Un pezzo di paradiso per chi vive in basso

  • Lunedì, 01 Giugno 2015 12:09 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
01 06 2015

Ruspe e sgomberi su spazi sociali recuperati o tetti di rifugiati, ma anche processi, campagne mediatiche e, naturalmente, mafia capitale. Eppure, a Roma e dintorni c’è chi non si rassegna, non resta a guardare, non aspetta che i cambiamenti cadano dal cielo: convinti che “su questa Terra nessuno è straniero”, quelli di Action, con duecentocinquanta persone tra cui molti bambini, venerdì 29 mattina hanno sorpreso tutti, occupando una bellissima villa non utilizzata a Castel Gandolfo (e due palazzine storiche abbandonate in via Albalonga, con il benestare dei proprietari), prima di chiedere un incontro con papa Francesco.

“Questa mattina, venerdì 29 maggio, prendiamo in Affidamento e in gestione diretta una piccola parte del patrimonio, inutilizzato, del più grande proprietario terriero, il conte Romolo Vaselli, La tenuta Vaselli a Castel Gandolfo, proprio difronte alla residenza estiva del papa – si legge in un messaggio diffuso da Action -, in uno dei contesti più suggestivi dei Colli Romani. Luogo, fino ad ora, ad appannaggio esclusivo di nobili e alte gerarchie vaticane“.


A pochi mesi dall’apertura dell’anno giubilare – hanno spiegato, dopo aver pulito il parco, in una conferenza stampa gli occupanti -, gli ultimi della città, ai quali l’evento sarebbe rivolto, vogliono avere voce in capitolo, vogliono sperimentare un modello d’accoglienza interculturale, “utilizzando patrimonio pubblico e privato, a fini comuni”. Deboli, dunque, ma protagonisti del proprio futuro, non solo in periferia e luoghi degradati ma anche in un pezzo di “paradiso” come questa villa con vista lago.

Per Action comincia così un nuovo percorso con cui invertire “l’egemonia del profitto economico, dei soliti e pochi mercanti del Tempio…”.


“Vogliamo proporre una gestione dell’Anno della Misericordia, nella Roma dei senza casa e della mala-accoglienza, che parta dalle necessità reali e dai bisogni dei diretti interessati – continua il messaggio di Action – e costruisca le basi di soluzioni concrete per gli anni a venire, a partire dalla conversione delle strutture, immaginate per l’accoglienza dei numerosi pellegrini in arrivo, in abitazioni e centri d’accoglienza solidali e mutualistici”.

Infoaut
02 02 2015

L’inchiesta ribattezzata “Mafia Capitale” ha disegnato una città in mano ad una cupola affaristica con al vertice personaggi dell’estrema destra romana che già dagli anni ’70 avevano contribuito a scrivere alcune delle pagine più buie della storia del nostro paese. Una cricca divenuta trasversale che, attraverso rapporti con i servizi segreti, entrature nella polizia, politici ed amministratori di quasi tutti i partiti tenuti a busta paga, intendeva regolare le relazioni fra il palazzo e la strada, lucrava senza pudore su ogni aspetto della vita della nostra città, fino a trarre vantaggio dal moltiplicarsi delle emergenze: dai rifiuti, all’accoglienza dei rifugiati, all’emergenza abitativa, questi figuri erano in grado di mettere in movimento delle vere e proprie campagne politico – mediatiche, condizionando l’opinione pubblica e soprattutto le scelte dei governi locali. Certo i particolari che via via vengono fatti emergere, i meccanismi di una corruzione così pervasiva impressionano per capillarità ed efficacia, ma alcune domande sorgono spontanee:

C’era bisogno di questa inchiesta per sapere che Roma è da sempre in mano ad “interessi forti” che devastano ed opprimono la città? Che la politica istituzionale è oramai trasformata in un opaco mercato sempre più lontano dal garantire una effettiva partecipazione, dal dare risposte ai reali bisogni delle persone, ma sempre pronta a distribuire prebende per fare campagna acquisti di quei pezzi di città pronti a vendere il proprio silenzio e la propria complicità? Che dove non arriva questo circo istituzionale a garantire la pace sociale arrivano i tutori dell’ordine sempre più spesso pronti manganellare, sgomberare, arrestare per reprimere con la forza il diritto a manifestare e ad opporsi?

