Camminare insieme. Salvare l’Adriatico

  • Martedì, 01 Settembre 2015 12:11 ,
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01 09 2015

Ricordate la sorprendente protesta all’Aquila che qualche giorno fa ha messo in fuga il presidente del consiglio? Questo articolo, scritto dal responsabile Pastorale Sociale Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, don Carmine Miccoli*, in occasione della Giornata internazionale per la salvaguardia del creato (1 settembre), dimostra quanto siano diffuse e articolate le ragioni del movimento che in Abruzzo rifiuta le trivellazioni nell’Adriatico. Si tratta di un pezzo di un movimento globale contro l’estrattivismo. È il tempo della resistenza, è il momento di “non arrendersi, di camminare insieme – scrive don Carmine – … per contrastare non solo un’economia che uccide la vita e il futuro, ma anche di una politica che ha smarrito il suo interesse per il bene comune”.

 

Ho appreso con dolore e indignazione la recente firma al decreto che autorizza “Ombrina Mare” 2, l’immenso progetto di estrazione petrolifera al largo della nostra “Costa dei Trabocchi”. In questi anni, ripetutamente e a vari livelli, a nome della Chiesa locale ho espresso profonda preoccupazione per questi progetti di sfruttamento petrolifero, raccogliendo l’accorato appello di tante persone che hanno a cuore la salvaguardia del Creato e invitando con forza coloro che hanno il dovere della difesa del bene comune a custodire l’ambiente di vita dell’Abruzzo.

In questi mesi segnali d’invito alla tutela del Creato, nostra “casa comune” da coltivare e custodire, senza mai lasciarsi guidare dalla ricerca del profitto e da logiche di sfruttamento a danno delle presenti e delle future generazioni, sono giunte anche dalla Chiesa universale. Il prossimo 1° settembre 2015 la “Giornata per la salvaguardia del Creato”, celebrata in Italia da tutte le Chiese cristiane da ormai dieci anni, avrà carattere internazionale, evidenziando sempre più l’importanza di questa sfida crescente per la stessa sopravvivenza del pianeta e dell’umanità.

Nella recente enciclica “Laudato Si’” (qui una lettura critica ambientalista e libertaria della nuova enciclica Il Cantico che non c’era, di Paolo Cacciari ndr), papa Francesco ha lanciato un’appello perché sia accolta “la sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale […] È diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile” (cf. nn. 13; 26); lo stesso papa, rivolgendosi a chi esercita il potere politico, scrive che “è sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, I quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato” (cf. n. 183). Parole in continuità con il Magistero perenne della Chiesa in ambito sociale e allo stesso tempo profetiche, perché sembrano descrivere perfettamente la situazione della nostra terra e dell’opposizione ai progetti petroliferi come Ombrina Mare 2 (qui le 10 ragioni del No a Ombrina, di Maria Rita D’Orsogna) e, più in generale, al modello di sviluppo economico dominante.

Torno ad auspicare che la politica tutta, a partire dal parlamento e dal governo, realizzi la svolta necessaria per rimettere la difesa della vita umana e dell’ambiente naturale al centro del proprio agire, perché coloro che hanno a cuore il bene comune s’impegnino a difendere questa meravigliosa terra, nostra casa comune. Siete ancora in tempo! Fermate questa devastante deriva, tornate indietro sul “si” a progetti come “Ombrina Mare” di queste settimane! In particolare, mi rivolgo ai politici di estrazione cattolica, coloro che rendono pubblica la loro fede cristiana e l’appartenenza alla Chiesa: essere cristiani non è una bandiera da sventolare, ma uno stile di vita impegnativo, un compito permanente e gravoso, per cui la fede non può essere ridotta ad una sorta di appartenenza di comodo, ma deve esprimere l’orientamento e la forza che deve informare tutta la propria azione politica, rivolta alla ricerca del bene comune, in cui trovano spazio i più alti ideali e valori umani.

A coloro che si stanno impegnando per il bene comune e per la salvaguardia del Creato, del presente e del futuro dell’Abruzzo, dell’Adriatico e di tutte le nostre terre, torno ad esprimere, tramite il mio ufficio, la vicinanza della Chiesa e dei suoi Pastori e li invito a non arrendersi, a “camminare insieme” sempre! Continuiamo ad essere espressione di democrazia reale e di amore responsabile per i luoghi di cui siamo custodi, augurandoci di essere esempio vivo di come contrastare non solo un’economia che uccide la vita e il futuro, ma anche di una politica che ha smarrito il suo interesse per il bene comune e per la costruzione di un ordine sociale fondato sulla giustizia e la pace.

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* don Carmine Miccoli, responsabile Pastorale Sociale Arcidiocesi di Lanciano-Ortona. L’articolo è stato segnalato da Alessio Di Florio

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