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Governo: nomi di omofobe alle pari opportunità

  • Giovedì, 20 Febbraio 2014 13:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Gli Altri
20 02 2014

La lista dei ministri è quasi pronta ed emergono notizie non confortanti. Nel balletto delle nomine forse Emma Bonino salverà il suo ruolo di ministro degli Esteri, ad altre donne, purtroppo spetteranno dicasteri minori e soliti.

Certo si tratta di un governo con un pezzo reazionario, di una destra tra l’altro ad alto contenuto di politici cattolici reazionari, ma caro Matteo Renzi, nonostante tu sia “timido” sui temi riguardanti le pari opportunità e i diritti non è che puoi proprio svendere il patrimonio laico, liberale e di sinistra delle grandi famiglie politiche europee, per concederlo ai clericali. Tra una donna che sostiene tesi omofobe, magari invece impegnata sulla violenza alle donne, cioè schizofrenica rispetto alla reale mission del ministero, è preferibile un uomo preparato, coerente con le linee guida della Ue e della Costituzione.

In queste ore fa impressione il silenzio molliccio della sinistra interna, in cui si favoleggia di un documento da proporre a Renzi scritto da una stretta cerchia di uomini, di cui non è dato sapere il contenuto. E mentre le donne del Pd, quelle che contano, come sempre stanno zitte nei momenti in cui sarebbe necessario intervenire, si rischia che con il fatto che i media sono tutti intenti a scommettere su chi occuperà le caselle dei ministeri economici, il Pd si venda l’anima su temi come la cultura, i diritti, la sanità.

Se questo è il rinnovamento, s’inizia molto male, buttando a mare propri insediamenti politici per regalarli a una destra ben intenzionata a riportarci nel medioevo che fu.

Per essere ancora più espliciti i nomi che circolano in queste ore per il risorto ministero delle Pari opportunità e Diritti sono quello di Isabella Rauti, esperta sostenitrice di politiche securitarie per fronteggiare il femminicidio, esponente della destra più omofoba, e quello di Silvia Costa parlamentare europea del Pd, già donna di punta della Dc, fiera oppositrice di leggi sul riconoscimento delle coppie gay. Beh certo se questo è il nuovo che avanza arridateci Maria Eletta Martini!

Aurelio Mancuso

Coppie gay, più diritti in tutta l'America

Washington fa un nuovo passo in avanti nel riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso sposate, equiparandole in alcune questioni federali di carattere legale alle coppie eterosessuali. ...
di Elena Tebano
 
Nicolas è arrivato con una valigia mezza vuota e le buste della spesa piene di cose. Tredici anni che sembravano meno, figlio di una donna sola che spesso «sparisce» inghiottita dal buco nero della depressione, secondo la definizione dei servizi sociali era in uno «stato di abbandono». Lasciato a se stesso senza che nessuno badasse davvero a lui. In questi casi scatta l’affido di emergenza: il bimbo viene preso in carico dai servizi sociali che gli cercano una sistemazione. Per lui ha significato andare a casa di Stefania e Caterina, una delle prime coppie omosessuali affidatarie in Italia.

Fenomeno finora rimasto sotto traccia, è emerso dopo che a novembre scorso il Tribunale di Bologna ha affidato una bimba a una coppia di uomini nel Parmense. In realtà è più diffuso di quanto si pensi: ci sono famiglie gay che hanno preso in carico bimbi a Torino, Genova, Roma e Milano. Stefania e Caterina, emiliane, quarantenni, insieme da dieci anni, sono le prime a raccontare la loro storia (i nomi e alcuni particolari sono stati cambiati per proteggere l’identità del minore).