Di fatto sono anni che movimenti, comitati e singoli autorganizzati denunciano e si battono contro tutto questo. Giudichiamo sbagliato e pericoloso, ora, riporre il desiderio di cambiamento nelle mani di una magistratura che è sembrata fino ad oggi molto più attenta e solerte nell’attaccare il conflitto sociale piuttosto che colpire chi ha distrutto ed affamato buona parte delle nostra città. Come non ci si può affidare ad un sindaco che oramai è colpevolmente riduttivo e buonista continuare a definire soltanto “pasticcione o marziano”, visto che è riuscito nel rimpasto della giunta, persino ad inserire fra gli assessori il coordinatore del campo di tortura di Bolzaneto ai tempi di Genova 2001. Come del resto è chiaro da un pezzo che non ci si può fidare di un governo che dal suo insediamento ha dichiarato “guerra ai poveri” ed ora che ha commissariato la città, vorrebbe, dopo una veloce operazione di lifting, voltare rapidamente pagina per non cambiare di fatto niente. Come è possibile, infatti, che nel bel mezzo della bufera venga votata la delibera che dà il via libera alla cementificazione annessa al nuovo stadio della Roma? Che venga annunciata per la primavera una conferenza urbanistica utile solo ad armare un nuovo assalto al territorio ed alle risorse di Roma? Come è possibile che ci si permetta di lanciare la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 mentre persino la nuvola dell’EUR e gli impianti che dovevano celebrare i mondiali di nuoto del 2009 rimangono delle cattedrali dello spreco e del malaffare? Non ci vuole molto a capire che “Mafia Capitale” potrebbe risolversi in una colossale bolla di sapone, con una “nuova” classe politica pronta a prendere rapidamente il posto dei nomi coinvolti, “altri” interessi pronti a prendersi la propria fetta, con in testa magari proprio quei salotti buoni del mattone e della rendita che sono in larghissima parte rimasti fuori dall’indagine della procura romana. Come non ci vuole molto a capire che per fermare questa vergognosa giostra e per cambiare davvero occorre che un’altra Roma scenda in campo, con determinazione, coraggio ed autonomia.

 

Per questo facciamo appello a quella parte di città non si accontenta di indignarsi continuando a borbottare e a delegare al messia di turno il proprio destino. Alla Roma che non ne può più di vivere in una città meravigliosa ma resa invivibile dal malgoverno e dal malaffare. Alla Roma di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese mentre pochi continuano ad accumulare immense ricchezze sulle nostre spalle. Alle periferie in lotta contro la vendita del patrimonio pubblico e delle case popolari, contro il decreto LUPI, contro sfratti ed emergenza abitativa. Ai lavoratori dei magazzini della logistica in lotta contro lo sfruttamento e ad una città intera ridotta a fabbrica a cielo aperto di precarietà. Facciamo appello alla Roma che paga il prezzo salato delle politiche di austerità, che soffre per i tagli alla salute, alla scuola, che vede trasformare il diritto alla scuola dell’infanzia in una insopportabile lotteria. Facciamo appello a quella parte, grande, di Roma che non vuole permettere che l’acqua, l’energia, il trasporto locale, i servizi primari ed i beni comuni vengano ulteriormente massacrati e privatizzati.

L’ultimo fine settimana di Gennaio in tutta Italia i movimenti daranno vita a mobilitazioni diffuse per il diritto all’abitare, contro le politiche di austerity e precarietà.

Per rovesciare le politiche della giunta Marino insieme a quelle del governo Renzi, contro la Mafia della Rendita e dei Profitti, contro il Job Act, la legge Lupi, il governo dei commissariamenti e dell’emergenza, i soldi regalati alle banche e sperperati nel sistema delle grandi opere e dei grandi eventi.

Uniamo le lotte. Riprendiamoci casa, reddito, risorse, tempo, vita. Riprendiamoci la città e tutto quello che ci spetta.

Togliamo di Mezzo il Mondo di Sopra!

Prepariamoci a togliere qualsiasi spazio ai fascio – leghisti di Salvini che hanno annunciato la manifestazione nazionale a Roma per il 28 Febbraio!

