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Corriere della Sera
15 09 2014

Il sindaco tira dritto: «Non hanno effetti legali ma simbolici. E possono servire per eventuali ricorsi»

BOLOGNA - È scontro, a Bologna, sulla trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero. Da oggi (lunedì), le persone dello stesso sesso residenti in città possono avviare la pratica, ma si scopre che il prefetto, Ennio Mario Sodano, ha scritto al Comune chiedendo di ritirare il provvedimento, «non previsto dall’ordinamento italiano». Tira dritto il Comune: «Io vado avanti - dice il sindaco, Virginio Merola - la trascrizione non ha effetti legali, ma simbolici. La nostra è una battaglia di civiltà».

MEROLA: «ALLORA FACCIANO UNA LEGGE» - La procedura, ragiona Merola, può comunque essere utile «in caso di revoca, per chi si è registrato, per ricorrere alla magistratura». Per il sindaco, dunque, per ora si va avanti, anche per dare un messaggio al Parlamento, «perché legiferi su questo tema, per dare certezza del diritto a queste persone». E ciò che è accaduto, aggiunge Merola, «dimostra che c’è una discordanza tra le nostre leggi nazionali e quelle europee». Il Prefetto, aggiunge il primo cittadino, «credo abbia il diritto di revocare quel provvedimento», ma intanto «noi oggi abbiamo registrato le prime unioni e andremo avanti». Merola, infatti, è convinto che questa «sia una battaglia di civiltà, una battaglia per i diritti civili», e che serva anche per evitare «sentenze diverse della magistratura», dato che ce ne sono pro e contro la questione. «Francamente - dice poi - non comprendo perché, invece di emanare circolari contro i Comuni, non si preveda una legge, che sia il riconoscimento del matrimonio o una mediazione possibile come è stato proposto». Insomma, conclude Merola, «io non revoco il provvedimento, se lo riterrà opportuno, interverrà il Prefetto».

CASTALDINI: «GRAVE COMPORTAMENTO DEL SINDACO» - È stata la consigliera comunale Ncd in Comune, Valentina Castaldini, a rendere nota in mattinata l’opinione del prefetto (lo staff del sindaco aveva comunque già convocato una conferenza sul tema), al quale lei aveva inoltrato un esposto il 24 luglio, esposto mandato anche al ministro Alfano. Il prefetto, attacca la consigliera, «dà ragione alla mia tesi ed è molto grave che il sindaco illuda le persone in questo modo, permettendo loro di registrare un atto, quando sa già che non si può fare».

COSA SERVE - A Palazzo d’Accursio, dunque, ora la registrazione si può fare, come stabilito da una direttiva del 30 giugno firmata dal sindaco. Cosa serve? Modulo, bollo da 16 euro, documento di identità, atto di matrimonio originale, ruolo delle Ambasciate e delle Convenzioni dell’Aja del 1961 e di Vienna del 1976.

LE COPPIE - Rebecca Hetherington e Eleonora Tadolini sono la prima coppia arrivata in Comune per il «grande passo». Pronto anche il senatore Sergio Lo Giudice (Pd), a lungo presidente di Arcigay, che il 27 agosto di tre anni fa sposò a Oslo Michele Giarratano. In Comune non ci saranno però Matteo e Matteo, la prima coppia gay italiana, bolognese, a sposarsi a New York grazie alla norma del 2011 che consentì le nozze gay lì: «Faremo sicuramente le pratiche per la trascrizione a Bologna - assicura Matteo Giorgi, 39 anni - ci siamo sposati fuori dall’Europa e la procedura è più complicata, ma appena ci riusciamo lo facciamo».

Renzi rilancia sulle unioni civili per le coppie omosessuali. Anzi no. Il dibattito esplode ieri pomeriggio in rete, dopo la lettura del passaggio dedicato dal premier all'argomento nella lunga intervista su l'Avvenire. ...

