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Per il diritto alla città, contro ogni sgombero

  • Giovedì, 17 Luglio 2014 09:14 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
Giovedi 17, dalle 18.00
Piazza Indipendenza

Il Manifesto
01 07 2014

Spazi sociali. Tutti insieme come non accadeva da tempo. «Gli spazi occupati e autogestiti sono un bene comune della città. Fissato un confronto con il vicesindaco Nieri. Domani al Campidoglio assemblea tra movimenti e amministratori sull'articolo 5 del piano Casa Lupi

Si sono pre­sen­tati in più di cento a bus­sare alle porte del dipar­ti­mento al Patri­mo­nio di Roma Capi­tale, la cui delega è in mano al vice­sin­daco di Sel Luigi Nieri. Atti­vi­sti di una coa­li­zione di «spazi sociali e auto­ge­stiti». Ci sono le occu­pa­zioni «sto­ri­che» della città come il Corto Cir­cuito e il Forte Pre­ne­stino, nate tra la fine degli anni ’80 e i primo ’90. Poi ci sono l’Angelo Mai, il Tea­tro Valle Occu­pato, il Cinema Palazzo, gli stu­den­tati auto­ge­stiti, e i cen­tri sociali degli anni Due­mila come l’Astra, Esc, Strike, Spar­taco, Acro­bax. Poi Com­mu­nia, la Torre, Scup, Offi­cine Zero.

Tutti insieme come non acca­deva da tempo, tutti insieme per pre­ten­dere dalla giunta di Igna­zio Marino impe­gni chiari, per difen­dere l’«anomalia romana» fatta di decine di occu­pa­zioni abi­ta­tive, ma anche di straor­di­na­rie e lon­geve espe­rienze di auto­ge­stione e recu­pero di spazi nei ter­ri­tori. La sto­ria degli spazi occu­pati e auto­ge­stiti ha cam­biato il volto e la geo­gra­fia di Roma negli ultimi anni, un patri­mo­nio incre­di­bile che ha coin­volto gene­ra­zioni e migliaia di persone.

«Abbiamo occu­pato spazi lasciati all’abbandono o alla spe­cu­la­zione, recu­pe­ran­doli con le nostre forze all’uso pub­blico e con­di­viso, rac­co­gliendo auto­no­ma­mente le risorse per soste­nere la con­ti­nuità e il pro­li­fe­rare delle atti­vità», spie­gano gli atti­vi­sti men­tre espon­gono car­telli e stri­scioni. «Gli spazi occu­pati e auto­ge­stiti sono un bene comune della città, espe­ri­menti avan­zati di crea­zione e gestione col­let­tiva. Non cor­ri­spon­dono ai canoni dell’amministrazione pub­blica né tan­to­meno a quelli dell’uso privato.
Sono pro­getti di auto­va­lo­riz­za­zione del patri­mo­nio, a par­tire dall’uso e non dal valore, che l’amministrazione dovrebbe rico­no­scere nella loro spe­ci­fi­cità, garan­tire e tute­lare favo­ren­done lo svi­luppo. Invece, appel­lan­dosi alla lega­lità e adot­tando un cri­te­rio rove­sciato di giu­sti­zia, il Dipar­ti­mento del Patri­mo­nio batte cassa e cerca di rego­lare il bilan­cio disa­stroso del Comune di Roma pre­sen­tando il conto pro­prio ai cen­tri sociali, men­tre agi­sce l’emergenza abi­ta­tiva sgom­be­rando gli occu­panti e garan­tendo la ren­dita immo­bi­liare». Alla fine di un incon­tro ammi­ni­stra­zione e spazi sociali si sono ricon­vo­cati per un tavolo con il vice­sin­daco Nieri il pros­simo lunedì «per affron­tare le que­stioni più urgenti che sono sul piatto e ini­ziare un per­corso di confronto».

Pro­prio oggi il Marino e il Pre­fetto Peco­raro avreb­bero dovuto incon­trarsi per discu­tere della sicu­rezza a Roma e dello sgom­bero di 60 edi­fici, annun­ciati a mezzo stampa dalla Pro­cura dove sulle occu­pa­zioni sta lavo­rando il pool anti­ter­ro­ri­smo. L’incontro potrebbe essere sfu­mato per i guai della Giunta Marino, sem­pre più ostag­gio dei vin­coli di bilan­cio con venerdì in agenda l’appuntamento con il pre­mier Renzi a cui il primo cit­ta­dino della Capi­tale dovrà pre­sen­tare il piano di rien­tro, pena il commissariamento.
Domani invece nella sala del Car­roc­cio in Cam­pi­do­glio i movi­menti per il diritto all’abitare hanno incon­trato ad un con­fronto «tutti gli ammi­ni­stra­tori capi­to­lini e i par­la­men­tari romani, i Con­si­glieri, gli Asses­sori e i Pre­si­denti dei Muni­cipi, come i Con­si­glieri e gli Asses­sori Comu­nali, insieme ai rap­pre­sen­tanti delle forze poli­ti­che, dei sin­da­cati, delle asso­cia­zioni e dei movi­menti che hanno a cuore i diritti e la dignità delle persone».

