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Deconstructing il collaborazionismo sessista

  • Martedì, 28 Gennaio 2014 11:10 ,
  • Pubblicato in Flash news

Intersezioni
28 01 2014

Lo so, è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Quelle come l’articolo che state per leggere sono cose assolutamente di routine sulla stampa (anche online), di questi tempi. Sono facili articoli di costume fatti per avere un facile consenso, acchiappare clic, roba che serve per vendere gli spazi pubblicitari, lavoro di redazione necessario alla testata per campare, tirare avanti, tranquillizzare i finanziatori. Marieclaire è un nome molto noto, ha un target di lettrici molto definito, e quindi come tutte le redazioni storicamente consolidate produce contenuti di sicurezza, assolutamente convenzionali, che rassicurano chi legge circa la sua identità, i suoi valori, il suo status quo. C’è la crisi, bisogna sopravvivere.

Il prodotto editoriale che state per leggere – io non ce la faccio a chiamarlo articolo, e neanche post - vale come esempio di un genere molto diffuso di scrittura, che io non esito a chiamare collaborazionista. E’ una scrittura che ratifica il potere patriarcale esistente, sostenendo una visione del mondo schiacciata sui luoghi comuni sessisti più ovvi e scontati, presentati però in maniera accattivante e “simpatica”. La maniera è quella di una donna che parrebbe stanca di quei meccanismi sociali sessisti di cui parla, e che invece li glorifica sollevando ipocrite risate circa la loro efficacia. Il risultato è quel pensiero non pensato, tipico di quell’esaminatore distratto che è l’ipocrita spettatore/lettore medio, sessista per abitudine più che per convinzione – ma comunque responsabile per quanto di sessista ancora succede. Un pensiero chiamabile tranquillamente pregiudizio.
Complimenti alla blogger, alla testata, al lavoro di redazione.

Capire gli uomini, cinque segreti [Tanto per cominciare, cinque parole e cinque sessismi: 1) capire gli uomini è il compito delle donne 2) servono i segreti, perché di solito le donne non ci arrivano da sole 3) questi segreti sono pochi, perché gli uomini non sono molto complessi come le donne 4) l'esperienza non serve, devi seguire delle regole che saranno infallibili con tutti gli uomini 5) sapute e applicate queste cinque norme, se ancora qualcosa non va il problema sei tu. Oppure è lui che non è un uomo normale.]

«Gestire un uomo è semplice perché ha solo due stimoli: la fame e l’eccitazione. Se vedi che non ha un’erezione, preparagli un panino». [Massima sessista paragonabile solo allo speculare, ma più sintetico, "cazzo e cazzotti" con il quale generazioni di maschioni si sono intesi circa il modo di risolvere i rapporti con l'altro sesso.] Cercando la fonte di questa (geniale) affermazione [non è ironica eh, la ritiene geniale sul serio, vedrete], ho googlato parole inglesi a caso e tra i risultati mi è comparso un titolo che prometteva di risolvere tutti i miei (nostri) problemi in un colpo solo:

Capire gli uomini, cinque segreti. [Dice che l'ha trovato googlando, ma il link non c'è. Sarà un file riservato, una roba da wikileaks? Oppure preferisce non assumersi la responsabilità di ciò che verrà detto? Mah.]

Fatima, fatti da parte. Eccoli.

1. Pensano al sesso in continuazione. [Frase talmente generica che va bene per tutte le ocacsioni. E poi, non sia mai lo faccia una donna, eh. Questo è il primo segreto per capire gli uomini: il moralismo quantitativo. Complimenti.]
Alla faccia del segreto. E lo mette anche al primo posto. C’è da dire, però, che ho sempre sottovalutato la cosa: uno studio del Journal of Sex sostiene che gli uomini abbiano pensieri a sfondo sessuale fino a 388 volte al giorno [un link all'articolo? Una spiegazione sui criteri di conteggio adottati? Ma in fondo siamo su Marieclaire, mica vorrai citare le fonti, no?], contro i dieci miseri pensieri della media femminile [sono solo dieci, quindi sono miseri. Magari lui pensa 388 volte al solito colpo d'inguine, lei s'immagina dieci orge con persone di una dozzina di generi e giocattoli fantasiosi, ma la misera è sempre lei perché 10 è minore di 388. Ma non erano gli uomini ad avere l'ossessione delle misure?]. Calcolatrice alla mano, vuol dire che pensano al sesso ogni due minuti, più o meno, se consideriamo le ore di veglia (e presumiamo di escludere i 90 minuti dedicati alle partite di calcio) [se esistesse un contatore Geiger sensibile alla densità di stereotipi, starebbe sfondando il fondo scala con la lancetta]. Ora mi è chiaro perché alle donne avanza tanto tempo per le pippe mentali – a sfondo sentimentale, e non erotico [eh, mi raccomando, a sfondo erotico mai per carità]. C’è da imparare [sempre perché debba rimanere assodato che le donne non pensano MAI al sesso come erotismo]. (Ma dimezziamogli lo stipendio, a ‘sti porci). [Capito? Se sei un uomo e pensi al sesso sei un porco - un po' di specismo mettiamocelo, così facciamo tutti contenti - a prescindere dal resto. Quindi se sei una donna e pensi al sesso tante volte quanto un uomo sei una...]

