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Shlomo e Mohammed sposi (Michele Monni, L'Espresso)

La polizia ci mette poco a capire che i due sono una coppia ed entrambi vengono insultati, dileggiati e minacciati. Niente botte ma un'estrema violenza psicologica. Soprattutto contro Shlomo. "Sei una vergogna per Israele", mi dicevano, "non solo perché sei una checca ma perché ti fai scopare da uno sporco arabo". ...

Tre bambini nel Cie

  • Lunedì, 08 Aprile 2013 09:13 ,
  • Pubblicato in Flash news
Corriere Immigrazione
08 04 2013

Pesante operazione nei centri accoglienza e tre minori finiscono a Ponte Galeria. Lo sconcerto degli operatori sociali. La denuncia dell’Asgi

Valentina riaggancia il telefono e la gioia esplode sul suo volto. L’incubo sembra essere finito, i ragazzi sono tornati al centro di accoglienza dopo la notte passata al Cie di Ponte Galeria. «Andiamo a trovarli?» dice guardando Eva con gli occhi pieni di lacrime. «Certo che ci andiamo», risponde Eva, allargando le labbra in un sorriso. La tensione accumulata negli ultimi giorni vola via in pochi secondi. Eva e Valentina sono due volontarie dell’associazione Yomigro e alla vigilia di Pasqua sono state involontarie protagoniste di un caso di “mala gestione” da parte del comune di Roma ai danni di alcuni minori stranieri non accompagnati, ospiti di uno dei tanti centri sorti nella capitale anche in seguito alla cosiddetta Emergenza Nord Africa. Una vicenda con pesanti anomalie, ma che per essere capita necessita di un passo indietro.

Ottobre 2012. La cronaca locale de la Repubblica titola: «La Procura indaga sui finti minorenni. Nel fascicolo i nomi di 400 falsi adolescenti. Ai raggi X gli atti dei vigili e i certificati medici, nel mirino ci sono gli immigrati indagati per aver detto il falso». In sostanza sembra che a un certo punto, in seguito alla gestione emergenziale e caotica dell’Emergenza Nord Africa, dentro i centri fossero entrati moltissimi finti minorenni, grazie anche all’aiuto di medici, avvocati e vigili compiacenti. Un business vero e proprio.

Ai primi di marzo di quest’anno, ai centri di accoglienza per minori cominciano ad arrivare una serie di fax con elenchi di nomi di presunti finti minori a cui vine richiesto di presentarsi in dipartimento per una verifica: agli ospiti viene in pratica offerta la possibilità di dichiararsi maggiorenni, lasciare immediatamente il centro e beccarsi un’espulsione. In caso di rifiuto, spiegano a Yomigro, il giorno seguente vengono sottoposti ad una seconda visita medica di accertamento dell’età presso l’Ospedale militare del Celio, e lì dichiarati maggiorenni. Allontanati immediatamente dal centro con in tasca un provvedimento di espulsione e una pesante denuncia penale per esibizione di documenti falsi, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. «L’operazione dovrebbe riguardare circa 800 raazzi. Il tutto», aggiungono le volontarie di cui sopra, «senza che sia data loro una spiegazione ed essendo minori (anche se presunti), senza la possibilità di una tutela legale, essendo tutore per loro il responsabile del centro».

Il Giovedì Santo tre ragazzi bengalesi, precedentemente portati al Celio per l’accertamento dell’età in seguito ad una visita piuttosto invasiva e che niente hanno a che fare con l’Ena, vengono prelevati dal centro di accoglienza San Michele e, in quanto giudicati maggiorenni e destinatari di un decreto di espulsione, accompagnati direttamente al Cie di Ponte Galeria per non aver ottemperato all’obbligo di recarsi all’ufficio operativo dove avrebbero dovuto prelevare il foglio di via. I tre, visibilmente molto giovani anche agli occhi del personale del Cie, vengono sottoposti ad una nuova visita presso l’ambulatorio del centro, e per uno di loro la minore età viene immediatamente dichiarata. In ogni caso dovrà trascorrere la notte al Cie, nella sezione maschile, potendo uscire e fare ritorno al centro solo la mattina seguente.

