La doppia morte di Emmanuel Namdi e la nostra vergogna

  • Martedì, 27 Dicembre 2016 12:17 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Razzismo e violenzaMario Di Vito, Il Manifesto
27 dicembre 2016

Emmanuel Chidi Namdi è morto meno di sei mesi fa, eppure a Fermo sembra passato un secolo da quel 5 luglio, quando lui – nigeriano, 36 anni – non abbassò la testa dopo che il 39enne ultras della Fermana e simpatizzante di estrema destra Amedeo Mancini diede della scimmia a sua moglie.

S'avanza un'Europa oscura

  • Venerdì, 04 Settembre 2015 10:21 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Venerdì - la Repubblica
04 09 2015

A Varsavia, l`aristocratico illuminato Bronislaw Komorowski ha fatto le valigie un mese fa dal bel palazzo presidenziale: il giovane nazionalconservatore Andrzej Duda eletto in tarda primavera s`è insediato come nuovo capo dello Stato. La premier Ewa Kopacz liberai (PO, Piattaforma civica) come lui, la vedono tutti sconfitta alle politiche di ottobre.

A Praga nel mitico castello dove lavorarono Tomas Garrigue Masaryk, Ludvìk Svoboda presidente di Dubcek, e poi Vaclav Havel, l`ospite di turno Milos Zeman odia l`Europa come detesta le Pussy Riot, equipara i due temi e su entrambi si esprime in pubblico in modo irripetibile.

A Budapest c`è Orbàn, basta la parola come diceva l`antica réclame del confetto Falqui.

A Bratislava il premier socialista-populista Robert Fico tuona sia contro la Grecia sprecona sia contro i migranti.

A Bucarest il capo del governo Victor Ponta, indagato per casi gravissimi dalla Dna, la polizia anticorruzione, si ostina a non dimettersi.

In Bulgaria oligarchi con etichette di destra e di sinistra si alternano al potere, gli studenti gridano invano in piazza contro la miseria, e per la questione dei Rom i sindaci usano le ruspe. Letteralmente, non a parole come Salvini. ...

Il settembre nero della Lombardia

  • Venerdì, 04 Settembre 2015 10:00 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Manifesto
04 09 2015

L'hanno già ribattezzato «il settembre nero» della Lombardia.

Due gli appuntamenti, in contemporanea, da venerdì 11 a domenica 13 settembre a Cantù e a Milano. Il primo è promosso da Forza nuova, un meeting internazionale, il terzo dopo quelli del 2013 e 2014, che avevano visto la partecipazione di esponenti di formazioni di estrema destra, neonaziste e ultracattoliche provenienti da diversi paesi europei, dal British national party alla spagnola Democracia Nacional all`Hivm ungherese alla francese Jeune nation. ...

l'Espresso
25 06 2015

L’obiettivo è ambizioso: unire tutte le sigle, gli uomini, le forze e le storie di destra-destra di Milano per tentare la scalata a Palazzo Marino. L’occasione è la «festa del Sole» del prossimo week-end: due giorni alle porte della metropoli lombarda per trovarsi e discutere di strategie condivise.

Il sole è il «sole nero» di Julius Evola diventato simbolo e mistica dei nazisti e logo della «comunità militante dei dodici raggi», gruppo neonazista del varesotto , tra gli organizzatori del compleanno di Hitler lo scorso aprile .

«A pochi giorni dal solstizio d’estate perché questa data nel 1922 fu scelta da alcuni membri dei Freikorps per assassinare a Berlino il ministro ebreo della Repubblica di Weimar Walter Rathenau. I significati non mancano nella retorica neofascista: c’è il «Sole che sorgi libero e giocondo», l’inno musicato da Puccini diventato un simbolo del Ventennio fascista e i riti druidici della “Festa del Sole” di Stonehange» spiegano dall’osservatorio sulle nuove destre.

I padroni di casa sono i militanti di Lealtà e Azione che lo scorso 25 aprile, nel settantesimo anniversario della resistenza, si trovarono in trecentocinquanta con il vessillo con l’aquila argentea della Repubblica sociale italiana al campo 10 del Cimitero Maggiore, dove sono sepolti in mille tra caduti della Rsi e i volontari italiani delle Ss.