2. Hanno bisogno di spazio.
Cito [da dove continueremo a non saperlo]: «Non è che non abbiano voglia di stare con voi, è che sentono la necessità – a volte (spesso) – di stare da soli. [Gli uomini, eh: le donne no. Le donne sempre in gruppo, mai da sole, le donne sole sono brutte, cattive, anormali.] Diciamo che hanno bisogno di ricaricarsi in solitudine per poter apprezzare la coppia [notate bene: ricaricarsi, perché la coppia li stanca tanto, poverini, è solo una dispersione di energie] (a cui comunque dedicano un sacco di tempo, vedi punto 1). A differenza delle donne, gli uomini non hanno l’impellenza di occupare le domeniche andando per mostre o per negozi: [quindi le donne hanno il gene dello shopping e/o dell'arte e gli uomini no - oh, gli stereotipi sessisti li sta veramente prendendo tutti] stanno bene sul divano, con la televisione accesa, una birra e l’attività fisica di Homer Simpson. [Donne che vi sbracate sul divano a riposare la domenica: siete indegne, siete delle donnacce, siete delle non-donne. In piedi! Allo shopping, al museo!] Questo non presuppone che ci sia alcun problema con voi» [specialmente se portate la birra fresca e non rompete, ndr]. Bòn: facciamo che io i miei spazi li prenderò a tempo debito nella scarpiera. [Eccola, la vendetta della shoppingara: comprarsi scarpe, e tutti i problemi di relazione vanno a posto. Io v'avevo avvertito che i luoghi comuni sessisti c'erano tutti.]

3. Sono ingenui. [Altro aggettivo che può voler dire qualunque cosa, e che serve come scusa per qualsiasi comportamento. E poi: tutti quegli uomini stronzi che ci sono in giro allora sono gay?]
«Se volete che qualcuno vi risponda di no, chiedetelo alla vostra amica se quel vestito vi ingrassa. [Le donne sono false e ipocrite. Altra tacca sulla cintura.] Noi risponderemo la verità, non quello che voi desiderate. Non per altro, ma non abbiamo idea di quale sia la risposta giusta» [Gli uomini sono così, c'hanno tutte le virtù, è semplice, che ci vuole a ricordarselo?].

4. Quello che dicono è quello che pensano. [Quindi quando ti senti presa in giro, donna, è un tuo problema ermeneutico.]
Questo punto va approfondito. A chi non è capitato (quotidianamente?) di cercare un significato diverso o nascosto in una frase detta o scritta da un uomo? [A me. Ah, già: io sono un uomo, io i miei simili li capisco perché ho il pisello. Mica perché mi sforzo di condividere un linguaggio.] Ecco, pare sia inutile. «Non siamo così profondi: quando diciamo qualcosa intendiamo proprio quello, che sia un sì, un no, un niente o un ok. [O per esempio uno "sta' zitta", oppure un "t'ammazzo di botte". Non ci sono significati nascosti, chiaro? Intendiamo proprio quello] Solo e solamente quello, giuro». Mhm, sarà…

5. Non sono perfetti, ma nemmeno da buttare. [Leggi: te li devi tenere così, questo è il segreto. Non ci puoi fare niente, sono ineducabili geneticamente.]
«Se non volete essere paragonate alle bellezze irrealistiche delle riviste, piantatela di paragonarci con gli uomini perfetti che vedete al cinema. Non esistono. Quelle frasi dolci, le infinite attenzioni strappalacrime e i gesti eclatanti con cadenza settimanale sono atteggiamenti photoshoppati almeno quanto il culo delle vostre care modelle». [Già: peccato che entrambe le distorsioni giovino a un sesso solo. Capito il paragone? Una donna con un minimo di raziocinio non farebbe neanche terminare questa frase così violenta, ma qui "il (terribile) karma di una bionda" ha il potere di sdoganare qualunque stronzata. Attenti che adesso c'è la frase assolutoria a effetto.]

