×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 404

Il Corriere delle Sera
16 04 2014

«Perché se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”? Perché le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no? Perché si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo? Perché se mamma non lavora è normale ma se non lavora papà è una vergogna? Sono solo alcuni dei perché a cui cerca di rispondere la proposta di legge sull’introduzione dell’“educazione sentimentale” nelle scuole di cui sono prima firmataria», spiega Celeste Costantino, 34 anni, deputata per Sinistra ecologia e libertà. In tutt’Italia ormai esistono progetti scolastici autonomi di formazione che forniscono a ragazzi e ragazze gli strumenti necessari per sradicare pregiudizi e svelare stereotipi maschili e femminili. E’ arrivato il momento di trasformarli in un virtuoso modello nazionale, attuando così un diritto scritto nella Convenzione di Istanbul, approvata all’umanità dal Parlamento, e colmando il ritardo dell’Italia rispetto all’Europa. E da oggi, sui social network, compare uno spot (diretto da Gustav Hofer e Luca Ragazzi) con l’invito a firmare affinché la proposta di legge fortemente voluta da Celeste Costantino e Titti Di Salvo venga discussa al più presto alla Camera.

Troppo lungo e doloroso è l’elenco delle ragazze e dei ragazzi suicidi perché insultati, derisi, tormentati, emarginati per la loro diversità, il loro aspetto fisico, la presunta omosessualità. L’ultima, proprio ieri, a Venaria (Torino) una ragazzina di 14 anni che si è gettata dal balcone. Pare che fosse perseguitata dai cyberbulli di Ask.fm, temeva di essere brutta. Sempre nella rete aveva trovato i suoi aguzzini Nadia, la 14enne di Fontaniva, nel Padovano, insultata ferocemente dopo essere stata lasciata dal fidanzatino. E prima di lei Carolina di Novara, umiliata dai suoi coetanei, si era lanciata dal balcone. E poi i ragazzi: solo a Roma, negli ultimi anni, quattro casi drammatici di studenti suicidi per colpa dell’omofobia dilagante.

Dice Celeste Costantino:

Non basta invocare la prevenzione, tanto contro la violenza sulle donne quanto contro il bullismo e l’omofobia: la prevenzione bisogna costruirla, insegnando a ragazze e ragazzi un’altra educazione civica, aiutandoli a conoscere, comprendere e affrontare le proprie emozioni. Saper parlare dei propri sentimenti migliora anche le capacità di comunicare e l’apprendimento cognitivo

“#1ora d’amore” è la sintesi un po’ scherzosa di una proposta di legge in 5 articoli che prevede un’ora dedicata all’educazione sentimentale nelle medie inferiori e superiori, a partire dall’anno scolastico 2014/2015, ridefinendo anche gli organici del personale docente e prevedendo la copertura dei costi, quantificati in 200 milioni di euro.

Ma perché non introdurre l’insegnamento dalle scuole elementari, quando iniziano a prendere forma il carattere e i comportamenti sociali di bambini e bambine? «Ho ricevuto molte sollecitazioni in questo senso. Monica Pasquino, presidente di “Scosse”, l’associazione romana che proprio alle elementari ha fatto un’esperienza straordinaria, è tra le prime firmatarie della legge. Il target per ora sono fasce di età un po’ più alte, quando si incominciano a formare relazioni importanti, ma lascio l’elemento in sospeso. La mia idea è attivare un movimento pubblico che diventi un momento di pressione. Non è un testo definitivo, verrà arricchito dai suggerimenti», risponde Celeste Costantino, che in questi anni ha approfondito la realtà drammatica del femminicidio attraverso saggi, eventi e workshop.

«Chiedo che di tutto questo si parli in Parlamento ma prima ancora nel Paese perché sento che c’è un’esigenza reale, fortissima – prosegue -. Durante il mio recente giro nei centri anti-violenza molte operatrici hanno espresso questo bisogno. Le famiglie vanno coinvolte ma da sole non sono in grado di fornire l’educazione all’affettività di cui parla la Convenzione di Istanbul. Il punto è creare un nuovo modello di cittadinanza. Alcune insegnanti sono spaventate, impaurite da questo ulteriore elemento di responsabilità, ma dalla maggior parte sono arrivate risposte entusiastiche. E in tante scuole già accade…

Di recente sono stata al liceo Kant di Tor Pignattara dove un anno fa si è suicidato un ragazzo, Simone, perché veniva preso in giro per la sua presunta omosessualità. Questo evento drammatico ha innescato un sistema virtuoso. Non aspettiamo che si consumino queste tragedie!