Movimenti per il Diritto all’Abitare


Gli appuntamenti:

Roma h 15 Piramide: Togliamo di mezzo il mondo di sopra! Contro la Mafia dei Profitti, dei Grandi Eventi e delle Grandi Opere.

http://www.abitarenellacrisi.org/wordpress/2015/01/26/31g-togliamo-di-mezzo-il-mondo-di-sopra-contro-la-mafia-dei-profitti-dei-grandi-eventi-e-delle-grandi-opere/

Bologna h 15 via Fioravanti- ex Telecom occupata: Stop sfratti subito! Marcia della dignità dalla periferia alla periferia

https://www.facebook.com/738322396197003/photos/a.738337392862170.1073741828.738322396197003/1003110816384825/?type=1&theater

Firenze h 16 piazza Puccini: a Novoli per casa, diritti e dignità!

http://www.abitarenellacrisi.org/wordpress/2015/01/25/firenze-31g-in-piazza-a-novoli-per-casa-diritti-e-dignita/

Milano h 15.30 p.zza Selinunte: Marcia della dignità!

http://www.cantiere.org/4070/31g-mobilitazioni-quartieri-popolari-no-piano-casa/

Palermo h 17.30 piazza Pretoria: Blocchiamo sfratti e sgomberi!

https://www.facebook.com/events/619198448180184/?ref_newsfeed_story_type=regular

Pisa h 16.30 Logge di Banchi: Contro la legge regionale Saccardi e il Piano casa di Lupi!

https://www.facebook.com/events/408438555992003/?pnref=lhc.recent

Livorno h 17 via Grande (angolo via del Giglio): Contro il Piano casa di Renzi!

http://www.livornoindipendente.it/livorno/casa-e-urbanistica/1005-livorno-contro-il-piano-casa-di-renzi,-presidio-e-volantinaggio

Brescia ore 15 piazza della Loggia: Casa, reddito, dignità per tutti e tutte!

http://dirittipertutti.gnumerica.org/2015/01/28/sabato-31-gennaio-manifestazione/

Abitare nella Crisi

Bologna: Sgomberato IDRA

  • Mercoledì, 28 Gennaio 2015 13:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Osservatorio repressione
28 01 2015

“Camionette e polizia son state il nostro risveglio. Ci stanno sgomberando”. E’ la notizia diffusa poco su Facebook da Idra, che dallo scorso 5 dicembre occupa (a scopo abitativo) uno stabile di proprietà della Chiesa in centro storico. “Idra paura non ne ha!”, scrivono gli attivisti, comunicando la formazione di un “presidio di resistenza allo sgombero” all’incrocio tra via Albiroli e via Goito: “Venite tutti e tutte! Ancora le Forze dell’ordine non sono riuscite a entrare…”, è l’aggiornamento pubblicato poco dopo le otto.

E’ durata per diverse ore la resistenza degli occupanti di Idra che, a partire da stamattina, hanno fronteggiato lo sgombero della palazzina di via Albiroli. Polizia e Carabinieri sono riuscite ad entrare all’interno, sfondando prima il portone e poi anche una parete interna. Le valigie di chi in questi mesi ha abitato nella palazzina sono finite per strada: “Il solito comportamento delle forze dell’ordine. Sbirri infami!”, scrive Idra su Facebook. Gli agenti hanno identificato le attiviste e gli attivisti che si erano barricati all’interno, mentre altri occupanti sono riusciti ad arrampicarsi sul tetto e in via San Niccolò si è man mano ingrossato il presidio solidale. Più tardi gli occupanti sul tetto sono scesi, è partito un corteo spontaneo e i manifestanti sono entrati all’interno della cattedrale di San Pietro, in via Indipendenza, per un’occupazione temporanea visto che l’edificio sgomberato è di proprietà della Curia. Sui social network diversi attestati di solidarietà: ad esempio da Taksim, Vag61 e Comitato inquilini di via Gandusio.

Infoaut
26 01 2015

All’alba del 14° giorno di occupazione dell’anagrafe centrale di via Petroselli da parte dei movimenti per il diritto all’abitare, un ingente spiegamento di forze dell’ordine ha sgomberato con decisione le famiglie presenti. 