Per gli altri due l’attesa sarà più lunga. In seguito alle pressioni esercitate dall’associazione, e, probabilmente in virtù dei dubbi ancora legati alla loro età anagrafica, i due ragazzi rimasti trascorrono la notte di venerdì nella sezione femminile, in una stanza a parte. Potranno uscire solo nel pomeriggio di sabato. «Noi non sappiamo se dietro la storia dei finti minori ci sia un business vero e proprio», osserva Valentina. «Quello che sappiamo per certo è che con questa operazione sono vittime due volte: della tratta dei minori, su cui nessuno, a quanto ne sappiamo, si sta preoccupando di indagare, e di questa operazione che si accanisce sull’ultimo anello della catena e spinge verso le dimensione del nero e del sommerso». Quando tutto questo sarà finito – si legge ancora nel comunicato di denuncia di Yomigro – quanti minori non accompagnati avranno ancora il coraggio di chiedere aiuto? Quante giovani e giovanissime vittime di traffico o truffe saranno disposte a denunciare chi si è approfittato di loro? Sicuramente pochissimi. Gli altri troveranno nuovi faccendieri, pronti a vendere a caro prezzo la speranza di un futuro migliore.

Il comune di Roma, dal canto suo, sembra avere accolto la tesi dei falsi minori senza porsi particolari domande. In data 20 febbraio il sindaco Alemanno scrive così in una lettera inviata al Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, e al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, per chiedere il rimborso di quanto anticipato dal comune in fatto di accoglienza minori: «Roma Capitale vive da anni la difficile condizione di ‘Città di secondo sbarco’, per ciò che riguarda la tematica dei Minori Stranieri Non Accompagnati (i cosiddetti “Msna”) che pone nella diretta responsabilità del Sindaco della Città nella quale viene identificato il minore, l’onere della protezione dello stesso. Già prima degli eventi socio politici che hanno interessato il Nord Africa, Roma sopportava l’accoglienza del 30% dei Msna presenti sul territorio nazionale (1.500 su un totale di 5.000), con uno sforzo economico a carico del Bilancio comunale di circa 15 milioni di euro, solo parzialmente coperto dai trasferimenti dello Stato (circa il 20% delle risorse necessarie).

Dalla emanazione dell’Ordinanza 3933 del 2011, stiamo inoltre affrontando la difficile situazione dei Minori provenienti dall’Emergenza Nord Africa per la quale Roma Capitale ha subito il raddoppio delle ordinarie presenze di minori che sono divenuti quasi 2.800, comportando una spesa straordinaria nel 2012 di quasi 20 milioni. Stando alla cronaca, e all’inchiesta avviata dalla procura, la cifra versata per ogni ospite si aggirerebbe intorno ai 70 euro al giorno, cifra che tuttavia, denunciano alcune associazioni, non corrisponderebbe a effettivi servizi erogati, a partire dai kit personali, alla biancheria, al pocket money, fino all’abbonamento per i mezzi pubblici. E che il più delle volte, come sembra ormai accertato, va a coprire anche quelli che sono i falsi minori».

Secondo Salvatore Fachile, avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che sta seguendo la vicenda nel complesso e nello specifico, in seguito al mandato affidatogli da 4 ragazzi ormai ex-ospiti dei centri di accoglienza, le anomalie in questa vicenda sarebbero molteplici. «Quello che sappiamo per certo è che si tratta di un controllo a tappeto a partire dagli ultimi arrivi per andare a  ritroso nel tempo fino agli arrivi della cosiddetta Emergenza Nord Africa; la procedura è di carattere amministrativo, dunque non c’è un ordine individuale da parte della magistratura (e qui sta il suo punto debole) – sottolinea Fachile – … diventa penale solo successivamente, quando l’ospite, dichiarato maggiorenne, oltre al decreto di espulsione, viene accusato di reati pesantissimi. Come Asgi ci stiamo muovendo per intraprendere azioni di carattere politico e poter fermare  questa assurda procedura».