In Italia le coppie omosessuali non esistono (quasi)

  • Martedì, 01 Luglio 2014 13:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina99
18 06 2014

Annunciata per settembre una legge sulle unioni civili. Secondo l'Istat però le coppie dello stesso sesso che convivono sono pochissime. Perché molti preferiscono non dichiararsi. E hanno buoni motivi per restare nell'ombra.
[Questo articolo è tratto da pagina99we in edicola da sabato 28 giugno]
Giugno è il mese dell’Orgoglio. Il “Pride”, la rivendicazione dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Diritti che in Italia ormai da lungo tempo sono attesi. E parlando di diritti, il più discusso da sempre è quello del riconoscimento delle relazioni affettive.


Settembre, secondo quanto annunciato recentemente dal Presidente del Consiglio Renzi, sarà un mese cruciale per quelle coppie omosessuali che in Italia desiderano un riconoscimento. Una legge, i cui contenuti sono in questo momento in discussione, potrebbe legittimare ciò che fino a oggi nel Paese dei Campanili non è mai stato considerato legittimo. Il cammino della discussa legge sull’omofobia intanto procede a rilento, tra contestazioni e ostruzionismi. «Ora la priorità è la legge sulle unioni civili», dice il senatore Pd Sergio Lo Giudice.


Già, ma quante persone potranno avvalersi della legge sulle unioni omosessuali? In sostanza, quante sono le coppie omosessuali in Italia?

Il conto l’ha fatto l’Istat, nel 2011. Il primo censimento nella storia italiana delle coppie dello stesso sesso, pubblicato qualche giorno fa: 7.513 coppie. 3.133 al Nord Ovest, 1.584 al Nord Est, 1.530 al Centro, 1.266 al Sud e nelle Isole. 529 le coppie che hanno un figlio. In totale 15.026 persone che hanno dichiarato di far parte di una coppia omosessuale su 59 milioni di abitanti. Poche, pochissime.


Le appena 7.500 coppie censite dagli statistici avranno fatto forse gioire chi in Italia da sempre nega, alla stregua dell’ex presidente iraniano Ahmadinejad o di qualche politico russo, l’esistenza di una consistente popolazione omosessuale. Coloro che magari sostengono che una legge contro l’omofobia possa pericolosamente trasformarsi in reato di opinione.


Le appena 7.500 coppie censite avranno fatto forse tremare una parte dell’associazionismo lgbtq in Italia, quella che per un decennio ha lottato per far entrare le unioni omosessuali nei conti dell’Istituto Nazionale di Statistica, ingaggiando prima una battaglia d’opinione con l’Istat stesso, “Contaci!”, poi mettendo in atto un’operazione per convincere le coppie a dichiararsi attraverso una campagna di sensibilizzazione: “Fai contare il tuo amore”.


«Il dato è sottostimato perché raccoglie solo quelle persone che hanno scelto di dichiarare la loro relazione affettiva e la loro convivenza», queste le parole dell’Istituto Nazionale di Statistica.

Al momento della rilevazione, all’Istat erano ben coscienti di quali sarebbero stati i risultati. Per chi conta i numeri, le motivazioni del flop dell’orgoglio delle coppie omosessuali, forse il più sonoro perché il primo istituzionale, sono da rintracciare innanzitutto in un dato puramente statistico. Il censimento prendeva in considerazione solo le coppie conviventi. E molte persone, pur convivendo, hanno domicili fiscali diversi. Dall’altra parte, senza mezzi termini, ci si è scontrati con la scarsa volontà di mostrarsi.


Gli omosessuali, che in Italia da sempre considerano lo Stato come una trimurti cieca, muta e sorda, nella prima occasione per mostrarsi hanno voltato le spalle. Una reazione automatica, non una semplice questione di privacy. Non si sono fatti vedere. Probabilmente per paura di uscire allo scoperto nel nostro Paese. Per paura del giudizio degli altri. Per paura dell’omofobia, come hanno sottolineato le associazioni lgbtq.

Quanto può aver influito davvero il giudizio, o pregiudizio, sul coming out statistico delle coppie non è dato sapere, ma almeno il clima in cui questo coming out è avvenuto sì.


È ancora una volta l’Istat a descriverlo, in un’indagine realizzata nello stesso anno del censimento. L’indagine chiamata La popolazione omosessuale nella società ha messo a nudo i sentimenti e i pensieri degli italiani nei confronti dell’omosessualità, compresa l’opinione sulle coppie gay e lesbiche.