Dopo giorni di trattative e resistenza si è optato per la rimozione forzata del presidio.

Questa scelta rappresenta la risposta più chiara alle richieste avanzate dai movimenti: nessuna disponibilità a mettere in discussione una legge odiosa che sostiene la speculazione e cancella il diritto alla casa in questo paese. Anche i tentativi di mediazione del neo assessore Danese risultano inutili di fronte a tanta protervia. Il decisionismo renziano viene adottato e sostenuto dall’amministrazione e dalla prefettura romana. Al confronto si preferiscono le divise e i manganelli.

Mentre tutti plaudono alla vittoria in Grecia di Alexis Tsipras, in Italia chi si batte contro le leggi che impongono austerity e precarietà viene aggredito piuttosto che essere ascoltato. Che questo avvenga a Roma dopo le vicende di “mafia capitale” è ancora più riprovevole. Si preferisce continuare a sguazzare nell’emergenza piuttosto che affrontare le questioni sollevate dai movimenti e mettere mano a interventi strutturali e definitivi.

La decisione di rivedere l’articolo 3 del Piano casa di Lupi sulla vendita degli alloggi popolari, con un tiepido riconoscimento dei diritti degli assegnatari regolari, rappresenta un importante risultato delle mobilitazioni diffuse ma è soltanto un piccolo tassello delle questioni sul tappeto, a cominciare dal grande numero di sfratti previsti per febbraio, compresi quelli che riguardano le finite locazioni e le cosiddette categorie protette.

foto (9)La mobilitazione indetta per il 31 gennaio, dislocata sul territorio nazionale, assume un significato superiore dopo lo sgombero degli uffici dell’Anagrafe centrale in via Petroselli.

A Roma l’emergenza abitativa e la precarietà diffusa si sommano con il degrado e con la rabbia montante nelle periferie abbandonate da tempo al loro destino.

Questa situazione non è sostenibile con le risorse e le scelte messe in campo dal sindaco Marino, anzi si presta ancora una volta alla gestione senza progetto che ha dato spazio ai Carminati e agli Odevaine di turno.

Il 31 gennaio la città di sotto che è stufa di questa governance inadempiente verso i più deboli e sempre disponibile con chi fa affari farà sentire la sua voce forte e chiara.

Le dimissioni di questa giunta sono ormai inappellabili, il mondo di sopra va tolto di mezzo!

Ci vediamo il #31G!

Movimenti per il diritto all’abitare

Communianet
29 12 2014

La Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH) nasce a Barcellona nel febbraio 2009 come risposta alla crisi dei mutui, degli sfratti e delle esecuzioni immobiliari che ha iniziato a colpire il Paese dal 2007 e non accenna a diminuire. La PAH è cresciuta rapidamente a livello statale, anche se la Catalunya resta la comunità più forte, con oltre 70 nodi della rete (ogni nodo corrisponde ad una diversa municipalità). Gli obiettivi e le pratiche politiche messi in campo dai militanti della PAH negli anni sono molteplici, dal blocco degli sfratti all’ottenimento della dación sin pago, dato che la legge spagnola prevede che, in caso di morosità, nonostante la perdita della casa, rimanga comunque il debito monetario a carico. Inoltre negli ultimi anni, attraverso la campagna Obra Social, la PAH ha promosso una serie di occupazioni, soprattutto in Catalunya, dove si contano al momento oltre 30 stabili occupati. Tra le PAH catalane, quella di Sabadell è nota per essere una delle più attive e radicali soprattutto per quanto riguarda le occupazioni, così come una delle più radicate sul territorio, con le assemblee settimanali cui partecipano in media tra le 200 e le 300 persone. Intervistiamo oggi Emma, una delle militanti più attive della PAH di Sabadell.