Sì, insomma, riassumendo potremmo dire che i grandi classici Disney stanno alle aspettative delle donne quanto i film porno a quelle degli uomini: occhèi. [MA occhèi COSA! Il porno commerciale è una componente fondamentale dell'immaginario medio maschile e ne plasma le aspettative, tanto quanto il classico Disney è una componente fondamentale dell'immaginario medio femminile, e ne plasma le aspettative: il problema è proprio qui. Sono pietre di paragone prodotte dallo stesso potere patriarcale! Vogliamo parlare di questo? Mentre in media le ragazze sono educate ad aspettarsi il virtuoso principe azzurro per il quale sacrificarsi, i ragazzi si aspettano delle ebeti robot ninfomani che non hanno alcuna pretesa. Questo anche grazie a un'industria editoriale che non fa niente per cambiare questo stato di cose.]

Ah, nel tutto non ho scoperto chi abbia detto quella cosa lì del panino. Se nessuno la reclama finirò per farla mia. [Te la meriti tutta, quella genialità.]

 

L'idea che tutto si possa vendere e comprare viene prima di tutto dagli adulti che danno un pessimo esempio. Ma parliamo di mercato perché di questo si tratta. Nove milioni di maschi italiani compra sesso sul mercato nazionale e internazionale. ...

Corriere della Sera
24 11 2013

di Gustavo Pietropolli Charmet

A nessun’altra età si subisce un cambiamento di tale portata come durante la pubertà e nel periodo successivo. L’adolescente per mesi e anni è costretto a pensare il corpo, a visitarlo, imparare a usarlo e imporgli un significato etico, relazionale e sociale. A conclusione del viaggio nel corpo, l’adolescente entra in possesso di un’immagine mentale della propria corporeità sulla quale appoggiare i valori dell’identità di genere e la definizione del proprio orientamento sessuale.

I giovanissimi maschi debbono imparare a conoscere e usare un corpo abbastanza facile da esplorare. Perciò il loro interesse si dedica a sviluppare la forza delle masse muscolari, la resistenza, la mira, e al confronto con i coetanei. Le «prove di collaudo» del corpo vengono affrontate con qualche preoccupazione, ma generalmente vengono superate con discreta soddisfazione.
Per le adolescenti femmine il viaggio esplorativo nel nuovo corpo è molto più complicato poiché si tratta di esplorare simbolicamente le cavità generative e sessuali e appropriarsi del mistero della maternità e del piacere. È una grande impresa riuscire a capire tutto e a integrare femminilità nascente, futura maternità e realizzazione sociale.

La complessità dell’impresa può comportare insuccessi ricchi di pericolose conseguenze. Più frequentemente, le ragazze possono rischiare di sentirsi prive di fascino e vivere l’incubo di essere indesiderabili, destinate a una «squallida invisibilità». Il nuovo corpo è uno strumento efficace per competere nel mercato degli sguardi e dei desideri? Ciò fa sì che frequentemente il vero debutto non consista tanto nel rapporto sessuale, ma nella verifica di quanto si riesca a essere desiderata. È il numero dei «mi piace» su Facebook che sfata la profezia dell’invisibilità e dell’esclusione. Desiderata da tanti, da tutti, al solo apparire nel campo visivo dei coetanei; è questa estatica esperienza di eccitamento collettivo e di addensamento degli sguardi sul corpo ciò che rischia di sancire la nascita della propria femminilità.

È il potere del corpo che accresce l’autostima nella società del narcisismo, ma per verificarlo è necessario capire quale sia la migliore presentazione. Nella realtà virtuale viene «postata» e proposta l’immagine più efficace, ma è facile imbrogliare ed esporre un avatar solo somigliante al corpo che lo ha generato. Il numero di faccine sorridenti decide.
Nella realtà concreta la verifica del proprio potere seduttivo comporta invece qualche rischio e una certa fatica. I rischi derivano dall’evenienza di spingersi ben oltre la barriera del pudore e di superare il limite oltre il quale la danza dei sette veli può essere interpretata non come una esibizione artistica ma come un preliminare erotico. La fatica consiste nella rincorsa verso la conquista di una visibilità da «velina», inseguendo nel labirinto della società dell’immagine un riconoscimento del proprio potere che stenta ad avverarsi e lascia numerose vittime nel campo dei casting e dei costosi portfoli.