Quanto è accettabile una relazione affettiva e sessuale tra due uomini? E quanto tra due donne? Questa è stata in sostanza la domanda dell’Istat agli italiani.


E in un raffronto tra dati reali, quelli del censimento, e dati raccolti a campione dall’Istituto Nazionale di Statistica, si configura questo scenario. Nel Nord Ovest, dove 40 persone ogni 100.000 si sono dichiarate omosessuali e in coppia, il 36,5% della popolazione ha dichiarato poco accettabile o non accettabile una relazione tra due uomini e il 35,5% una relazione tra due donne. A Sud e nelle Isole, dove solo 12 persone su 100.000 si sono dichiarate, quasi un quarto rispetto al Nord Ovest, il 50,9% della popolazione ha dichiarato poco o per niente accettabile un rapporto tra uomini, il 50,6% un rapporto tra donne.


Come dire che a Nord Ovest appena 40 persone, dichiarandosi, hanno sfidato il giudizio di 36.500 individui contrari a un rapporto tra uomini e 35.500 contrari a una relazione tra donne. A Sud e nelle Isole, quelle 12 persone che si sono dichiarate hanno sfidato il giudizio di 50.900 persone che non accettano un rapporto gay e 50.600 che non accettano un rapporto tra lesbiche.

Numeri che fanno della resistenza nella Battaglia delle Termopili una gita fuori porta.


Ma per capire il dato italiano vale la pena fare uno zoom out. Dalla cartina tracciata dall’Istat, all’Europa.

Stesso anno, altro censimento, altro paese. La Francia dei Pacs, attivi dal 1999, ma che ancora non aveva aperto al matrimonio. 200.000 omosessuali si dichiararono in coppia. Solo il 16% non viveva sotto lo stesso tetto. A dirlo è l’Insee, l’Istituto Nazionale di Statistica e di Studi Economici Francese.

Stesso anno, altro censimento, ancora un altro paese. Spagna. Il Paese che nel 2005 aveva già dato il via ai matrimoni tra omosessuali: 55.000 coppie. Rispettivamente: più di 37.000 formate da gay, 17.000 da lesbiche.


La Gran Bretagna, sempre nel 2011, stimava 63.000 coppie, 3.000 di queste con figli, 59.000 unite da una “civil partnership”. Un numero che nel giro di due anni è stato aggiornato alle 79.000 del 2013. Oggi ci si sposa.

Lo Statistisches Bundesamt, rendicontando il suo Zenzus 2011, ha comunicato che, nella Repubblica Federale di Germania, le coppie omosessuali che hanno stipulato l’Eingetragene Lebenspartnerschaften, l’unione civile, al 2011 erano circa 29.000.

C’era una coppia omosessuale francese, una spagnola, una inglese, una tedesca... per quella italiana i conti non tornano.


Anche perché, nella Penisola, la popolazione omosessuale e bisessuale supererebbe di gran lunga il milione di persone. Le 7.513 coppie omosessuali del 2011 sembrano ancora meno, soprattutto se confrontate alle omologhe europee, che già da decenni godono di diritti, che sono protette da leggi e riconosciute dallo Stato. E se il numero delle coppie dichiarate dipendesse dal clima che si respira in un paese ossigenato dal riconoscimento e dalla qualità dei diritti sanciti dello Stato?

La politica italiana cieca, muta e sorda, torna solo oggi a discutere di diritti per le coppie omosessuali.

«È giusto che una coppia omosessuale si sposi, se lo desidera». Questa è una delle affermazioni su cui l’Istat chiedeva di schierarsi al suo campione del 2011. Il 51,8% della popolazione del Nord Ovest si è dichiarato poco o per niente d’accordo al matrimonio, il 53% al Nord Est, il 47,4% al Centro e il 66% al Sud e nelle Isole. Ma ecco che lo scenario cambia, al variare di una parola.