Emma, ci racconti un po’ la storia e l’esperienza della PAH di Sabadell?
La PAH di Sabadell nasce nel marzo del 2011 seguendo l’idea di un gruppo di militanti già impegnati in vari movimenti sociali della città, soprattutto dai collettivi della sinistra anticapitalista del MPS (Movimento Popular de Sabadell). La PAH di Barcellona era già attiva da un paio di anni e noi ci siamo iniziati a rendere conto di quanto fosse importante e urgente la questione della casa e di cosa si stesse muovendo intorno. Infatti, tramite una serie di compagni vicini alla PAH di Barcellona abbiamo saputo che varie persone colpite dal problema del mutuo e del debito stavano andando alla PAH di Barcellona, quindi ci siamo detti che forse era opportuno provare a riproporre quel progetto all’interno della realtà di Sabadell. Ci siamo messi in contatto con i compagni della PAH di Barcellona per farci guidare nelle questioni principali e abbiamo lanciato la prima assemblea pubblicizzandola con alcuni manifesti in giro per la città. Alla prima assemblea abbiamo invitato Lucia della PAH di Barcellona per l’introduzione e per darci dei consigli e, in realtà, già la prima assemblea andò molto bene dato che c’erano circa quaranta persone. Questo ci ha fatto aprire subito gli occhi su quanto fosse necessario e urgente creare una PAH a Sabadell. In questi tre anni e mezzo siamo cresciuti moltissimo, soprattutto per quanto riguarda i numeri e la capacità organizzativa.

Come si struttura la PAH a livello catalano e statale?
La PAH è una rete che ormai è composta da oltre 200 PAH locali in tutta la Spagna e queste sono organizzate dal basso verso l’alto, per cui ci sono prima i nodi locali, poi qui in Catalunya abbiamo un’assemblea di coordinamento delle PAH catalane che si riunisce una volta al mese con uno o due rappresentanti di ogni nodo, dopo di che ci sono delle assemblee a livello statale che si tengono ogni trimestre. C’è quindi un gruppo di coordinamento a livello statale, così come c’è un gruppo di coordinamento a livello catalano, di solito fanno parte del coordinamento le persone che hanno più esperienza, però è importante sottolineare che la PAH è un’organizzazione non-gerarchica. Infatti la funzione dei gruppi di coordinamento è soprattutto quella di dare una risposta rapida ed efficiente ad alcune questioni urgenti, mentre tutte le decisioni importanti si prendono all’interno dell’assemblea catalana e di quella statale, previa discussione da parte di tutti i nodi.

Come sono strutturati questi gruppi di coordinamento?
A livello del gruppo di coordinamento delle PAH catalane, ogni nodo che è già attivo da un po’ di tempo invia uno o due rappresentanti, dopo di che il gruppo si allarga mano a mano che la rete della PAH cresce e vengono creati nuovi nodi. Per noi qui a Sabadell funziona come per tutti i ruoli, ovvero ci si presenta in maniera volontaria a far parte del gruppo di coordinamento. Questi ruoli non sono fissi, ma si fa a rotazione, così come per qualunque altro tipo di ruolo all’interno dell’organizzazione non ci sono ruoli fissi. Per questo in meno di 4 anni abbiamo già cambiato quattro persone della PAH di Sabadell che hanno fatto parte del gruppo di coordinamento delle PAH catalane.

Perché a tuo avviso la questione della casa è diventata così importante in Catalunya e Spagna anche in termini di militanza politica?
Qui in Sabadell il gruppo che ha lanciato la PAH è l’erede del movimento Okupa degli anni ’90, dato che la città ha una storia molto ricca per quanto riguarda case occupate e centri sociali. Purtroppo queste esperienze sono state travolte dalla repressione, però è come se fosse rimasta un’attenzione specifica alla questione della casa, partendo dall’idea che non è possibile che il diritto alla casa sia un diritto regolato dal mercato e dalla speculazione. Gli altri valori di base che portiamo come bagaglio sono la difesa di un diritto all’abitare dignitoso così come il rifiuto della proprietà privata. Ovviamente partendo da questo ci siamo poi scontrati con la realtà drammatica che sta attraversando lo Stato spagnolo, con una crisi economica feroce che qui si è fatta ancora più forte e grave per via della bolla immobiliare gonfiata per anni e poi esplosa in maniera drammatica travolgendo la vita di moltissime persone. Direi quindi che in Spagna la crisi economica globale s’incontra e sovrappone con la crisi del settore immobiliare e il risultato è un cocktail esplosivo per cui sempre più gente si trova senza lavoro e senza accesso al credito, non riuscendo così più a pagare quei debiti che aveva stipulato negli anni della bolla. In termini pratici questo ha significato sfratti, sgomberi, esecuzioni immobiliari e tutti gli altri avvenimenti drammatici quotidiani.
Mettere su una PAH è stato quindi per noi quasi rispondere a un dovere, una necessità, dovevamo starci, era un’opportunità fantastica di militanza e incontro con persone che mai avevamo incrociato nei nostri percorsi politici precedenti. Prima della PAH eravamo abituati a militare solo con “gente nostra”, persone con cui condividevamo già chiaramente linguaggi e cultura politica.