Ma chi insegnerà una materia così delicata? Occorrerà intensificare nelle università i gender studies, corsi di laurea a pieno titolo, che in passato spesso sono stati i primi a “saltare”, ad esempio a Torino e a Cosenza, dove tuttavia il ricorso, presentato proprio da Celeste Costantino, ha consentito di reintegrare la docente. Per chi già insegna saranno previsti corsi di formazione che partano da una base in scienze umanistiche (dall’antropologia alla psicologia) e tengano conto della specificità degli studi di genere. «Io stessa – aggiunge la deputata – ho fatto un master in Mediazione culturale all’Università Roma Tre dove c’era questo tipo di impostazione. E poi ci sono i laureati in Scienza della formazione… Insomma, le competenze esistono, ma sono rimaste nel cassetto!».

L’educazione sentimentale è qualcosa di più complesso dell’educazione sessuale perché l’obiettivo è smontare quella visione inflessibile dei ruoli sessuali che spesso sfocia in forme di bullismo nei confronti di chi non rientra in questo schema. La formazione, misurandosi criticamente con la sfera dei sentimenti e stimolando la capacità di riflettere sull’emotività, può indicare alle nuove generazioni le modalità per imparare a gestire i conflitti di domani, i fallimenti, i rifiuti.

Educazione sentimentale che non può prescindere da una valorizzazione del contributo delle donne nella storia e nella letteratura, mettendo in risalto le figure femminili, con testi che seguano il codice di autoregolamentazione Polite (Pari Opportunità nei libri di testo).

«Ma non basta parlare di parità – conclude Celeste Costantino -. Rompere gli stereotipi è possibile solo se si alimentano sentimenti di affetto, riconoscenza, condivisione».

Il Fatto Quotidiano
16 04 2014

Rispetto delle differenze sessuali. Parità tra i sessi. Lotta all’omofobia e al bullismo. Sono queste le sfide che il governo Renzi deve portare avanti contro le ingerenze di Chiesa e partiti. Partendo dai bambini e dalle scuole. Se da un lato tenta di prendere il via il progetto “Educare alla diversità” (tre volumi destinati alle primarie e secondarie di secondo grado con l’obiettivo di combattere il bullismo omofobo tra i più piccoli) osteggiato dal presidente della Cei, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco perché portatore di “indottrinamento a danno della famiglia tradizionale”, dall’altro c’è la proposta di legge targata Sinistra ecologia e libertà - presentata ad agosto dello scorso anno e inserita nella legge sul femminicidio, ma ancora non arrivata in discussione in Aula – che mira a ratificare nell’ordinamento scolastico nazionale, fin dalle scuole medie, l’educazione di genere (come già accade in Svezia, Inghilterra e Francia con l’”Abcd de l’egalitè“).

La prima firmataria, Celeste Costantino, ha lanciato oggi una campagna dal titolo #1oradamore, che ruota attorno a una petizione su Change.org che in poche ore ha già raggiunto quasi 8mila firme. Tra i primi a sostenere il progetto, le attrici Lunetta Savino e Paola Minaccioni, i giornalisti Riccardo Iacona, Flavia Fratello e Loredana Lipperini, e tanti altri artisti, psicologi, ricercatori e sociologi. ”Solo con l’educazione sentimentale – afferma Celeste Costantino – è possibile realizzare la crescita educativa e culturale degli studenti in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne. Un insegnamento che promuove percorsi di formazione per stimolare negli studenti la capacità di riflettere sull’affettività, e che fornisce strumenti per sradicare pregiudizi e stereotipi di genere, ragionando su un nuovo concetto di cittadinanza. Prevediamo”, conclude, “che siano adottati unicamente di libri di testo che rispettano delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione Polite (pari opportunità nei libri di testo, ndr)”

