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Orrore in Iraq: "Infibulazione per le donne"

  • Giovedì, 24 Luglio 2014 08:22 ,
  • Pubblicato in Flash news

l'Unità
24 07 2014

Oltre la sharia. Oltre ogni limite. Dalla persecuzione religiosa a quella di genere. Tutte le donne dello Stato islamico, che si estende da Aleppo in Siria a Mosul in Iraq, devono subire l'infibulazione.

Lo prevede un decreto promulgato dall'autoproclamato "Califfo" Abu Bakr al Baghdadi ma la cui autenticità non può essere verificata. ...

Le mutilazioni, insieme ai matrimoni precoci, restano un'emergenza gravissima nel mondo, dall'India al Senegal. Per milioni di bambine sono infatti questi gli orrori temuti fin da piccole, che quasi sempre diventano poi realtà, anche prima dell'adolescenza. ...

Il Fatto Quotidiano
18 07 2014

Dieci video testimonianze sul web per raccontare la trasformazione del ruolo sociale e culturale della donna nella Milano del boom economico che va dal 1950 al 1975. È l’obiettivo principale che si pone l’associazione meneghina “L’Enciclopedia della donne” – sito web davvero portentoso e prezioso – che sta raccogliendo in crowdfunding i 5mila euro necessari per realizzare la parte video del progetto “La Signorina Kores e le Altre”: una mostra che conterrà sia le dieci clip, sia foto che oggetti d’epoca come il neon della signorina Kores, simbolo della donna lavoratrice che, con la sua originale pubblicità della carta carbone, fino a fine anni ottanta ha campeggiato in Piazza Duomo tra le insegne Cinzano, Aperol e Longines.

“L’idea è fare spazio alle donne reali, alle loro esperienze individuali e comuni, mai riassumibili dentro gli stereotipi che ancora pesano nella vita e nella comunicazione, e che raramente sono state raccontate”, affermano Margherita Marcheselli e Rossana di Fazio, curatrici della mostra, “la Milano di quegli anni è densa di storie di donne che sono riuscite a vivere una vita non predestinata; ma è anche la città delle opportunità e lo scenario delle maggiori battaglie sociali, come la parità salariale e la sessualità consapevole, e della nascita di interi settori economici, come quello della televisione e della moda”.

Il progetto/mostra “La Signorina Kores e le Altre” nasce da un lungo lavoro iniziato nel 2010 sul sito web dell’Enciclopedia delle Donne, una sorta di wikipedia al femminile che raccoglie storie di donne più o meno importanti, perlopiù dimenticate: “È un lavoro collettivo composto da circa 350 autrici in copyright creative commons che sta continuando e continuerà con l’inserimento di storie delle proprie madri e nonne, e di mestieri come le balie o le gelsominaie oramai scomparsi”, spiega la Marcheselli al fattoquotidiano.it, “fino a quattro anni fa nel web digitando su Google “enciclopedia delle donne” sbucavano solo tette. Mi sembra che grazie a noi sia stato un fatto un notevole passo in avanti”.

Sulla scia illuminista di Diderot e D’Alembert l’associazione milanese si muove per il recupero ‘moderno’ di una fetta di memoria storica: “Negli anni del boom a Milano c’è stata una imponente rivoluzione sociale: le donne hanno cominciato a lavorare in massa”, prosegue Marcheselli, “Ci sono i primi magistrati donna; all’interno delle redazioni dei giornali nasce la mansione di raccogliere al telefono la dettatura degli articoli degli inviati; le sarte in casa cominciano a confezionare capi d’abbigliamento per le grandi firme; e ancora ci sono le prime impiegate di banca con rigoroso grembiule nero che oltretutto devono firmare una liberatoria dove accettano il licenziamento nel caso fossero rimaste incinta”.

