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La ministra Lorenzin e i corpi delle donne

Il Fatto Quotidiano
07 04 2014

di Lorella Zanardo

“Già, i bambini. Devono tornare a nascere e serve educare alla maternità. Ho in testa una nuova sfida, un grande piano nazionale di fertilità. Il crollo demografico è un crollo non solo economico, ma anche sociale. È una decadenza che va frenata con politiche di comunicazione, di educazione e di scelte sanitarie. Bisogna dire con chiarezza che avere un figlio a trentacinque anni può essere un problema, bisogna prendere decisioni per aiutare la fertilità in questo Paese e io ci sto lavorando. Sia chiaro: nessun retropensiero e nessuno schema ideologico, ma dobbiamo affrontare il tema di un Paese dove non nascono i bambini.”
Così la ministra Beatrice Lorenzin in un’intervista al settimanale l’Avvenire del 21 marzo 2014.

Con il Discorso dell’Ascensione del 1927 Benito Mussolini lanciò ufficialmente la cosiddetta ‘battaglia demografica’: un progetto complesso finalizzato a un aumento forzato della popolazione e sviluppato su più fronti. Uno ‘negativo’, atto a inibire il celibato e il matrimonio tardivo e a punire le pratiche contraccettive e l’interruzione di gravidanza, e uno positivo che incoraggiasse il matrimonio, le nascite, e la creazione di famiglie numerose. Una delle prime misure della campagna fu l’introduzione della tassa sul celibato, e quindi sul matrimonio tardivo, nel 1927. Una campagna, invece, contro i metodi contraccettivi e l’aborto venne inaugurata nel 1925, allorché diventò un crimine diffondere informazioni su tali pratiche, vendere farmaci contraccettivi e diventò obbligatorio segnalare i medici che praticavano l’aborto. Il Codice Rocco del 1930 incluse la contraccezione e l’aborto tra i crimini contro l’integrità della stirpe, ma l’aborto era già stato dichiarato illegale dal Codice penale Zanardelli del 1889. Anche nel campo delle arti e della cultura la censura intervenne affinché sparissero da film e romanzi riferimenti a contraccezione e aborto.

Il discorso della ministra Lorenzin suona preoccupante e doloroso. Preoccupante perché le sue parole non tengono conto di decenni di battaglie per l’autodeterminazione da parte delle donne. Anni in cui si è lottato non per promuovere l’aborto come pratica contraccetiva, e qui è bene ribadirlo con forza, ma per conquistare il diritto sul proprio corpo, che ci era stato usurpato da secoli, che oggi viene messo pericolosamente in discussione. Anni in cui si era molto fatto per una corretta informazione alla contraccezione. Anni in cui le donne, finalmente!, si erano affacciate al mondo del lavoro reclamando il proprio posto nella società e acquisendo l’indispensabile indipendenza economica.

Le parole della ministra suonano però anche dolorose perché pronunciate da una donna, che ben dovrebbe sapere, anzi certamente sa, che non di pianificazione della fertilità necessita il Paese, ma di diritti, solamente di diritti per le donne.

Basterebbe che la ministra della sanità di un Paese europeo-e qui bisogna ribadire con forza che l’Europa non può più essere propagandata solo come unicum monetario bensì come una federazione da cui apprendere, se del caso,buone prassi- prendesse appuntamento con le omologhe dei Paesi del nord europa dove le donne lavorano e fanno figli. Basterebbe verificare che là dove le politiche a favore delle donne funzionano, e penso ad esempio alla Svezia, e dunque le donne hanno a disposizione un numero adeguato di asili nido statali, la possibilità di un part time orizzontale o verticale adeguatamente retribuito, politiche di conciliazione vita privata vita professionale, salari e stipendi in linea con le proprie capacità e non penalizzanti a causa del genere, ecco che si scoprirebbe che non c’è bisogno di sprecare tempo per un piano nazionale di fertilità (e solo il nome mette i brividi), ma di applicare buone prassi europee anche qui.

Per molto tempo abbiamo creduto che l’arretratezza italiana per quanto riguarda le politiche di genere fosse dovuta ad un deficit culturale rispetto agli altri Paesi europei. Ora è purtroppo chiaro che c’è una volontà allarmante tesa al mantenimento del nostro Paese fuori dai parametri europei. La ministra Lorenzin avrà consuetudine con il Global Gender Gap, l’indice stilato dal World Econimic Forum che ogni anno ci racconta il divario, il gap tra i generi nei Paesi del mondo. E dunque l’Italia sulla base di diversi parametri, si situa al 71esimo posto insieme a quei Paesi che noi consideriamo ingiustamente del terzo mondo.
“C’è una forte correlazione tra il gender gap di un Paese e la sua competitività. Dato che le donne rappresentano la metà della popolazione e del suo potenziale, la competitività di un Paese nel lungo periodo dipende in modo significativo da come educa e promuove il 50% della popolazione.” così il World Economic Forum.

Ma la vergogna più grande nel mantenere volontariamente il nostro Paese fuori dalla modernità non diffondendo nemmeno dati come questi qui sopra riportati che negli altri Paesi sono di dominio pubblico, sta nel non rispettare platealmente e con ostinazione il terzo articolo della Costituzione che ricorda che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Mentre qui è chiaro che sia in atto un attacco alla dignità delle donne. E continua l’Articolo ricordando che il compito della Repubblica sia quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.“

La ricetta c’è già ministra Lorenzin, ed è stata scritta 67 anni fa. Si cimenti con le sue colleghe e colleghi a rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico che impediscono il pieno sviluppo delle donne. Il resto lasciamolo alla volontà delle dirette interessate.

