Cile, scossa di magnitudo 8.3. Un milione di evacuati

  • Giovedì, 17 Settembre 2015 07:38 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

la Repubblica
17 09 2015

Una scossa di magnitudo 8.3 quando a Santiago erano quasi le otto di sera. Un forte terremoto ha colpito il Cile, soprattutto la parte centrale del Paese. La scossa è stata molto lunga, con movimenti oscillatori, e l'epicentro è stato localizzato nella regione del Coquimbo, a circa 400 km a nord della capitale, a soli 11 chilometri di profondità. Ci sono già cinque vittime accertate: per lo più nella città di Illapel - di 31mila abitanti - che è rimasta completamente senza luce.

La presidente, Michelle Bachelet, ha spiegato: "C'è stato uno tsunami anche se la forza delle ultime onde è in diminuzione". Questa mattina partirà per raggiungere le aree più colpite. Si tratta del sesto terremoto più forte di tutta la storia del Cile, ha detto un portavoce del ministero dell'Interno di Santiago. Nel 2010 - lo ricordiamo - un sisma di magnitudo 8.8 provocò quasi 500 morti.

Nella capitale gli edifici hanno tremato mentre la gente si è riversata in strada per cercare rifugio.

E la scossa è stata avvertita anche in diverse regioni dell'Argentina (Mendoza, San Juan, Catamarca, sulla frontiera con il Cile) oltre a Cordoba e in diversi quartieri di Buenos Aires, tra l'altro a Palermo, Belgrano, Boca e in pieno centro della città.

Nella capitale, gli abitanti dei piani più alti di molti edifici hanno visto i lampadari muoversi e hanno lasciato le proprie abitazioni.

In modo preventivo le autorità hanno fatto evacuare la Ciudad universitaria, a nord della città. Nella città di Mendoza, non lontana dalla cordigliera delle Ande, è stato chiuso l'aeroporto.

Marijuana libera anche in Cile, il Sudamerica guida la svolta

  • Giovedì, 09 Luglio 2015 11:18 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
09 07 2015

Il Cile ha fama di essere un Paese conservatore, fino alla settimana scorsa le sale bingo erano considerate attività illegali e dal 2014 è proibito fumare sigarette sotto i portici o mentre si guida. Tuttavia, martedì la Camera ha approvato una legge che permette la coltivazione e il consumo di marijuana per scopi medicinali, ricreativi e addirittura «spirituali». La legge sta facendo molto discutere, ma segna anche una tendenza comune in tutto il Sudamerica: concedere nuove libertà personali e togliere mercato ai narcotrafficanti.

Con 68 voti a favore, 39 contrari e 5 astenuti, la norma consente di coltivare fino a sei piante di cannabis, di portarne 10 grammi in tasca e di averne mezzo chilo in casa. Non sarà possibile accendersi uno spinello in pubblico, ma è permesso il consumo ai minorenni, previa ricetta medica e consenso dei genitori. Dopo l’accorato intervento in aula della deputata comunista ed ex leader degli studenti Camila Vallejo, che ha accusato i critici di «ignorare la realtà della strada, dove il consumo alimenta lo spaccio», il fascicolo passerà ora al Senato e la vittoria del «sì» è data per favorita.

Uruguay e Bolivia
Il Cile si mette così in scia all’Uruguay, protagonista a fine 2013 della legalizzazione in toto di produzione, vendita e consumo di cannabis, anche se gli intoppi burocratici non hanno ancora visto l’attivazione del sistema. Sulla stessa lunghezza d’onda, c’è anche la Bolivia, dove il presidente ed ex sindacalista della coca, Evo Morales, ha sfidato la comunità internazionale e ha legalizzato il mercato della pianta da cui si ricava la polvere bianca da sniffare detta «cloridrato», ma che qui viene masticata in foglie secche, con gli effetti di una qualsiasi tazza di caffè.