All’ordine del giorno l’articolo 5 del Piano Casa del governo Renzi: «come si può pen­sare di stac­care le utenze a migliaia di per­sone? A impe­dire di pren­dere la resi­denza ai cit­ta­dini che vivono sta­bil­mente, magari da un decen­nio, in una casa? Le ammi­ni­stra­zioni e le isti­tu­zioni che si dicono con­tra­rie agli sgom­beri e all’applicazione dell’articolo 5 come vogliono con­tra­starlo concretamente?».
Que­ste le domande che i movi­menti por­ranno ad ammi­ni­stra­tori e figure isti­tu­zio­nali ad ogni livello. Intanto l’estate si avvi­cina, e occu­panti e occu­pa­zioni spe­rano almeno in una tre­gua. Ma le inten­zioni di una giunta potreb­bero non bastare di fronte alle volontà della magi­stra­tura e del mini­stero degli Interni.

Corriere della Sera
29 05 2014

C'è voluta una carica delle forze dell'ordine per evitare che alcuni esponenti del collettivo Lambretta entrassero nel cortile di via del Turchino 20, al quartiere Ponti, in zona 4, per bloccare lo sgombero programmato e, in un certo senso, annunciato.

Infatti, il giorno prima, sempre nella stessa via, era stata sfrattata da un alloggio Aler una donna marocchina di 35 anni, con la figlia di 6. ...

Repubblica.it
19 03 2014

"Perquisizioni e sigilli all'Angelo Mai e due occupazioni abitative sotto sgombero a Roma". Rimbalza tra social network, messaggi via cellulare e radio di area l'allarme per alcuni spazi occupati della capitale.

Questa mattina diverse camionette di polizia si sono presentate in via delle Acacie 56 a Centocelle davanti a uno stabile occupato da alcune famiglie, ad Anagnina davanti alla ex scuola Hertz e al centro sociale Angelo Mai in via delle Terme di Caracalla, già sequestrato nell'autunno del 2012 e rioccupato pochi mesi dopo.

Sono scattate 21 perquisizioni e gli sgomberi in tre occupazioni vicine tra loro e legate al "Comitato popolare di lotta per la casa". L'inchiesta, informa la questura che ha agito su disposizione del Tribunale di Roma, condotta dalla Digos e coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, mirava a "delineare i contorni di un sodalizio criminale" responsabile di "invasione di edifici ed estorsioni, queste ultime in danno degli occupanti con riferimento al pagamento di somme di danaro".

E se i destinatari del provvedimento rischiano accuse che vanno fino all'associazione a delinquere, i movimenti si sono organizzati per portare solidarietà ai presidi. Il primo è stato organizzato da alcuni genitori dei bambini della scuola elementare e materna del parco San Sebastiano che collaborano a progetti educativi con gli artisti dell'Angelo Mai. "Stanno risequestrando tutto - spiegano i primi occupanti accorsi al telefono che stanno lanciando appelli per una mobilitazione a Caracalla - Lo sgombero è iniziato alle 6.30 del mattino con un dispiegamento spropositato di forze". In corso anche controlli da parte delle ditte che erogano gas, acqua e luce.

E oltre agli accorati appelli, sono molte le critiche in rete rivolte all'amministrazione comunale di centrosinistra e al sindaco Marino. Per questo i manifestanti hanno deciso che dopo il presidio e l'assemblea pubblica convocata per le 12, mentre in molti sono già accorsi davanti al capannone, marceranno verso il Campidoglio. "Questo è un attacco politico molto forte alle realtà culturali che lavorano nella città - dicono dall'Angelo Mai - E' uno sgarbo a tutta la città".

Decine le famiglie in strada dopo che i palazzi a Centocelle e ad Anagnina sono stati perquisiti in parte e liberati. Alcuni momenti di tensione in via delle Acacie durante lo sgombero "per la disperazione delle famiglie di abbandonare le proprie cose" raccontano i testimoni.