In quanto al caso dei tre ragazzi bengalesi riconosciuti minorenni in seguito alla visita fatta nel Cie, Fachile non ha dubbi: «Questa è la dimostrazione di come la macchina messa in moto abbia diverse falle e gli accertamenti fatti al Celio non siano infallibili, il caso di questi tre ragazzi ne è la dimostrazione… e poi c’è il fatto grave che tre minori abbiano dormito dentro un Cie…». Ovvero tutti gli estremi per intraprendere un’azione legale pesante quanto questa operazione.

Bruna Iacopino

Corriere della Sera
04 04 2013

“Riguarda l’Europa. Riguarda te”. Questo è lo slogan ufficiale del 2013, Anno europeo dei cittadini.

Circa la metà dei 10-12 milioni di rom che vivono in Europa si trova nei paesi dell’Ue.

Otto famiglie rom su 10 sono a rischio povertà. Solo un rom su sette ha terminato le scuole di secondo grado. A livello dei singoli stati membri, le comunità rom si collocano al di sotto di quasi tutti gli indici di sviluppo sui diritti umani.

No, l’Europa non riguarda i rom. Va detto un’alta volta ancora, all’ennesima vigilia della Giornata internazionale dei rom e dei sinti che si celebrerà lunedì 8 aprile.

Lo dice il fatto che a distanza di oltre un decennio dall’adozione della Direttiva sull’uguaglianza razziale del 2000 e di quattro anni dall’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali, mai una volta la Commissione europea ha ritenuto di dover avviare qualche azione a sostegno dei diritti dei rom.

Che l’Europa non riguardi i rom, lo pensano anche alcuni cittadini degli stati membri.

In un sondaggio effettuato nel 2012, il 34 per cento degli europei riteneva che i cittadini dei loro paesi si sarebbero sentiti a disagio, e il 28 per cento “mediamente a loro agio” se i loro bambini avessero avuto dei rom come compagni di classe.

In Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, dal gennaio 2008 al luglio 2012, vi sono stati oltre 120 attacchi gravi contro i rom e le loro proprietà, tra cui sparatorie, accoltellamenti e lanci di bombe Molotov.

Gli sgomberi forzati continuano a costituire la regola, e non l’eccezione in molti paesi europei, tra cui Francia, Italia e Romania. L’istruzione è segregata in Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia, in contrasto con le leggi nazionali ed europee che proibiscono la discriminazione razziale.

Ecco la situazione, nel dettaglio, in alcuni paesi:

In Bulgaria si stima che i rom siano 750.000, il 9,94 per cento della popolazione. Più del 70 per cento dei rom dei centri urbani vive in quartieri segregati. In 14 attacchi contro persone rom e/o loro proprietà, portati a segno tra settembre 2011 e luglio 2012, sono morte almeno tre persone e altre 22, tra cui una donna incinta e due minori, sono rimaste ferite.

I circa 200.000 rom presenti nella Repubblica Ceca costituiscono l’1,9 per cento della popolazione. Più o meno un terzo (dalle 60.000 alle 80.000 persone) vive in 330 insediamenti per soli rom, all’interno dei quali la disoccupazione è superiore al 90 per cento. I bambini e le bambine rom costituiscono il 32 per cento del totale di coloro che sono assegnati a scuole per “alunni con lieve disabilità mentale” e che seguono programmi scolastici ridotti. Nel corso degli attacchi violenti verificatisi tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 sono stati uccisi almeno cinque rom e almeno 22, tra cui tre minorenni, sono rimasti feriti.

In Francia vivono circa 500.000 traveller, molti dei quali cittadini francesi. Vi sono poi altri 15.000 – 20.000 rom provenienti da Bulgaria e Romania. I migranti rom dei campi e degli insediamenti informali sono oggetto di sgomberi forzati e di espulsione verso i paesi d’origine. Nel 2012 sono stati eseguiti 11.803 sgomberi, l’80 per cento dei quali aventi caratteristiche di sgombero forzato. Ieri, ce n’è stato un altro, che ha coinvolto oltre 200 persone. Solo il 10 per cento dei rom ha completato gli studi secondari.

Dei circa 750.000 rom residenti in Ungheria, il 7,49 per cento della popolazione, solo il 20 per cento ha un’istruzione superiore al primo grado, rispetto alla media nazionale del 67 per cento. Solo lo 0,3 per cento ha conseguito un diploma universitario. Tra gennaio 2008 e settembre 2012, vi sono stati 61 episodi di violenza contro i rom e le loro proprietà, che hanno causato la morte di nove persone, tra cui due minorenni, e decine di feriti, 10 dei quali in modo grave.