Un luogo simbolo per i fascisti del terzo millennio da onorare con bandiere, corone di fiori, saluto romano e commemorazioni che grondano di revisionismo.

«Quest’anno abbiamo voluto invitare persone con le quali in questi anni si è instaurato un rapporto personale – spiega il leader di Lealtà e Azione Fausto Marchetti- Persone con cui, al di là delle reciproche appartenenze, abbiamo condiviso una parte del nostro percorso di comunità in marcia: con alcuni magari perché un comune interesse ci ha spinto a fare qualche iniziativa insieme, con altri perché condividiamo un comune modo di sentire, di intendere la vita».

Ora tutti insieme si ritrovano leghisti, azzurri, ex missini e neofascisti. Tra gli invitati al convegno di venerdì «Quale futuro?» ecco Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound Italia e responsabile del progetto Sovranità.

Alle ultime elezioni come candidato governatore in Umbria ha raccolto un misero 0,66 per cento (appena 2.343 voti) ma il patto di ferro con Matteo Salvini e le proteste contro i migranti lo tengono sempre sulla cresta dell’onda mediatica.

Fianco a fianco con Carlo Fidanza, una lunga militanza in Azione Giovani, poi europarlamentare nella scorsa legislatura, e tra i fondatori di Fratelli d'Italia, il salviniano doc Igor Iezzi, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega (fresco di patteggiamento per aver autenticato per le elezioni regionali del 2013 firme false per la Destra di Storace) e infine Giulio Gallera, consigliere regionale di Forza Italia e sottosegretario con delega ai rapporti con la città metropolitana del Pirellone.

Seduti attorno allo stesso tavolo con Guido Giraudo, già dirigente del Fuan, organizzatore dell’associazione Lorien e dei Campi Hobbit, cultore del “rock identitario” o “musica non conforme”, ossia dei concerti delle band di estrema destra che furoreggiano in Lombardia, e frequentatore dei riti di commemorazione dei gerarchi fascisti e repubblichini al Campo 62 del cimitero di Monza.

Padrone di casa Fausto Marchetti, capo degli ultras di destra delle Sab (Sempre al bar) della squadra di calcio del Monza e responsabile delle attività sociali di Lealtà azione.

Sullo sfondo l’accordo tra Silvio Berlusconi e il leader leghista Matteo Salvini che questa settimana a cena hanno trovato la sintesi politica: appoggio ad un leghista per la poltrona di sindaco e compattare il fronte della destra per replicare la vittoria in Liguria dove tutti insieme hanno sconfitto la candidata renziana Raffaella Paita.

I temi che aggregano non mancano: no allo straniero, No all’euro, No al governo Renzi, No alle moschee. No insomma ad ogni tentativo di trasformare la destra in una forza politica moderna.

Un fronte identitario che abbraccia il modello lepenista francese e fa leva sulla rabbia e la rivolta del popolo contro un nemico comune che toglie sempre qualcosa ai cittadini «puri»: la casa, il lavoro, la religione, la cultura e perfino le tradizioni culinarie.

Scaricando sull'Europa i mali della globalizzazione, l'impotenza della politica, le disuguaglianze sociali. Il sogno è combattere i nemici con la mano pesante: divisioni delle classi tra alunni stranieri e non, negazione dei diritti, zero welfare e rimpatri immediati per chi non è italiano.

Idee ricorrenti anche nei testi delle band che il giorno dopo (in una località segreta per evitare contestazioni) si ritroveranno per l’immancabile concerto nazirock: star sarà Norberto Scordo, ex giocatore di football americano, militante di Base Autonoma (sciolta nel 2001 secondo la legge Mancino per istigazione all’odio razziale), leader degli Hammerskin, condannato per l’aggressione del 1992 a due militanti del centro sociale Leoncavallo.

Sul palco anche i Testudo, Bullets, Malnatt con i testi che richiamano la terra nemica, il sistema anti-Stato, la rabbia, il coraggio, il mito dei legionari e la guerra come epopea di ardite gesta e tempi gloriosi.

