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Huffingtonpost
30 11 2013

Sono sempre più numerose le coppie dello stesso sesso italiane che si sposano all'estero.

Nella nostra associazione, Famiglie Arcobaleno, ne ho contate quasi 50.

Sono molto di più le coppie italiane legalmente sposate in Spagna, Inghilterra, Svezia, Stati Uniti, etc.
Viene da chiedersi perché mai queste coppie fanno tutti questi sforzi per sposarsi fuori da casa propria? Una minoranza è stabilmente residente all'estero ma la maggior parte organizza da casa un matrimonio in un'altra nazione invitando parente e amici con difficoltà organizzativi notevoli e spese altrettanto notevoli.
 
Non credo lo facciano perché sono particolarmente romantici, anche se questo aspetto è importante e abbiano voglia spesso di vivere il loro matrimonio come un grande evento pubblico per dichiarare il loro amore di fronte a chi è importante per loro ma anche allo Stato che lo celebra con tutto ciò che comporta in termini di simbolico e di riconoscimento. Ma la motivazione principale è che le persone omosessuali hanno anche loro necessità di essere tutelate. Non hanno dubbi sulla sincerità e la serietà del loro impegno affettivo e umano verso l'altro, non hanno dubbi (almeno quei dubbi non sono diversi da quelli che hanno gli sposi eterosessuali) sulla volontà di fare durare la loro relazione e sugli investimenti materiali e affettivi che vogliono impegnare. Infine, e sempre più spesso, hanno dei figli o hanno il progetto di averne.

Difficilmente si può pensare di creare una famiglia senza preoccuparsi di tutelare gli interessi dei suoi membri. E' una priorità per tutti garantire prima di tutto l'organizzazione quotidiana - la casa, l'assistenza sanitaria, ecc - e tentare di prevenire le conseguenze più gravi nel caso di drammi piccoli o grandi sempre possibili, e pensare anche alla gestione dei beni comuni in vita e in morte. Ora in molti paesi europei, il matrimonio o il suo equivalente inglese è tuttora l'unico modo per accedere a queste sicurezze e tutele in termini di eredità e in termine di diritti e tutela dei figli specie quando non ci sono legami biologici tra genitori e figli.

Il matrimonio in Francia, in Belgio, in Spagna e in Inghilterra, permette anche di adottare i figli legali del coniuge, oltre a facilitare le complesse questioni di eredità.

Le coppie italiane omosessuali hanno bisogno del matrimonio civile per tutelarsi l'un l'altro e per tutelare i figli che eventualmente avranno.
Non è loro intenzione "sfasciare il mondo" o distruggere l'"ordine simbolico" o fare uno sberleffo alle "leggi naturali" o prendere in giro i cattolici integralisti.
Vogliono semplicemente vivere meglio, più tranquilli. Il matrimonio serve a dare opportunità e sicurezza a chi ami, serve a rendere la vita più facile e più sicura ai tuoi figli, serve per evitare di essere buttati fuori di casa da un parente omofobo se capita qualcosa al tuo compagno, per evitare che il cugino lontano eredita da te e lasciare la tua compagna senza niente, per evitare che qualcuno ti dica "non sono i Suoi figli, non posso dirle nulla", nel caso malaugurato succedesse qualcosa a loro.

Ed è anche per dare dignità a degli affetti e a un amore vero e responsabile, è per fare in modo che nessuno faccia finta di non capire i legami che ci sono fra due persone dello stesso sesso, è importante per i ragazzi perché spesso ci tengono a fare sapere al mondo che i loro genitori si amano e questo amore è tutelato dalle leggi, anche se sono leggi di paesi amici e non quelle del paese in cui vivi e del quale sei o dovresti essere cittadino alla pari degli altri cittadini eterosessuali.