Perché sul fronte del diritti all’eredità, alla reversibilità della pensione, all’assistenza in caso di malattia, sanciti per legge, gli stessi diritti di una coppia sposata, gli italiani hanno un’opinione diversa. Nel sondaggio, si esprime positivamente rispetto all’estensione il 68,2% della popolazione del Nord Ovest, il 66% al Nord Est, il 72% al Centro Italia, il 51,2% al Sud e nelle Isole.

Equiparati agli sposi sì, ma sposati no. Gli italiani in maggioranza pensano che gli omosessuali siano discriminati, ma pensano anche che dovrebbero essere più discreti.


«Se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati», è un’altra delle affermazioni che l’Istat ha messo al vaglio del suo campione di popolazione. Il 56% degli intervistati in tutta Italia si è dichiarato d’accordo. E questa volta il Paese è unito da Nord a Sud, senza differenza. E le coppie omosessuali del 2011, mancando il loro primo coming out statistico, nell’Italia che nega loro ogni diritto, sono state discretissime. È mancato poco che, per discrezione, sparissero.

Se il governo delle larghe intese vorrà davvero portare avanti la sua iniziativa, probabilmente non dovrà usare troppa discrezione. Nel Paese in cui solo 7.513 coppie si sono dichiarate e chiedere ancora discrezione a una coppia omosessuale non è un reato di opinione.

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Corriere della Sera
02 02 2014

 

L'atteggiamento degli italiani online nei confronti degli omosessuali è positivo nel 68% dei casi. Soprattutto quando si parla di famiglie gay. La ricerca di Diversity su Web e social media

di Elena Tebano


Se è vero che i social network hanno sostituito i bar nel fare da termometro delle conversazioni degli italiani, vuol dire che anche per quanto riguarda l’omosessualità ciò che preoccupa la gente è lontano da quello di cui si occupa il Parlamento. Le Camere infatti nelle ultime legislature hanno discusso una proposta di legge che riguarda gay, lesbiche, bisessuali a trans come individui, quella sull’omofobia (per altro non ancora approvata), ma mai norme sui diritti di coppia. Le conversazioni degli italiani in Rete, invece, riguardano soprattutto le famiglie omosessuali.

È quanto emerge da una ricerca presentata a Milano da Diversity (associazione che si occupa di formazione e informazione contro i pregiudizi sui temi lgbt) realizzata sulla piattaforma Viki Sentiment Enterprise che analizza i «sentimenti» dei navigatori. Per due settimane, tra il 22 novembre e il 4 dicembre 2013, sono state monitorate tutte le conversazioni – in totale 29.427 – sui temi dell’omosessualità, omofobia, nozze gay, adozioni e discriminazioni sociali nei siti di informazione, blog, e social media come Twitter, YouTube e Facebook.

«I termini più associati all’omosessualità sono le parole “matrimonio” o “matrimoni“, “nozze“, “coppie“ - spiega la presidente di Diversity Francesca Vecchioni -Per molti anni in Italia si è discusso solo di riconoscimenti dei diritti individuali di gay e lesbiche. La Rete invece è consapevole che oggi la vera questione è la tutela dei legami affettivi».

Dall’analisi qualitativa delle conversazioni online (una tecnica sviluppata nell’ambito del marketing) emerge poi che la Rete è molto meno omofoba di come si tende a pensare: «Quando si parla di persone gay e lesbiche – afferma Francesca Vecchioni – nel 68% dei casi l’atteggiamento degli utenti è positivo e solo nel 32% è negativo». Gli italiani guardano con favore anche alle coppie gay e ai loro diritti, nei confronti delle quali si registra un atteggiamento positivo nel 79% dei casi e negativo solo nel 21%. La percentuale di conversazioni positive sale addirittura all’88% quando si parla di famiglie e in particolare di omogenitorialità (il grafico sopra sintetizza i risultati della ricerca)

L’indagine ha poi preso in considerazione i termini negativi. Quando gli italiani online parlano esprimono atteggiamenti ostili nei confronti dell’omosessualità, la terza parola che ricorre più spesso (dopo un insulto e la parola «gay») è «Dio». Segno che la condanna dell’omosessualità, almeno in Rete, è prevalentemente associata a considerazioni di ordine religioso. Qui si può vedere la ricerca integrale.