Quali sono stati secondo te i risultati più importanti conquistati dalla PAH?
La PAH ha raggiunto tutta una serie di obiettivi pratici importantissimi, dal bloccare sfratti ed esecuzioni immobiliari alla dación sin pago, così come ha portato all’attenzione pubblica il problema dei mutui e della casa e la reazione violenta delle banche. Al di là di questo, credo però che il risultato più importante sia stato la costruzione di un punto di socializzazione e conoscenza per tutta una serie di persone che viveva in maniera isolata- in fondo il capitalismo è così che ci vuole, isolati con le nostre famiglie. La PAH è diventata così un punto di connessione di gente diversa (per provenienza, lingua, classe sociale)- la PAH ha accolto infatti anche persona di classe media, anche se sono quelle che forse hanno impiegato più tempo ad avvicinarsi alla PAH perché facevano fatica ad ammettere pubblicamente la propria condizione e i propri problemi.
Il risultato più importante è stato il processo di politicizzazione, vedere la metamorfosi delle persone che arrivano alla PAH, si tratta di un vero e proprio processo di trasformazione e empowerment, si elimina il senso di vergogna, si prende parola pubblicamente, si identifica chiaramente chi è il nemico. Questo mi sembra fantastico, persone che vengono da mille percorsi differenti che ora hanno interiorizzato e difendono concetti quali anticapitalismo, resistenza, lotta, questa è la vittoria più grande del collettivo. Inoltre, questo processo di politicizzazione collettiva ci ha portato a sviluppare e fare propri tutta una serie di valori quali l’antisessissmo o l’antirazzismo; per quanto la PAH non nasca come gruppo antirazzista o antisessista, oggi questi sono valori che attraversano la PAH tutta e nessuno metterebbe mai in discussione.

Quali sono al momento le prospettive e gli obiettivi futuri della PAH, anche alla luce del cambiamento politico che si sta configurando in Spagna?
Partiamo dal considerare che la situazione spagnola è assolutamente aperta ed incerta e ogni PAH è una specie di micro-mondo a sé. Per quanto riguarda noi di Sabadell abbiamo degli obiettivi ben delineati, ovvero per noi è molto importante la campagna di Obra Social, l’occupazione di case sia da parte di singoli sia collettivamente, però ci rendiamo conto di trovarci in uno scenario molto incerto con nuovi attori che hanno appena fatto la loro comparsa nella scena politica. Per questo stiamo discutendo di vari temi, tra cui le elezioni, ovvero quale deve essere il ruolo della PAH in campagna elettorale, è un dibattito ancora tutto aperto, sicuramente credo che vogliamo restare protagonisti del dibattito politico, continuando ad esigere quelle richieste minime che ancora non sono state approvate. Chiunque vincerà le elezioni dovrà come minimo ascoltarci perché noi continueremo ad essere la spina nel fianco di chi governerà. Tra le varie cose stiamo pensando di organizzare una campagna affinché tutti i partiti politici che si presentano alle elezioni accettino pubblicamente le rivendicazioni della PAH; ci rendiamo però conto che questo è pericoloso e ambiguo, perché questi gruppi potrebbero poi trarre reddito politico dalla nostra campagna. Potremmo dire che questo è il doppio filo che muove sempre la PAH tra negoziazione col potere e le istituzioni da un lato e mobilitazione collettiva dall’altro. Il nostro obiettivo è quello di avanzare nelle conquiste senza cadere in giochi perversi di legittimazione dei partiti politici esistenti.
In termini di battaglie e rivendicazioni concrete, c’è la battaglia per la ILP autonomica (Iniziativa Legislativa Popolare per quanto riguarda la comunità autonoma catalana) che però a noi di Sabadell non interessa molto, poiché si tratta di riproporre una linea riformista che abbiamo già visto non funzionare a livello statale nonostante un milione e mezzo di firme raccolte.