 

Geografie dei corpi, generi desideri e rappresentazioni

  • Giovedì, 14 Marzo 2013 17:27 ,
  • Pubblicato in Flash news
Femminismo a Sud
14 03 2013

Riceviamo e volentieri diffondiamo:
Incontro seminariale Mercoledì 20 Marzo ore 17 presso Palazzo Nuovo, dal titolo “Geografie dei corpi, generi desideri e rappresentazioni”, con la partecipazione di Marco Pustianaz.

What’s body? questa domanda potrebbe suonare banale, eppure non esiste una risposta univoca, chiara e chiarificatrice…

Il progetto attorno al corpo prosegue. Dopo vari incontri, alcuni di pura discussione, altri organizzati attorno a un tema specifico organizziamo una serie di seminari che si propongono di indagare i corpi da diverse prospettive. Scegliamo una riflessione collettiva perché siamo convinte che la scelta di cosa fare del proprio corpo non sia soltanto individuale ma chiami in causa gli altri: le relazioni, gli affetti, i desideri, la politica, i conflitti…

A partire da noi, quindi dai nostri corpi e dalle nostre domande su questo fatidico e instabileconcetto – eppure così concreto dato di fatto – vogliamo dunque percorrere varie strade.Il primo incontro si propone come momento introduttivo in cui cominciare a discutere assieme della questione del corpo. Lo faremo assieme a Marco Pustianaz, teorico e attivista queer.

Per info:
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Il nudo va bene ma solo se è “donna”.

  • Mercoledì, 06 Febbraio 2013 13:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

Un altro genere di comunicazione
06 02 2013

I curatori del Leopold Museum di Vienna hanno selezionato in questi mesi una trentina di capolavori di nudo maschile da esporre in mostra dal 19 ottobre 2012 al 28 gennaio 2013 (QUI per saperne di più). Questo evento è nato a seguito di una semplice constatazione, ovvero la presenza esclusiva, negli ultimi duecento anni, di nudo femminile esposto durante le fiere artistiche, a fronte delle moltissime opere disponibili che ritraggono uomini ma mai presentate durante eventi e mostre.
Infatti, se la bellezza del corpo maschile è stata esaltata dalle culture del passato, possiamo notare come nell’arte moderna e contemporanea il nudo maschile sia stato in definitiva censurato senza motivo, dando spazio esclusivamente a corpi di donna, anche fortemente sessualizzati.

Da repubblica.it, però, apprendiamo questo:

“Nulla di scandaloso né di dissacrante o quantomeno di inedito. Eppure, inaugurata solo pochi giorni fa, la mostra nackte männer, uomini nudi, ha già scatenato tra i benpensanti di Vienna un mare di polemiche per i suoi “connotati immorali e corruttori”. Torme di bacchettoni hanno subito dichiarato guerra al museo e alla sua “indecorosa” esposizione”.

Insomma, finchè si tratta di donne possiamo definirla arte, mentre se vi sono uomini nudi si arriva a parlare addirittura di immoralità, corruzione e decoro.

L’articolo li definisce “benpensanti”, io al contrario li definirei “malpensanti”, frutto di quella cultura farcita di stereotipi sessisti e omofobici.

Come ben sappiamo il bigottismo impone una morale a senso unico, che veda la donna come oggetto di giudizio e di desiderio e mai come fruitrice e utente di contenuto; di contro l’uomo deve rivestire un ruolo di “autorità” è non può essere “smutandato”, pena la perdità di virilità e dignità.

A quanto pare la malizia che certi soggetti hanno trovato in queste opere d’arte sta nella paura della bellezza e della sensualità del proprio sesso, sintomo di un’omofobia imperate.

Spesso siamo state erroneamente accusate su questo blog di moralismo, quando abbiamo tentato di sensibilizzare riguardo alle questione di genere e alla rappresentazione stereotipata e artefatta dei due sessi attraverso i diversi canali di comunicazione per scopi commerciali. Ad accusarci sono stati quasi sempre gli stessi soggetti che poi gridano allo scandalo quando vedono un corpo nudo maschile all’interno di un opera d’arte.

Lo ribadiamo ancora una volta: il corpo umano, femminile o maschile che sia, non ha nulla di scandaloso. La malizia spesso risiede davvero negli occhi di chi guarda. La nudità ci rappresenta in quanto esseri umani e il nostro corpo è uno strumento fortemente comunicativo. Ma per molti forse non è sempre così.

Quindi viva il nudo, solo se femminile. E viva l’ipocrsia!

OGNI VITA E’ UNA VITA

  • Martedì, 20 Dicembre 2011 08:15 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
di Bianca Pomeranzi
20 dicembre 2011

Recentemente, una studiosa palestinese di cittadinanza israeliana Nadira Kevorkian, nota per le sue ricerche sul femminicidio, mi ha detto che i suoi studi  attuali sono rivolti al modo in cui vengono trattati i corpi nella nascita e nella morte a Gerusalemme, poiché da tempo aveva riscontrato una grande diversità nel trattamento dei corpi delle donne e degli uomini. La cura dedicata agli uni infatti, non viene riservata alle altre.

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