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Che bello, mi annoio

  • Lunedì, 20 Ottobre 2014 10:51 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
La relazioneClaude Habib, l'Espresso
17 ottobre 2014

Ci vuole coraggio, ai tempi dell'amore liquido, per scrivere un libro che esalta le virtù delle relazioni durature, la prevedibilità della routine, il porto sicuro del ménage a due. In poche parole: la noia del rapporto di coppia. ...

Che bello, mi annoio

La relazione
Ci vuole coraggio, ai tempi dell'amore liquido, per scrivere un libro che esalta le virtù delle relazioni durature, la prevedibilità della routine, il porto sicuro del ménage a due. In poche parole: la noia del rapporto di coppia. Ma Claude Habib, [...] al telefono da Parigi teorizza proprio questo: "Nella monotonia di tutti i giorni si liberano creatività e pensiero".
Claude Habib, l'Espresso ...

Corriere della Sera
06 10 2014

Il femminismo del terzo millennio: in America le donne laureate sono quelle che si sposano di più

di Nicola Di Turi

Il «paradigma delle elementari» resta difficile da smentire. Prendete gli ex compagni del quinquennio più innocente. Assumete come termine di paragone uno tra gli spartiacque per la vita di tutti: il matrimonio. Quindi tracciate un bilancio delle esperienze passate in rassegna. Il risultato? Di nozze e confetti neanche l’ombra. Secondo Brookings Institution, noto istituto di ricerca economica degli States, negli anni Sessanta, in America, sei ventenni su dieci erano sposati. Mezzo secolo dopo, neanche il 20% dei millennial dai 18 ai 29 porta l’anello al dito. Per molti è ormai un rituale datato, per altri una residuale convenzione sociale, ma il risultato è sempre lo stesso. I giovani non si sposano e il «paradigma delle elementari», ancora una volta, va a segno.

Il campione degli ex compagni di scuola, insomma, è rappresentativo della tendenza generale tra chi rientra oggi nella fascia 18-29. Eppure il paradosso riportato dai dati Brookings è che il fatidico sì viene pronunciato sempre più spesso proprio dagli stessi millennial, quei giovani per cui i confetti avrebbero un sapore sconosciuto. I giovani più istruiti, quelli che studiano di più, secondo i dati Brookings si sposano ancora più spesso che nel passato. E ribaltando la tendenza generale, mettono su famiglia, o almeno puntano a farlo.

A far crollare la media, assecondando il «paradigma delle elementari», restano i meno istruiti. Rispetto alle diplomate, anche le donne con almeno una laurea, oggi, sono quelle che si sposano più frequentemente e che superano la soglia dei quaranta già con un anello al dito.

Negli anni Settanta sembrava che la stantia e restrittiva immagine restituita dal matrimonio, mantenesse l’istituzione appannaggio solo delle classi meno istruite e più propense a metter su famiglia, anziché infilare un tailleur e fare carriera. Ma proprio a discapito dei più consumati luoghi comuni, il trend è cambiato, e le donne con un’istruzione più alta hanno ricominciato a sposarsi più spesso.

L’anno d’oro? Quello pre-crisi. Nel 2007 per la prima volta, la percentuale di donne laureate e sposate, ha superato il dato delle trentenni con marito e diploma. È il femminismo del terzo millennio, per cui non si rinuncia al matrimonio per la carriera, né viceversa le donne si vedono costrette a lasciare il tailleur sullo scaffale per tenersi stretto il marito. Lo scorso anno le donne americane hanno rappresentato più della metà della forza lavoro degli Stati uniti. La donna, nel 40% dei casi, è colei che «porta a casa il pane», breadwinner di famiglia. Ogni tre uomini che terminano con successo il college, ci sono quattro donne che non sono da meno e ottengono lo stesso titolo. Eppure, statistiche Brookings alla mano, più aumenta la soddisfazione personale in termini di carriera e studi, ancor più si sente il bisogno di unirsi in matrimonio.

L’indipendenza economica portata spesso da alti livelli d’istruzione, non sembra andare d’accordo con la singletudine, e c’è da sperare anche che la tendenza non si arresti. Un figlio cresciuto da due genitori ha il 44% di possibilità in più di finire il college, rispetto a un ragazzo cresciuto o da mamma o da papà. Il 56.1% dei ragazzi sotto la soglia di povertà, infatti, sono cresciuti solo dalla madre. Così la morale diventa una sola, e la statistica finisce per intercettare il senso comune: è più difficile che due genitori uniti in matrimonio crescano un figlio nella povertà, poiché due entrate in famiglia restano meglio di una sola. «E la catena si ripete, poiché un figlio istruito tenderà a sposarsi, formare una famiglia con due entrate mensili, e crescere figli da mandare perlomeno al college», sottolineano gli analisti.

Insomma, sposarsi per dare prospettive più solide ai figli, ma certamente anche a sé stessi. Non a caso il 40% dei coniugi più istruiti considera «molto difficile ottenere il divorzio oggigiorno», a testimonianza di come viva decisamente male già la prospettiva di chiederlo, cercando di evitarlo soprattutto per la stabilità economica garantita dal matrimonio. Più si studia, più si guadagna, più si tende a sposarsi e formare una famiglia, dicono i dati degli States. Anche in Italia funziona così, oppure l’appiattimento dei salari imposto dalla crisi, e le disparità di trattamento tra uomini e donne non consentono di battere il «paradigma delle elementari» e sposarsi?

Quelle sveltine a metà tra pietà e necrofilia

  • Giovedì, 28 Agosto 2014 07:45 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Eleonora Degano, Pagina99
23 agosto 2014

Russ e Lina Bowman sono sposati da molti anni, Vivono in una bella casa, hanno tre figlie piccole, un bel pesce siamese combattente nella boccia e non fanno più sesso. A parte qualche sveltina che si colloca "a metà tra la pietà e la necrofilia", dopo la quale lei lo rimprovera di non essere stato veloce abbastanza. ...

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