L’arrivo di Nicolas, un anno fa, le ha colte di sorpresa: «Avevamo appena finito i colloqui per l’idoneità con i servizi sociali. Ed eravamo d’accordo che avremmo iniziato con bambini piccoli e per periodi molto brevi: quelli che servono a tamponare le emergenze – racconta Stefania –. Invece ci hanno proposto un adolescente, per quattro mesi. Siamo dovute correre da Ikea a comprargli i mobili per la camera».
Quattro mesi possono sembrare pochi, soprattutto per chi pensa all’affido come a una specie di adozione. Non è così. «Nell’affido sei al servizio. I bambini ti “usano”, prendono da te più che possono. Non è un’adozione mascherata – spiega Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale in provincia di Reggio Emilia –. Ma un luogo “accuditivo”, in attesa che la famiglia naturale, i genitori o il genitore, si riprenda. Per questo è temporaneo, dura massimo due anni». Molti affidatari invece si aspettano di trovare un figlio; è uno dei motivi per cui – dice Anghinolfi con aria rassegnata – «gli adolescenti non li vuole nessuno».
«Noi invece non avevamo bisogni di maternità insoddisfatti: è stata la prima cosa che abbiamo chiarito con i servizi sociali – racconta Caterina –. La seconda è che non eravamo lì per fare da portabandiera alla causa gay. Non siamo in nessun modo militanti. Siamo solo convinte che nella vita di un ragazzo anche incontri brevi possano fare la differenza. E volevamo essere d’aiuto». Il primo mese con Nicolas è stato difficile. «Ci ha messe alla prova in tutti i modi, aveva atteggiamenti di sfida, era strafottente. E molto chiuso: non era abituato ai gesti di affetto, non sapeva neppure come accarezzare il gatto, lo toccava con la mano stesa e rigida», racconta Caterina. Anche le cose più semplici erano complicate: «La mattina non si vestiva se non gli preparavo io le cose. Fargli fare la cartella per la scuola era un’impresa», aggiunge Stefania. Lei e Caterina si sono chieste tante volte quale fosse la strategia migliore, se aveva senso il braccio di ferro costante: «Ci siamo risposte: paletti e coccole. E siamo andate avanti. Le cose sono cambiate un giovedì mattina: si è alzato, si è preparato la cartella senza che nessuno gli dicesse niente, si è vestito ed è venuto in cucina. È come se avesse fatto clic: aveva iniziato a fidarsi di noi».

Stefania e Caterina hanno detto subito a Nicolas di essere una famiglia, ma non hanno affrontato direttamente il tema omosessualità: «Se ci fosse arrivata una domanda diretta avremmo risposto. Ma ancora non è successo», dice Stefania. «Adesso che è passato un anno stiamo cercando di capire come parlargliene, non vogliamo che diventi un peso per lui», aggiunge Caterina. La questione omosessualità non è stata un ostacolo neppure per i servizi sociali, nonostante per loro fosse il primo caso del genere. Eppure può sembrare strano che Nicolas sia stato affidato a una coppia lesbica: cresciuto con una madre single, viene da chiedersi perché non sia stato scelta una soluzione che potesse dargli una «figura paterna».

«Non è per forza il genere che definisce la figura paterna, ma il ruolo: è il genitore “normativo”, quello che dà le regole – replica Federica Anghinolfi –. Mentre la figura materna è calda, “accuditiva”. Nelle coppie omosessuali i ruoli sono più interscambiabili, ma anche in quelle etero ci sono madri normative e padri materni. L’importante è sapere gestire entrambe le funzioni, perché i bambini ne hanno bisogno», aggiunge, forte del lavoro sulla genitorialità gay (seminari di approfondimento e corsi di formazione) fatto in questi mesi dai servizi sociali emiliani. Lo conferma anche una ricerca svolta dall’Università di Cambridge nel Regno Unito per conto della British Association of Adoption and Fostering (un’associazione no profit che si occupa di adozioni e affidi) e pubblicata a marzo scorso, da cui emerge che i bambini affidati alle coppie gay non differiscono nei risultati da quelli cresciuti dalle coppie etero. Anzi, dai dati emerge che i padri gay fanno meglio degli altri (etero e lesbiche) perché per loro l’adozione e l’affido sono spesso la prima scelta e non un ripiego in caso di infertilità.

Per altro nel caso di Nicolas l’affido con una coppia eterosessuale è stato tentato e non è andato a buon fine. È successo dopo che sono passati i quattro mesi previsti per la permanenza da Stefania e Caterina. «Gli abbiamo trovato un uomo e una donna senza figli che lo avrebbero tenuto per un periodo lungo. Ma lì la relazione non ha funzionato: dopo due mesi ci hanno chiamati dicendo che non ce la facevano ad andare avanti». Fortunatamente nel frattempo la mamma di Nicolas, che va molto d’accordo con Stefania e Caterina, stava meglio ed è potuta tornare ad occuparsi almeno in parte di lui. Così è stato deciso un affido parziale: il bimbo passa parte della settimana dalla madre, il resto e quasi tutti i pomeriggi dalle affidatarie. «Sembriamo una coppia separata – sorride Caterina – Intanto abbiamo spiegato a Nicolas che adesso è entrato nella nostra famiglia: ci ha fatto un sorrisone. Ora scherza che andremo al suo matrimonio con la dentiera e il bastone». L’affido parziale non ha limiti di durata e ha cambiato le cose anche per Caterina e Stefania: «Sappiamo che non siamo le sue madri – spiegano – Ma adesso facciamo fatica a pensare per due: pensiamo per tre».