La Colombia
Ancor più rilevante, è il caso della Colombia: seconda solo al Perù nella classifica globale dei produttori di coca, la nazione che ha reso celebre la parola «narcos» nel mondo è stata lo storico banco di prova della «Guerra alla Droga», tuttora patrocinata dagli Stati Uniti. Senza risultati soddisfacenti e dopo anni di operazioni militari, il presidente Santos si è detto favorevole all’adozione di politiche più libertarie, che vedono un progetto di legge per legalizzare la cannabis, l’ipotesi di farlo anche con la cocaina e un negoziato con i guerriglieri delle Farc perché distruggano le piantagioni.

La tragedia del Messico
Se è ancora presto per tirare le somme sull’efficacia delle liberalizzazioni, non si può ignorare la tragedia del Messico, dove è ancora in vigore la strategia di attacco frontale ai banditi della droga: a Sud del Rio Bravo, il traffico d’erba, coca e anfetamine ha portato a uno scenario da guerra civile, in cui sono morte quasi 200 mila persone in 10 anni, cioè più che in Afghanistan.

Filippo Fiorini

Contropiano
15 06 2015

In seguito all’intensa e partecipata protesta di docenti e studenti delle ultime settimane, la Camera dei Deputati cilena ha sospeso fino a nuovo ordine la votazione del disegno di legge di riforma educativa promosso dalla presidente Michelle Bachelet. I cortei e le manifestazioni di netto rifiuto della riforma (il 97 % dei docenti è contrario) e lo sciopero a tempo indeterminato convocato dai sindacati dei professori dal 1° giugno hanno quindi avuto effetto.

Secondo i sindacati e le federazioni studentesche, la riforma promuove l’individualismo e la competitività esasperata tra gli alunni, obbliga a valutazioni ai docenti considerate ingiuste, non promuove un’educazione uguale per tutti e di qualità e inoltre non migliora in modo sostanziale i bassi stipendi dei professori. Dopo il corteo di massa per il centro di Santiago prima dell’inizio della Coppa America, i giocatori della nazionale cilena hanno espresso il loro appoggio alle proteste incontrando i delegati dei manifestanti. I rappresentanti dei sindacati studenteschi da parte loro si sono impegnati a non interferire con il torneo continentale.

Dallo Stato è arrivato l’invito ad aprire un tavolo di dialogo con la partecipazione dei professori per modificare il testo del disegno di legge. Oltre alla sospensione dei dibattiti parlamentari, la deputata comunista Camila Vallejo, sostenitrice delle rivendicazioni della piazza e nota per essere stata la leader studentesca all’inizio delle proteste di massa, nel 2011, ha detto che in un ambiente di protesta non si potranno realizzare votazioni, ed ha invitato il Collegio dei professori a formare commissioni per approntare proposte. In risposta, il Collegio ha cominciato a convocare assemblee locali per valutare la proposta.

 

 

La Stampa
20 03 2015

Qualche mese fa girarono a Santiago del Cile una pubblicità progresso, in cui chiedevano ai giovani di spiegare cosa significassero per loro gli apprezzamenti sessuali fatti in strada. I maschi risposero quasi tutti che si trattava di uno scherzo innocente e si dicevano anche convinti che in fondo le ragazze se ne sentissero lusingate. Domande analoghe poste al sesso opposto, invece, davano risultati diversi: le donne vivevano la pratica che qui viene detta del «piropo» con grande angustia, rabbia e impotenza. Per questo, la deputata cilena Camila Vallejo ha deciso di sottoscrivere un progetto di legge che, se sarà approvato, porterà gli apprezzamenti al rango di abuso sessuale e potranno essere sanzionati.

Sebbene questo tipo di esternazioni non facciano inizialmente distinzione di genere e nemmeno la legge in questione stabilisca a priori differenze tra uomini e donne, è vero che l’Osservatorio Cileno contro le Molestie Sessuali (Ocac) ha rilevato che di solito sono le femmine a restarne vittima e quasi mai da parte di altre femmine. «9 donne cilene su 10 hanno subito molestie sessuali verbali in strada - spiegano dalla Ong che ha scritto la legge ora presentata dall’onorevole Vallejo - e 3 su 4 hanno vissuto un’esperienza che ritengono traumatica».