I circa 150.000 rom, sinti e caminanti presenti in Italia costituiscono lo 0,25 per cento della popolazione del paese. Le comunità rom comprendono persone provenienti da altri paesi dell’Ue (soprattutto la Romania) e dai paesi dell’ex Jugoslavia, un numero imprecisato di apolidi e circa un 50 per cento di cittadini italiani. Solo il 3 per cento è costituito da gruppi itineranti. Oltre un quarto dei rom presenti in Italia, circa 40.000 persone, vive in campi, informali o autorizzati ma comunque a rischio di sgombero forzato. Negli ultimi sei anni, a Roma e a Milano, ne sono stati eseguiti oltre 1000, quasi uno al giorno e nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di sgomberi forzati. Il 51 per cento della popolazione italiana ritiene che la società non trarrebbe beneficio dalla migliore integrazione dei rom.

In Romania si stima vivano 1.850.000 rom, l’8,63 per cento della popolazione. Circa l’80 per cento dei rom vive in povertà e quasi il 60 per cento risiede in comunità segregate e senza accesso ai servizi pubblici essenziali. Il 23 per cento delle famiglie rom (su una media nazionale del 2 per cento) subisce multiple privazioni relative all’alloggio, tra cui il mancato accesso a fonti d’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari così come l’assenza di titoli comprovanti la proprietà dei loro alloggi.

I circa 490.000 rom presenti in Slovacchia costituiscono il 9,02 per cento della popolazione. Un terzo dei bambini e delle bambine rom, il 36 per cento, si trova in classi segregate per soli rom, il 12 per cento è assegnato a scuole speciali. Nello spazio di una generazione, il numero degli alunni rom assegnati alle scuole speciali è più o meno raddoppiato. Tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 vi sono stati 16 attacchi contro i rom o le loro proprietà: cinque rom sono stati uccisi e altri 10 feriti.

In Slovenia i rom sono circa 8500 e costituiscono lo 0,41 per cento della popolazione. A differenza della percentuale nazionale che arriva quasi al 100 per cento, i rom che vivono nel 20-30 per cento degli insediamenti nel sud-est del paese sono privi di accesso all’acqua. Mentre i litri d’acqua per uso personale sono in media 150 al giorno (con punte del doppio nei centri urbani), alcune famiglie rom hanno accesso solo a 10 – 20 litri d’acqua a persona.

Sul sito di Amnesty International Italia, è online da stamattina un appello indirizzato alla Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Viviane Reding, per chiederle di porre fine alla discriminazione nei confronti dei rom nell’Ue.

Nei prossimi giorni si svolgeranno numerose iniziative, organizzate sia da Amnesty International che dall’Associazione 21 luglio, in Italia e in Europa.

"Mah, padrone e operaio, sì, è una disuguaglianza. Però per me la più grossa è tra uomini e donne. La vedo in tutti gli aspetti. Non solo nella società e nel lavoro. C'è proprio un fatto culturale (...) fin dal modo di educarti diversamente da bambina e poi da grande nell'assegnarti una certa parte, per cui si arriva a ridurre tutte le capacità di una donna". ...

Prof omofobi nelle scuole USA, qualcuno si ribella

  • Giovedì, 28 Marzo 2013 14:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Grande Colibrì
27 03 2013

Destin Holmes, 14 anni, jeans larghi e berretto da baseball, si era iscritta alla Magnolia Junior High School di Moss Point (Mississippi) per imparare qualcosa e qualcosa, purtroppo, ha imparato davvero. Sin dal primo giorno i compagni l'hanno chiamata "la cosa" o "lui-lei", mentre gli insegnanti, più elegantemente, le si rivolgevano al maschile, incuranti delle sue proteste. Erano gli stessi insegnanti, d'altra parte, a vietarle di entrare nei bagni femminili e ad escluderla quando organizzavano gare dividendo la classe per sesso. Dopo due mesi di inferno, Destin ha tentato il suicidio. A quel punto, un responsabile della scuola reagì alle proteste del padre della ragazza, con parole chiarissime: "Io non voglio lesbiche schifose in questa scuola". Ora Destin studia a casa, con sua nonna. Darà gli esami da privatista.