Ribattezzata da alcuni, parafrasando Flaubert, “l’ora di educazione sentimentale”, il percorso partecipato e di formazione culturale per ragazzi e ragazze vuole valorizzare il ruolo delle donne che hanno dato un contributo fondamentale alla civilizzazione delle società, all’avanzamento del diritto e dei diritti e al miglioramento delle condizioni di vita della società stessa. Anche perché “fornire ai ragazzi un altro modo di guardare alle donne è il primo passo per rompere gli stereotipi negativi“, dichiara Ileana Piazzoni, deputata di Sel e firmataria, insieme alla Costantino e a Titti Di Salvo, della proposta di legge. “La ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul ha riaperto anche e soprattutto nelle sedi istituzionali il dibattito sulla violenza sulle donne – si legge – C’è stato un grosso passo avanti, sia sul piano simbolico che dal punto di vista formale ma nonostante ciò non c’è stata una alcuna diminuzione degli episodi di violenza nei confronti delle donne che molto spesso non riescono a sottrarsi ai soprusi a causa di condizionamenti psicologici ed economici”.

Il problema, dunque, va affrontato soprattutto sotto il profilo culturale ed educativo. In pratica: meglio prevenire che curare, anche perché i danni molto spesso sono incurabili. La proposta di Sel infatti vuole “prevenire”: inserendo nell’orario scolastico dei più giovani un’ora da dedicare alla cosiddetta “educazione sentimentale”, i bambini, una volta diventati adulti, saranno già dotati di un background e di una forma mentis corretta. “Ma niente lezioni noiose – ci tiene a precisare Piazzoni – gli studenti dovranno essere coinvolti, magari mediante giochi di ruolo o lezioni con un approccio divertente, in grado di insegnar loro le basi della convivenza e delle relazioni tra i sessi”.

Si tratta di un progetto di legge che, per ora, non ha ancora incontrato particolare opposizione politica: “Forse non se ne sono ancora accorti”, scherza la deputata vendoliana, perché proposta ad agosto, mese ‘sacro’ per le vacanze . Tuttavia, sia il quotidiano Libero che alcuni giornali di area cattolica hanno già cominciato a fare muro: Franco Bechis per esempio, non ha esitato a bollare la proposta “un lavaggio del cervello per compiacere le comunità femministe e gay” e “una fissa della Boldrini” che essendo “molto innamorata, vuole regalare quell’ora di amore a tutti i ragazzi”.

“Per Sel resta una priorità – conclude Piazzoni – Se anche per ora non ci sono state reazioni violente da parte dell’opposizione si tratta solo di aspettare perché l’idea è stata presa sotto gamba, accantonata e considerata utopica”. E pazienza se per insegnare l’amore e il rispetto per le donne bisognerà sacrificare qualche ora a Pascoli o Ungaretti. Loro, con ogni probabilità, avrebbero approvato.

Quell'aula semideserta contro il femminicidio

Huffington Post
28 05 2013


di Celeste Costantino

Oggi pomeriggio voteremo alla Camera il ddl di ratifica della Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Ieri una bella discussione in Aula è stata purtroppo rovinata dall'assenteismo di moltissimi colleghi e da sterili polemiche tra M5s e l'ex ministro Mara Carfagna.

Eppure il tema del contrasto al femminicidio non meritava un'aula semideserta. Non la meritava nemmeno Fabiana, sedici anni, ennesima vittima della violenza maschile: accoltellata e bruciata viva da un suo coetaneo a Corigliano Calabro. Per lei, prima della discussione della ratifica, abbiamo iniziato con un minuto di silenzio. E la Camera sembrava più silenziosa di altre volte. La presidente della Camera Boldrini non ha potuto che mostrarsi dispiaciuta per le tante assenze nell'emiciclo. Ma la discussione è cominciata: un confronto maturo, lucido e responsabile. Sebbene tanti deputati l'abbiano perso.

 

Quello che è accaduto a Corigliano - che alcuni giornali continuano a titolare colpevolmente "dramma della gelosia" - non è diverso da ciò che si consuma quotidianamente: quello che cambia ogni giorno è solo il nome, l'età, la provenienza geografica, lo stato sociale della vittima e del carnefice. Perché purtroppo quando pronunciamo la parola "femminicidio" ci riferiamo proprio alle tante Fabiane di questo Paese.

Troppo non è abbastanza. La Convenzione, che l'Italia si appresta a ratificare, sottolinea la necessità di iniziare un percorso culturale che parta dallo sguardo sociale sulle donne. Parta cioè dalla decostruzione di quell'idea per cui tutto dipende dai nostri comportamenti.

C'è ancora chi pensa che se fossimo donne ubbidienti e caste forse gli uomini non sarebbero così violenti: come se una prostituta invece meritasse di essere violentata, picchiata o uccisa. La verità è che "Troppo non è mai abbastanza", come ci ha raccontato Ulli Lust, facendoci vergognare del nostro Paese.