Normalmente, le ragazze cilene iniziano ad essere esposte agli apprezzamenti a partire dai 12 anni, nel 99% dei casi da parte di sconosciuti. Per questo, la legge considererà come aggravante il fatto che il bersaglio di una molestia sia minorenne, che a pronunciarla sia un gruppo di persone invece che un singolo, oppure, che il destinatario sia considerato dal giudice un soggetto che ha difficoltà a difendersi. D’altra parte, non sarà previsto il carcere per chi si limiterà alle parole, mentre invece andrà incontro a problemi più gravi chi sconfinerà nell’esibizionismo o nel contatto fisico.

Finora, tutti questi casi venivano giudicati secondo una legge del XIX secolo che era stata scritta per affrontare altre infrazioni, perciò i tribunali finivano quasi sempre per cestinare le cause. «Una sera sono uscita per portare a spasso il cane e 3 tipi mi hanno spinto in un angolo buio», racconta per esempio Nicole Miranda, 19 anni. «Avevo con me solo un vecchio cellulare e uno dei ladri ha iniziato a toccarmi i seni, mentre mi puntava una pistola alla testa». Più tardi, quando Nicole si è trovata davanti alla polizia, senza che la vicenda fosse andata oltre quanto riferito, disse di voler sporgere due denunce: una per il furto del telefono e l’altra per molestie sessuali, ma gli agenti le risposero che era possibile fare verbale solo per il primo caso.

«La stragrande maggioranza dei cileni è d’accordo con noi sulla necessità di sanzionare gli apprezzamenti», hanno detto Camila Vallejo, una ragazza diventata celebre per aver guidato il movimento studentesco nelle proteste del 2011, e gli altri firmatari della bozza. Anche i maschi intervistati nella pubblicità progresso, che magari poco prima avevano celebrato la fantasia con cui in Cile si fanno i «piropos», riconoscevano in fondo che si sarebbero arrabbiati se qualcuno li avesse fatti alle loro fidanzate, alle loro sorelle o alle loro madri.

Filippo Fiorini

Le persone e la dignità
14 01 2015

Dal Cile arriva una buona notizia che – in questo inizio d’anno particolarmente cupo – vale la pena rilanciare.

L’8 gennaio la Corte d’appello di Santiago ha emesso 23 condanne per il sequestro di un oppositore politico avvenuto il 14 settembre 1974, poco più di un anno dopo il colpo di stato di Augusto Pinochet.

Bernardo de Castro López, un disegnatore tecnico di 34 anni, militante del Partito socialista, venne prelevato dalla sua abitazione nella capitale da agenti della Dirección de Inteligencia Nacional (Dina), la polizia segreta della dittatura.

Un mese dopo il sequestro, l’uomo venne visto all’interno di un centro di detenzione. Poi, se ne persero le tracce.

Il suo nome comparve un anno dopo in articoli della stampa dei paesi latinoamericani partecipanti alla cosiddetta Operazione Colombo, una campagna di disinformazione coordinata dalle polizie segrete di Cile, Argentina e Brasile. In quegli articoli, la sparizione di 119 prigionieri politici – tra cui Bernardo de Castro López – veniva camuffata come un regolamento di conti all’interno del Movimento della sinistra rivoluzionaria, un gruppo armato di opposizione.

La Corte d’appello di Santiago ha condannato sei dei 23 imputati a 13 anni di carcere. Tra loro, l’ex generale Manuel Contreras, all’epoca capo della Dina. Contreras ha già sommato oltre 400 anni di carcere al termine di decine di processi per violazioni dei diritti umani.

Altri 15 imputati sono stati condannati a 10 anni e gli ultimi due a quattro anni di carcere.

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