Come si bilancia un’impostazione più radicale come quella della PAH di Sabadell con le linee più riformiste di altre PAH locali?
Prima di tutto bisogna ricordare che la PAH è un movimento popolare che si pone degli obiettivi riformisti con pratiche di lotta rivoluzionarie, perciò noi di Sabadell siamo perfettamente consapevoli del movimento in cui militiamo e dei limiti che esso esprime. All’interno della PAH c’è un gioco di frizioni per cui ad esempio noi spingiamo più sulle occupazioni abitative ed altre pratiche più radicali mentre altri nodi sono più frenati. Inizialmente queste frizioni erano decisamente più forti, mentre ora direi che le relazioni sono più stabili con un dibattito interno costante. Ad esempio, nello scenario- non certo vicino- che tutte le rivendicazioni della PAH fossero accettate a livello istituzionale, credo che numerose PAH si scioglierebbero, ma molte altre no, inclusa la PAH di Sabadell. Nel nostro caso, abbiamo allargato il nostro orizzonte politico di lotta e rivendicazione, ovvero non ci occupiamo solo più di mutui e affitti ma di questioni più generali come occupazione, autogestione, per cui si è ormai creato un movimento politico collettivo che continuerebbe nuove lotte.

Qual è la situazione specifica in merito alla politica catalana che rende l’azione della PAH a Sabadell diversa da quella di altre zone del Paese?
Direi che tra le varie comunità dello Stato spagnolo ci sono varie differenze molto evidenti; per esempio, quando c’è un’esecuzione di sfratto a Madrid arriva la polizia nazionale e la effettua violentemente, spesso con arresti e scontri. Infatti a Madrid il livello di repressione da parte delle forze dell’ordine è sicuramente più forte che qui in Catalunya. Certo non è un caso se qui le istituzioni sono più “tolleranti” con la PAH, la PAH è nata a Barcellona ormai da 5 anni e qui è stato fatto un lavoro di pressione continua; certo è anche un fatto di mera convenienza politica per le istituzioni e la politica, dato che la PAH gode di un enorme consenso popolare. Questo non vuol dire che in Catalunya non ci sia repressione o non ci siano arresti ingiustificati, però non mi sembra verosimile pensare che azioni come quella che abbiamo fatto lo scorso anno di occupare una banca per 17 giorni qui a Sabadell si possano effettuare anche in altre città come Madrid. Questo è il risultato di un lavoro costante con le istituzioni di Sabadell, per cui le abbiamo messe con le spalle al muro forzandole a prendere parola pubblicamente dichiarando l’insostenibilità della situazione in corso per quanto riguarda la questione della casa e la loro incapacità a risolvere i problemi.

Quali sono state secondo te le azioni più importanti realizzate dalla PAH Sabadell?
Sicuramente, la prima occupazione nel 2012 degli uffici di una banca in Torre-Romeu, un quartiere popolare, occupazione che è andata avanti per vari giorni prima che la polizia ci sgomberasse, ma abbiamo vinto la nostra rivendicazione sul caso che era aperto con quella banca, per cui è stato un momento straordinario. Inoltre in quel caso abbiamo ricevuto l’appoggio fortissimo del quartiere, il che ci ha dato ancora più forza. L’altro risultato straordinario sono le tre occupazioni di palazzi che abbiamo realizzato, soprattutto se consideriamo che nel caso del terzo stabile abbiamo ottenuto il riconoscimento dell’occupazione, per cui lo stabile è stato ceduto dalla banca alle istituzioni e poi le istituzioni hanno assegnato gli appartamenti agli occupanti con un affitto sociale in base al loro reddito. Questa è a tutti gli effetti un’espropriazione, abbiamo occupato lo stabile e abbiamo vinto! Infine, certo i 17 giorni di occupazione della sede della banca BBVA , 17 giorni di resistenza straordinaria che sono serviti a far pressione per le 10 negoziazioni che avevamo aperte con la banca.

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