Michele Sasso

Norvegia a tutta destra: in galera chi chiede l’elemosina

  • Lunedì, 02 Febbraio 2015 09:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache del Garantista
02 02 2015

Vietato fare i mendicanti, pena la carcerazione. La Norvegia ha perso la sua innocenza riguardante i diritti umani. Dopo la strage di Utoya il paese nord europeo scopre la sua anima nera e ha cambiato radicalmente volto da quando alle elezioni del 2013 ha stravinto un partito conservatore.

La piccola ma ricchissima monarchia costituzionale ha consegnato il Paese a un governo che vede l’attiva partecipazione di quello che in passato fu proprio il partito dell’estremista stragista di destra Anders Breivik, il Partito del Progresso, populista e anti immigrazione.

Tra le iniziative che fanno discutere, una è la legge che sarà varata tra pochi mesi: la mendicità sarà punita con la galera. La riforma legale, proposta dai conservatori e dalla destra xenofoba, sta per essere, quindi, ultimata. La proibizione – abolita nel 2005 dai progressisti che hanno governato per ben otto anni – ha ricevuto consensi anche dai partiti del centro. Multe e carcere sono le misure restrittive con cui il governo intende punire gli indigenti.

È un paese ricco grazie soprattutto al suo petrolio, ma c’è comunque la povertà e il governo conservatore già a partire dal 2013 aveva già fatto una riforma locale conferendo ai municipi l’autonomia rispetto alle soluzioni da adottare per fronteggiare la povertà per le strade.

La riforma locale, che prevede la possibilità di multare i mendicanti e di incarcerarli, ha trovato consenso soprattutto nel sud del paese, ma non nella capitale. Nei municipi aderenti, la polizia utilizza registri appositi in cui segnalare le generalità degli indigenti.

La crisi economica ha dato maggiore impulso ai flussi migratori. La Norvegia, infatti, è fra le destinazioni più gettonate dall’Europa più povera. Con una sovrabbondanza di materie prime, come il petrolio, il gas e l’energia idroelettrica, e una scarsità di manodopera, il paese si caratterizza per una densità di popolazione fra le più basse del continente e per un tasso di disoccupazione non di certo preoccupante.

Secondo una statistica della polizia locale, dei duecento indigenti che, ogni giorno, chiedono l’elemosina ad Oslo, solo sette sono norvegesi. Il resto proviene dall’est. I promotori della riforma legale sostengono che, negli ultimi anni, gli indigenti siano più aggressivi. Questo, a giudizio dei richiedenti, comporta un aumento dellacriminalità. Oslo, con una popolazione sette volte minore rispetto a quella di Berlino, sarebbe vittima dello stesso numero di scippi.

Inoltre, i sostenitori adducono come ragione fondante la correlazione fra l’elemosinare e il traffico di esseri umani. «È importante tenere conto del contesto. Non è che non sopportiamo di vedere le persone bisognose, questa soluzione si adotta a causa del vincolo fra gli indigenti e la criminalità organizzata », ha dichiarato, qualche mese fa in occasione della riforma locale, la prima ministra Erna Solberg. Il paradosso vuole che la stessa Norvegia che vuole ”risolvere” la povertà con la repressione, nello stesso tempo stanzia più fondi da destinare al sociale e ai rom, ma direttamente in Romania.

Nel frattempo questa proposta di riforma legale ha generato ampie critiche dalle organizzazioni internazionali che si occupano dei diritti umanitari. Fra queste, quella di Sunniva Ørstavik, rappresentante della Equality and Anti- Discrimination Ombud che teme la discriminazione del popolo rom. Anche la Commissione nazionale per i diritti umani denuncia i possibili effetti discriminatori e la violazione della libertà di espressione. «La proposta è molto delicata. Ho detto apertamente alle autorità, che spero non continuino con questa iniziativa. Sembra allettante usare metodi penali per trattare un problema sociale. La mendicità è una questione di povertà», fa sapere alla stampa norvegese il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks.

Eppure parliamo della stessa Norvegia che non contempla l’ergastolo, che dopo la strage di Utoya, non ha scelto la vendetta, nemmeno quella ”della sicurezza”. Non ha aumentato i controlli, la sorveglianza. Non ha assecondato la paura delle persone. Il ministro degli Interni di allora, un laburista, aveva dichiarato che avrebbero riposto con più umanità. Ma, con la forte virata a destra, anche questo Paese ha perso la sua componente umana e non securitaria.

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