“Vorremmo far comprendere alle nuove generazioni di donne e uomini, innaffiando quotidianamente la memoria, la strada che si è fatta – conclude – la consapevolezza delle conquiste ottenute lottando insieme. Noi non abbiamo una formazione femminista classica, ma una coscienza di genere sì. Per questo, e con piccoli passi, uno per volta, speriamo si possa arrivare magari a Milano ad un vero Museo delle Donne”. Questo il sito web in cui si può contribuire alla realizzazione dei dieci video.

Davide Turrini

Articolo tre
17 07 2014

Un murales provocatorio, apparso in una delle strade centrali della capitale iraniana. Il graffito è stato immediatamente cancellato, ma in poco tempo è già diventato un simbolo di libertà.

Un graffito è apparso su un muro della strada principale di Teheran, Vali Asr, in cui è stata rappresenta una donna con la maglia della nazionale iraniana che alza sulla testa una sorta di coppa del mondiale che in realtà, non è altro che una bottiglia di detersivo per i piatti.

L'autore è Black Hand, il Banksy, famoso artista di strada americano che attualmente vende le sue opere per migliaia di dollari, iraniano.

I giovani sono impazziti e lo hanno già preso a simbolo di libertà, condividendolo sui social media.

Il fatto è che alle donne in Iran è vietato oltre che guardare le partite di calcio in tv, anche entrare negli stadi.

Naturalmente anche fare graffiti è proibito e l'opera è stata prontamente cancellata con della vernice: ma ha comunque fatto in tempo a diventare icona tra giovani iraniani.

UAGDC
10 07 2014

A Miramare, tratto di costa adriatica che unisce Rimini a Riccione, si svolgono, ormai quasi regolarmente, passeggiate e iniziative varie per il decoro e la sicurezza contro la prostituzione. Il 12 Aprile scorso cittadin* e albergatori hanno allestito la “briscolata anti-lucciole” .
L’obiettivo, naturalmente non era solo divertirsi, ma riappropriarsi del territorio che in certe ore della notte diventa luogo di mercimonio indecoroso e pericoloso.

Queste le parole con cui l’iniziativa veniva presentata nella pagina facebook del Comune di Rimini cha ha sostenuto l’evento con la partecipazione di assessori e assessore comunali, alcun* dei/delle quali impegnat* anche nella lotta alla violenza contro le donne, evidentemente le prostitute non vengono considerate tali.

Tra una divertente partita e l’altra i carabinieri hanno spazzato via un po’ di degrado con una bella retata che ha portato alla identificazione, al rilascio di fogli di via, e alla denuncia, per chi era inottemperante, di una ventina di ragazze.

Venerdì scorso, 9 Maggio, i/le cittadin*, le associazioni di albergatori, la Confcommercio, i commercianti e qualche bagnino hanno organizzato una “passeggiata per il decoro e la sicurezza contro la prostituzione in strada”.
Uno degli organizzatori rilascia a chi si appresta a partecipare questi consigli:
“chi possiede torce, megafoni e perché no, anche un cagnolone (buono), può portarli perché sono tutti strumenti utili per questa passeggiata”.
L’immagine del cagnolone, buono, sguinzagliato dietro alle prostitute non è così distante dal vero secondo la versione raccontata da Elena in una intervista al Resto del Carlino.

La ragazza parla di insulti, di spintoni, di sputi. Ci stanno crocifiggendo dice, e il pensiero va subito ad Andrea Cristina uccisa in un modo tremendo qualche giorno fa da un uomo che viene definito mostro.
Ci piacerebbe assolvere le nostre coscienze parlando di mostri, ma non si tratta di mostri o di persone malate ma di figli sanissimi di una cultura patriarcale, quella stessa cultura che ha messo in cammino questi uomini e queste donne per le strade della costa romagnola a chiedere di ripulirle da esseri umani, da persone.

