 8 mesi in una casa-rifugio, il sostegno psicologico e morale. «Peccato solo che il Comune non mi abbia subito affidato un assistente sociale», sospira. Che fatica... Sara però sorride: ha un aspetto forte, deciso. Sa che oltre il tunnel la luce c’è, può esserci. E lo grida al mondo, alle donne che subiscono violenza e agli uomini che ogni giorno, sui viali delle città e non solo, fomentano dolore.

Chiara Affronte

Un successo per Milano e per le donne

Casa delle donne
19 giugno 2013

Una splendida notizia: finalmente anche Milano avrà la Casa delle donne, come moltissime città in Europa e nel mondo. Lunedì 17 giugno abbiamo saputo che il nostro progetto ha vinto il bando indetto dal Comune di Milano per la gestione dello spazio di via Marsala, destinato appunto alla Casa. ...

Nascita della "Casa delle Donne" a Milano

  • Martedì, 18 Giugno 2013 11:46 ,
  • Pubblicato in Flash news
17 06 2013


Oggi l’Amministrazione Comunale di Milano ha annunciato che l’apposita commissione ha attribuito ampi spazi di una ex scuola di via Marsala per la nascitura “Casa delle Donne”.

È un vero “evento” per Milano: l’unica grande città italiana a non avere sul suo territorio una “Casa delle Donne”.
Chi ha visitato le grandi capitali europee ha potuto, con un misto di stupore ed invidia, imbattersi in interi stabili “istituzionali” creati per accogliere biblioteche, ristoranti, luoghi di incontro, bar, sala di proiezione, bagni turchi….  per le donne.

Milano, governata da troppi anni dal centrodestra dove, peraltro, vivono luoghi storici delle numerosissime associazioni femministe (Libreria delle Donne, Università delle Donne, Cicip & Ciciap, Unione Femminile Nazionale, L’alveare…) non ha mai avuto una “casa comune”, un luogo di donne che segnasse, anche “istituzionalmente” lo spazio pubblico.
La Casa delle Donne è stata uno degli obiettivi del mio programma elettorale ma, evidentemente, era un desiderio di moltissime cittadine.
Lo dimostra il fatto che tra i “Tavoli” sorti a latere della Commissione Pari Opportunità, quello che aveva come obiettivo di porre l’esigenza di “spazi” per le donne, è stato subito oltre che frequentatissimo anche molto attivo.

Una quarantina di donne si sono incontrate nelle stanze del “palazzo” in un’infinità di volte.

Partendo innanzitutto dai propri desideri, hanno studiato gli statuti e le caratteristiche fisiche ed organizzative di decine e decine di “Case delle Donne” in Italia e all’estero. Hanno, attraverso dibattiti (anche vivaci) iniziato a mettere per iscritto le caratteristiche indispensabili per una “Casa” che corrispondesse non solo ai desideri di ciascuna, ma soprattutto alle esigenze delle diverse donne che abitano la nostra città.
Quando, per partecipare al bandi indetto dal Comune di Milano, hanno dovuto costituirsi in associazione, in poco tempo sono riuscite a “raccogliere” più di 350 entusiastiche iscrizioni tra le quali oltre 60 associazioni.

Ora che il Comune ha affidato proprio all’Associazione “Casa delle Donne”, il compito di sviluppare ed attuare il progetto presentato, possiamo dire che questa amministrazione (soprattutto grazie alle sue assessore, in particolare Lucia Castellano e Daniela Benelli) ha fatto un passo avanti verso quella “città delle donne” di cui parlava il programma di Pisapia.

La felicità è grande! Non è vero che nulla si muove! Ora ci aspetta un lavoro enorme per organizzare, arredare, far funzionare gli spazi che tra poco saranno abitati da corpi, linguaggi, immagini, pensieri di donne (e non solo).

Spesso, soprattutto in tempi come questi, è facile essere prese dallo scoramento e dal disinganno.
Oggi però, questo “evento” dimostra che “Cambiare si può” ma si può solo al prezzo di una costante fiducia in se stesse e nei propri desideri.

Le donne di Milano hanno dimostrato con questo “successo” che solo una reale partecipazione attiva può smuovere le montagne…

Da oggi Milano è segnata da un luogo che indica, se ce ne fosse ancora bisogno, che le donne, la loro sapienza, le loro relazioni, le loro differenze, i loro progetti sono la ricchezza di questa città.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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