Gli adulti, genitori ed educatori, dovrebbero provvedere alla elaborazione di una rinnovata educazione sentimentale che tenga presenti i rischi attuali e lasci perdere i miti e le leggende dell’amore romantico, per dedicarsi con intelligenza e competenza reale a garantire alle adolescenti attuali un sostegno nella lunga fatica e nelle peripezie rischiose dedicate a verificare il potere della nuova corporeità. Non sarà facile mitigare agli occhi delle adolescenti il potere dei miti sociali condivisi che glorificano il potere della bellezza e lasciare povere e trasparenti le aspiranti veline, condannate a danzare sul cubo della discoteca, col rischio di vanificare le lotte delle loro mamme e zie per fondare una nuova femminilità che attinga il potere dalle capacità della mente di sedurre e farsi desiderare come compagne nell’amore e nella vita. Le nuove adolescenti lo sanno che esiste una bellezza autentica, ma a volte hanno bisogno di collaudare, in nome delle pari opportunità, il potere sui coetanei regalato dalla nuova corporeità.


 

Identità e trasformazioni

  • Mercoledì, 03 Luglio 2013 10:20 ,
  • Pubblicato in L'Intervista
Silvia Vaccaro, Noi Donne
30 giugno 2013

Tra autonomia e consapevolezza profonda, le manipolazioni possibili al corpo. Riflessioni di Michela Marzano a partire dal caso di Angelina Jolie.
Oggi milioni di donne e uomini in tutto il mondo decidono di manipolare il proprio corpo in maniera volontaria. Dai tatuaggi ai piercing, passando alle molteplici possibilità offerte dalla chirurgia plastica per migliorare esteticamente le proporzioni naturali del corpo, per cancellare i segni del tempo ed eliminare gli inestetismi che rendono diversi e lontani dal canone, unico e dominante, di bellezza patinata. ...

Il Fatto Quotidiano
27 06 2013

“Un datore di lavoro onesto vi dirà che è meglio assumere personale di bell’aspetto. Le persone attraenti tendono a fare una prima impressione migliore sui clienti, ottenere più contratti e guadagnare di più”. Con queste parole Greg Hodge, amministratore delegato di BeautifulPeople.com, si è difeso dalle critiche che sono piovute su uno dei siti di incontri più discusso degli ultimi anni.


Il cartello "cercasi ragazza bella presenza anche senza esperienza" comparso a Pordenone
Beautifulpeople.com promette a persone belle di conoscere altre persone belle. Può garantire questo servizio con un efficientissimo staff che scova ed espelle i brutti che si nascondono tra i suoi 750.000 membri. E ora intende lanciare una sezione esclusivamente dedicata al mondo del lavoro. In sostanza, un’agenzia di collocamento solo per belli. Dove i dipendenti potranno caricare il loro curriculum e, naturalmente le loro foto. “La maggior parte dei nostri membri percepiscono alti stipendi e hanno lavori appaganti” aggiunge Greg Hodge. Ma se qualche bell’iscritto al sito fosse in cerca di lavoro, Beautifulpeople.com può metterlo in contatto con “potenziali datori di lavoro”.


La blogger Jes M. Baker ridicolizza le richieste del marchio Abbercrombie&Fitch
L’annuncio, in odore di discriminazione, ha scatenato diverse polemiche. Ma pare che ci siano già diverse aziende e professionisti interessati a questo servizio. Sassi Holford, designer di abiti da sposa londinese, ha dichiarato al Telegraph che potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di assumere personale attraverso questo servizio, specificando subito: “Scelgo le persone del mio staff non solo perché sono attraenti, ma devono essere anche professionisti eccellenti”. Aggiungendo però che “le spose vogliono sentirsi belle il giorno del loro matrimonio, quindi l’intera esperienza di acquisto deve contribuire ad accrescere la propria sicurezza e farle sentire all’interno di un mondo attraente e glamour. Hanno bisogno di entrare nell’ottica della bellezza e delle consulenti di bell’aspetto possono aiutarle”. Beutifulpeople.com vuole creare un business da una tendenza che è ormai diffusa.

Insomma, la bellezza aiuta, anche sul lavoro. Nulla di nuovo. Ma che sempre più spesso persone normali, con qualche difetto o solo qualche chilo in più siano discriminate per il loro aspetto è purtroppo una realtà. Molti datori di lavoro preferiscono dipendenti esteticamente piacenti. C’è chi, con finta ingenuità, cerca una commessa che sia una “ragazza bella anche senza esperienza”, come è successo tempo fa a Pordenone.

E c’è chi ne fa una religione come il marchio di moda Abercrombie&Fitch che “non vuole clienti grassi nei suoi negozi” e secondo le ultime accuse di una ex dipendente obbligherebbe le commesse in carne ad indossare abiti da uomo.

Per fortuna alla dittatura della bella presenza c’è chi si ribella. Come la curvy blogger Jes M. Baker che si è fatta ritrarre strizzata proprio in una maglietta taglia large di Abercrombie & Fitch, abbracciata a un modello muscoloso e attraente. Attractive and Fat.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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