Certo, bisogna vedere se le conversazioni sul Web riflettono il sentire diffuso o solo quello della popolazione tecnologicamente più attiva. In ogni caso viene da chiedersi se la politica sia capace di cogliere le sollecitazioni dei social network per iniziare finalmente a confrontarsi su questi temi.

Sicilia, mutui agevolati alle coppie gay

Corriere della Sera
12 01 2014

Crocetta: «Svolta storica, siamo i primi in Italia». Protesta il centrodestra: «Solo propaganda»

PALERMO - Nell’affannata cavalcata della Finanziaria, dopo notti insonni, liti e tensioni interne ai gruppi per evitare l’esercizio provvisorio, tappare buchi di bilancio e governare i forestali, salvare i precari e ridurre le tasse ai petrolieri, la Sicilia guadagna un primato per le coppie gay. Con il governatore Rosario Crocetta che ieri sera esultava perché d’ora in poi, grazie a una norma contestata dal centrodestra, le coppie di fatto, comprese quelle omosex, avranno diritto ai mutui agevolati per la casa.

Nella terra di Brancati e di tanti stantii stereotipi, al di là della polemica politica, questa bandierina arcobaleno issata dal profondo Sud scatena la gioia di un presidente che non ha mai ostentato ma neanche celato la sua omosessualità e che, appena approvato l’articolo inserito in manovra, lascia Sala d’Ercole, fila veloce lungo i corridoi dei viceré e, sfiorando i ritratti imbronciati dei vecchi inquilini di Palazzo dei Normanni, corre felice in sala stampa per il grande annuncio: «Approvato l’articolo 26. È legge. Una svolta storica, una iniziativa di grande civiltà e umanità. Siamo i primi in Italia. Cominciamo a far parlare bene della Sicilia».

Euforia comprensibile visto che l’articolo è passato con 48 voti a favore e solo 24 contrari. Un rapporto che Crocetta, ignaro delle stilettate del leader del centrodestra Nello Musumeci, interpreta come il segno di una grande novità insistendo sul «48»: «Un numero spaventoso per una legge così. I franchi tiratori erano anche nel centrodestra. La verità e che pure tanti dell’opposizione erano favorevoli alla legge e per questo hanno chiesto voto segreto. Siamo sulla buona strada. Vedrete cosa accadrà con l’articolo 39...».

La battaglia per assicurare diritti a tutti, gay compresi, infatti continua con quest’altro articolo che estende benefici e agevolazioni previste per la famiglia «alle coppie di fatto iscritte negli appositi registri...». Sarà oggi materia di contesa per una domenica di battaglia annunciata da Musumeci, già indispettito dalla norma varata ieri perché «i benefici per l’accesso alla prima casa bisognerebbe assicurarli prima alle coppie con figli, invece di dare precedenza alle coppie gay». Pregiudizi? «Grande rispetto, ma con le risorse limitate della Regione occorre fissare criteri di priorità. Crocetta non può discriminare le coppie eterosessuali, anche quelle non sposate, a favore dei gay. Avevamo proposto di dare priorità alle famiglie numerose e ai conviventi con prole, spesso costretti ad abitare in tuguri... Ma la demoniaca volontà del governo...».

Controreplica immediata del governatore, certo che «demoniaco è non riconoscere i diritti sociali delle persone, di giovani coppie che adesso troveranno più conveniente fare un mutuo invece di pagare l’affitto».

Propaganda, per Musumeci: «A Crocetta servono i titoloni dei giornali. E cerca di forzare i sindaci a istituire i registri delle coppie di fatto. Molti però si rifiutano. E con questa norma li si induce... Ecco il primo demoniaco obiettivo. Il secondo è quello di equiparare le coppie gay alle famiglie».
Respinge le critiche uno dei pilastri del Pd siciliano, Antonello Cracolici parlando di «una norma di grande valenza sociale» e citando Papa Francesco: «Chi siamo noi per giudicare?». Quesito che preferisce ignorare uno degli ex cuffariani passati nell’Udc, Nino Dina, seduto alla buvette, su una poltrona della sala cinese, disinteressato all’argomento: «Non partecipo a questo dibattito».

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