Le passeggiate e le iniziative contro le prostitute hanno lo scopo di incalzare i politici locali affinchè questi varino norme amministrative contro la prostituzione, l’associazione Miramare da Amare, una delle promotrici degli eventi, chiede sanzioni penali sia per i clienti che per le prostitute insieme alla segnalazione all’agenzia delle entrate. Chissà perchè tutt* vogliono far pagare le tasse alle prostitute ma nessun* che voglia riconoscere loro diritti.

L’amministrazione locale sembra recepire le indicazioni della popolazione e degli albergatori, danneggiati dal “degrado”, pensando a segnaletiche apposite che indichino la presenza di prostitute o a una maggiore illuminazione che cacci queste in luoghi bui e angusti lontane dagli occhi dei vacanzieri.


Decoro e sicurezza, sono queste le parole che compaiono nelle sempre più numerose ordinaze comunali ai danni delle lavoratrici del sesso. Trattate al pari di oggetti sporchi da cui ripulire le strade, accusate di turbare i bambini con i loro abiti succinti, colpevoli di rovinare le ferie alle ipocrite famigliole borghesi.

Le battaglie dei/delle riminesi contro le prostitute si intrecciano a quelle contro i venditori abusivi sulle spiagge, due marginalità contro cui ci si accanisce in maniera disumana, unite nello stigma e nell’emarginazione sociale che azioni come queste contribuiscono a consolidare.
Ma oltre alle passeggiate per il decoro esistono, fortunatamente, anche passeggiate indecorose che hanno lo scopo di rimettere al centro la solidarietà e la collaborazione tra donne alla ri-conquista di spazi pubblici.

Hanno iniziato a Roma le Cagne Sciolte un collettivo di donne alla ricerca di uno spazio ( e che lo spazio in realtà lo hanno trovato e lo gestiscono ogni giorno ) in nome di quel manifesto Cagna che nel 1968 diceva
“Dobbiamo essere forti, dobbiamo essere militanti, dobbiamo essere pericolose. Dobbiamo renderci conto che ‘Cagna è bella’ e che non abbiamo nulla da perdere. Niente di niente”.

Passeggiata collettiva con le Cagne Sciolte a Roma 2 febbraio 2014
La voglia di una passeggiata indecorosa nasce dalla necessità di riappropriarsi di un territorio avvertito come ostile, luoghi che, soprattutto di notte, non vogliono donne nelle loro strade e le respingono con aggressioni, molestie o anche solo con l’ansia di un passo svelto. Così il primo passo è stato quello di individuare tutte quelle strade, quei vicoli e quei luoghi del quartiere in cui le donne non si sentono tranquille da sole, per poi poterli riattraversare stavolta in gruppo, con una collettività capace di riprendersele.

Il 2 febbraio 2014 c’è stata la prima passeggiata collettiva a Roma, nel quartiere Ostiense, e poi di nuovo il 6 aprile, in concomitanza anche con la ricorrenza dell’eccidio di 10 donne che, nel 1944, furono rastrellate dai fascisti nello stesso quartiere per “aver utilizzato come forma di lotta la riappropriazione di pane e farina, carenti o totalmente assenti in periodo di guerra”.

La passeggiata collettiva del 2 febbraio a Roma, nonostante la pioggia!
“Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”
Non le forze dell’ordine, le città militarizzate o peggio ancora le ronde. Una città a misura di vita di donna parte dalla riappropriazione del territorio uscendo dal clima di tensione e paura che lo pervade. E che tiene le porte chiuse a chi urla aiuto, che tiene le donne dentro casa per timore di una notte sbagliata.

Ma la passeggiata non ha solo questo obiettivo. E’ anche un momento per uscire dagli spazi “amici” e portare nelle città la lotta alla violenza di genere e all’omofobia. E non solo. Perchè la lotta alla violenza sulle donne deve poter passare anche da quella contro gli stereotipi, la cultura della paura, la sicurezza cercata con le armi, il patriarcato della Chiesa e il costante attacco alla libertà femminile, il razzismo e il classismo su cui si basano quelle diseguaglianze che poi affliggono anche l’autodeterminazione delle donne. Quindi si legge sul blog delle Cagne Sciolte:

“Tutte insieme siamo passate nelle strade della movida, della socialità mercificata e posticcia, nelle quali i ruoli maschio\femmina sono radicalizzati e messi in vetrina e dove spesso veniamo guardate\toccate\importunate contro la nostra volontà.