La tranquillità è importante ma la libertà è tutto

  • Mercoledì, 12 Marzo 2014 09:04 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
12 03 2014

Qualche parola sul Piccolo atlante dei centri sociali italiani di Claudio Calia che tra pochi giorni sbarcherà a Roma, e alcune belle tavole tratte dal libro.

Mappare i centri sociali italiani è un’impresa ardua, raccontarli e disegnarli poi in un fumetto quasi folle. Si è fatto carico dell’ardimentoso compito Claudio Calia, attivista padovano e disegnatore, che a fumetti aveva già messo la lotta e le ragioni del movimento No Tav, così come una lunga intervista a Toni Negri e la storia di inquinamento e di lotta del Petrolchimico di Porto Marghera. Ora con il Piccolo atlante storico geografico dei centri sociali italiani (edito come gli altri lavori citati da Becco Giallo), Claudio Calia ci mostra da vicino il suo mondo, lo fa da un punto di vista personale e “interno”, ma per aprire le porte dei centri sociali a tutti.

Ma cosa sono i centri sociali? Una risposta univoca è impossibile, in più di trent’anni di storia esperienze diverse si sono stratificate e tante cose sono cambiate, e molto probabilmente inutile. Claudio ci racconta cosa sono per lui i centri sociali. Da quando giovanissimo studente sbarbato si affaccia al mondo della politica nella sua città natale, Treviso, e alla televisione vede e sente “Curre curre guagliò” dei 99 Posse. Ed è proprio la musica carica di messaggi politici e sociali, punk o rap che sia poco cambia, che lo porta ad avvicinarsi alle porte di un centro sociale, l’AGGRO in provincia di Treviso, breve esperienza degli anni ’90 cancellata da uno sgombero e poi dalle ruspe. Poi sarà nelle manifestazioni da studente medio che incontrerà il Pedro, e non lo lascerà mai più. E li scopre cosa vuol dire costruire una comunità, cos’è la solidarietà e un laboratorio di progetti, creatività, sovversione. Con i centri sociali Claudio viaggia per l’Europa di controvertice in controvertice lungo la stagione che ha portato al g8 genovese, e per l’Italia. E quasi ovunque trova un’altra casa, un’altra comunità ribelle che ci presenta e fa scoprire nel libro, da Napoli a Roma, da Rimini a Milano.

In questi anni alcuni hanno provato a dividere i centri sociali per categorie o periodizzazioni, ci sarebbero così quelli di prima, seconda e terza generazione. Qualcun altro ha provato a divedere quelli buoni da quelli cattivi. Addirittura quelli di destra da quelli di sinistra. La peggiore stampa nostrana ne ha fatto un’etichetta che richiama cassonetti bruciati e vetrine rotte, droga e giovani sballati. Sarebbe bello invece che le migliaia di persone che gli hanno attraversati e fatti vivere dicessero la loro, anche in poche parole, con un pizzino, che ci raccontassimo di più fuori dalla retorica o l’agiografia. Proprio come ha fatto Claudio nel suo Piccolo atlante.

Io dico la mia: i centri sociali sono una casa per andare in giro per il mondo e cambiarlo questo mondo, porti franchi di libertà in città che sono campi di battaglia tra noi e loro, tra indiani e cow-boy. Laboratori aperti di sperimentazione, in grado di aprire spazi di democrazia e libertà che coinvolgono migliaia di persone. Se non ci fossero stati questi posti nel nostro paese la maggior parte delle battaglie e delle lotte degli ultimi vent’anni non ci sarebbero probabilmente state, o non sarebbero state così durature, radicali e radicati. I centri sociali hanno cambiato pelle con il mondo attorno. Quando entro in un centro sociale mi riconosco in chi lo abita, nonostante le differenze e spesso gli scazzi. Un compagno “grande” con cui sono cresciuto mi ha sempre spiegato “se potemo divide su tutto, ma contro i fascisti e per difendere gli spazi, abbiamo imparato a stare tutti insieme”.

Tra le tavole che parlano di Roma una vignetta racconta di un centro sociale che non c'é più, senza nominarlo. Una scritta su un ingresso ancora purtroppo sbarrato: "La felicità non si paga si strappa". Ecco io da lì ho cominciato la mia avventura.


Venite a scoprire questa mappa della libertà disegnata da Claudio Calia a Roma:

il 20 marzo alle 21,00 al csoa Sans Papier all’interno dei festeggiamenti per i 9 anni di occupazione

il 21 marzo alle 20,00 al csa Astra 19 con la Guida alla Roma Ribelle

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