Vogliamo, si vogliamo, perché è un nostro diritto in uno stato di diritto, parità e uguaglianza, vogliamo il matrimonio civile per tutti perché non è giusto che le coppie sposate all'estero abbiano comunque piu tutele di chi non può sposarsi fuori e non è giusto che le coppie eterosessuali abbiano opportunità che non abbiamo..
I matrimoni celebrati all'estero pongono e porranno tanti quesiti ai tribunali italiani. Se è vero che oggi questi matrimoni non possano essere trascritti, è anche vero che i benefici che ne derivano devono essere riconosciuti in Italia. Strano e complicato, ingiusto per tanti e grattacapi per i giudici.
L'Italia è un paese strano con una costituzione meravigliosa che rimane spesso meravigliosa sulla carta. Una Italia delle apparenze e delle carte fatte bene. Solo le carte. Fin troppo spesso.

Noi ci aspettiamo che il parlamento faccia il suo dovere, tenga conto dei cambiamenti sociali, dei cambiamenti avvenuti in tutte le democrazie occidentali in materia di diritti e tutele delle persone omosessuali e transessuali e finalmente risponda ai milioni di cittadini gay, lesbiche, transessuali inascoltati fino ad oggi.

Il 7 dicembre saremo a Roma per chiederlo di nuovo e raccontare ancora perché è necessario.
L'accordo raggiunto coi sindacati prevede che dietro presentazione del certificato di matrimonio (ottenuto all'estero, laddove l'unione tra i gay è riconosciuta e codificata) anche il lavoratore gay usufruisca del permesso matrimoniale. Insomma, uguale diritti qualsiasi siano le abitudini sessuali. ...

Congedo matrimoniale anche alle coppie gay

Corriere della Sera
18 11 2013

Accordo tra i sindacati e l'azienda Servizi Italia

PARMA - D'ora in poi poteranno chiedere il congedo matrimoniale anche le coppie gay, naturalmente quelle che decideranno di unirsi in matrimonio nei Paesi dove questo è consentito. È l'accordo firmato nel Parmense da sindacati e Servizi Italia, azienda di servizi per il mondo sanitario con oltre 1500 dipendenti.

L'ACCORDO - Lo scorso 14 novembre l'azienda con sede a Castellina di Soragna (Parma) e la Filtcem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil territoriali hanno infatti firmato l'intesa che prevede l'allargamento dell'istituto del congedo matrimoniale alle coppie non eterosessuali. Si tratta di uno dei primi accordi di questo tipo approvato in Italia e in questo modo le parti, si legge nella nota inviata alla stampa dai sindacati, «respingono ogni logica di discriminazione in termini di orientamento sessuale». In un Paese dove il «tasso di omofobia è tra i più alti d'Europa, intese di questo genere sono da evidenziare e far proliferare in modo che anche la classe politica possa dare segnali diversi da quelli fino ad oggi proposti». Ora l'interesse dell'azienda è quello di «allargare tale possibilità a tutti gli altri stabilimenti del territorio nazionale», che occupano circa 1500 dipendenti. (fonte: Ansa)
di Marina Boscaino

Nei circa 51mila istituti scolastici italiani si presenta una casistica di situazioni relative agli alunni molto differenti tra una scuola e l’altra e tra zone del territorio nazionale. Migrazioni, drammi sociali, affidamenti, disgrazie costituiscono da sempre eventualità che la scuola deve contemplare ed evitare di esasperare mediante sovraesposizioni che creino disparità e discriminazioni. La rappresentanza legale dei minori si configura sulla base di questo scenario eterogeneo, talvolta lontano anni luce dalla tradizionale iconografia familiare e familistica composta da un padre maschio e da una madre femmina. Da decenni, proprio in questa più o meno consapevole prospettiva, sui libretti delle assenze compare la dicitura “firma del/i genitore/i o di chi ne fa le veci”.
Appare dunque particolarmente curioso (e probabilmente strumentale) il clamore suscitato dalla decisione della dirigente scolastica di un liceo classico di Roma, il Mamiani, di introdurre nel libretto la dicitura Genitore 1 e Genitore 2. Reazione, peraltro, tardiva, considerando che il provvedimento risale a più di un anno fa. Forse in quella scuola in precedenza esisteva una modulistica che distingueva ruolo e sesso dei genitori, superata nella maggior parte delle scuole italiane. Il clamore è scarsamente comprensibile, soprattutto per il fatto che l’uso esclusivo del termine “genitore” (riproposto anche dal criticatissimo Liceo Mamiani) rappresenta in realtà – come si diceva – una interpretazione riduttiva dell’arco delle possibili forme di rappresentanza legale di un minore.