Abbiamo percorso le strade più buie, i passaggi della metro coperti e nascosti nei quali è più difficile sentirci se urliamo.

Siamo passate davanti alle caserme ribadendo che nessuna militarizzazione e nessuna presenza di tutori armati ci dà sicurezza e libertà, ma che la libertà di stare in strada come vogliamo ce la dà solo l’autodeterminazione e sicuramente non luoghi come le caserme, dove gli uomini comandano e stupratori in divisa si nascondono.

Siamo passate sotto i palazzi e le abitazioni dalle quali in tant* si sono affacciat* al nostro passaggio per salutarci o ci hanno raggiunto in strada. Abbiamo lasciato il segno della nostra passeggiata davanti alle chiese simbolo del patriarcato, che ci vuole sempre vittime da tutelare e non soggetti forti che possono decidere da soli, e abbiamo lasciato dei ‘ricordini’ in solidarietà delle sorelle spagnole, alle quali con una legge infame di stampo cattolico e autoritario si sta cercando di strappare il diritto a decidere del proprio corpo e ad abortire, per ribadire che YODecido!. Abbiamo preso parola contro i C.I.E., lager della democrazia, nei quali le donne e gli uomini vengono rinchiusi e deportati, luoghi di repressione razzista e classista, abbiamo denunciato quelle organizzazioni come la Croce Rossa che, dietro una facciata di umanità, fanno business sulle migranti.“

Così le passeggianti hanno segnato il loro percorso con scritte, striscioni e interventi al megafono, nell’allegria, anche sotto la pioggia, di fischietti e musica.


Sull’esempio delle Cagne Sciolte sono nate a Bologna le Cosmonaute. L’8 Maggio ci siamo incontrate per la prima passeggiata notturna.
Vogliamo camminare libere e spensierate nelle città di giorno e di notte senza doverci guardare le spalle.
La Bolognina è uno dei quartieri dai quali vogliamo partire per riprenderci le strade della città, per attraversarle e viverle ogni volta che ne abbiamo desiderio o necessità senza l’ansia di dover scivolare verso casa quando il buio cala.

La passeggiata delle cosmonaute ha attraversato la Bolognina, quartiere considerato poco sicuro, lasciandosi dietro una scia di messaggi, slogan e volantini colorati fino ad arrivare davanti alla palazzina in cui il 18 Marzo scorso una donna fu violentata da tre uomini.

Uno dei volantini lasciati per il quartiere riportava queste parole:
Lo spazio pubblico è saturo di immagini femminili accessibili e disponibili che alimentano la “cultura” della prevaricazione e banalizzano lo stupro. Ci scontriamo ogni giorno con il paradosso che siamo proprio noi donne ad essere percepite come luogo pubblico, luogo di pubblico dominio che chiunque può guardare, commentare, usare e deturpare. Veniamo continuamente invase e disturbate con la conseguenza di ritrovarci espulse dallo spazio, ostacolate nel viverlo e nell’attraversarlo. [...]

Riteniamo inutile e grave la strumentalizzazione della violenza sulle donne da parte del potere istituzionale e dei media a fini razzisti e di controllo sociale e siamo convinte che a rendere sicure le strade siano le donne che le attraversano in maniera autodeterminata.

Questa è stata solo la prima passeggiata delle cosmonaute, ce ne saranno altre, con la speranza che le esperienze di Roma e di Bologna siano contagiose, perchè a tutte le donne, comprese naturalmente le prostitute, siano esse vittime di tratta o sex worker, sia data la possibilità di vivere in maniera autodeterminata, di occupare spazio pubblico, di essere libere.
Laura e Enrica

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