La storia di Destin è talmente allucinante da sembrare unica, e invece non è neppure rara. Il Centro legale sulla povertà nel sud (SPLC) ha raccolto numerose testimonianze di persecuzioni simili in quell'istituto e in altri della zona. I responsabili scolastici, denuncia l'associazione, non solo "ignorano costantemente le gravi e generalizzate molestie subite dagli studenti LGBT", ma addirittura colpevolizzano, insultano e puniscono le vittime di bullismo. Se tutto questo non dovesse immediatamente cessare, l'organizzazione anti-discriminazioni è pronta a far partire una denuncia a livello federale.

Intanto l'Unione americana per le libertà civili (ACLU) sta combattendo contro un altro istituto superiore, la Sultana High School di Hesperia (California), dove sembra regnare un'omofobia forse un po' meno spietata, ma altrettanto malevola. Qui il personale docente e amministrativo della scuola è accusato di usare un linguaggio omofobico. Ad esempio, un insegnante avrebbe detto ad un proprio alunno: "Sei gay e nessuno vuole stare con te".

Qui, però, una ragazza come Destin non si sarebbe ritrovata completamente sola: alcuni studenti, infatti, hanno dato vita ad una Alleanza gay-etero, nonostante i ripetuti tentativi della scuola di ostacolare le attività del gruppo. Qui ora alcune studentesse, per sfidare l'omofobia dell'istituto, vorrebbero partecipare al ballo di fine anno indossando uno smoking e un ragazzo, invece, ha annunciato che arriverà con scarpe con il tacco. I responsabili della scuola hanno già fatto sapere che ammetteranno al ballo solo gli studenti con un abbigliamento giudicato tradizionalmente conforme al loro genere. Tutto ciò "viola il diritto alla libera espressione degli studenti e rappresenta una discriminazione di sesso e di genere proibita dalle leggi statali e federali", denuncia l'ACLU.

I media americani in questi giorni hanno anche raccontato la storia di Caylend Childs, studente di una middle school (scuola media inferiore) di East St. Louis (Illinois). Il ragazzino, che i bulli avevano già gettato nelle pozzanghere di urina di un bagno nei mesi scorsi, ha passato tutta una giornata scolastica con la scritta "frocio" sul collo, tracciata da un compagno con un pennarello indelebile. In questo caso, però, i responsabili educativi hanno promesso che faranno di tutto per individuare il colpevole e punirlo (Fox2now).

Per fortuna negli Stati Uniti stanno diventando sempre più numerose le scuole attente al tema dell'uguaglianza e ai bisogni dei propri studente LGBTQ*. Ad esempio Grant Magazine, il giornalino della Grant High School di Portland (Oregon), racconta con orgoglio la storia dei bagni unisex della propria scuola, creati per evitare disagi agli studenti transgender e accolti con soddisfazione dall'Alleanza gay-etero dell'istituto. Prima dei bagni unisex, racconta un ragazzo trans, "non bevevo liquidi dalle 6 del mattino alle 3.30 del pomeriggio. Se dovevo bere, andavo nei bagni delle ragazze: preferivo sentirmi a disagio lì che terrorizzato nel bagno dei ragazzi".

Eppure, sebbene i casi positivi siano in costante aumento, il quadro generale delle scuole USA rimane fosco: secondo la "Ricerca nazionale sul clima scolastico 2011", pubblicata sei mesi fa dal Network per l'educazione gay, lesbico e etero (GLSEN), l'82% degli studenti LGBTQ* afferma di essere stato insultato a scuola, il 38% di essere stato molestato fisicamente e il 18% di aver subito veri e propri assalti. Otto transgender su dieci e sei omosessuali su dieci ritengono che la scuola sia un luogo pericoloso per la propria incolumità. E pensano anche che sia un'istituzione disinteressata, considerando che solo il 40% degli studenti LGBTQ* ha denunciato ai responsabili scolastici almeno una volta le molestie o violenze subite da compagni omofobi o transfobi.

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