Il concetto familistico del nostro ordinamento – quello al quale con passione e veemenza degni di miglior causa si è appellato, tra gli altri, il non rimpianto sindaco Alemanno – non è affatto superato dalla dicitura del Mamiani: fino al raggiungimento della capacità giuridica piena, molte sono le figure – oltre ai genitori – che possono esercitare la rappresentanza legale di un minore. La sacrosanta possibilità di aprire un varco ad eventuali organizzazioni sociali alternative alla famiglia tradizionale, in particolare con coppie omosessuali, ma non solo, non è quindi particolarmente favorita, né tanto meno anticipata, da quanto è scritto sul libretto delle giustificazioni del liceo romano più di quanto non lo sia dalla dicitura in uso nella maggior parte delle scuole.

Sostituire il termine “genitore” con “rappresentante legale” potrebbe configurare soluzioni di ben altra portata “trasgressiva” rispetto alla tradizionale famiglia borghese che tanto fa accalorare non solo Alemanno, che per l’occasione si lancia in una lettura tutta personale della Costituzione: “Mi auguro che il Provveditorato agli studi intervenga immediatamente per correggere questa assurda iniziativa riportandola dentro l’alveo della Costituzione. Ricordo infatti a tutti i più illuminati progressisti, che in genere si atteggiano a grandi difensori della Costituzione della Repubblica italiana, che la nostra Carta fondativa parla esplicitamente di famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna finalizzata alla procreazione. Qualsiasi altra idea in merito non solo colpisce la nostra tradizione civile e religiosa, ma è contraria al nostro dettato costituzionale e quindi deve essere immediatamente corretta”.

Ma anche la capogruppo exPdl al Comune di Roma, Sveva Belviso, ci rassicura: “Per me e la stragrande parte degli italiani e dei romani le parole madre e padre sono intoccabili”. Per Federico Iadicicco e Fabio Rampelli di Fdi “annullare la denominazione padre e madre non è un fatto burocratico ma mina alle radici la struttura identitaria della persona”. Punti di vista, come quello della solita Binetti, che ha lanciato strali contro il Mamiani, colpevole – a suo dire – di mancato coinvolgimento di famiglie, studenti e docenti nella decisione. Così non è, come possono affermare rappresentanti di ciascuna di queste componenti.

Rassicurati da queste dichiarazioni di fervente conservatorismo da parte di esponenti di partiti e fazioni politiche che a più riprese hanno garantito – come è noto a tutti da tempo -condotte pubbliche irreprensibili, ci limitiamo ad osservare che – a quanto pare – per un po’ di visibilità (soprattutto in momenti critici, come quello dell’ex sindaco Alemanno) si farebbe qualsiasi cosa. Troppo rumore per nulla. Ma le incursioni improprie ed arbitrarie sono sempre pericolose e vanno seguite con attenzione.

Novità dall’UE per le coppie miste gay

  • Lunedì, 16 Settembre 2013 12:31 ,
  • Pubblicato in Flash news
West
16 09 2013

Il Parlamento europeo ha deciso di equiparare i diritti in materia di regimi patrimoniali per tutte le unioni registrate nell’UE composte da partner di nazionalità diverse. Introducendo al testo approvato un emendamento storico a tutela dei cittadini omosessuali. Che merita di essere trasposto integralmente.  

Gli organi giurisdizionali degli Stati membri devono applicare il presente regolamento nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali, con particolare riferimento ai principi dell’uguaglianza davanti alla legge e del divieto di qualsiasi discriminazione fondata sull’orientamento sessuale.

Semplificate dunque le procedure legislative per i patrimoni di tutte le coppie UE, senza distinzione alcuna. Miste e non. Sposate e registrate. Etero e gay.

Qui e Qui i testi approvati dal parlamento europeo

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