Sicilia, mutui agevolati alle coppie gay

Corriere della Sera
12 01 2014

Crocetta: «Svolta storica, siamo i primi in Italia». Protesta il centrodestra: «Solo propaganda»

PALERMO - Nell’affannata cavalcata della Finanziaria, dopo notti insonni, liti e tensioni interne ai gruppi per evitare l’esercizio provvisorio, tappare buchi di bilancio e governare i forestali, salvare i precari e ridurre le tasse ai petrolieri, la Sicilia guadagna un primato per le coppie gay. Con il governatore Rosario Crocetta che ieri sera esultava perché d’ora in poi, grazie a una norma contestata dal centrodestra, le coppie di fatto, comprese quelle omosex, avranno diritto ai mutui agevolati per la casa.

Nella terra di Brancati e di tanti stantii stereotipi, al di là della polemica politica, questa bandierina arcobaleno issata dal profondo Sud scatena la gioia di un presidente che non ha mai ostentato ma neanche celato la sua omosessualità e che, appena approvato l’articolo inserito in manovra, lascia Sala d’Ercole, fila veloce lungo i corridoi dei viceré e, sfiorando i ritratti imbronciati dei vecchi inquilini di Palazzo dei Normanni, corre felice in sala stampa per il grande annuncio: «Approvato l’articolo 26. È legge. Una svolta storica, una iniziativa di grande civiltà e umanità. Siamo i primi in Italia. Cominciamo a far parlare bene della Sicilia».

Euforia comprensibile visto che l’articolo è passato con 48 voti a favore e solo 24 contrari. Un rapporto che Crocetta, ignaro delle stilettate del leader del centrodestra Nello Musumeci, interpreta come il segno di una grande novità insistendo sul «48»: «Un numero spaventoso per una legge così. I franchi tiratori erano anche nel centrodestra. La verità e che pure tanti dell’opposizione erano favorevoli alla legge e per questo hanno chiesto voto segreto. Siamo sulla buona strada. Vedrete cosa accadrà con l’articolo 39...».

La battaglia per assicurare diritti a tutti, gay compresi, infatti continua con quest’altro articolo che estende benefici e agevolazioni previste per la famiglia «alle coppie di fatto iscritte negli appositi registri...». Sarà oggi materia di contesa per una domenica di battaglia annunciata da Musumeci, già indispettito dalla norma varata ieri perché «i benefici per l’accesso alla prima casa bisognerebbe assicurarli prima alle coppie con figli, invece di dare precedenza alle coppie gay». Pregiudizi? «Grande rispetto, ma con le risorse limitate della Regione occorre fissare criteri di priorità. Crocetta non può discriminare le coppie eterosessuali, anche quelle non sposate, a favore dei gay. Avevamo proposto di dare priorità alle famiglie numerose e ai conviventi con prole, spesso costretti ad abitare in tuguri... Ma la demoniaca volontà del governo...».

Controreplica immediata del governatore, certo che «demoniaco è non riconoscere i diritti sociali delle persone, di giovani coppie che adesso troveranno più conveniente fare un mutuo invece di pagare l’affitto».

Propaganda, per Musumeci: «A Crocetta servono i titoloni dei giornali. E cerca di forzare i sindaci a istituire i registri delle coppie di fatto. Molti però si rifiutano. E con questa norma li si induce... Ecco il primo demoniaco obiettivo. Il secondo è quello di equiparare le coppie gay alle famiglie».
Respinge le critiche uno dei pilastri del Pd siciliano, Antonello Cracolici parlando di «una norma di grande valenza sociale» e citando Papa Francesco: «Chi siamo noi per giudicare?». Quesito che preferisce ignorare uno degli ex cuffariani passati nell’Udc, Nino Dina, seduto alla buvette, su una poltrona della sala cinese, disinteressato all’argomento: «Non partecipo a questo dibattito».
In un intervento su "Civiltà cattolica" Papa Francesco ribadisce che non bisogna escludere le coppie gay. È - secondo Bergoglio - una "sfida educativa" per la Chiesa. "Situazioni difficili da comprendere", che il Papa intende approfondire nel prossimo Sinodo. ...

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