Donne pensate e immaginate come oggetti di proprietà, come cose da possedere. E più vivono condizioni di precarietà economica e sociale e più facile diventa la reificazione. Che c'è di meglio per esempio delle donne migranti? Badanti sequestrate dentro le case degli anziani che accudiscono. Famiglie italiane che pensano che pagando un lavoro comprano la vita di queste donne.

Ho intrapreso un viaggio per i centri antiviolenza del nostro Paese. L'ho voluto chiamare #RestiamoVive. La prima tappa è stata proprio a Cosenza al Centro Roberta Lanzino a pochi passi da Corigliano. Quel Centro qualche anno fa è stato costretto a chiudere la casa rifugio per donne maltrattate per mancanza di fondi. E sempre in questo viaggio al Centro Ester Scardaccione di Potenza ho ascoltato, tra le altre, le testimonianze di tante donne straniere a cui per lavorare veniva chiesto anche di accettare clausole non scritte come far godere sessualmente il malato o un parente vicino.

Decostruire modelli e stereotipi. Bisogna avere la capacità di ripensare un nuovo concetto di cittadinanza, per tutti coloro che nascono e vivono in Italia. Ed ecco perché un ruolo centrale in questo percorso lo rivestono la scuola e l'università, i mezzi di comunicazione, l'informazione. La Convenzione di Istanbul, al Capitolo III (dall'art. 12 all'articolo 17), parla proprio dell'importanza, per esempio, dell'insegnamento dell'educazione sentimentale, della formazione all'affettività per far sì che i bambini non seguano quelli che in tutti questi anni sono stati spacciati come elementi innati e che invece sono soltanto le costruzioni sociali e culturali del maschile e del femminile.

Bisogna mettersi dalla parte di tutte le bambine e di tutti i bambini. Un accesso alla scuola libero, pubblico e laico come ha stabilito il referendum a Bologna. In cui restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di autodeterminarsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso a cui appartiene.

Si deve ripartire da un'ammissione di colpevolezza da parte della politica, dall'atteggiamento miope di chi in questi anni ha preferito parlare di "sicurezza" e convocare Consigli dei Ministri d'urgenza quando era del tutto evidente che l'emergenza fosse strutturata e radicata. Da chi utilizza il corpo delle donne per portare aventi della propaganda razzista e moralista che non contrasta ma aumenta l'odio nel Paese.

Abuso mediatico del corpo femminile. Tra qualche giorno compierò 34 anni. Sono nata nel 1979, sono figlia della tv commerciale, mi sono imbevuta nel corso della mia vita di cartoni animati con principesse e streghe, telefilm americani con papà a lavoro e mamme a fare biscotti, programmi come "Non è la Rai". Sognavo da adolescente di essere bella come quelle ragazze e quindi lungi da me uno sguardo giudicante o bigotto nei confronti di chi investe sulle propria fisicità e sul mondo dello spettacolo. Ma oggi c'è un vero e proprio abuso mediatico del corpo femminile che viene associato a qualsiasi prodotto da reclamizzare fino ad arrivare addirittura a inscenare un femminicidio per pubblicizzare un panno per la polvere.

Faccio parte di quella generazione che ha ereditato dal movimento delle donne il concetto di libertà e di autodeterminazione e tanto altro ancora. E pensavo ingenuamente che quei concetti e quei diritti nessuno li avrebbe più messi in discussione. Oggi invece di parlare della precarietà come tratto della mia generazione - che figli non ne fa più perché non è neanche nelle condizioni di poterli fare - devo ancora stare qui a difendere la legge 194 dagli obiettori di coscienza e dai movimenti pro life spalleggiati da corpuscoli politici fanatici e anacronistici. E a rabbrividire sui dati dell'aborto clandestino.

Con la ratifica a Istanbul rinunciamo a tutto questo e proviamo finalmente a ridare dignità a Fabiana, a tutte le vittime, a tutte le donne e gli uomini di questo Paese.

Mia madre ha sempre raccontato a me e mia sorella tutti i sacrifici che ha dovuto fare negli anni, la mancanza di opportunità, in un quartiere difficile di Reggio Calabria. Ho sempre pensato che un giorno avrei dovuto riscattare quella storia, e dal personale si è passati al politico ...

facebook